GunJack (GunJack)
Come fare propria la lezione dei maestri Motörhead & co.: ce ne parlano i GunJack, band rock 'n' roll/ heavy metal del milanese in occasione dell'uscita del loro secondo prodotto discografico, "The Cult Of Triblade"
Articolo a cura di Ludovica Iorio - Pubblicata in data: 27/01/20
Ciao ragazzi! E’ un piacere avervi qui su SpazioRock per la prima volta. Innanzitutto come state, come ve la passate?

GJ: Molto bene grazie, è un periodo bellissimo perché la promozione del disco sta andando alla grande!


Iniziamo col dire che il vostro progetto è nato nel territorio milanese poco più di due anni fa, quindi potreste raccontare in breve a chi ancora non vi conosce come si è sviluppato?


Rex: Alex (basso e voce) aveva da tempo un po’ di canzoni in cantiere da sviluppare; hai presente: “Ho in mente un progetto e prima o poi lo farò”? Così ha coinvolto Fabio (chitarra), che è suo compare nel tributo ai Motörhead, e me (batteria), che suonavo con lui nei V-Anger (band trash/hardcore di pezzi inediti): c’è stata subito la giusta alchimia.

La vostra musica ha molto a che fare con rock 'n' roll/heavy metal vecchia scuola, in primis con i Motörhead: non ho potuto non notare il baffo, così come la voce graffiante “alla Lemmy Kilmister”. Qual è l’eredità che le grandi band che hanno fatto scuola in questo ambito vi hanno lasciato, a livello personale?

GJ: Siamo totalmente ispirati dalla “vecchia scuola”: i Motörhead, i Judas Priest, gli Iron Maiden, Anthrax, Metallica… L’attitudine era quella giusta e noi, nel nostro piccolo, vorremmo riproporre quelle atmosfere!


Come riuscite a rendere nuovo questo sound, a ridargli una nuova giovinezza, senza riproporre un qualcosa di già sentito?

Fabio: In realtà è tutto molto spontaneo; tutti e tre cerchiamo di portare il nostro suond personale... che possa risultare un qualcosa di “fresco” ci fa un immenso piacere, di sicuro è molto vero!

Quali sono stati gli avvenimenti più significativi come gruppo da un punto di vista maturativo?

GJ: Sicuramente i “mini tour”: sia che fossero all’estero, sia che fossero in Italia, hanno rafforzato il nostro rapporto e la nostra voglia di fare musica!


Avete pubblicato da poco il full-length “The Cult Of Triblade”, per cui vi faccio i complimenti! Come ho detto prima, la vostra attività dura da poco più di due anni, e nonostante questo avete già all’attivo due lavori molto validi. Possono essere considerati questi ultimi come due capitoli di una stessa storia?

Alex: Assolutamente sì… Il nostro vuole essere una sorta di concept: ogni album sarà caratterizzato da un unico filo conduttore, ogni disco un’evoluzione della storia. Anche in questo cerchiamo di rifarci all’ideologia old school anni '80, la creazione di un personaggio (nel nostro caso il Gunjack), una pubblicazione all’anno, una storia e più live possibili!

gunjack2019album2

Sicuramente i ritmi serrati dettano legge all’interno dei vostri brani. Ci potreste raccontare qual è il vostro schema compositivo, in generale?

Fabio: Come spesso succede, le idee nascono dalla chitarra o dal basso e poi si sviluppano insieme valutando fino in fondo le idee di tutte e tre le “teste”.

Non da meno sono le tematiche da voi trattate: varie, impegnative e sempre attuali: ambiente, religione, guerra… Quanto è importante che si parli di questi argomenti in musica, e in che modo secondo voi andrebbero affrontati?

Alex: E’ molto importante che si parli di queste cose, perché spesso si è più propensi a recepire un messaggio ascoltando una canzone, soprattutto se è di facile ascolto e molto diretta. Noi cerchiamo di dare tutti i punti di vista di uno stesso argomento, senza schierarci apertamente, proprio perché ci piace l’idea del contrasto tra “canzone dritta in faccia” e riflessione su argomenti che riteniamo importanti.

“The Cult Of Triblade” nel complesso risulta organico all’ascolto, la tensione è sempre mantenuta alta e l’headbanging è inevitabile. Un ottimo risultato, direi! Ma quali sono gli altri risultati ottenuti dal vostro lavoro che vi hanno dato e vi continuano a dare maggiore soddisfazione?

Alex: Sicuramente ciò che ci rende più fieri è la resa che riusciamo a dare nei live… Da subito il nostro principale obiettivo è stato questo, va benissimo un bel prodotto in studio, ma la cosa più importante è la resa live!

So che siete impegnati in alcune date in giro per l’Italia da circa un anno. Come descrivereste in tre aggettivi un vostro live show tipico?

Rex: Non sono tre aggettivi, ma sicuramente rispecchiano i nostri live: BIRRA, POGO e SUDORE haha

Un’ultima domanda: vorreste lasciare un messaggio finale ai lettori di SpazioRock?

GJ: Grazie, veramente grazie a voi che date un po’ di visibilità a un sacco di band indipendenti, e grazie ai vostri lettori che credono ancora nella musica!

Grazie mille a voi per la vostra disponibilità. Un grosso in bocca al lupo, a presto!

GJ: Viva il lupo… e grazie a voi per la vostra disponibilità! Horns up!



Speciale
Tokyo Motor Fist - Lions

Speciale
Come as you are: Kurt Cobain and the grunge revolution

Speciale
L'angolo oscuro #4

Intervista
Paralydium: John Berg

Speciale
Blue Öyster Cult - iHeart Radio Theater N.Y.C. 2012

Speciale
Follow the White Pony: 12 curiosità sul capolavoro dei Deftones