Stef Burns (Stef Burns)
Uno dei chitarristi più importanti, ricercati ed osservati della scena italiana e non solo: il virtuoso Stef di Vasco Rossi ha una vita musicale e personale piena di musica, desideri e progetti. Sarà una passione così importante il segreto del suo successo e della sua simpatia?
Articolo a cura di Valerio Cesarini - Pubblicata in data: 07/08/18

Ciao Stef, è un onore averti ai microfoni di Spaziorock! Come stai?

 

Ciao, sono qui con mia figlia di 6 anni, quindi sto benissimo! Sto suonando musica che mi piace, scrivo nuovi pezzi, ho la gioia continua di lavorare e condividere la mia passione con altre persone... E poi sto con mia figlia, quindi, ripeto, chi sta meglio di me?

 

Parliamo di ciò che stai facendo ultimamente: dopo il successo di due date con The Italian Job, con Claudio "Gallo" Golinelli e Juan Van Emmerloot, la band ha intrapreso un tour che toccherà svariate province italiane. Com'è nato il progetto e quali sono la cifra musicale e gli intenti dello stesso?


Quando faccio qualsiasi cosa in Italia la chiamo The Italian Job: è il mio progetto, anzi quasi più un marchio! Il tour parte con gli intenti migliori, abbiamo già fatto sold out a Bologna, e l'idea dietro era mettere insieme il mio batterista storico, con cui collaboro nei miei vari progetti paralleli dal 2005, col grande Gallo. Con Gallo ho un feeling e un'amicizia incredibili che durano da 25 anni sui palchi con Vasco, e devo dire che lui e Juan non vedevano l'ora di suonare insieme!

 

Come tutti sanno tu suoni sui più grandi palchi italiani con Vasco, ma sei un musicista molto attivo in tutte le realtà, come questa formazione in trio dimostra. Cosa spinge uno dei maggiori chitarristi della scena italiana a tenersi sempre impegnato anche con realtà differenti?

 
Mi sento molto fortunato a poter suonare su un grande palco. Come tutti i musicisti amo però anche le situazioni più intime, dove hai il pubblico vicino. C'è proprio un suono diverso, un'energia diversa. Io sono cresciuto nei club di San Francisco proprio con questa cultura di andare nei pub ed ascoltare una band vicini al palco, tutti intorno. Certo, ora è ancora più bello! Non c'è grande palco che ti faccia dimenticare la magia della live music, quella è per sempre.

 

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In precedenza hai avuto un trio con lo stesso Van Emmerloot e con Billy Sheehan al basso. Ora al basso c'è il Gallo, con cui suoni già nella band di Vasco. Che effetto fa continuare a stare sul palco con un musicista che conosci così bene e con cui condividi una realtà grande come quella del rocker di Zocca?

 
Sì, il mio trio nacque con Billy Sheehan, ma in generale penso che sia splendido suonare con tante persone diverse e sentire le differenze nel loro stile. Con il mio Italian Job, il Gallo suona Van Halen, Black Sabbath...Ma in maniera sua, in maniera assolutamente personale. Abbiamo molta più libertà, sia il Gallo che Juan danno libero sfogo alla loro creatività, si può improvvisare e dimostrare il proprio stile.


Sei da sempre considerato uno dei più grandi chitarristi blues/rock della scena italiana e non solo, e anche ultimamente che Vasco Rossi ha optato per una virata ancora più heavy tu sei sempre in prima linea. Come affronti i cambiamenti e le richieste stilistiche che un lavoro importante come il tuo richiedono?


Innanzitutto devo dire che sono contento di questo, dei cambiamenti e del carattere più heavy della musica di Vasco. Mi spinge ad imparare a capire e suonare le cose più diverse. Ora con Vasco mi ritrovo a suonare quasi metal, ho chitarre droppate - penso a "Cosa Succede In Città" - , addirittura una 7 corde. Il merito è di Guido Elmi e di Vasco stesso, e dei musicisti che curano gli arrangiamenti, fra cui mi viene in mente Vince (Pastano). Noi musicisti vogliamo essere messi sotto pressione, challenged: mi tiene sempre sul pezzo. E poi, si torna magari a pezzi classici, a una "Sally", si può respirare, avere più spazio, permettersi momenti più soft ed emozionanti, per poi tornare a bomba sull'heavy. Devo dire che questa alternanza mi dà tantissima energia!

 
Suoni con Vasco dal 1995 e molti sono i momenti emozionanti che ti vedono protagonista durante i concerti. Ovviamente devi anche suonare parti in origine di altri chitarristi, sia ex colleghi nella band di Vasco sia sessionmen internazionali -viene sempre in mente la tua versione dell'assolo de "Gli Angeli", in origine di Mike Landau. Qual è il brano a cui sei più affezionato, quale il momento che preferisci suonare?


Suono sui palchi con Vasco dal 1995, in studio dal '93. In realtà quando fai questo lavoro è quasi sempre così, devi ritrovarti a suonare parti di altri. Mi era già successo, per esempio, con Alice Cooper. Se non ti chiami The Edge o Eddie Van Halen devi suonare parti di altri (ride, ndr). Con Vasco sono fortunato a poter anche suonare parti mie, da "Buoni E Cattivi" a "Come Stai", ma mi rendo conto di dover anche rispettare le parti suonate da musicisti che non sono io. Pensa quando vado a vedere i Pink Floyd di Roger Waters e mi ritrovo Dave Kilminster alla chitarra: lui è veramente bravissimo, ma la verità è che nel cuore tutti vogliamo sentire un po' di Dave Gilmour, quindi devo rispettare gli altri chitarristi quando ripropongo le loro parti. I miei momenti preferiti sono le ballads, "Gli Angeli" come hai detto tu, dove c'è spazio per avere più espressione e creare veramente momenti emozionanti. Però per quanto riguarda suonare la canzone ti dirò, mi diverte da morire suonare Domenica Lunatica, anche se è solo ritmica: c'è un feel rock che mi entra nelle vene!

 
Basta essere un chitarrista incredibile, avere il fascino dell'America e i capelli lunghi per suonare in maniera così stabile nella più importante realtà italiana e non solo?

 
In realtà io ho notato una cosa, che ho cercato di assimilare. E' vero che chiaramente in primis devi essere un bravo musicista e un lavoratore serio. Ma è importantissimo trovarsi bene con le persone con cui devi lavorare. Se sei sempre scontento, se ti lamenti, se sei presuntuoso... prima o poi non ti chiameranno più. Quando sei in tour la realtà è che sei molto più tempo sul bus, a contatto con tutti gli altri lavoratori, e poi la sera nel caso stai quelle due ore sul palco. Per quanto riguarda l'aspetto tecnico, poi, penso che oltre ad essere impeccabile devi avere qualcosa, di impalpabile, per cui piaci a chi ti darà lavoro. Io mi accorgo, senza presunzione, che Vasco è contento quando mi vede e mi sente suonare, ancora oggi: avrò qualcosa che soddisfa i suoi gusti e questo non è trascurabile!

 
A livello di equipaggiamento chiaramente un concerto come quello di Vasco richiede una precisione ed anche un livello di automazione differenti dalla situazione di power trio. Come hai ridotto, se lo hai fatto, il tuo setup, e ti senti forse più libero in una circostanza come il trio?

 
In realtà hai già detto tutto! Mi sento più libero, posso aggiungere effetti, giocare un po' di più coi suoni e soprattutto con le dinamiche; si può suonare tutti insieme, fare dei crescendo, decidere di rallentare. Per forza di cose invece, in un rock show, tu hai il tuo ruolo e la struttura della musica è più complicata ed organizzata. Ci sono comunque momenti dove puoi dare sfogo al tuo stile, ma in generale ci sono delle consegne da rispettare e la situazione non permette chiaramente di improvvisare tutto. Nel trio poi sono l'unico elemento melodico, quindi c'è proprio da suonare in maniera diversa; talvolta l'atmosfera si "svuota", e questo feel personalmente è gradevole, ed ovviamente non si ritrova in un grosso palco rock. Nel mio trio però ci sono anche momenti con la voce e il Gallo che è un musicista mirabolante!

 

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Tu sei di Oakland, e da anni sei trapiantato in Italia, nonostante gli USA fossero un suolo forse più fertile per una rockstar. Cosa ti dà il nostro Paese, come affronti il fatto di essere forse più famoso in Italia che non nel tuo Paese natale? Hai abbracciato totalmente l'essere "italiano" o semplicemente sei trasversale e, come la musica, senza confini?

 

 
Io sono cresciuto a Walnut Creek, ma se pensi alla mia vita oggi, cioè a Vasco e alla mia famiglia, mi trovo più a mio agio in Italia. E poi ero e sono ancora affascinato dalla lingua, dai posti, dalla gente. Quando qualcosa mi interessa io cerco di assorbirne e impararne il più possibile, e questo è quello che ancora faccio con l'Italia. Vivere qui poi mi permette di stare molto di più a casa mia, finito il lavoro, invece di dover prendere un aereo per l'America. Ormai qui sono a casa, ma conta che quando sono arrivato sapevo dire solo "spaghetti"!

 
L'intervista sta volgendo al termine. Anche se tu sei così impegnato da rendere la domanda quasi superflua, fra progetti solisti, questo tour e Vasco, ti chiedo, più a lungo termine: cosa sogna Stef Burns, dove arriverà come musicista e come persona?


Sono determinato a fare qualsiasi cosa mi renda felice. La musica mi piace da morire, mi piacerà sempre, e ho la grande fortuna di guadagnarmi da vivere con essa. Per il resto farò un disco hard rock, nato in USA, completamente nel mio stile: uscirà l'anno prossimo. Poi ho intenzione di continuare a suonare col mio amore, Vasco: sono innamorato di Vasco e della musica che ho la fortuna di poter fare. Ah, e voglio stare più tempo in montagna!




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