Gotthard (Nic Maeder)
Nic Mader è certamente un cantante dotato di grande talento, ma che si è trovato a raccogliere una delle eredità più difficili dell’epoca moderna del rock. Incontrato in occasione dell’uscita di “Bang!” abbiamo parlato di musica e non solo, cercando di andare oltre al semplice lato artistico di Nic.
Articolo a cura di Marco Ferrari - Pubblicata in data: 07/04/14
“Bang!” è il tuo secondo disco coi Gotthard: c’è stato qualche cambiamento nel tuo approccio a questo nuovo disco rispetto a “Firebirth”?
 
Direi proprio di sì, in particolare per quanto riguarda le linee vocali nel senso che questa volta abbiamo avuto molto più tempo per lavorarci e poi in questo tempo abbiamo avuto la possibilità di conoscerci molto meglio. Ormai sono tre anni che faccio parte della band e oltre al disco abbiamo affrontato assieme un lungo tour. Quindi abbiamo avuto la possibilità di scrivere il nuovo disco pensando alla mia voce, cercando anche di sperimentare un po’ di più, sfruttando un po’ tutti i miei registri. 
 
Visto che hai accennato ai rapporti con gli altri membri della band, anticipo una domanda. Quando sei entrato nella band loro cercavano non solo un grande cantante ma anche un amico con cui condividere una grossa fetta di vita: oggi come va il tuo rapporto con gli altri ragazzi?
 
Direi che è ottimo, anche se in realtà è stato positivo fin dall’inizio. Mi hanno accolto bene e mi sono subito sentito a mio agio, però è ovvio che dopo aver passato molto tempo assieme il feeling sia aumentato ulteriormente. Mi sento un po’ come se avessi sempre fatto parte della band. Il grosso vantaggio è che sono entrato in un gruppo dove i rapporti tra i diversi membri erano già ottimi e non c’è nulla di meglio di entrare non solo in una grande band, ma anche in un gruppo di amici.
 
Tornando a parlare di “Bang”: quanto c’è di tuo nelle composizioni e nella stesura dei testi? Te lo chiedo perché ho notato un’influenza piuttosto marcata legata ai Led Zeppelin in “Spread Your Wings”, ma soprattutto in  “I Won’t Look Down” che mi ricordano la band di Jimmy Page, la seconda assomiglia addirittura a “Kashmir”. Confermi?
 
E’ divertente perché in tanti mi avete sottolineato questa somiglianza con “Kashmir”, ma la cosa interessante perché per quanto possano esserci punti di contatto se ascolti i due riff sono completamente diversi… è proprio solo una questione di feeling. Per quanto riguarda il mio contributo è stato molto simile a quello di “Firebirth”, ma come dicevo questa volta abbiamo avuto molto più tempo. Ci siamo seduti ad un tavolo con Leo e abbiamo iniziato a discutere sulle idee. 
 
A proposito: come è lavorare con Leo Leoni produttore?
 
Assolutamente terribile (risata generale, ndm)! No, a parte gli scherzi devo dire che è molto bravo. Sa quello che gli piace e sa soprattutto come deve suonare la band. Ha le idee molto chiare ed è per questo che ha voluto anche la presenza di Charlie Bauerfeind; mentre Leo è più portato a dei suoni tipicamente rock, Charlie è più orientato verso il metal e questa cosa ci ha permesso di avere una produzione più equilibrata e che corrispondesse in pieno ai nostri desideri. 
 
Ora vorrei parlare un attimo del brano “Maybe”, chi è la ragazza che duetta?
 
Si chiama Melody Tibbits ed è una ragazza americana che vive a Lugano, città in cui insegna musica. In realtà la canzone non doveva essere un duetto, diciamo che è stato assolutamente fortuito e ne sono molto felice. Avevamo bisogno di alcune persone per i cori e abbiamo contattato alcuni artisti nostri amici e uno di questi ci ha parlato di Melody, descrivendola come una grandissima cantante e quindi abbiamo chiamato anche lei. Durante la registrazione di “Maybe” lei era lì presente perché doveva registrare le backing vocals su alcune liee melodiche, ma per un fortunato errore ha sbagliato la parte della canzone su cui cantare…. È il risultato fu talmente positivo che decidemmo di far diventare la canzone un duetto. 
 
Oltretutto potrebbe diventare una bella sorpresa da fare ai fan durante i vostri concerti…
 
Sì, in effetti è una cosa a cui stiamo pensando, magari riusciremo davvero a farlo.
 
Parlando di concerti, durante lo scorso tour ogni volta che cantavi “One Life One Soul” rivolgevi un saluto a Steve Lee dedicandogli il pezzo, ed è una cosa che i fan hanno apprezzato tantissimo. Penso ti faccia piacere sapere che i fan ti hanno ormai consacrato come il perfetto successore di Steve.
 
E’ un qualcosa di incredibile a cui ancora oggi fatico a credere. Sono stato molto fortunato sia per come sono stato accolto dalla band che soprattutto dai fan e il modo in cui sono stati vicini alla band è stato indescrivibile perché ne avevamo davvero bisogno. Avevamo bisogno di sentire il loro affetto e i fan lo hanno fatto in maniera unica.
 
gotthard_intervista_2014_03
 
A proposito dei tuoi primi tempi nalla band: ti è pesato il continuo confronto con Steve Lee oppure l’hai vissuto in modo sereno perché tanto sapevi che sarebbe stato inevitabile?
 
Assolutamente! La vera fortuna è stata che appena sono entrato nella band abbiamo avuto così tanto lavoro da fare da non fermarmi a pensare. Abbiamo scritto un disco, lo abbiamo prodotto e poi abbiamo iniziato il tour praticamente senza un attimo di sosta… il tutto in un solo anno. Quindi ovviamente sentivo la pressione nell’aria, ma non ho mai avuto il tempo per fermarmi. Ecco, ora se ci ripenso mi chiedo come cavolo ho fatto, ma in questo durante ogni show l’affetto che ci arrivava è stato talmente forte che mi ha aiutato tantissimo. 
 
A breve partirete per un lungo tour mondiale in occasione dell’uscita di “Bang!”. Ci sono dei paesi in cui non vedi l’ora di tornare e paesi nuovi che non hai ancora visitato?  
 
Devo dire che ho ricordi positivi di tutti i posti in cui siamo stati, in particolare per quanto riguarda il Sud America dove c’è stato un pubblico assolutamente entusista. Ma penso che ogni nazione abbia delle sue peculiarità che ti rimangono nel cuore e rendono unica l’esperienza. Una delle date che ricordo con più entusiasmo è stata proprio quella che abbiamo fatto a Milano, è stato davvero fantastico, un pubblico numeroso e assolutamente entusiata. E’ stata una serata davvero indimenticabile. Altre date che ricordo bene sono quella di Parigi, oppure quelle in Giappone, o ancora la nostra partecipazione allo Sweden Rock Festival in cui abbiamo suonato di fronte a oltre 40.000 persone… come vedi i ricordi sono tanti e tutti positivi.
 
Qual é il brano di "Bang!" che senti piú tuo e per quale motivo?  
 
E’ difficile rispondere a questa domanda perché in realtà tutti i brani sono molto diversi tra loro, quindi non riesco a pensare ad una canzone che per me possa rappresentare al meglio l’intero album. Se proprio devo dirne una forse scelgo “Feel What I Feel” soprattutto per il testo. 
 
Quali sono invece i brani dei Gotthard del periodo di Steve che preferisci cantare dal vivo e quali invece trovi particolarmente difficili da interpretare?
 
Ce ne sono parecchie che amo cantare, ma forse la mia preferita rimane “Anytime, Anywhere”, è stata la prima canzone che ho cantato quando ho fatto l’audizione per entrare nella band e quindi forse per questo motivo è quella che preferisco anche cantare dal vivo. Poi ovviamente adoro cantare “One Life One Soul”, soprattutto nella versione minimalista nella quale la proponiamo. In generale comunque devo dire che non ci sono brani che non mi piace cantare o sui quali non mi sento a mio agio. Ecco, forse una delle canzoni che ho fatto maggiormente fatica ad interpretare, all’inizio, è stata “Heaven”, ma proprio per il suo essere così fortemente legata alla figura di Steve, ma questa è una difficoltà che accomuna tutta la band in quanto è un brano del tutto particolare e per lungo tempo non ci sentivamo a nostro agio mentre la suonavamo. Però devo dire che verso la fine del tour abbiamo iniziato a sentire meno questo nostro disagio e a proporla con più naturalezza.
 
Penso che una qualità che accomuna te e Steve risieda nel fatto che per essere il cantante dei
Gotthard non basta avere una grande voce, ma ci deve essere un feeling particolare che permetta di interpretare i brani al meglio… 
 
Wow, questo è un bellissimo complimento. In generale penso che comunque in ogni caso per un cantante sia importante il feeling che ha con il brano e che riesce a trasmettere. Ci sono molti cantanti eccellenti in termini di tecnica, ma la parte emozionale per me è fondamentale anche se non è sempre facile essere nello stato d’animo giusto per interpretare al meglio le canzoni. 
 
A ottobre sarete in Italia per ben due date: ti va di mandare un messaggio ai vostri fan italiani?
 
Tutti i concerti che abbiamo fatto in Italia sono stati fantastici, con ottime vibrazioni e quindi speriamo di rivedervi tutti presto!



Recensione
Satyricon - Rebel Extravaganza [Remastered]

LiveReport
Ghost - A Pale Tour Named Death 2019 - Mantova 05/12/19

Intervista
Skillet: John Cooper

Recensione
Nightwish - Decades: Live In Buenos Aires

Speciale
Toliman - Abstraction

LiveReport
Cult of Luna – European Tour 2019 - Milano 03/12/19