Kodaline (Vinny May)
A qualche giorno dal primo live in Italia, Vinny May dei Kodaline si racconta sulle pagine di SpazioRock, rivelandoci apertamente la sua opinione sui talent show e sull'indie rock, sugli U2 e sulle ispirazioni regalate dalla vita di ogni giorno. E spiegandoci come, in un mondo perfetto, la musica dovrebbe fondarsi su onestà ed emozione.
Articolo a cura di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 28/11/13

Si ringraziano Chiara Frizza e Marco Belafatti per la collaborazione.

 

Ciao Vinny, benvenuto su SpazioRock! Come stai!

Ciao, tutto bene! Abbiamo appena finito il soundcheck.

Iniziamo con l’intervista: come è nata la band? Chi erano i vostri idoli e quali erano le vostre aspettative quando ancora vi chiamavate 21 Demands?


Beh… abbiamo cominciato quando io e Mark ci siamo incontrati. Eravamo molto giovani, avevamo 8 anni… poi ho conosciuto Steve e quando avevamo 13-14 anni abbiamo messo su un gruppo. A quel tempo suonavamo molte cover e tenevamo dei piccoli concerti, più che altro per noi stessi. Ci conosciamo davvero da molti anni! Quattro o cinque anni fa abbiamo pubblicato un singolo che è riuscito ad entrare nelle classifiche in Irlanda, ma non eravamo soddisfatti di quel brano, del punto a cui eravamo… era una canzone che non ci rappresentava. Quindi abbiamo interrotto il tutto, cambiato nome, introdotto un nuovo bassista e cominciato a scrivere delle nuove canzoni, cercando di essere il più possibile fedeli a noi stessi. Eravamo molto giovani quando abbiamo iniziato, ci sono voluti alcuni anni per crescere e cambiare, prima di arrivare a quello che oggi sono i Kodaline.

Avete preso parte ad un talent show. Approvate il modo in cui questo tipo di programmi avvicina la gente alla musica o ne avete un’opinione diversa?


Avevamo 16 o 17 anni quando abbiamo partecipato a quel talent show. All’inizio è stata una prova per farci conoscere, un’esperienza diversa, abbiamo avuto la possibilità di suonare in televisione piuttosto che in un club. Per noi è stata una buona opportunità, siamo andati bene nello show; era una sorta di tv-reality, nella quale abbiamo conosciuto molte persone, siamo stati notati dalla casa discografica… una grande chance. Non ci pentiamo di avervi partecipato, è stato divertente ed eravamo molto giovani. Non abbiamo nulla contro le persone che partecipano a questo tipo di programmi, guardando indietro abbiamo potuto fare molti più concerti, farci conoscere da più persone e dalle stazioni radio. A volte i programmi televisivi cambiano le persone e queste iniziano a scrivere musica in un modo diverso, ma è più l’industria musicale in sé a cambiare la gente.

 

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Da dove avete tratto l’ispirazione per la stesura del vostro primo album, “In A Perfect World”? La vita, i film, la letteratura, o che altro?

Dunque, “In A Perfect World” è il nostro primo album, ma abbiamo pubblicato 4 EP prima, ed un singolo. L’ispirazione ci arriva dalle cose che ci succedono: le esperienze che abbiamo, le persone che incontriamo, gli avvenimenti che viviamo, come le rotture nelle relazioni… Scriviamo di ciò che sentiamo, perciò possono esserci dei brani allegri e dei brani tristi. Scriviamo di tutto un po’.

E il titolo dell’album, invece? C’è un tema che accomuna i brani, un concept che avete sviluppato attraverso le varie tracce?


“In A Perfect World” è il nome più appropriato per il nostro album. È una sorta di domanda a risposta aperta… Per noi, un “mondo perfetto” è suonare la nostra musica e fare molti concerti, ma qualcun altro potrebbe darti una risposta differente a seconda di quello che considera perfetto.

La vostra musica mi ricorda altri grandi artisti pop-rock, come i Coldplay o gli Snow Patrol, sai, quel genere di band le cui canzoni si inseriscono molto bene nelle colonne sonore delle serie tv. Come descriveresti la musica che create?


Molte persone ci hanno detto che la nostra musica è onesta. Siamo sempre molto onesti con noi stessi, quindi direi onesta, emotiva… e non cerchiamo di trasmettere qualcosa a tutti i costi come accade con l’indie rock!

Essendo irlandesi e avendo lavorato con lo stesso produttore degli U2 (intendo Steve Harris), vi infastidisce essere paragonati a loro?


No, non particolarmente. Crescendo in Irlanda, non puoi fare a meno di essere influenzato da musicisti come gli U2 o Rory Gallagher, è grandioso essere paragonati a loro. Non abbiamo mai cercato di somigliare a qualcuno, ma sempre e solo a noi stessi, quindi essere paragonati agli U2 non è un male, a meno che non ti piacciano! Ma non puoi evitarne le influenze.

Pensate che i Kodaline possano essere la giusta colonna sonora della vita dei giovani dublinesi di oggi, così come è avvenuto con gli U2 qualche decade fa? (la vostra musica) Potrebbe avere un impatto sociale?


Oh, non lo so! Per noi si tratta solo di suonare della musica e più persone la ascoltano, meglio è! Noi ci concentriamo sul suonare e fare concerti, e se poi la gente viene a vederci, bene. Non ci consideriamo la voce di una generazione o di un gruppo di persone: scriviamo solo musica e la suoniamo.

 

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Quando dite che il vostro obiettivo per quanto riguarda la musica è l’onestà, cosa intendete? Vi riferite ai testi delle vostre canzoni o al fatto che cercate di rimanere fedeli a ciò che siete come artisti?

Siamo persone molto oneste, non ci inventiamo storie. Le storie di cui scriviamo nelle nostre canzoni sono esperienze che abbiamo affrontato nella nostra vita, o delle persone che abbiamo incontrato. Siamo onesti con noi stessi e gli uni verso gli altri. Se scrivessimo di altro, la gente non ci crederebbe. Io, Mark e Steve scriviamo insieme e siamo tutti d’accordo su questo punto. Essere onesti e credere in quello che canti è la cosa più importante, anche perché alla fine devi convivere per tutta la vita con le canzoni che hai scritto.

Cosa si aspettano dunque  i Kodaline per il futuro?


Oh… Speriamo di essere in grado di continuare a fare musica e suonare dal vivo! Per noi, fare musica è la nostra vita, non facciamo altro che questo, quindi speriamo di far parte del mondo della musica il più a lungo possibile.

Aspettative per il concerto che terrete al Tunnel di Milano il 7 dicembre?


Beh, sarà la nostra prima volta in Italia, quindi siamo molto entusiasti di venire a suonare lì. Spero che ci sia molta gente a vederci e che sia una bella serata!

Questa era la nostra ultima domanda, vi ringrazio per l’intervista! Vorreste lasciare un messaggio per i vostri fan italiani e per i nostri lettori?


Grazie a tutti per averci ascoltato e per aver letto questa intervista, spero di vedervi al nostro concerto del 7 Dicembre a Milano!




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