The Rainband (Martin Finnigan)
In occasione delle tre date dei Rainband nel nostro paese, l'iconico ed eccentrico leader Martin Finnigan torna a raccontarci dell'ultimo album della band, del suo modo di vedere la musica, dell'importanza di Manchester nella cultura rock e del suo speciale rapporto con l'Italia. 
Articolo a cura di Giovanni Maria Dettori - Pubblicata in data: 10/02/19
Ciao ragazzi, e bentornati su Spaziorock.it! Siamo davvero felici del vostro ritorno in Italia, anche perché sappiamo che avete un rapporto speciale con il nostro paese. Siete emozionati per questi tre live? Cosa vi aspettate stavolta?
 
Ciao Giovanni, è sempre un piacere venire in Italia. Ovviamente, come hai detto anche tu, quella con questo paese è una relazione che è diventata speciale grazie ai tour fatti qui con i Simple Minds, Paolo Nutini, Public Image e ancora di più grazie ai lavori con la Simoncelli Foundation, dal tributo per Marco "Rise Again" sino a quando sono diventato Ambasciatore del Regno Unito per questa fondazione. Ogni singola volta che sono stato qua, che fosse in tour con la band o da solo con la fondazione, è stato sempre unico e indimenticabile sotto tantissimi punti di vista... Quindi, "Cosa mi aspetto?", beh penso che nella vita "sperare" sia un termine più bello di "aspettarsi" quindi, dal cuore, spero semplicemente di ricevere qualcosa di ancora più da parte della stessa  "Bella Italia".
(qui Martin prova a risponderci in un arrangiato, ma simpaticissimo italiano! n.d.r.)
"Sorri, mio italiano è lavori in corso……Ma l'importante è provare sempre”. Cosa possono "aspettarsi" i fan italiani? Beh, ancora un po' del mio pazzo italiano.
 
Il vostro secondo album “The Shape Of Things To Come”, è uscito circa un anno fa. Sappiamo che l'avvento del vostro primo album vi richiese un po' di tempo in più, mentre stavolta il processo è sembrato un po' più rapido. Cosa ha facilitato la fase di scrittura stavolta?  
 
Penso che il primo album, “Satellite Sunrise”, abbia risentito pesantemente della cultura politica con cui si stava confrontando la nostra generazione. Mentre stavamo scrivendo, sembrava che ci fossero delle scosse che ci avvertivano che terremoti, come quello dell'ascesa di Trump e dei nazionalismi, stessero per giungere. In canzoni come “One man down" e “Storm” ad esempio questo risulta molto chiaro. Dietro tutto questo, ci siamo sforzati in studio per cercare di raggiungere sensazioni e suoni simili a quelli del live, e sicuramente è stato necessario del tempo per riflettere l'energia che portiamo sul palco quando suoniamo dal vivo. “The Shape of things to come” è stato aiutato dal suo predecessore perchè siamo passati attraverso la fase del "come fare per farlo suonare come se fosse live", quindi l'album è arrivato più in fretta. Oltre questo, c'è stata una maggiore concentrazione, da un punto di vista dei testi, in particolare sui pensieri nella mia testa e in riferimento a situazioni più "domestiche" della mia vita o di quella dei miei amici. Amore, sogni, dilemmi, dipendenza: per me c'è così tanta luce e ombra in questo album che ho capito che quando sei in grado di vedere determinate dinamiche davanti ai tuoi occhi, se sei un autore puoi connetterti con i sentimenti di quelle persone, e quindi scrivere le parole che le riflettono nel modo più comprensibile.
 
Cosa direste riguardo un futuro album? State già lavorando su nuovi materiali? Come vi state confrontanto con il processo di composizione in questo momento della vostra carriera?
 
Penso che non abbiamo mai smesso di scrivere. Al momento abbiamo alcune tracce su cui stiamo lavorando ed è ancora presto per capire se saranno complete a breve o se servirà del tempo perché possano essere considerate assolutamente pronte. Hanno un'energia palpabile ma in modo differente rispetto a quanto abbiamo fatto prima, ma, come saprete, da queste parti si dice "The devil is in the detail" (il diavolo si nasconde nei dettagli n.d.r.)... In realtà, non ho alcun tipo di passione per i diavoli.
 
Come vi sembra che si siano inserite le nuove canzoni nei live set? Avete avuto qualche difficoltà?
 
Ci siamo esibiti per la prima data del tour all'Auditorium di Liverpool "Sir Paul McCartney", ed è stato fantastico considerato che naturalmente tutti amiamo i suoi lavori (di Paul McCartney n.d.r.). è stato come un battesimo di fuoco. Le nuove canzoni sono venute incredibilmente bene, ma trovare un equilibrio fra il vecchio e il nuovo ci ha richiesto circa un anno di tempo. La sensazione è che sul palco, da parte di tutti noi, ci sia la volontà che tutto questo suoni nel modo migliore possibile. 
 
Dopo 7 anni di carriera, in che modo è cambiato il vostro rapporto con il pubblico?
 
Penso che quelli che c'erano sin dall'inizio siano per la gran parte ancora con noi, e che ogni anno, e ogni tour, abbia condotto a dinamiche diverse da parte della band, e questo ha sicuramente influito sul pubblico. Mi piace pensare che siamo una band che quando calca il palco non guarda agli spettatori presenti come a qualcosa di diverso o di migliore rispetto a qualsiasi altro pubblico...Ma come il catalizzatore per creare una notte in cui i sentimenti e le emozioni si innalzano verso l'unica direzione in cui la musica può condurli. Per me, spetta sia al pubblico che alla band far sì che sia una serata indimenticabile e volere che lo sia veramente. Noi porteremo i fuochi d'artificio, voi gli accendini!
 
In passato avete aperto gli show di artisti come Paolo Nutini e i Simple Mind. Cosa avete imparato da loro?
 
I Simple Mind sono stati parte integrante dello sviluppo della band in moltissimi modi: andare in tour con loro così presto ci ha dato la possibilità di vedere questi ragazzi, che hanno scosso il mondo nei tardi anni '80, esibirsi di serata in serata. Questo mi ha insegnato un sacco nel capire come riuscire ad affrontare un concerto. Paolo è un buon amico. E' qualcuno che, onestamente, non riuscirei a veder fare qualcosa che non sia quello che fa oggi. E' concentrato sul suo mestiere, che gli riesce molto facilmente. Se mi ha insegnato qualcosa, è che la musica è pronta solo quando lo vuole lei. Non puoi metterle fretta, non puoi farle pressioni. Arriva quando arriva, quindi, devi essere pronto. Mi ha anche insegnato come uscire per un drink veloce la domenica e non tornare sino a giovedì pomeriggio... Ma questa è un'altra storia. 

Quali sono le principali fonti di ispirazione per la vostra musica?
Al momento amore, sogni e dilemmi; ma ogni giorno arriva qualche nuova fonte di ispirazione nuova quindi... Mi terrò pronto!

Ci sono degli artisti con cui vi piacerebbe lavorare in futuro?
Ci sono alcuni artisti incredibili là fuori, i cui nomi mi suonano familiari: allo stesso modo oggi ci sono nuovi suoni e stili musicali e tra le varie città, Manchester è sempre uno degli epicentri di questi movimenti. Sento che tutto è possibile. 

Dando un'occhiata alle vostre date in Italia, sembra che abbiate deciso di esibirvi in locali intimi e accoglienti: per esempio "Le Mura" a Roma è celebre per la sua atmosfera speciale, oltre che per aver ospitato alcuni degli artisti indie più celebri da tutte le parti del mondo. Come vi sentite a suonare in locali così intimi?
 
Personalmente, preferisco luoghi in cui sento di poter creare l'atmosfera assieme a persone che condividono il mio modo di vedere le cose. Siamo stati abbastanza fortunati da condividere alcuni dei posti più importanti con gente come i Fleetwood Mac o gli Stones e sai, quei momenti sono così speciali! Ma, a cuore aperto, dico che i momenti in cui la musica mi ha realmente colpito ci sono stati nei locali più piccoli, quindi spero davvero che esperienze di questo tipo si ripetano durante questo tour.

L'atmosfera di Manchester influenza ancora il vostro modo di vivere e scrivere musica?
 
Penso che sarebbe impossibile se così non fosse, sai siamo tutti nati qui, quindi gli Stone Roses, gli Oasis, i Verve, i Doves e ancora prima gruppi "classici" come gli Smiths, i Joy Division, i Buzzcocks sono tutti radicati dentro di noi. Venire da questa città ti rende davvero orgoglioso, ma naturalmente tutte le band erano estremamente diverse, quindi può succedere che prendi spunto dai diversi ritmi, stili, riff strizzando l'occhio a queste band, ma noi cerchiamo sempre di tirare fuori quella che penso sia la nostra unicità in ogni canzone che produciamo.  
Ripeto, comunque sia siamo fortunati ad aver conosciuto personaggi come Noel, Liam, Jonny Marr e di aver parlato di musica e tutti, come noi, sono fieri del posto da cui provengono, un posto in cui si fa musica ma sempre cercando di porre l'enfasi sul fare un qualcosa di nuovo.
 
Vorreste lasciare un messaggio speciale ai vostri fan italiani?
 
Come sai, il mio italiano è limitato. Di certo, molte delle parole che conosco suonano un po' strane in molte situazioni o sono inutili, in ogni caso rimangono con me. Per esempio "Cammello, tratore, pupazzo di neve, tartaruga". Tutte hanno una storia, ma quella che probabilmente più mi rappresenta è "Io sono un po' pazzo". Quindi, dopo aver detto tutto ciò, direi ai nostri fan italiani "Insieme siamo più forte!" e "A prestoooooooo!"
 
Grazie ragazzi! non vediamo l'ora di sentirvi suonare qui! Un abbraccio dall'Italia e continuate a spaccare tutto!



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