Amahiru (Frederic Leclercq)
Il bassista dei Kreator ed ex Drangonforce, Fred Leclercq, ci ha raccontato la nascita di Amahiru, nuovo progetto metal che celebra la sua fascinazione per l'Oriente, ideato e costruito insieme alla chitarrista della band giapponese Mary's Blood, Saki.
Articolo a cura di Giulia Franceschini - Pubblicata in data: 27/11/20

Ciao Fred! Benvenuto su SpazioRock, è un piacere averti ai nostri microfoni per parlare del tuo debutto con gli Amahiru. Prima di tutto, quindi, congratulazioni! Come sta andando?

 

Sono davvero gasato, nonostante le registrazioni e il mix siano stati fatti più di un anno fa ormai. Essendo passato così tanto tempo forse sarebbe più normale se fossi meno gasato di quanto io sia ora, ma, davvero, continuo a essere molto entusiasta di questo lavoro, sono contento di vedere come, anche parlando con la stampa, le reazioni siano positive fino a ora, mi vengono sempre dette cose belle. Se passi tanto tempo a lavorare su un album, più passa il tempo più ci si fomenta. Abbiamo anche pubblicato due video e le reazioni sono state ottime anche in quel caso, a parte due tizi che si lamentavano (gli fa il verso, NdR). Ma a parte ciò, fino a ora è andato tutto alla grande.


Partiamo proprio dall'inizio e ripercorriamo la nascita di questo progetto: tu e Saki vi siete conosciuti nel 2015, quindi è passato qualche anno prima che il tutto prendesse forma. Sicuramente il periodo di tempo trascorso dal vostro incontro alla realizzazione dell'album è dovuto anche al fatto che entrambi foste molto impegnati con le vostre band, ma quando avete capito che questa collaborazione stava davvero portando a qualcosa? Quando ha iniziato a prendere forma?

 

Esatto, io e Saki ci siamo conosciuti nel 2015 ed è andata più o meno così. Sono andato da lei e le faccio: "Ciao, sono Fred. Ti va di fare musica insieme?". Direi che ci è voluto il tempo necessario. Dopo due mesi la nostra amicizia si era fortificata, ed eravamo già d'accordo sul fatto che la prossima volta che fossi stato in Giappone ci saremmo visti. Come hai detto tu io ero molto impegnato con i Dragonforce in quel periodo. Nel 2018 abbiamo iniziato a muoverci e a lavorare con la sua etichetta giapponese. La prima cosa su cui abbiamo iniziato a lavorare era proprio il genere, non volevamo fare power metal. Volevo fare qualcosa di diverso, di groovy, di interessante. Anche le Mary's Blood fanno una sorta di power metal, quindi non aveva senso dal nostro punto di vista fare un progetto insieme power metal. Volevo fare musica che mi piacesse. C'è un album dei Dragonforce che si chiama "Reach Into Infinity" ed era diverso dagli altri, perché lo stile non mi piaceva particolarmente, quindi stavo cercando di dirottare dal puro power metal verso cose thrash, prog, heavy metal classico e hard rock ecc, ma ovviamente entro i limiti che impone il nome Dragonforce. In questo caso eravamo completamente liberi di fare ciò che volevamo e che ci piaceva di più, non avevamo pressioni, non c'era nessuno lì ad aspettare che finissimo. Ed è esattamente ciò che abbiamo fatto.

 

Uno degli elementi fondanti e che mi ha particolarmente colpita da subito di questo album è sentire il tuo mondo e quello di Saki perfettamente mescolati, creando un equilibrio davvero interessante e affascinante. Si possono riconoscere diversi elementi: è un album in cui la melodia ha un peso molto importante, ma è anche molto ritmico e molto vario... Ci sono anche delle parti e degli strumenti orientali! Come siete arrivati a questo risultato? Come avete lavorato sui brani?

 

Prima di tutto, come ho detto, amo la musica in generale, e anche nel metal non amo identificarmi in un genere in particolare. Ho sempre trovato molto più interessanti gli album con canzoni molto diverse l'una dall'altra, piuttosto che 10 canzoni uguali. Questa è una cosa che fanno molte band. Alcune di queste lo fanno per una scelta artistica, penso agli AC/DC o ai Motorhead, ma molte altre band lo fanno per andare sul sicuro, per i fan, per l'etichetta. Ma per quanto mi riguarda, non è un approccio che mi piace. Come ti dicevo, non avevamo alcun tipo di pressione, quindi ho preso da tutta la musica che mi piace. Mi piacciono gli Extreme, i Disturbed, i Whitesnake, i Pantera, i Megadeth, e tutti questi elementi si ritrovano in questo disco, ma non apposta, non mi sono messo a calcolare dove piazzare esattamente un'influenza o un'altra. Ho solo seguito ciò che mi piaceva, aspettando di vedere dove ci avrebbe portati. Abbiamo iniziato in questo modo, raccogliendo idee. Saki stava lavorando anche con le Mary's Blood in quel momento, quindi era molto occupata con loro. Mi ha mandato un paio di cose e io mi sono davvero gasato per il progetto, perchè sai, amo il Giappone... Ho pensato di utilizzare una parte del budget che avevamo a disposizione per andare in Giappone e lavorare insieme per finalizzare l'album insieme, al posto di inviarci materiale via Internet, potevamo lavorare insieme di persona, sentivo che dovessimo provare un vero senso di coinvolgimento nella scrittura di tutte le canzoni, ed è ciò che è successo. Credo che sia anche questo il motivo per cui si sentono chiaramente gli elementi orientali. Abbiamo capito da subito che dovessimo fare leva sul fatto che lei fosse giapponese e io francese, questo contrasto tra oriente e occidente. Mi sembrava un bell'aspetto su cui lavorare in senso musicale. Io ho sempre amato la musica orientale, ho anche provato a inserire alcune cose in alcuni brani dei Dragonforce, e questa è stata la mia occasione di farlo ancora di più, oltretutto avendo accanto qualcuno che mi dicesse se fosse giusto o sbagliato tecnicamente. Le parti strumentali più orientaleggianti arrivano da me per la maggior parte, a causa della mia fascinazione per il Giappone, ed essendo Saki giapponese lei è, al contrario, molto affascinata dalla musica occidentale. Credo che sia questo il motivo per cui ci siano tutti questi elementi incorporati nel disco, questo contrasto è proprio l'elemento fondante della band.

  amahirucover

 

Volevo chiederti infatti come fosse nata questa tua passione per l'Oriente.

 

Sono cresciuto guardando tanti anime, sai Lupin, e poi da lì molti altri, penso che anche in Italia i ragazzini guardino queste cose, e questo è stato il punto di partenza. Gli anime, i videogame, e mio padre invece i ninja. A un certo punto mi sono accorto che tutte queste cose arrivavano dallo stesso posto! (ride, NdR) Mi sono ritrovato a essere davvero affascinato da quel mondo, e quando alla fine sono riuscito ad andare lì, è stato incredibile, ancora meglio di quanto mi immaginassi, quindi mi sono davvero innamorato completamente dei luoghi, degli abiti, tutto ciò che vedevo mi faceva sentire a casa. Avere la possibilità di fare una band con un'artista giapponese, lavorare con un'etichetta giapponese e finalizzare la scrittura e la registrazione dell'album in Giappone è stato davvero un sogno che si realizza.

 

Vi siete ritrovati nei vostri ascolti e nei vostri generi preferiti?

 

Lei è più giovane di me, infatti ogni tanto mi nomina delle band che io... boh! (ride, NdR) A lei piacciono anche artisti EDM. Ama molto gli Amaranthe (c'è una collaborazione con la cantante sul disco), ma per me la musica forse è un po' troppo, loro hanno tanti elementi EDM. Saki ama molto quelle cose. Infatti non si tratta molto di ciò che ci accomuna, entrambi amiamo Malmsteen, Megadeth, i classici... ma è più ciò che non abbiamo in comune, se le fosse piaciuto il death, forse non le sarebbe piaciuta l'EDM e l'intro di "WTTP" (un brano del disco, NdR) non sarebbe mai stata questa. Credo che sia più interessante concentrarsi su questi aspetti, piuttosto che sul "Ehy, anche a te piacciono gli Slayer!". Ma anche quello ha aiutato ovviamente, perché le dicevo anche che volevo un album groovy, heavy, quindi aveva ben presente a cosa mi riferivo, anche questo è importante. Oltre a questo, anche lei, come me, ama i film horror, abbiamo fatto una cover dell'"Alba dei morti viventi". Parlando di horror le ho nominato i Goblin e mi fa "Sì, li conosco" e io "Ma davvero?" (ride, NdR), è assurdo. Tu sei italiana, quindi è molto più probabile che tu sappia chi sono. Mentre io sono francese e lei è giapponese e non mi sarei aspettato che una giovane ragazza giapponese conoscesse i Goblin, quindi abbiamo fatto anche quella. Per concludere quindi sì, ciò che ha funzionato è stato sia vedere ciò che avevamo in comune che ciò che invece no.


Invece, personalmente, cosa ti ha dato la spinta definitiva a iniziare un nuovo progetto? Sentivi il bisogno di crearti un nuovo spazio per esprimere te stesso e la tua creatività?

 

Sì, come ho detto a un certo punto ho iniziato a provare della frustrazione stando nei Dragonforce perchè mi sentivo limitato. Il fatto che la band avesse optato per una sorta di ritorno alle origini a livello musicale mi ha fatto capire che il mio tempo nei Dragonforce era finito. Sapevo che questa cosa sarebbe successa, e quando sono uscito con i Sinsaenum stavo cercando di spiegare alla gente che la mia personalità musicale era costituita anche da questo altro aspetto, più oscuro in certo senso. Avevo bisogno di entrambe le cose per un equilibrio personale, per sentirmi completo. Credo che in un certo senso sapessi già che abbandonati i Dragonforce avrei avuto comunque bisogno di uno sfogo melodico per bilanciare la mia presenza nei Sinsaenum, non sapevo che sarei entrato nei Kreator in quel momento (ride NdR). Per il mio equilibrio personale so di aver bisogno di un progetto melodico come gli Amahiru. In questo momento sono davvero contento di come siano andate le cose, mi sento libero di essere ciò che sono davvero.

 

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Un altro elemento determinante di questo album dal mio punto di vista è la voce di Archie: è molto potente sia in pulito che in growl, ha una bella dinamica ed è molto versatile. Ne è un esempio lampante il singolo "Hours", ma è una cosa che si sente per tutta la durata dell'album. Come è nata la vostra collaborazione?

 

Abbiamo un amico in comune, sapevo già che fosse un ottimo cantante ma non sapevo che lo fosse così tanto! Sapevo che fosse bravo, ma non avevo mai approfondito, perchè all'epoca, in uno dei primi incontri con l'etichetta, si ragionava su chi coinvolgere come cantate per l'album. Avevamo tanti nomi, tra le proposte di tutti, e a un certo punto, non ricordo se fosse Saki o qualcuno dell'etichetta, ha proposto Mark dei Dragonforce, e ho rifiutato, non mi sembrava il caso, avendo lasciato la band. Lui è un ottimo cantante, ha molte altre influenze oltre al power metal, e sarebbe stato anche bello lavorare insieme a questo album, ma volevo fare qualcosa che non fosse nella "sfera di influenza" dei Dragonforce. Più lavoravamo sulle canzoni, quando eravamo in Giappone finendo i pezzi, più mi sono ritrovato a pensare intensamente a chi potesse cantarci sopra. Una notte, mentre mi rigiravo pensandoci, mi è venuto in mente Archie. Gli abbiamo inviato il materiale, gli ho spiegato la situazione, che ero in Giappone a lavorare su questo album. Il giorno dopo mi ha mandato un paio di pezzi, e all'inizio non ero convintissimo, ma poi abbiamo ascoltato i provini insieme ai ragazzi dell'etichetta ed erano tutti entusiasti. Quando abbiamo sentito la sua voce tutti insieme, tutto è andato al proprio posto, tutto sembrava aver acquisito un senso, dava proprio quel tocco di colore finale ai brani.


Trovo questo album diverso anche per i temi che tratta. Nell'ultimo periodo sono usciti tantissimi album che parlavano di politica, di società, e temi annessi. In questo caso vedo un focus più personale, storie diverse. C'è un motivo per cui avete preso questa direzione? Chi si è occupato della scrittura dei testi?

 

Ho scritto io i testi, la maggior parte almeno. Di solito era la musica a inspirare la storia o il concetto, anche parlandone con Archie, anche lui ha contribuito alla scrittura. Abbiamo messo insieme le nostre idee, le nostre esperienze, cercando di trovare un equilibrio. L'idea era di avere la libertà di parlare di diverse cose, ma mantenendo un senso globale. Durante il processo di scrittura di questo album mi sono sempre sentito bene. A volte ero stressato, certo, dovendo curare anche la produzione. Ma per la maggior parte del tempo ho provato sempre sensazioni positive, sai ero in Giappone a scrivere e registrare un disco... credo che probabilmente anche la musica abbia ispirato quel tipo di "umore" più spensierato del disco, che implica anche il non voler pensare troppo, si tratta di un disco che vuole intrattenere, deve essere piacevole. "WTTP" parla di gente ubriaca a una festa (ride, NdR), è un brano divertente. Si parla anche di relazioni d'amore, di persone tossiche che fanno parte della propria vita, poi si parla di samurai. Ecco, "Samurai" per esempio: Saki all'inizio pensava fosse un po' troppo un cliché, e le dicevo "magari per te sì, ma per noi è qualcosa di davvero figo" (ride, NdR). È come se lei se ne fosse uscita con un brano che si chiama "Camembert", o se fossi stato italiano con uno che si chiama "Pasta" (ride, NdR). Comunque, per qualcuno che viene da fuori dal Giappone è qualcosa di affascinante. Sono contento che questo album stia uscendo in questo momento. Alcuni brani sono molto heavy, e violenti, proprio come "Samurai". Credo che il messaggio generale dell'album sia qualcosa di positivo. Anche guardando la cover, è qualcosa che si percepisce. Avevo in mente che la cover dovesse essere di colore verde, con la natura. L'etichetta giapponese ci aveva proposto qualcosa di più metal, con un mostro in mezzo, o qualcosa del genere. Ma sinceramente non era ciò che avevo in mente. Questo artwork mi dà l'idea dell'inizio di una storia, quell'immagine potrebbe essere l'inizio di un film, tipo "Excalibur", ma al posto della spada c'è una Katana (ride, NdR).


Stavate pensando di portare questo album anche dal vivo?

 

Sì e non vedo l'ora di tornare a viaggiare. Avevamo in programma di fare degli show dal vivo. Si era parlato anche di fare alcuni show acustici in Francia all'inizio. Ora, a novembre, avremmo dovuto fare qualche concerto qui in Giappone, ma poi sappiamo tutti cos'è successo.... speriamo che l'anno prossimo sia migliore!

 

Fred, ti ringrazio per questa chiacchierata, è stato divertente. A presto!

 

Grazie mille a te, Giulia e a SpazioRock!




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