Alcest (Neige)
Il frontman degli Alcest, Neige, ci spiega come, in un periodo oscuro e di smarrimento, "Spiritual Instinct" lo abbia guidato verso la luce della propria spiritualità perduta
Articolo a cura di Ludovica Iorio - Pubblicata in data: 25/10/19
Si ringrazia Icilio Bellanima per la collaborazione



Ciao Neige! Benvenuto su SpazioRock.it. Innanzitutto, come stai?




Sto bene! Sto facendo un sacco di interviste in questi giorni e anche alcuni concerti, quindi sono piuttosto indaffarato. Abbiamo pubblicato da poco i nostri primi due singoli, che sono piaciuti al pubblico, e siamo molto felici per questo! E' difficile coordinare il tutto, ma in realtà è per una giusta causa.



Congratulazioni per il vostro nuovo full-length, "Spiritual Instinct", che è in uscita il 25 ottobre! Partendo dal titolo dell'album: qual è il tuo rapporto con la spiritualità e quale impatto ha questo nella musica che fai? Ascoltando canzoni come "Protection" sembra che tu la veda sia come uno scudo dietro cui proteggersi ma anche come una cura...



Sì esatto. Tutto è iniziato molto tempo fa, è parte della mia vita praticamente da sempre. Ho avuto l'occasione di esperire "accadimenti spirituali" in un certo senso quando ero bambino: ero solito avere visioni di un posto che non sembrava appartenere alla Terra, anche se ciò sembra un po' strano. E' come se avessi alcuni ricordi di un posto in cui sono stato prima di essere qui. Non sapevo cosa fosse: ero seduto in macchina, o a scuola, o in altri posti e cominciai ad avere vivide visioni che venivano verso di me. e non ho mai saputo cosa fare, perché non sono cose di cui puoi parlare o condividere con tutti. Quando ero bambino pensavo che succedesse a tutti, che tutti avessero questa cosa, ma poi realizzai che non fosse necessariamente così.
Quando ero adolescente decisi di creare una band per parlarne, e questa era Alcest: il solo obiettivo era prendere un po' di queste cose e metterle in questo progetto. 
Ovviamente quando ti succede una cosa simile ti poni un sacco di domande, per cui mi stavo chiedendo se ciò appartenesse ad una vita precedente o un'altra dimensione o qualcosa del genere... Mi sono sempre chiesto: "Chi siamo?", "Abbiamo un'anima?"... domande importanti sulla vita e la morte, sul significato della vita come "Cosa ci facciamo qui?", "C'è una ragione dietro al fatto che siamo qui?"... ed ecco cos'è la spiritualità. E' molto differente dalla religione perché quest'ultima ha la pretesa di dare delle risposte a qualsiasi cosa: le persone religiose pensano di sapere, ma seguono semplicemente le regole dettate da qualcun altro... invece la spiritualità è porsi domande per conto proprio. E' davvero un viaggio individuale: non segui alcuna regola, è come la libertà. Ecco perché non mi interessava la religione, anche se ho sempre creduto in alcune cose, ad esempio che ci sia qualcosa dopo la morte, forse c'è un dio, ma non sono cristiano o di altre confessioni religiose.
 La spiritualità per me è porsi domande sulle cose della vita, ed è parte della mia vita da che io ricordi.
Sai, sono stato parecchio in tour per l'ultimo album ed è uno stile di vita difficile: è un momento in cui puoi perderti e non sai più chi sei perché cammini molto, non hai tempo per riflettere da solo, sei sempre circondato di persone ad eccezione di quando vai in bagno [ride, ndr]. Penso di essermi perso in questo periodo, avevo davvero bisogno di avere indietro un po' di spiritualità nella mia vita, e così è nato "Spiritual Instinct": è davvero come un istinto, è qualcosa di cui ho bisogno, che riempie le mie viscere. Ho sentito che ci sono persone con una certa predisposizione per la devozione, per essere dei mistici, e alcune persone non ce l'hanno: io penso di essere naturalmente spirituale, e se non l'avessi nella mia vita mi sentirei perso. Come dici tu, è una protezione, è davvero una cosa carica di speranza, perché penso di sapere, per il fatto di averne avuto esperienza quando ero bambino, che la morte non esiste e che andiamo verso un altro luogo. Le persone hanno paura di parlare di queste cose, e mi potrebbero dire "Perché parli di morte quando sei ancora vivo?". Personalmente penso che la morte faccia parte della vita, e non dovremmo vergognarci di parlarne.



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Una domanda generale: perché la scelta di scrivere nella tua lingua, il francese? E cosa pensi cambierebbe se cominciassi a scrivere in inglese? Per esempio penso a band come i Gojira, francesi come voi ma i cui testi sono in inglese. Nel mondo della musica d'oggi non è comune, il vostro è quasi un atto coraggioso.



In realtà non c'è una vera ragione dietro questo. Penso che quando iniziai a scrivere in francese, il mio inglese era davvero pessimo. Ora va meglio, ma quando iniziai ero molto giovane, avevo 14/15 anni, e il francese era l'unica strada percorribile per me a quei tempi, non ero capace di scrivere in inglese. E ora sono sicuro che invece ci riuscirei, ma non è la mia lingua, mi sento semplicemente a mio agio così. E, sai, il tono di voce risulta davvero basso nel mix, si suppone sia pieno di atmosfera, per cui non fa differenza se le parole sono in francese o giapponese o qualsiasi lingua. C'è un tratto peculiare degli Alcest: alcune canzoni in realtà hanno dei testi fatti di parole inventate, improvvisate. Per esempio la canzone "Sapphire" non ha un testo vero e proprio, è più un blablabla. Ma le persone pensano che siano vere e mi chiedono: "Quali sono le parole di queste canzoni?"; e io rispondo "Hanno le loro proprie parole". Però è vero, se ci penso non ci sono molte band che conosco che scrivono in francese, e la cosa è piuttosto divertente: noi personalmente abbiamo avuto prima successo fuori dalla Francia e poi nella nostra nazione, perché al pubblico piaceva che cantassi in francese anche se non capivano niente [ride, ndr]



Ora ritorniamo a "Spiritual Instinct". Dopo i precedenti full- length "Shelter" "Kodama", questo album si è rivelato una sorpresa, forse più simile agli album del periodo pre - "Shelter". Cosa ti ha portato a questo, dato che questo disco sembra essere piuttosto "diretto" all'ascolto?



Sì, esattamente. Come ho detto prima, mi sentivo molto ansioso, durante il tour di promozione di "Kodama" non mi sentivo affatto bene ad essere onesti. E quando giunse il momento di scrivere cose nuove per l'album successivo, se devo essere sincero, ero in un periodo piuttosto buio. "Protection" è stata la prima canzone che ho scritto, penso di averci messo qualche ora nella stesura e non ho cambiato niente nella struttura o altro. E' stato piuttosto spontaneo e ciò non mi capita mai, perché di solito trovo un riff o due e cerco di cambiare piccole cose... e ci vuole molto tempo. Ma questa volta il processo è stato diverso, catartico, di guarigione.



Hai detto prima che il processo di creazione ti è risultato piuttosto naturale, ma c'entra qualcosa anche il vostro passaggio a Nuclear Blast? Un modo per dire: "Sì, stiamo crescendo, ma siamo ancora affamati" oppure per zittire gli hater? Chiedo semplicemente perché molti fan temono sempre che qualcosa possa cambiare nella loro band preferita quando arriva sotto l'ala di una grande etichetta discografica...



Sapevamo che alcune persone avrebbero reagito al momento della sottoscrizione del contratto, ma non ci aspettavamo una reazione così forte. Alcune persone hanno esclamato: "Gli Alcest sono morti!", cose così. Ma voglio dire che se uno conosce un po' gli Alcest sa anche che non siamo mai scesi a compromessi. Abbiamo sempre fatto ciò che volevamo nel momento in cui volevamo, per cui il finire sotto una nuova etichetta non ha cambiato assolutamente nulla nel nostro modo di far musica; in realtà l'album era già stato registrato al momento del contratto, dunque ciò non ha avuto alcun impatto nella realizzazione.



E vi aspettavate di ricevere la chiamata di una delle più grandi etichette metal in circolazione? Era qualcosa che stavate cercando? Hai detto che non è cambiato nulla da un punto di vista artistico, ma invece da un punto di vista sia personale che professionale?



Moltissime cose sono cambiate in senso positivo dato che tutto è molto più professionale: più visibilità, più organizzazione, più promo, più tutto; invece l'aspetto artistico non è affatto cambiato. Loro sapevano che eravamo questo tipo di band: Alcest non è una band metal convenzionale, sapevano che eravamo differenti e volevano che rimanessimo così, non volevano che risultassimo più "normali". Ci hanno scelti per chi eravamo, ed erano molto contenti perché fossimo in una certo senso degli "outsider". E' ciò che stavano cercando, e da allora la collaborazione è stata perfetta, sono davvero fantastici. Certamente sono rimasto sorpreso dal fatto che la più grande etichetta metal volesse prenderci sotto la sua ala, perché è davvero una grande etichetta, ma siamo stati sotto la nostra precedente etichetta per così tanto tempo che lo senti davvero come un nuovo capitolo.



Puoi dirci qualcosa di più sul processo di stesura di "Spiritual Instinct" in generale? Come ho detto prima, sembra essere più "un pugno in faccia", più diretto, anche se le melodie che vi caratterizzano sono sempre presenti. E a proposito di quest'ultime, le "immagini" in questo modo o che?



Ciò che accade di solito, specialmente in questo album, è che all'inizio non penso molto quando comincio a scrivere un nuovo album. Lascio semplicemente che le cose accadano in modo naturale, così scrivo una, due, tre canzoni in questo modo, e in seguito posso vedere quale direzione sta prendendo il lavoro. Questa volta ho visto che questo album aveva preso una piega più metal, più dark, più rabbioso, per cui ho cercato di mantenermi in questo ambito. Così ho scritto canzoni più ricche d'atmosfera, ho cercato di bilanciare un po', perchè non mi piace che le canzoni suonino tutte alla stessa maniera, sarebbe davvero noioso, dunque cerco sempre di realizzare - per così dire - un "viaggio" attraverso l'album. Parti dall'inizio e percorri una strada che ti porta all'ultima canzone. So che la maggior parte delle persone non sentono più i dischi interamente, perché ora c'è Spotify e Youtube, ma sono molto old-school, faccio ancora degli album fatti per essere ascoltati dall'inizio alla fine. Il processo è un po' così: scrivo tutta la musica, e poi mostro le demo al batterista e lui mi dà la sua opinione, perché, sai, essendo da solo a scrivere, alcune volte sono un po' confuso, per cui ho bisogno anche di idee fresche, mi dà un feedback in merito, e poi iniziamo a lavorare alla batteria assieme... Le melodie? Non so come mi vengano, è davvero un mistero il processo di ispirazione: non so davvero cosa succeda. 



Quanto è cambiato il black metal da quando hai iniziato a suonare? E in che modo pensi che la tua musica abbia un impatto in questo ambito?




Ascoltavo molto black metal quando ero adolescente, ascoltavo praticamente solo quello e poi sono andato oltre. Ho iniziato ad ascoltare pop, indie-rock, non proprio metal dunque, ma ad esempio roba elettronica... quasi l'opposto [ride, ndr]. Era così estremo che avevo bisogno di qualcosa di totalmente differente, per cui non sentivo né heavy metal né hard rock... in realtà non sono mai stato un grande fan dell'heavy metal, era o black metal o indie-rock, per cui ero più interessato ai Sonic Youth o My Bloody Valentine... Ora, per me, il metal è parte del mio DNA, per cui quando scrivo musica ho ancora delle influenze: se voglio esprimere qualcosa di arrabbiato e dark, suona più metal o black metal. Per quanto riguarda i nostri fan, le persone che ascoltano gli Alcest, non penso siano persone black metal, la nostra musica non è cattiva, non c'è dell'odio negli Alcest. E il black metal è un tipo di musica facilmente carica di odio, per cui le persone a cui piace questo tipo di cose ascoltano le band che fanno questo. Alcest è molto diverso. Puoi vederla sotto diverse prospettive musicali, ma penso che la forma che sta assumendo, che sia metal o shoegaze o post-rock, non importa: l'essenza di questa musica sono le melodie e  le vibe che queste trasmettono. Non penso in termini di metal o shoegaze... come dire, non è interessante... Alcest è da ascoltare per ciò che è, non pensando a generi musicali, perché altrimenti penso che non sarebbe interessante.

Quando avremo la possibilità di vedere gli Alcest di ritorno in Italia per qualche show? Vi piace suonare qui?



Penso che annunceremo il tour in Europa tra qualche giorno, e credo ci sarà uno show in Italia. Suonavamo molto spesso in Italia all'inizio, un po' di meno ora, e non so se sia per il fatto che si facciano in generale meno concerti o che le persone non ci vadano più... non lo so. Be', per quanto riguarda il vostro Paese, adoro il vostro cibo, la vostra cultura... è tutto meraviglioso. Sono del sud della Francia, per cui abbiamo la stessa cultura mediterranea; mi sento molto vicino all'Italia, è una delle mie nazioni preferite. 



Un' ultima domanda: vorresti lasciare un messaggio finale ai lettori di quest'intervista?



Anche se non suoniamo in Italia quanto in realtà vorremmo, speriamo che non ci dimentichiate, che l'album possa piacervi, e in particolar modo che possiate venire agli show che annunceremo. Speriamo di regalarvi un bel concerto in Italia!




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