Maysnow (Daniele Rini, Antonio De Rubertis)
"The Unexpected" è il titolo del primo album in studio dei Maysnow, band salentina impegnata nella sperimentazione di un sound impegnato e eclettico. Un album dalla forte risonanza emotiva, dall'intento catartico: il dolore che attraverso la musica si concretizza in un pacifico stato di malinconia e accettazione.
Articolo a cura di SpazioRock - Pubblicata in data: 02/11/20
Ciao ragazzi, benvenuti tra le pagine di SpazioRock! Come state?

Antonio: Ciao a voi! Tutto bene grazie!

Daniele: Sani e salvi, visto il delicato momento pandemico, in ambito strettamente musicale invece siamo alquanto gasati in vista dell’uscita dell’album.

Questo è un periodo importante per voi: venerdì 23 ottobre è uscito “The Unexpected”, il vostro primo album. Come state vivendo questo momento?

Daniele
: E’ emozionante. E’ il momento che aspettavamo da tempo. Il culmine di un viaggio bellissimo, e allo stesso tempo l’inizio di una nuova era per noi.

Partiamo dal titolo, che ci incuriosisce abbastanza. "The Unexpected" è un titolo molto particolare per un album. Cosa sta a significare per voi?  Come mai questo titolo?

Daniele: “The Unexpected” è quello che non ti aspetti e che non avresti mai voluto che accadesse. L’intero progetto Maysnow è infatti nato in ricordo di Mimmo Angelini, il nostro caro amico scomparso il 5 maggio del 2014 e l’album a lui dedicato è composto da brani carichi di una forte dimensione emozionale. Il tema degli eventi inattesi – e in particolare la loro circolarità, cioè il ripetersi di determinate situazioni ciclicamente nel tempo – è particolarmente trattato in una traccia dell’album, chiamata appunto “The Circle of the Unexpected” e che ha dato poi il nome al disco. In realtà durante il periodo di composizione dell’album questo carattere di circolarità ha poi assunto per alcuni di noi anche un connotato opposto a quello della perdita, ovvero la genitorialità. Questi “lampi di luce” sono percepibili qua e là nell’opera, bagliori di vita che tuttavia non smentiscono ma semmai confermano l’ineluttabile susseguirsi degli eventi.

A livello musicale, "The Unexpected" ha un sound molto complesso, elaborato ed eclettico. Si sente l'influenza di tanti generi musicali che, accostati tra loro in maniera ordinata e sapientemente strutturata, creano un unicum interessante. Ci volete dire di più a riguardo?

Antonio: Eclettico è un aggettivo che ci piace. Tendiamo a non farne mai una questione di genere musicale. Ognuno di noi ha le proprie influenze musicali e per alcuni aspetti sono molto divergenti tra loro. Ma il bello della musica è proprio questo, va tutto a confluire in un insieme di energie ed emozioni che ci fanno star bene e che ci hanno aiutato molto nel processo compositivo.
 
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Passiamo invece ad analizzare i testi: quali sono state le vostre fonti di ispirazione?

Daniele: Il ricordo di Mimmo, il dolore per la sua perdita e il mondo onirico in cui è possibile percepire ancora speranza e ritrovare immutato il legame puro dell’amicizia.

A livello compositivo, come avete organizzato il vostro lavoro in studio?

Antonio: Il processo creativo e compositivo in linea generale parte sempre da una linea melodica e ritmica su cui componiamo e scriviamo gli arrangiamenti che man mano si affinano e arricchiscono i brani di sfumature e colori. E’ un’attività che svolgiamo tutti insieme. Le registrazioni solitamente vengono effettuate in totale autonomia tra i membri della band. Alcuni di noi possiedono un home studio e pertanto riescono a completare le registrazioni e una prima fase di preproduzione, mentre le voci vengono registrate in varie sessioni presso uno dei nostri studi di fiducia. Seguiamo direttamente le fasi di mixaggio e mastering che per questo album sono state realizzate in studio da Angelo Buccolieri.

L'artwork di "The Unexpected" è sicuramente impattante: com'è collegato con il concept dell'album? Com'è nato?

Daniele
: Cercavamo qualcosa che potesse rappresentare bene la dimensione onirica dei testi e delle atmosfere dei nostri brani e devo dire che affidarci al talento straordinario di Daniele Serra è stata una scelta perfetta. La sua illustrazione richiama immagini e simboli tratti da un sogno datato 2015 particolarmente significativo, il primo in cui rividi Mimmo per la prima volta.

"Echoes of Rain" e "Moving Mouth" sono stati i due primi singoli estratti da questo lavoro in studio. Come mai avete scelto proprio questi pezzi? Ce li volete raccontare?  

Daniele: Abbiamo scelto due brani che potessero ben riassumere il nostro sound e l’atmosfera che si respira ascoltando l’intero album.  Entrambe sono divise in due parti principali e possiedono un crescendo che esplode in un finale ricco di pathos. “Echoes of Rain” ha una strofa quasi “allegra”, degli intermezzi più aggressivi e un epilogo fra i più belli dell’album. “Moving Mouth” mette in risalto il nostro lato acustico -nella prima parte vi sono solo piano e voce- e approda poi su territori più rock e post metal.

Qual è il pezzo, invece, a cui siete più legati e perchè?

Antonio: “Echoes of Rain” è per me il brano che ha consolidato il legame con i Maysnow. Letteralmente stregato al primo ascolto della bozza scritta da Roberto (Vergallo, chitarra; ndr). Scrivere la parte di piano è stata per me la cosa più naturale ed emozionante.

Daniele: “White Marble”, il primo brano scritto per l’album. Tutto ha avuto inizio da lì. Per me rimane il pezzo più significativo assieme al suo alter ego “Black Marble”.

Questo album inizia con "Black Marble" e termina con "White Marble". L'abbiamo vista un po' come un cerchio che si chiude in qualche modo, qualcosa che si ricongiunge. Che significato hanno questi due brani? Il bianco dell'ultima canzone rappresenta qualcosa in particolare?  

Daniele: Esattamente, è proprio come un cerchio che si chiude. L’album inizia e finisce “quasi” sulle stesse note. Ciò che si prova è la medesima sensazione ma filtrata da uno stato diverso di consapevolezza. In “Black Marble” vi è dolore misto a rabbia, in “White Marble” la rabbia lascia il posto alla malinconia. Quando scrissi “White Marble” sapevo che prima o poi ne avremmo ricavato una versione elettrica. Comunicai a Roberto questo desiderio, così qualche tempo dopo lui mi propose questa versione “alterata” che includeva anche dei suoi riff originali, e che abbiamo chiamato appunto “Black Marble”: un pezzo gemello ma con una sua personalità distinta.

Come vi presentereste/descrivereste a chi non vi conosce e non ha mai ascoltato una vostra canzone?

Daniele: Ciao, noi siamo i Maysnow e suoniamo un mix con proporzioni variabili di alternative rock (10%), post grunge (40%), metal (25%) e acoustic rock (25%).

Quali sono i vostri piani per il futuro?

Daniele: Promuovere il nostro primo album e tornare quanto prima a suonare vivo, maledetto Covid permettendo! Il nostro sogno è quello di avviare un tour europeo, purtroppo la situazione sanitaria attualmente non ci permette di fare programmi in tal senso. Nel frattempo, come già altre band affermate stanno facendo, ci stiamo organizzando per suonare e trasmettere i nostri live in diretta streaming. La tecnologia oggi ci permette di farlo anche senza eccessive difficoltà, quindi perché no? Sicuramente ci mancherà l’interazione diretta con i fan… faremo anche questa esperienza, magari ci prenderemo gusto, scegliendo location sempre diverse e suggestive.

Grazie per il vostro tempo! Volete lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Antonio: Grazie a voi!

Daniele: Grazie ragazzi! Tenete d’occhio le nostre pagine ufficiali per tutte le news, ascoltate l’album, compratelo, diffondetelo! Ciao a tutti e alla prossima dai Maysnow.



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