KXM (George Lynch)
Non è un tipo che le manda a dire, e neppure uno cui piace girare attorno agli argomenti. Ai nostri occhi George Lynch è ancora un'icona degli anni '80, un guitar hero sopraffino che coi Dokken ha scritto pagine indelebili nel grande libro dell'hard rock. Accantonati i Lynch Mob, dopo un incerto peregrinare il chitarrista americano si è lanciato in questo nuovo progetto denominato KXM con altri due artisti di tutto rispetto, Doug Pinnick dei King's X e Ray Luzier dei Korn. E' bastato andare in studio senza tanti proclami e strombazzati panegirici, accendere gli ampli e far scorrere l'ispirazione. Il risultato è un disco che, senza essere un capolavoro, diverte ed entra subito nella Top 40 delle classifiche americane. Morale: forse ha ragione George. Perchè dilungarsi in parole superflue?  
Articolo a cura di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 13/06/14
Intanto vi facciamo le congratulazioni per essere entrati nella Top 40 degli Stati Uniti. Ve lo aspettavate un successo del genere?

Grazie…a essere sinceri non ci siamo interessati più di tanto alle vendite e ai piani di marketing. Abbiamo registrato tutto con una tale velocità che non vedevamo l’ora di pubblicarlo … abbiamo incrociato le dita perché andasse bene, questo sì, ma non ci siamo creati alcuna aspettativa sui risultati che poi sono arrivati.

Ho ipotizzato il significato del vostro monicker, e alla fine ho optato per “Key eXaM”. Una sfida per ciascuno di voi, per le vostre carriere. E’ un’interpretazione corretta?

No, KXM è un riferimento alla serie di Laurent (una funzione complessa nel campo dell’analisi, ndr).

Ciascuno di voi proviene da un genere differente (Korn, King’s X, Lynch Mob). Come avete incrociato i vostri stili compositivi? E’ stato difficile?

Tutto quello che abbiamo fatto è stato entrare in studio e registrare…sinceramente, non mi piace parlare e analizzare allo sfinimento la mia musica…so che va molto di moda farlo, soprattutto qui a Los Angeles…tutti attaccati al telefono per ore, oppure ai lunch meetings, a parlare di queste cose fino alla morte…preferisco concentrarmi sul mio lavoro piuttosto che perdere tempo a parlare.

Avevate un’idea sulla direzione che I KXM avrebbero potuto prendere?

No, non l’abbiamo mai avuta. Sapevamo solo che sarebbe stato qualcosa di molto interessante…alla fine siamo rimasti tutti molto soddisfatti e personalmente l’ho trovata un’esperienza godibile…con Doug e Ray siamo subito entrati nel giusto mood e la musica del disco è il risultato  di questa intesa e dell’amicizia che ne è scaturita.

Anche se provenite dagli anni ’80 – ’90, la musica dei KXM suona decisamente moderna. Vi siete concentrati sulla produzione per ottenere questo sound?

Non abbiamo formato la band con lo scopo di suonare moderni a tutti i costi, o per lo meno non lo abbiamo fatto intenzionalmente. Ci siamo solo lasciati trasportare dove voleva la musica e abbiamo fatto quello che ci andava…ci siamo adoperati solo per facilitare questa sorta di flusso, non per interromperlo. 

Jeff Pilson (ex bassista dei Dokken, ndr) ha scritto con voi “Burn”, secondo me uno dei momenti migliori del disco. Come è nata la collaborazione? 

Alcuni elementi di “Burn” sono presi da una canzone di T&N, un progetto cui ho preso parte assieme a Jeff, per cui ci è sembrato giusto inserirlo nei crediti del disco. 

C’è una canzone che preferisci fra quelle del disco?
 
Adoro la versione europea di “Gunfight”! E’ l’unico pezzo sul quale ci siamo dovuti confrontare anche in modo piuttosto acceso…volevamo dare al mercato europeo una versione differente del disco, per cui abbiamo apportato alcune modifiche agli arrangiamenti, modificato la sequenza dei pezzi e remixato il tutto, inserendo qualche altra modifica negli assoli e su alcune parti vocali. “Gunfight” però è stata del tutto stravolta, non tutti nella band erano d’accordo nell’apportare quelle modifiche, ma dopo aver filmato il video di questa versione ci siamo trovati d’accordo all’istante. 

KXM è un power trio, un po’ alla maniera dei King’s X di Doug Pinnick. Era nei vostri obbiettivi ricreare una situazione di quel tipo, magari con un pizzico di modernità in più?

Siamo tutti dei grandi fans dei King’s X ed essendo Doug il loro bassista era verosimile che potesse affiorare una certa somiglianza, ma non lo abbiamo mai fatto intenzionalmente di suonare o scrivere pezzi nello stile dei King’s X. 

Porterete KXM in tour?

Lo speriamo.



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