Francesco Piu (Francesco Piu)
Mancano pochi giorni all'uscita di "Crossing", l'album-tributo a Robert Johnson di Francesco Piu. L'album verrà presentato il 19 ottobre allo Spazio Teatro 89 di Milano.
Articolo a cura di Federico Falcone - Pubblicata in data: 16/10/19

Ciao, Francesco, benvenuto su Spaziorock, come va? Dal prossimo 19 ottobre sarà disponibile "Crossing", il tuo nuovo album, tributo al leggendario Robert Johnson. Ti va di presentarlo ai nostri lettori?

 

Ciao, va benissimo grazie! In questo album ho voluto contaminare il blues di RJ coi suoni di questa parte del mondo, suoni africani e mediterranei, suoni arcaici che talvolta si miscelano ai suoni dell'elettronica moderna.


Perché Robert Johnson? Come mai la scelta di tributargli un disco? E' stata la tua influenza principale?

 

L'idea mi è stata data da The Blues Place di Milano, e ho voluto accettare la sfida mescolando il suo blues con le spezie nostrane. Sicuramente mi ha influenzato molto ma ci sono arrivato ascoltando i Cream, gli Stones ed altri artisti blues quali Keb' Mo', Eric Clapton e John Hammond, tutti artisti che hanno voluto rendere un tributo alla sua opera.


Mi ha colpito molto il parallelismo tra il Mississippi e la tua Sardegna. Se il linguaggio del blues è universale, in cosa credi che questi due posti così affascinanti, ma così distanti, abbiano influenzato la tua musica e, quindi, la tua carriera?

 

Il blues sicuramente mi ha influenzato dai primi ascolti, quando ero ragazzino, vinili preziosi ed ascolti indelebili. La Sardegna invece è il mio respiro quotidiano, una terra che influenza tutto il mio modo di vivere...e di fare musica.

 

Per un bluesman come te, gli States rappresentano la "Terra Promessa", quella cui tutti guardano e che considerano il punto d'arrivo. Ragionando al contrario, però, potremmo affermare che con questo disco si concretizza la possibilità di portare alla ribalta anche il blues italiano. Credi che "Crossing" possa rappresentare una finestra sui bluesman di casa nostra?

 

Assolutamente sì, il blues italiano gode di ottima salute e ha una bella personalità, pian piano si sta affermando in tutta Europa e, speriamo, trovi uno spazio di rilievo anche oltreoceano. Diciamo che poi, nell'ottica della contaminazione, noi mediterranei abbiamo delle spezie sonore che possono essere abbinate al blues canonico, e da questo può derivare un suono particolare senza pendere il sentimento che il blues esprime di base.

 

Il blues è un genere che trae linfa vitale dalle sue tradizioni, dalle sofferenze e dalla vita dei suoi protagonisti, dai canti popolari e dalla società nella quale viene suonato, vera fonte di ispirazione. Credi con il passare delle decadi e l'evoluzione della società abbia perso il suo imprinting iniziale? Che, pur sdoganato, abbia perso quella purezza che lo rendeva il "sound della gente per la gente"?

 

Il blues penso sia immortale e ritengo che non abbia perso il suo imprinting iniziale, è una musica che descrive il genere umano e tutte le vicissitudini della vita, alla fine cambiano i costumi, lo stile di vita, ma andando a fondo l'animo umano è quello che soffre e gioisce alle cose ed è proprio laggiù che arriva questa musica, oltre la superficie.



Come è la scena musicale sarda? Quali sono le principali difficoltà, per gli artisti locali, nel farsi conoscere fuori dai confini dell'isola?

 

La scena musicale sarda è ricca e ha una forte identità sonora e culturale, differente dal resto dell'Italia, per ovvie ragioni di influenze e di ambiente nel quale si sviluppa. Sicuramente per gli artisti sardi ci sono delle difficoltà oggettive di base nel promuovere la propria musica, legate agli spostamenti, che hanno dei costi vivi abbastanza rilevanti, soprattutto se ci si muove spesso ed in band, e questo, ahimè, penalizza tantissimo le produzioni isolane.



Ti ho visto suonare a Roma, di spalla a 
John Mayall. So che non era la prima volta. Ti va di raccontarci come è andata e, magari, anche qualche aneddoto curioso o qualcosa che, se non fossi qui a chiedertela, nessuno ne saprebbe nulla? Come sai, noi di Spaziorock siamo molto curiosi di scoprire cosa accade nei backstage...

 

È stata una preziosissima esperienza umana e musicale, otto date in nove giorni col padre del British Blues, un vero gentleman, e per questo devo ringraziare Barley Arts e Slang Music che mi hanno messo su quei palchi. 
Beh, sicuramente mi rimarrà impresso lo sguardo di John mentre gli chiesi di autografarmi una locandina del Fillmore in cui c'erano, oltre al suo nome, Jimi Hendrix, Albert King e Butterfield Blues Band, fu come un ritorno a quei momenti vissuti, commentò dicendomi che non c'era più nessuno di quei grandi, ora, e continuò a guardarla per un po' prima di firmarla.

 

Prima di chiudere, vorrei fare un passo indietro e chiederti se stai lavorando anche a tuoi inediti? Cosa dobbiamo aspettarci dopo "Crossing"?

 

Ah, bella domanda! in realtà non lo so, ho bisogno di un periodo di distacco da questo lavoro, mi ha assorbito, tra ascolti e studio, per quasi due anni, ed ora ho bisogno di tempo per ascoltare nuove cose e trovare nuove vie sulle quali impostare nuove composizioni.

Grazia per la disponibilità. Ti va di salutare i nostri lettori?


Ma grazie a voi, un abbraccio grande a tutti i lettori di Spaziorock.

 

 

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