Mantar (Hanno Klänhardt)
Dopo “Death By Burning” (2014) e “Ode To The Flame” (2016), la terza prova in studio sulla lunga distanza dei Mantar verte ancora una volta sulla tematica del fuoco: "The Modern Art Of Setting Ablaze" dimostra come il percorso intrapreso dal duo tedesco non arretri dinanzi alla prospettiva di marciare sui carboni ardenti dell'apocalisse e della misantropia. Ne abbiamo parlato con il chitarrista Hanno Klänhardt, leader di una band dallo stile inclassificabile e aperta a contaminazioni filosofiche insospettabili...
Articolo a cura di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 17/08/18
Ciao Hanno e benvenuto su SpazioRock. Iniziamo parlando del nome della band: Mantar in lingua turca significa fungo. Definiresti il vostro sound come velenoso, allucinogeno, pungente? 


Sì, velenoso mi piace, e anche molto, molto deciso nel sapore, con un forte retrogusto. Ma non necessariamente allucinogeno: a volte le persone, quando capiscono che il moniker Mantar si riferisce un fungo, pensano a una merda hippie. Ma non è quello che siamo. La psichedelia è davvero molto noiosa per me. Preferisco il primo termine che hai utilizzato: calza a pennello e suona bene oltretutto.

 
Il nuovo album "The Modern Art Of Setting Ablaze" presenta, sin dal titolo, la tematica del fuoco, argomento centrale, del resto, dei lavori precedenti. Quali sono le ragioni di questo interesse così forte? 

 
In effetti sì, hai ragione. Non avevo intenzione di trattare di nuovo il tema perché lo abbiamo fatto con i primi due dischi, sia in "Death By Burning" che in "Ode To The Flame". Ma, visto il contenuto lirico dei brani del nuovo lavoro e la cover utilizzata, il titolo ha un senso: sì, ci siamo ricascati (ride, ndr.). In generale il fuoco, per me, è un elemento molto forte, rappresenta la passione ed è sempre qualcosa di molto, molto affascinante; quindi mi è sempre piaciuto osservare il divampare di un incendio, è in grado di spazzare via ogni tipo di piaga, bruciare qualsiasi cosa e permette di ricominciare tutto da zero. Mi ha sempre attratto giocare con la sua potente simbologia. Tuttavia, sebbene l'album si chiami "The Modern Of Setting Ablaze", esso ha comunque un significato diverso da "Death By Burning" perché quest'ultimo costituiva una sorta di dichiarazione d'intenti, una risposta a domande del tipo: "Che tipo di band siete?". Insomma, allora volevamo mettere le cose in chiaro circa la nostra natura rovente.

 
L'album non può essere etichettato o ingabbiato in uno specifico stile musicale. Quanto conta essere un duo nel momento in cui si tratta di ottenere quel sound speciale che vi caratterizza? 

 
Penso che sia stato molto d'aiuto perché abbiamo solo due persone e due strumenti, ovvero la chitarra e la batteria. Quindi, qualunque cosa facciamo, non deve risultare troppo complessa: non abbiamo assoli, non abbiamo linee di basso, non abbiamo tastiere, non abbiamo una seconda chitarra, non abbiamo grandi parti corali, né tre o quattro persone che si alternano alla voce. Quindi gli ingredienti delle nostre canzoni bisogna che rimangano semplici. Certo, abbiamo ottimi riff, molto accattivanti per giunta, e in misura maggiore rispetto ai dischi precedenti; poi anche le melodie sono diventate ancora più importanti e potenti e tutto ciò, combinato alla bravura di Erinç (Sakarya, ndr.) dietro le pelli, rappresenta lo scenario perfetto per un brano tipico dei Mantar. Quando ne suoniamo uno ci accorgiamo subito della sua efficacia: non ci perdiamo in inutili trucchi da studio, tutto è molto primitivo, unidimensionale, diretto. Credo che, specialmente su questo album, il songwriting sia migliore che in passato, ne sono molto orgoglioso. A proposito delle etichette che ci affibbiano che vanno dal doom al black metal sino al punk, sinceramente è una questione che non ci interessa; non proviamo a copiare altre band, né altri stili. Personalmente ascolto musica diversa, non leggo riviste di settore, non colleziono dischi, non vado ai concerti; per i pezzi prendo spunto da fonti differenti, che siano la natura, la letteratura o la filosofia. Quindi è difficile classificare o definire il nostro genere, ma penso che ciò sia una benedizione, perché lo sappiamo entrambi, giusto? Ci sono 600 band che suonano esattamente come gli Obituary, altrettante che suonano esattamente come gli Entombed. Che bisogno c'è di questo? Non lo so, tu lo sai? Quindi alla fine è più importante avere un proprio stile. 

 
L'artwork dorato presente sulla cover suscita parecchie curiosità. Perché lo avete scelto? 


Innanzitutto l'artwork dorato che vedi è in realtà un'opera d'arte che si trova nella nostra città natale, Brema, in Germania: è maestosa, potente, sebbene abbia uno sfondo storico sinistro e triste. È lì nel quartiere vecchio della città. Lo abbiamo sempre saputo da quando eravamo bambini, poi abbiamo scoperto il retroscena del suo concepimento. Sai, una volta che invecchi inizi a farti delle domande e pensi: "Hey cosa c'è dietro questo capolavoro?" Abbiamo scoperto che è stata realizzata negli anni '30 da un artista tedesco per il Terzo Reich; il regime nazista però non fu soddisfatto del risultato, così lo cacciarono e lui lasciò il paese. Ma ciò che è ancora più importante e più interessante è che, dopo la guerra, le persone hanno cercato di dimenticare il significato iniziale dell'immagine. Dicevano: "È solo un angelo che combatte il potere dell'oscurità con una spada". Questo è molto, molto indicativo e puoi capire parecchio dei tempi moderni. Quando comprendi il background di quell'immagine, ti accorgi che le persone dimenticano o ignorano volutamente determinati eventi e sono in grado di seguire leader e falsi profeti ancora oggi come ottanta e duemila anni fa e molto probabilmente continueranno nel futuro su questa china; perché è un problema dell'umanità innamorarsi dei capi senza pensare e ragionare in autonomia. 

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"The Age Of The Absurd" è uno dei punti salienti del lotto. Pensi che sia il brano che combina al meglio complessità e groove? E questo secolo può davvero essere considerato l'era dell'assurdo?
 
 
Innanzitutto sono d'accordo con te. Mi piace molto questa canzone e per una buona ragione. L'abbiamo scelta subito dopo l'introduzione come traccia di apertura perché ha una forte melodia, davvero accattivante. Ma è anche molto aggressiva: c'è un ritmo esplosivo, ha parti differenti e un groove irresistibile. Sì, è questo che mi piace. Poi lascia che ti dica una cosa: penso che l'era dell'assurdo sia iniziata dal giorno in cui il primo essere umano ha messo piede sulla Terra, perché le persone sono assurde, la società è assurda, quella moderna in particolar modo. Sai di cosa sto parlando: quando guardi la televisione o guardi fuori dalla finestra scuoti la testa. Non puoi credere a quello che sta accadendo. Quando pensi che ci dovrebbe essere un limite, tutto diventa ancora più fottutamente strano, più folle e non va bene. Non c'è una fine. Tuttavia una cosa mi consola: l'umanità è solo una quantità minuscola nella storia di questo pianeta e probabilmente morirà a un certo punto. Suppongo che finché ci saranno gli uomini sulla Terra, un luogo che stiamo distruggendo oltretutto, beh, "The Age Of The Absurd" sarà sempre attuale.

 
Sembra che "Eternal Return" e "Anti-Eternia", sebbene diversi dal punto di vista musicale, siano due pezzi legati liricamente da un filosofico fil rouge...


Sì hai ragione, hanno una connessione. Il titolo "Eternal Return" innanzitutto si riferisce al concetto filosofico nietschzeano dell'eterno ritorno ed è collegato a un altro brano del disco, "The Midgard Serpent", che parla del Serpente di Midgard, una creatura della mitologia norrena che si morde la coda. Sembra non ci sia termine per la stupidità dell'umanità, sai? Il serpente che addenta le proprie estremità e il tema dell'eterno ritorno si riferiscono a questo, al fatto che l'essere umano da diecimila anni rifiuta di imparare dagli errori commessi. Non siamo una band schierata ideologicamente, siamo solamente affascinati dal lato morboso della situazione: ma osservando la realtà odierna, guardando alla politica, alle cazzate di cui si parla, al fatto che le persone si fidano di falsi leader e falsi profeti che in realtà disprezzano le masse, ti accorgi che la gente non ne vuole sapere di svegliarsi, anzi resiste stoicamente nell'ignoranza. Quando poi si arriva ad "Anti-Eternia" ci troviamo sulla sponda opposta, è la reazione al cerchio eterno di non apprendimento: l'uomo finalmente si arrende, si sdraia per perire, perché solo nella morte c'è la possibilità di conquistare e raggiungere il prossimo livello spirituale.

 
Tra le tante tracce interessanti, "Seek + Forget" forse rappresenta la conferma che non avete bisogno di un bassista per essere heavy? 

 
No, a quanto pare non abbiamo bisogno di un bassista per suonare in modo pesante. Sai, si tratta solo di essere rumorosi, di essere aggressivi. Sapevi che ci sono un sacco di buone band che hanno solo un basso e una batteria? Quindi, a quanto pare, non hai nemmeno bisogno di chitarre per essere heavy: fondamentale è l'atteggiamento delle persone, non la quantità di coloro che suonano, né il merito è di strumenti particolari. Per quanto riguarda "Seek + Forget", il brano tratta nuovamente delle cattive abitudini dell'umanità, in particolare dell'avidità smodata: non importa cosa stai inseguendo, non sarai mai pago. Quando tenti di raggiungere un obiettivo nella tua vita, qualunque esso sia, sei sbalordito dal fatto che, una volta acquisito, non ti senti soddisfatto: non contano i successi che otterrai, non sarà mai abbastanza. Questo purtroppo ci rende diversi dagli animali: essi non si concentrano mai sul superfluo, non conoscono la cupidigia, non raccolgono soldi, non posseggono più del necessario né mangiano più del necessario. Gli uomini non solo si distruggono tra loro cercando di accaparrarsi le cose, ma dimenticano subito ciò che hanno trovato: non sono capaci di accontentarsi, vogliono ancora, sempre e comunque.

 
Hanno, provieni da un background hardcore punk. È difficile mantenere la stesso attitudine quando si lavora con un'etichetta più grande? 

 
Beh, Nuclear Blast sa che il mio talento funziona solo se mi permette di agire in completa autonomia: ecco perché mi piacciono quei ragazzi dell'etichetta. Significa che, ogni volta che registriamo un disco, non inviamo nemmeno nastri, demo o altro: andiamo in studio, incidiamo il nuovo materiale, mandiamo  la lista dei brani inediti e il prodotto finale. Non mostriamo loro nulla del processo di creazione del lavoro in quanto non vogliamo che qualcuno interferisca con la nostra arte e con la nostra musica quando la realizziamo. Ci lasciano soli perché sanno che ci fermeremmo immediatamente se provassero a interagire con noi mentre stiamo componendo. Sanno che soltanto così otterranno un migliore risultato: li apprezzo e li rispetto davvero per questo.
 
 
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La notorietà potrebbe causare una perdita di tale inclinazione genuina? 


Oh, no, niente affatto. Resta la stesso perché è un sentimento, un'attitudine, un punto di vista che si trova nel profondo di te stesso. Abbiamo un'etica molto forte del fai da te, sai? Registriamo noi stessi il disco e cose del genere. E l'attitudine non scompare perché, onestamente, che cos'è il successo? Non siamo ricchi, sai? Non è che facciamo un sacco di soldi o altro. Lascia che ti dica una cosa: girare in tour è pesante, estenuante e molto doloroso di tanto in tanto. Fidati di me, non dimentichiamo il punk rock. È un ricordo costante che ci guida.


Avete suonato in piccoli locali come in grande festival. Quali sono le differenze? E cosa preferisci? 


Mi piacciono molto entrambi: è così divertente essere su questi grandi palcoscenici e spostarsi da un lato all'altro. Non so se hai mai visto i Mantar live, ma siamo una band vivace, ci muoviamo molto: è come se diventassimo pazzi, persi in un vero e proprio rituale. È spassoso poi vedere così tanti individui in un unico posto. D'altra parte, è bello esibirsi anche nei piccoli club perché puoi sentire il sudore della folla invaderti la bocca: in un luogo più ristretto abbiamo un atteggiamento completamente diverso, più aggressivo. Alla fine ho solo bisogno che ci sia del vero coinvolgimento durante i concerti. È disgustoso vedere la gente disinteressata mentre suoni, quando non c'è alcuna connessione tra te e il pubblico. Ciò accade tanto nei piccoli club come nei grossi festival. Tutto quello che chiedo è che l'audience partecipi e che si crei un legame con noi. Quindi non mi interessa se ci saranno 50, 500, 5000 o 50.000 persone. Perché farò degli spettacoli fantastici davanti a dodici come a ventimila esseri umani, o anche degli show merdosi (ride, ndr.).

 
Il 25 agosto suonerete al Reload Festival in Germania. È in programma un nuovo tour per supportare l'album?

Abbiamo iniziato a suonare dal Deathfest a Baltimora, negli Stati Uniti, continuando poi nel Regno Unito, in Norvegia, in Finlandia, in Slovenia, in Portogallo, in Francia, in Germania e in Svizzera. Poi, da novembre o dicembre, partirà un nuovo tour europeo. 

 

Ci sarà la possibilità di vedervi in Italia?

 

Lo spero. Ho appena parlato di questo con alcuni amici, non è molto facile esibirvi da voi È difficile e non capisco perché, voi siete grandi persone. È sempre così divertente venire in Italia e gli italiani sono molto appassionati, ma per una band è molto difficile ottenere un buon concerto perché di solito quando suoni lì ci sono poche persone ad assistere. Quindi conto su di voi per diffondere la parola e per rendere i Mantar più popolari. Perché lo so, abbiamo fan in Italia e speriamo di ricevere offerte valide. Mi piacerebbe molto. Pensa, mio suocero e parte della mia famiglia hanno origini italiane.

 

Grazie mille per l'intervista. Potresti lasciare un messaggio ai tuoi fan e ai lettori di SpazioRock?


Certo. Prima di tutto grazie a te come giornalista per aver dedicato tempo e interesse ai Mantar, cosa che apprezzo molto. Per tutti i lettori di SpazioRock, ascoltateci perché siamo sicuramente una band da conoscere, già giunta al terzo disco. "The Modern Art Of Setting Ablaze" è pronto a darvi un bel calcio in culo. Spero di venire in Italia un giorno. A presto.





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