Klimt1918 (Marco Soellner)
Perdersi nell'oceano dei ragionamenti di Marco Soellner è stata un'avventura decisamente deliziosa. Dopo otto anni di silenzio, il mastermind dietro al progetto Klimt 1918 ha portato alle nostre orecchie due dischi di fattura così pregevole (qui la nostra recensione), da annullare la pena di un'attesa tanto lunga. Abbiamo quindi colto l'occasione di raggiungere telefonicamente il cantautore romano, e quello che segue è il resoconto della nostra lunga chiacchierata.
Articolo a cura di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 07/12/16

Siete passati un bel po' di anni fa da eroi italiani di Steromood (primordiale servizio di streaming n.d.r.), con anche un grande consenso americano, ad 8 lunghi anni di silenzio. Cos'è successo nel frattempo?

 

Non è successo nulla di particolare, abbiamo semplicemente vissuto le nostre vite. Diciamo che non siamo più tanto giovani: non siamo più ventenni, quindi la nostra vita è fatta soprattutto di altro al di fuori della band, quindi lavori per sbarcare il lunario, e a volte addirittura dalla ricerca di lavori con cui sbarcare il lunario. Poi otto anni passano in un baleno, uno non se ne rende nemmeno conto, soprattutto quando hai più di 35 anni e tante cose a cui pensare. Accanto a queste questioni "naturali", poi, non siamo mai stati una band con l'esigenza di diffondere del materiale mantenendo un ritmo: per noi la musica viene quando viene, senza una tabella da rispettare. Dopo il tour promozionale di "Just In case..." abbiamo semplicemente dimenticato i Klimt 1918 per proseguire nelle nostre vite, e pian piano le canzoni si sono accumulate. E' anche vero che io, scrivendo musica praticamente tutti i giorni, di materiale ne avevo, ma i Klimt sono un'altra cosa: sono quattro persone che devono trovare il tempo di vedersi, di provare, di arrangiare, ed è questo che è venuto a mancare in questi otto anni in maniera continuativa.

 

Prima di addentrarci nell'analisi del vostro ultimo lavoro, siccome abbiamo accennato a Stereomood vorrei chiedere cosa ne pensi della musica in streaming, visto che siete una band parecchio "fisica" (penso alla ricca edizione limitata di "Sentimentale" insieme a "Jugend", ma anche alla musicassetta che era allegata all'edizione deluxe di "Just In Case We'll Never Meet Again")...

 

Io ne penso tutto il male possibile della musica digitale! (risate) Anche perché sono un dinosauro musicale, avendo cominciato a lavorare con la musica nel 1991, un'era in cui la musica si muoveva secondo traiettorie del tutto particolari. C'era un mondo editoriale al di fuori della musica, ad esempio: c'era gente che leggeva riviste, e si fidava del ruolo dei redattori, del loro giudizio e del loro ruolo di divulgatori di emozioni. E poi c'era il momento dell'acquisto: del cd, della musicassetta, del vinile, era comunque un momento sacrale, votato all'obiettivo di entrare in possesso della musica. E proprio perché c'era questo percorso molto lungo, la gente arrivava a desiderare il disco. Poi è arrivato il downloading, ed io trovo che sia una cosa allucinante, perché ci sono due grandi misunderstanding legati a questa questione della musica digitale. Il primo è il cosiddetto "aiuto al mondo discografico", una di quelle panzane grosse come una casa: non è vero che se tu ti scarichi il mio cd, mi aiuti in qualche modo. Noi abbiamo la fortuna di poter fare dei tour in giro per l'Europa e di poterci sostentare attraverso di essi, ma altri non hanno questa opportunità, e quindi se scarichi un disco faresti loro solo danno. Il secondo fraintendimento è che con la musica digitale conosci la musica, e sei più acculturato musicalmente. Un'altra bugia, perché le persone che scaricano musica lo fanno in modo assolutamente bulimico: è vero che c'è tantissima offerta e che si ascolta tantissimo, ma non si presta la minima attenzione a quello che si ascolta. Io una volta se compravo un disco, me lo dovevo ascoltare bene anche se mi faceva schifo, perché quel disco l'avevo pagato. E poi mi accorgevo che magari lo stupido ero stato io, perché non avevo lasciato a quel disco il tempo necessario per amarlo. Oggi, invece, devi essere catchy alle prime due canzoni, altrimenti neanche ti finiscono di ascoltare il disco e ti cancellano i files. E' questo che io trovo davvero aberrante di questa cultura: che oggi la cultura musicale è basata sui singoli, su gente che dice di conoscere band solo perché conosce poche e sparute canzoni della band in questione.

 

Quindi la forma doppia di "Sentimentale" e "Jugend" assume quasi una forma di protesta contro questa deformazione culturale?

 

Ma no, in realtà è molto più semplice: siamo stati talmente tanto tempo lontani dal mondo discografico, che si sono accumulate talmente tante canzoni, che per noi è stato impossibile fare una cernita in studio di registrazione, perché ogni canzone rappresenta una parte della tua vita musicale e non solo. Allora abbiamo parlato con la Prophecy (eticehtta dei Klimt n.d.r.) che ci è venuta incontro dicendoci: "Ragazzi, non c'è problema: potete fare due album". Noi li abbiamo pensati come due dischi separati, e poi l'etichetta li ha voluti anche raccogliere in un'unica edizione.

 

Ma c'è stato un criterio dietro la scelta delle scalette dei due dischi?

 

No, tutto assolutamente casuale.

 

Eppure, io trovo che "Sentimentale" sia un disco più maschile nello spirito, e "Jugende" più delicato e femminile. Cosa ne pensi?

 

(ride) Ognuno ci trova qualcosa! E' una cosa che mi affascina molto questa...c'è un vecchio detto rock che cito sempre a questo proposito e che molti musicisti hanno fatto loro, come Bruce Springsteen o Bob Dylan, ovvero che il disco è tuo fino a quando non esce. Nel momento in cui il disco esce editato dalla casa discografica, esso non ti appartiene più e diventa delle gente, e la gente costruisce ognuno il proprio percorso attorno ad esso. E' affascinante questo concetto perché nessuno saprà mai a cosa mi riferisco di preciso nelle mie canzoni, ed io voglio che sia così; ma poi ognuno può trovare in esse una parte di se stesso e avere anche delle idee, come quella che hai avuto tu. Ti posso dire che per noi la divisione dei brani è stata fatta unicamente dal punto di vista sonoro: volevamo che ciascun disco fosse equilibrato, ognuno con i suoi momenti di pieni e di vuoti. E sono uscite queste due scalette in cui altre persone, non solo tu, ci hanno trovato una coerenza dietro, come se ci fosse un progetto. E' interessante, ma davvero: è stata solo una scelta casuale.

 

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Questo (doppio) disco è influenzato parecchio dalla Berlino di Christiane F e della leggendaria trilogia discografica di David Bowie, eppure io ci sento anche tanta Roma dentro.

 

Sì, Roma come un sottotesto. Ma in realtà non è Roma: è casa, è la nostra quotidianità. Roma, in questo periodo, è una città che picchia duro, ovvero è una metropoli in cui è difficile vivere e non ti regala nulla...ma a me le "canzoni-cartolina" relegate ad un luogo proprio non mi interessano. Se salta fuori questo, probabilmente è legato ad un'idea di Roma che hanno molte persone, ma io vivo in periferia e non al centro, e ti assicuro che io Roma la vivo come la vivono i turisti, né più né meno. Non è mia né la sento mia come città.

 

Ma sai, io non ne facevo una questione legata al luogo, ma al calore che sotterraneo scorre in questo sound algido e opprimente...

 

Sì, quello perché noi partiamo ascoltando "Lodger" e ti immagini la Berlino Ovest del 1977 vissuta da Bowie, poi ti vedi un film come "Le vite degli altri" e la sua rappresentazione della Berlino Est, e ti innamori di questa atmosfera brumosa e silenziosa ed iper-controllata. Però è una fascinazione artistica, perché quello con cui tu hai a che fare nella quotidianità è una realtà mediterranea tremendamente diversa dalla tua ispirazione. Quello che possiamo cercare di fare noi, quindi, è quello di tentare di riconnetterci a quell'atmosfera brumosa, però senza la nebbia, con 20 gradi di temperatura media più alta, e quell'umida aria teverina.

 

La cover di "Take My Breath Away" dei Berlin: lì per lì, quando l'ho sentita, ho pensato che l'aveste scelta per via del nome della band totalmente affine al tema dell'album, ma c'è una ragione sicuramente più giusta di questa, no?

 

Beh, è una bellissima canzone. Poi, non è una canzone dei Berlin: è una canzone di Giorgio Moroder, che l'ha donata ai Berlin ed insieme l'hanno arrangiata. Quindi, anche se in pochi lo sanno, quella canzone è un pezzo d'Italia, scritta da uno dei compositori italiani più conosciuti all'estero e che trovo abbia uno stile melodico molto simile al nostro. Poi noi l'abbiamo stravolta con lo stile sonoro di "Sentimentale / Jugend". E' una delle canzoni su cui noi abbiamo scommesso di più, perché per me la cover ha senso unicamente quando l'artista originale è una cosa totalmente distante dal tuo essere musicista, e quindi ecco che la sfida ha senso, cioè quello di rendere quel brano credibile alle orecchie mie ed al pubblico della mia band.

 

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Siete una band che, tendenzialmente, parla di amori, malinconie e nostalgie ad esso associate. Eppure, non disdegnate le incursioni sociali e politiche, come "Gaza Youth" su "Sentimentale" o "Rachel" su "Dopoguerra". Come mai queste "divagazioni"?

 

Perché, come dici tu, la vita di una persona è fatta di malinconie e nostalgia, ma anche di realtà e di un presente invaso dalla politica. Per noi è impossibile evadere dalla politica, è spesso oggetto delle nostre comunicazioni. Spesso in passato mi hanno fatto domande simili a questa, credo che sia per una convinzione che la musica sia un'arte che non dovrebbe possedere al suointerno della politica: tutte cazzate, per me. E' molto lineare: se tu conosci Marco, al di là dei Klimt, allora saprai, come tutti quelli che mi conoscono, che sono una persona che legge Cioran, e allo stesso tempo ascolta tonnellate di musica ambientale molto malinconica. Per quanto riguarda "Gaza Youth" nello specifico, mentre registravamo questo disco è successo quello che è successo in Palestina, ed è una terra a cui io mi sento molto legato, visto che questo è il terzo brano che scrivo sull'argomento. Quindi probabilmente c'è un fil rouge che comincia da "Pale Song" su "Undressed Momento", prosegue con "Rachel" su "Dopoguerra" e per adesso si ferma su "Gaza Youth". Insomma, non ti devo certo spiegare che il 2014 è stato un annus horribilis per la striscia di Gaza, ed io, che stavo scrivendo i testi del nuovo disco in quel periodo, ho sentito nascere in automatico questo mio piccolo contributo sotto forma di canzone alla causa palestinese, visto che il ritornello della canzone cita uno dei movimenti più importanti tra i giovani palestinesi che è "Gaza Youth Breaks Out", che esiste anche su Facebook con un gruppo molto importante. Per me è un aiuto a questo movimento, fatto in modo molto semplice ed umile, senza grandi proclami alla Bono, perché porta una sensibilizzazione nei confronti di chi magari non è troppo interessato a queste questioni. Con "Rachel" la cosa ha funzionato molto bene, visto che il brano è stato citato sul sito ufficiale di Rachel Corrie, ed è stato un atto che ci ha riempito di orgoglio.

 

Parlando di limiti nella gente che vi ascolta: so YouTube, sotto il video di "Comandante", ho letto che vi paragonano agli HIM, mentre su Facebook, sulla pagina dei Klimt, ho letto un vostro sfogo derivante dal continuo paragone con la musica di Katatonia ed Anathema e Novembre, aggiungo io. Ecco, già per un musicista è piuttosto stancante subire continui paragoni, ma non è addirittura svilente quando vi mettono a fianco di band che non c'entrano nulla coi Klimt, musicalmente parlando?

 

(ride) E' una mia guerra quotidiana: è svilente per il nostro lavoro più che altro, perché riteniamo di aver cambiato completamente il nostro sound rispetto agli esordi, e riteniamo di averlo fatto in virtù di una curiosità che ci circonda come musicisti e che ci porta a scoprire in continuazione nuovi sound. Negli ultimi anni, ad esempio, abbiamo ascoltato tonnellate di dream pop e shoegaze, e lo abbiamo fatto in tempi non sospetti, ben prima che diventasse un'ultra-moda dei giorni nostri. Il fatto è che le persone che citi tu non conoscono nulla di questo sconfinato universo, e ciò porta a quei paragoni azzardati perché le persone sono inclini ad utilizzare, come metro di paragone, unicamente ciò che conoscono. E noi comunque abbiamo questo background legato alla musica metal, e la musica metal...non riuscirò mai a parlare davvero male del metal, visto che io faccio anche metal e nel metal ci sono cresciuto; però, per quanto possa amare questo mondo, è anche un mondo estremamente chiuso. Quindi è inevitabile che quando un metallaro ascolta i Klimt, i primi riferimenti che utilizzerà saranno quelle di band famose della scena che usano la malinconia come base portante. Quindi Anathema, quindi Katatonia: tutte le cosiddette band che venivano definite avantgarde metal, visto che gothic metal per me è un'altra cosa ed è una classificazione che non voglio usare. Ma è un mondo che noi ci siamo lasciati alle spalle già da "Dopoguerra". Poi, visto che li abbiamo tirati in ballo, ti dico che è lo stesso problema che hanno oggi gli Anathema: perché è vero che sono partititi come doom, ma sono vent'anni che fanno altro, e ciononostante continuano ad essere invitati a suonare a festival doom metal. Lo trovo veramente triste. Per fortuna, noi abbiamo una fetta consistente di nostri fan piuttosto emancipati che non hanno minimamente cognizione di tutto quanto ci siamo detti sino a questo momento, non avendo mai ascoltato Anathema o Katatonia.

 

Figurati che io il metal non lo sento manco in "Undressed Momento"...

 

Pensa che la cosa comica è che noi abbiamo fatto un tour coi Katatonia all'epoca di "Dopoguerra", e una sera ho chiesto a Renske cosa ne pensasse del nostro disco, al che lui mi ha guardato e mi ha detto: "Che devo dirti: siete un po' troppo melodici per i miei gusti!" (ride) Io, in quel momento, avrei voluto baciarlo! Comunque, per me "Undressed Momento" rimane tutt'ora un disco con la doppia grancassa e la chitarra sette corde scordata in sì: però ha un'anima ed una struttura totalmente new wave pop.

 

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Presto sarete di nuovo in tour, immagino che avrete un po' di vecchie canzoni del vecchio repertorio in scaletta.

 

Sì, è decisamente un po' presto per far occupare tutta la scaletta al nuovo disco, anche se ne abbiamo più di 5 di nuovi brani da proporre. La maggior parte della setlist, però, sarà dedicata al vecchio repertorio, ri-arrangiata col nuovo sound di "Sentimentale / Jugend".

 

Immaginavo una cosa simile.

 

Eh sì, è inevitabile, anche perché altrimenti mi dovrei portare dietro un set di strumentazione troppo consistente. Comunque, al di là di questo, io non lo farei mai: sarebbe troppo avvilente e spaventoso tornare a suonare come facevo 14 anni fa. Poi magari i fan continueranno ad urlarmi di fare "Stalingrad Theme" con la doppia cassa in 64esimi, purtroppo per me questa è la quotidianità. (ride)

 

Come autore, io trovo che tu creda molto nel potere taumaturgico e lisergico della musica, visto che la metti spesso come protagonista delle tue canzoni. E' così?

 

Assolutamente sì, trovo che la musica abbia quella rara capacità di elevarti e di toglierti dai guai, quando i guai sono quelli che derivano semplicemente dalla quotidianità, dalla vita. Io stesso, a 15 anni, come tanti ero goffo, reietto, particolarmente misantropo e solo. Quindi prova ad immaginare come sarebbe stata la mia esistenza senza la musica. A volte sento le persone dire delle stupidaggini incredibili, ad esempio: io sono una persona normale, ma amo ascoltare black metal, e quindi per gli altri divento una persona negativa, quando in realtà è esattamente il contrario! Io ascolto il black metal, così come ogni altro genere di musica, perché io cerco quella particolare suggestione, e quando la trovo accade questo cortocircuito straordinario, questo innamoramento antico che io rinverdisco ogni giorno abbracciando la chitarra. Sì, la musica è stato il mio primo amore, e probabilmente sarà anche l'ultimo. E continuerò sempre a scrivere di meta-musica, ovvero di musica che parla di musica.

 

A questo punto, credo che sia anche doveroso chiederti dei tuoi innumerevoli progetti paralleli. Cosa bolle in pentola in casa Soellner, al di fuori dei Klimt 1918?

 

Beh, giusto settimana scorsa è uscito "Dirge" dei Raspail, il mio progetto death metal che condivido con due vecchissimi amici: Adriano Neri, bassista degli Another Day, prima incarnazione dei Klimt 1918, e Andrea Flavioni che è stato il cantante dei Black Thorne Lodge, prima incarnazione dei Room With A View. Qualche anno fa, per celebrare la nostra decennale amicizia, ci siamo detti: "Ma perché non lavoriamo su un progetto insieme?". Ed è nato questo divertissement, con totale disimpegno, per celebrare le nostre vecchissime radici, ovvero primi Paradise Lost, primi Katatonia, October Tide...avevamo deciso così, di iniziare per gioco, e poi ho visto che, cominciando a suonare, le canzoni uscivano una dopo l'altra, come se le avessi avute sempre dentro. D'altronde, io questo genere lo conosco talmente bene, che per me è come leggere un libro già scritto. Ecco, per me i Raspail sono un ricongiungimento con quello che ero prima come musicista, perché per tanto tempo per i motivi che ti ho detto prima riguardanti gli ambienti metal che spingevano i Klimt ad essere in un determinato modo, io ho avuto un totale rifiuto di questo ambiente. Ed ecco che oggi, invece, sono totalmente tranquillo con me stesso: accetto quello che ero e come sono adesso, e tutto attraverso due realtà musicali totalmente indipendenti. Anche se devo dire che i Raspail, alla fine, sono diventati una band totalmente diversa dalle nostre aspirazioni: anche senza volerlo, siamo diventati l'anello di congiunzione tra i vecchi ascolti ed i nuovi. Quelli che hanno ascoltato "Dirge" hanno detto: "questi sono i Klimt se avessero continuato a fare metal!" (ride) Se volete ascoltarlo, il disco è disponibile online, e noi ne siamo molto soddisfatti. Poi, io avrei anche altri due progetti, ma sono troppo acerbi ancora per essere eviscerati. Uno è anche legato direttamente alla mia persona, come solista intendo.

 

Hai già una direzione su questo progetto solista?

 

Mah, ti dico che attualmente ascolto quasi esclusivamente musica ambient, anche nelle sue divagazioni più hard e doom, quindi...

 

Bene Marco, direi che per me è tutto, ti ringrazio tantissimo per questa chiacchierata.

 

Grazie a te, a presto!




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