Nile (Karl Sanders)
In occasione dell'uscita del nuovo disco dei Nile, "Vile Nilotic, Rites", abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il loro leader Karl Sanders.
Articolo a cura di Icilio Bellanima - Pubblicata in data: 22/11/19

Prima di iniziare l'intervista, Sanders dà una rapida occhiata alle domande. “Voglio solo vedere se stai per chiedermi qualcosa di strano”.


Perché? Hai avuto problemi con qualche giornalista?


Sai, dopo più di 20 anni di metal, di cose strane me ne sono capitate durante le interviste.


Anche se nella vostra musica non ci sono riferimenti politici o cose del genere?


Viviamo in un'epoca in cui regna il clickbait, dove una minima frase si trasforma nel titolo di un articolo.


Già, succede anche altrove, come in un altro settore in cui lavoro, quello dei videogiochi, dove spesso il focus si sposta su altre questioni.


Ah, ti occupi di videogiochi?


Sì, e già che ci sono, anticipo una delle domande che avrei voluto farti più in là: tra i media che influenzano la tua musica (dal punto di vista lirico in particolare) ci sono anche i videogiochi?


Ho amato la colonna sonora di Doom, quello del 2016. Pazzesca! E amo anche quel gioco, non vedo l'ora esca il nuovo capitolo, Doom: Eternal!


E Assassin's Creed Origins? Lo hai giocato? È ambientato nell'antico Egitto, e c'è anche una modalità chiamata “Discovery” che permette di esplorare il gioco e di scoprire informazioni su città e monumenti. E alcune sezioni sono ambientate nel Duat (l'aldilà), è davvero pieno di riferimenti mitologici.


Come hai detto che si chiama?


Assassin's Creed Origins!


Ahhhh, ok! L'ho sentito nominare ma non ci ho mai giocato.

 

Torniamo a parlare del nuovo album. L'ho ascoltato per un po'...


Bene! Ti è piaciuto?


Sì, quel che mi è piaciuto è che riuscite sempre a proporre materiale interessante, “fresco”, senza il bisogno di compromessi, di melodie più accessibili, non vi serve nemmeno abusare di orchestrazioni. Restate sempre coerenti e ciò lo trovo un bene. Ma come vi riesce dopo più di 20 anni? Qual è la vostra ricetta segreta?


Non lo so, il segreto sta nel lavorare duramente. Abbiamo due nuovi membri nel gruppo che hanno portato una ventata d'aria fresca.

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A proposito di membri dei Nile, cosa si prova a suonare con uno come George Kollias? È uno dei migliori al mondo!


È mio fratello, è fantastico averlo sempre al mio fianco. Ultimamente le cose stanno andando alla grande, e siamo davvero felici di suonare insieme, di avere dei fan a cui interessa quello che facciamo, e che ci stanno davvero a cuore.


Tornando alla domanda sulle fonti di ispirazione: cercate nuove idee in altre band, altra musica, libri...?


Sì, tutto quel che hai detto, ma anche History Channel, cose che trovo su Internet, videogiochi, tutto può offrire ispirazione. Non è che scrivo canzoni dicendo: “Oh, c'è un'idea su quell'albero, ora la prendo! Oh, ce ne è una su quella sedia, eccola”. Le idee hanno bisogno di un contesto. Io spesso scrivo prima i testi e poi la musica. Le parole guidano lo sviluppo della canzone.


Per questo vi ci sono voluti 4 anni per scrivere un nuovo album?


No, no, non è che siamo stati 4 anni a comporre il nuovo album (Vile Nilotic Rites, ndr), ne abbiamo impiegati 2. Gli altri 2 li abbiamo passati in tour per "What Should Not Be Unearthed", a rodare i nuovi arrivati. Ma anche a pensare a cosa fare con questi nuovi innesti, a come continuare il nostro percorso come band., perché non ci piace restare ancorati al passato, vogliamo dimostrare cosa può fare questo gruppo di persone.


Io credo che questa “freschezza” sia rispecchiata anche nella produzione, forse la migliore di sempre.


Sì, sono d'accordo.


È pulita ma potente, meno asfissiante rispetto al passato, dà più respiro ai riff. È il risultato che volevate?


Assolutamente sì, non mi piace definirla “calcolata” ma sì, sapevamo cosa stavamo facendo, volevamo che gli strumenti si sentissero meglio, in particolare la batteria. Abbiamo uno dei migliori batteristi al mondo, si merita di avere un suono come si deve. Abbiamo fatto il possibile non solo per avere una buona produzione della batteria, ma anche per dare più dignità ai riff e ai singoli strumenti. Se ascolti l'album non c'è alcuna parte a se stante, tutto è studiato per essere in armonia con il resto. Per farlo serve un sacco di lavoro, soprattutto se suoni un death metal così furioso, bisogna lavorare tutti nella stessa direzione, come un gruppo di cavalli: se non tutti corrono verso lo stesso punto, non si va da nessuna parte, bisogna muoversi all'unisono.

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Quindi il vostro processo di scrittura è collettivo?


Sì, questa volta abbiamo coinvolto tutti i membri della band, persino George ha composto alcuni riff ("Where is the Wrathful Sky"). Abbiamo contribuito anche noi chiaramente, ma quella è la sua canzone.


Una domanda sulla mitologia: hai mai preso in considerazione l'idea di esplorare altre culture?


Qualche volta ho deviato un po' dal solito percorso parlando di storia antica o sumerica, mesopotamica, siriana, ma sono molto vicine a quella egiziana. Non credo però di dover parlare, ad esempio, di mitologia norrena, perché c'è gente che lo fa molto meglio di noi. Perché dovremmo farlo? A noi riesce bene quel che facciamo, dovremmo continuare a far quello.


Tu hai un altro progetto parallelo, sempre dedicato all'Egitto, quindi non hai mai pensato di crearne un altro appositamente per parlare di altre culture?


No, come detto, altri lo farebbero comunque meglio di me, e vale anche per altro. Per dire, se mi chiedessero di suonare in una tribute band dei Cannibal Corpse gli direi di no. Io li adoro, ma ci sono già loro, e nessuno riuscirebbe a suonare la loro musica meglio di loro.


Sei una figura chiave della scena death metal mondiale. Quanto è cambiata nel corso degli anni? È migliorata o peggiorata? E come la vedi tra 5 o 10 anni?


Il mondo è cambiato completamente rispetto a quando ho iniziato a suonare. Io credo che sia cambiata proprio la cultura: quando ho iniziato io, se suonavi death metal, la tua musica piaceva solo ai fan del genere, non veniva accettata da altri. Ma col passare del tempo c'è stato un processo di “omologazione” che ha portato il death metal a essere un po' più annacquato, un po' più accettato. Poi sono sbucati fuori metalcore, tech metal, tech core, nu metal, hardcore metal, di tutto, e ora tutti accettano qualunque cosa. Quando suonavo io, se non suonavi death metal ti dicevano “Fottiti”, era l'attitudine della gente dell'epoca. Quindi sì, le cose sono cambiate. In 5 anni chi lo sa come andrà a finire. In tour con noi c'è una band giovane, si chiamano Vitriol e mi piacciono un sacco. Sono “true”, sono come dovrebbe essere una band metal. Quando pensi al death metal ti vengono in mente Cannibal Corpse, Suffocation, Immolation, i vecchi Entombed, questo è death metal.


Di questi tempi invece abbiamo le Kardashian che fanno le dirette su Facebook con indosso le longlseeve dei Morbid Angel...


Esatto, proprio a quello mi riferivo! A proposito, Storm of the Light's Bane è uno dei miei dischi preferiti di sempre (indica la mia maglietta dei Dissection, ndr). Ne ho 4 copie.


Grazie della chiacchierata, Karl!


È stato un piacere.




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