Kayleth (Massimo Dalla Valle, Alessandro Zanetti, Daniele Pedrollo, Enrico Gastaldo, Michele Montanari)
La tradizione stoner incontra Asimov: i veronesi Kayleth ci descrivono le loro originali visioni musicali!
Articolo a cura di Riccardo Coppola - Pubblicata in data: 20/01/15

Benvenuti sulle pagine di SpazioRock! Per cominciare, come vi presentereste ai nostri lettori che non hanno mai avuto l'occasione di sentirvi? Come descrivereste il vostro sound?

 

Siamo un gruppo Rock e ci collochiamo su per giù nel genere Stoner/space/doom e il nostro sound è un po legato alle sonorità anni 70, quindi distorsioni ricche di fuzz, bassi molto presenti, caldi e avvolgenti, il tutto condito da sintetizzatori che con vari effetti danno luogo a visioni mistico/spaziali.


Cosa significa il nome della band? Da cosa è tratto?

 

Il nome della band deriva da un racconto di Isaac Asimov, famoso scrittore di fantascienza che scrisse dagli anni 50 agli anni 80/90. Kayleth appunto è un racconto che parla di un tiranno che cerca di sottomettere un intero pianeta e gli abitanti si organizzano per spodestarlo.
Ci è piaciuto sin da subito e si sposava benissimo con le nostre passioni per la fantascienza, soprattutto in stile sci-fi e gli alieni.


Come influenze citate i Kyuss e i primi Monster Magnet. Oltre a queste leggende dello stoner, avete altri ispiratori di genere completamente diverso? C'è qualche corrente odierna che seguite con particolare interesse?

 

Sicuramente oltre ai soliti noti del genere , abbiamo anche influenze personali che derivano da tutt'altro settore, parliamo di Pink Floyd, Black Sabbath, ma anche di metal, punk, grunge, hardcore ed tanta elettronica.


kaylethitw01"Space Muffin" è il vostro quinto album in studio. Quali sono le vostre aspettative per questa nuova opera? Quali pensate siano i punti di forza, i frutti dell'esperienza che avete maturato con così tanti lavori?

 

Leggendo la prima recensione di The Sludgelord ci aspettiamo buone cose.
Soprattutto puntiamo ad allargare i nostri orizzonti e farci conoscere il più possibile. Dopo quattro album quello che abbiamo capito è che dobbiamo essere genuini, nel senso che non dobbiamo cercare tanti fronzoli e dobbiamo arrivare dritti al dunque! Quindi fare semplicemente quello che ci viene meglio senza dover andare in cerca di forzature inutili e superficiali.


La cover del disco, come voi stessi dite, è ispirata ai classici della fantascienza. Quali sono le vostre influenze principali sotto questo punto di vista?

 

Qui torniamo a parlare di Isaac Asimov che già negli anni 50 parlava di robot, di viaggi interstellari e di alieni. Tra l'altro fu lui a coniare le famose leggi della robotica:

/1-Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.

/2-Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.

/3-Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

 

C'è un concept che lega fra loro i vari brani dell'album? Quali sono i temi da voi affrontati nei vostri testi? Come avete scelto il titolo dell'album?

 

I nostri brani parlano spesso della realtà che ci circonda, piena di menzogne e tanto fumo. Alla fine si cerca sempre di vincere questa battaglia interiore contro l'apatia, cioè continuare ad andare avanti cercando le cose che ci rendono felici. Per il titolo dell'album diciamo che amiamo la buona cucina e in particolare i dolci!

 

Nel 2015 festeggiate dieci anni di carriera: quali sono stati i momenti più importanti che avete vissuto come band, e le più grandi soddisfazioni che avete avuto?

 

Credo che derivino principalmente dai live, le nostre soddisfazioni maggiori sono venute affiancando grandi band straniere ed italiane, riuscendo ad essere sempre all'altezza, il che non è facile. Deville, Bud Spencer Blues Explosion, Verdena, Naam, Spiral Arms e Scorpion Child sono alcune delle band con cui abbiamo avuto la fortuna di suonare. Tutti ottimi musicisti e la maggior parte di loro sono persone semplici e vere, disponibili e sempre pronte a far festa.
Per quanto riguarda il resto sicuramente siamo orgogliosi di aver partecipato per due volte di seguito nella famosa compilation "Desert Sound", per noi è stato il top.


"Space Muffin" è il primo album che pubblicate con Michele Montanari alle tastiere. Quali scenari vi ha permesso di esplorare l'inserimento di questo strumento?

 

L'arrivo di Michele con il suo Synth ci ha dato modo di scollegarci dal classico e di sperimentare atmosfere e suoni diversi, abbiamo cercato di mantenere quello che ci piace ed abbiamo aggiunto suoni nuovi cercando di non intaccare quello che è l'anima dello stoner classico, ma provando ad aggiungere qualcosa in più.
Detto così sembrerebbe facile ma non lo è, trovare il giusto equilibrio è arduo, quindi speriamo di esserci riusciti.


Cosa ne pensate dell'attuale scena underground in Italia? Specialmente dal punto di vista dell'attività live, vi trovate meglio nell'ambiente odierno o in quello in cui avete cominciato a suonare? Cosa è migliorato nel corso degli anni, e cosa è peggiorato?

 

Guarda, effettivamente qualche anno fa le band erano molte meno e suonare dal vivo era più facile, ma è giusto che le band siano cresciute di numero, anche perchè i mezzi oggi a disposizione sono maggiori. Puoi tranquillamente registrare un demo a casa, oppure comporre musica anche se non hai una band al completo. Questi punti sono sicuramente a vantaggio della creatività, però c'è il rischio che molte band non riescano a farsi conoscere. Poi non parliamo della music industry, che ha introdotto nuove figure professionali che rosicano il già sottile margine di guadagno della band.
Noi siamo della vecchia scuola e cerchiamo di fare quasi tutto da soli come registrare i brani, produrre i video, fare i set fotografici, organizzare i concerti, etc.

 

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Avete qualche sogno nel cassetto? Come un festival cui vorreste partecipare, o magari una band con cui condividere il palco?

 

Ci sono molti festival stoner/doom in giro per l' Europa, tipo Spagna, Inghilterra, Germania, etc., riuscire a suonare in uno di questi sarebbe un sogno. I gruppi che vi partecipano sono spesso band a cui ci inspiriamo e l'atmosfera che si respira su quei palchi deve essere qualcosa di unico!


Quali sono i vostri progetti per il futuro? Dove vi porterà l'attività live a supporto di "Space Muffin"?

 

Ora stiamo pensando alla produzione del prossimo video e nel frattempo non trascuriamo l'organizzazione dei live, parte fondamentale per la promozione di un nuovo album. Ci auguriamo di suonare molto in questo 2015 e conoscere le tante band che ascoltiamo di solito.


Con questa era tutto! Vorreste chiudere l'intervista con un messaggio per i vostri fan, e per i nostri lettori?

 

Intanto ringraziamo voi di SpazioRock per lo spazio che ci avete dato e per l'ottimo lavoro che state facendo per supportare la scena underground. A tutti quelli che ci stanno seguendo, diciamo di coltivare le proprie passioni, ascoltate buona musica e andate ai concerti, soprattutto quelli delle band meno famose. Un tempo anche gli U2 e i Rolling Stone erano ansiosi che ci fossero pochi spettatori ai loro concerti!




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