Anneke Van Giersbergen (Anneke Van Giersbergen)
Venticinque anni di carriera, una voce, una mente e un corpo che ne dimostrano anche meno. La regina del progressive metal Anneke si racconta in ogni suo aspetto in occasione dell'uscita di "Symphonized", disco dal vivo con le carezze dell'orchestra.
Articolo a cura di Valerio Cesarini - Pubblicata in data: 14/12/18

Buongiorno Anneke e ben trovata da SpazioRock.it! E' un piacere sentirci in occasione dell'uscita di "Symphonized", iconico disco dal vivo con un accompagnamento solo orchestrale, che fra l'altro sancisce i tuoi venticinque anni di carriera da solista. Com'è nato un progetto così peculiare, raffinato ed emozionante?

 

In maniera molto spontanea. Doveva essere un concerto durante il quale fosse possibile ripercorrere le mie varie anime e i generi in cui spazio, in un'atmosfera particolare e con l'onore di avere degli ospiti. E anche io volevo celebrare in qualche modo i venticinque anni, e così inizialmente pensavo di fare uno show. E poi abbiamo fatto il secondo, perché c'era richiesta ed il pubblico ha risposto benissimo al primo spettacolo...e alla fine siamo arrivati al DVD!


Non è riduttivo dire che hai spaziato veramente fra tantissimi stili e generi, sempre col tuo personalissimo carattere ma con mille ruoli diversi. C'è qualcosa che preferisci, c'è una tua anima definita?

 

Oh, non saprei proprio come rispondere! E' vero, ho fatto tantissime cose diverse, tanti generi, anche nella mia carriera da solista. Il riassunto è questo, ho fatto tante cose e ne vado orgogliosa! Cantare mi piace da morire e sono solo felice di poter fare musica in tutti i modi possibili.


In una carriera così variegata, venticinque anni su una persona così giovane, ci sono grandi momenti che ricordi con particolare piacere?

 

Difficile dirlo... Certe volte i piccoli momenti diventano grandi, perché definiscono fasi della tua vita e carriera. Per esempio, il mio primo disco coi The Gathering è stato un punto di svolta importante e qualcosa che ricordo con grande emozione. Poi, se pensiamo in grande, ho suonato per il Dalai Lama, ed è stato qualcosa di davvero fuori dall'ordinario, un momento speciale. Sono solo a metà strada, guardo verso i prossimi venticinque anni!


Diverse band hanno introdotto l'orchestra nei loro spettacoli più importanti, dai Marillion ai Metallica col celeberrimo S&M. Tu hai optato per qualcosa di ancora più radicale, rimuovendo tutti gli strumenti "moderni" e lasciando la sola orchestra a reggere il concerto. Qual è il motivo di questa scelta e cosa pensi in generale del ruolo della grande Orchestra nel "nostro" mondo del rock?

 

Se lavori solo con l'orchestra, il centro di tutto rimane la canzone e l'arrangiamento orchestrale. Inevitabilmente, in una situazione in cui ci sia anche una band, l'orchestra non può risaltare.
Io ho avuto la fortuna di avere arrangiamenti splendidi, e su quelli abbiamo scelto di concentrarci... E con ottimi risultati, penso che le canzoni siano rinate a nuova vita! Niente live band con troppa "violenza" sonora.


Quando hai formato i Vuur hai dichiarato di voler separare con decisione il tuo lato cantautorale, intimo ed acustico dalla parte prog metal della tua carriera. Eppure ti ritrovi su un palco a cantare questo e quello per il tuo venticinquesimo anniversario, e con un'orchestra - benchè il metal debba molto alla musica classica.

 

Giusto. Non sono poi generi così diversi, e ci può essere una grande varietà in entrambi i reami. Quando ho formato i Vuur volevo uno spazio esclusivamente per la musica heavy e prog, ma non è che senta il bisogno di separarli drasticamente. Tutto il resto, acustico, solista, l'avrei fatto come Anneke; ma era semplicemente per organizzare meglio tutto ciò che voglio fare!

 

 

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Un aspetto particolare che ho sempre trovato in te è il fatto che la tua voce è cristallina, educatissima, senza vene sanguigne o brutali spesso associate al metal. E mantenendo sempre la tua voce sei riuscita a cantare così tante musiche diverse, nonché a crearti un nome importantissimo nel duro regno del metal. Come è nata la tua passione per questa musica così apparentemente lontana dalla tua voce dolcissima?

 

 

Ho cominciato ad ascoltare metal da quando avevo quattordici anni, e sinceramente ho sempre teso verso la parte un po' più "dark" della musica, anche in altri generi come il pop. Poi sono cresciuta negli anni '80, con band come i Metallica, gli Slayer, ma anche i Queen.
Quello che amo del metal è che si può parlare letteralmente di tutto, non ci sono tabu: amore, morte, perfino politica. Già cantavo in una band metal prima di unirmi ai The Gathering, e con loro ho semplicemente esplorato le infinite possibilità che questo genere ti offre. Potevo semplicemente cantare con la mia voce e comunque veniva apprezzato, era coerente con la band, e il pubblico alla fin fine amava questo tipo di onestà.


Una voce come la tua è un dono ma anche frutto di tanto lavoro: qual è il tuo rapporto con il mondo accademico? Hai mai insegnato?

 

Ho insegnato un po' di anni fa, anche in ambiti accademici. Mi piaceva molto.  Ma ci tengo a dire una cosa riguardo al canto, tecnica a parte. Oltre alla ovvia cura che bisogna avere della propria voce, penso che sia importantissimo esprimere chi siamo come persona, senza copiare. Cantare è anche un modo di crescere e conoscersi come persona, e deve uscire il proprio carattere anche nella voce.


Durante la tua carriera hai collaborato con gli artisti più svariati, praticamente con quasi tutti i nomi più importanti del progressive metal da Devin Townsend ad Ayreon. Sei ricercatissima, ma c'è stato un momento in cui ti sei sentita in soggezione?

 

Sì, un pochino due anni fa con Mikael Akerfeldt degli Opeth. Sono stata anche timida perché credo sia uno dei migliori cantanti al mondo. Per il resto, ho particolarmente amato lavorare con Devin e sono orgogliosa di poter dire che abbiamo fatto molte cose insieme. Lo apprezzo moltissimo sia come persona che come musicista!


A differenza di molti altri generi, il metal non ha ancora offerto molto spazio alle figure femminili fuori da contesti di band, dunque ad artiste soliste forti del loro nome. Tu sei certamente una fra le più apprezzate, se non la più celebre artista prog metal. A cosa credi che sia dovuto questo fenomeno e... come hai fatto?

 

Hai ragione, non è molto comune. Credo abbia anche a che fare col fatto che so suonare uno strumento, e quindi posso logisticamente stare da sola su un palco, suonando la chitarra e cantando le mie canzoni. Quando ho cominciato la mia carriera solista dopo i The Gathering, ho deciso che sarei stata libera. Volevo essere versatile ed aperta, fare tutto ciò che mi sarebbe piaciuto cantare. Voglio una carriera ad ampio raggio.


E sempre a proposito di nome, il tuo è tanto importante quanto difficile - hai addirittura complicato il tuo vero nome, Anna! Sembra banale ma non hai mai pensato che avere un nome più semplice da scrivere e da ricordare potesse giovare alla tua carriera anche da un punto di vista puramente logistico o commerciale?

 

E' vero, ho un nome difficile! E sì, mi chiamo Anna ma Anneke è il nome con cui mi chiamava mia madre e con cui mi hanno sempre chiamata, quindi mi è venuto naturale usarlo. Ci sono effettivamente state case discografiche che mi hanno chiesto di cambiare il mio nome o di semplificarlo, ma ormai mi ero già costruita una fanbase... E poi, a questo punto, vale la pena rimanere me stessa in tutto e per tutto!  Fra l'altro, semplificare a volte è poco originale, soprattutto nel metal: al pubblico non interessano le cose semplici; la musica metal è complicata e quindi hanno il tempo e la voglia di scoprire il bello dietro alla complessità.


Mentre l'intervista si avvicina al crepuscolo, parliamo della tua attività concertistica. Cosa hai in cantiere, ed hai piani per venire in Italia?

 

Ancora non so cosa farò, ma voglio registrare un nuovo album. Credo sarà qualcosa di acustico, sto scrivendo molto. Non sono sicura di quando arriveremo in Italia, ma di sicuro mi piacerebbe molto: tutte le volte che vengo il pubblico è gentilissimo e caldissimo - urlate tantissimo!


E piacerebbe molto anche a noi rivederti qui! Salutandoti ti chiediamo: come costruirai il tuo futuro?

 

Lo costruirò nel mentre. Una sorta di piano ce l'ho: scrivere nuovo materiale, fare altri spettacoli, altre collaborazioni. Ma non sai mai cosa ti aspetta, sono e sono sempre stata apertissima all'inaspettato. A volte le cose più spontanee sono le più giuste.




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