Extrema (Tommy Massara)
Dopo mille vicissitudini, torna sul mercato uno dei gruppi cardine del thrash metal italiano: gli Extrema. Abbiamo parlato con il leader e fondatore Tommy Massara del nuovo album "Headbanging Forever", del passato della band e di tutto quello che li (e ci) aspetta.
Articolo a cura di Paolo Stegani - Pubblicata in data: 10/05/19

Ciao Tommy, bentrovato su SpazioRock.it! Come va in casa Extrema?

 

Piuttosto bene, è un periodo decisamente intenso e ce lo stiamo godendo. 

 

Sono trascorsi ben sei anni dal vostro ultimo lavoro "The Seed Of Foolishness" Ci racconti qualcosa di questo lungo periodo? Avete una nuova etichetta, ad esempio.

 

Esatto, era dal 2014 che ci trovavamo senza etichetta. Da allora abbiamo pubblicato solamente l'EP "Punishment", che però è stata una cosa one shot, che ci è servita più che altro per presentare Francesco. Quel materiale è ottimo, ma è con questo nuovo lavoro in studio che torniamo al 100%.

 

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Per quanto riguarda la separazione da Gianluca Perotti? 

 

Abbiamo preso strade diverse, lui aveva in mente il suo percorso e noi un altro. Credo sia stata una rottura che ha fatto bene a entrambi, per quanto l'allontanamento fra noi non sia avvenuto nel migliore dei modi gli auguriamo tutto il bene del mondo. Ormai il nostro era un rapporto deteriorato, aveva cominciato ad anteporre le sue teorie complottistiche alla musica, che per noi rimane la cosa più importante. Credo che il karma abbia avuto tempismo permettendoci di conoscere Tiziano nel momento giusto.

 

Il nuovo album, "Headbanging Forever", vanta già un titolo volutamente allusivo. Volevo chiederti se racchiude anche una sorta di nuovo approccio degli Extrema più immediato, senza pause, dritto al punto.

 

Credo rispecchi pienamente quello che siamo e che abbiamo sempre voluto essere. È un album dall'aspetto e dalle sonorità piuttosto omogenee, che va dritto al punto, pieno di buon metal. L'idea che stava alla base di questo album era piuttosto tranquilla, la nostra era voglia di rimetterci in gioco.

 

Qual era l'atmosfera durante la sua realizzazione?

 

L'abbiamo creato in un ambiente di assoluta serenità, con l'idea di divertirci e divertire chi lo ascolta credo che abbiamo colpito nel segno, per così dire abbiamo fatto pace con noi stessi. Ci piace molto e, in base ai feedback che stiamo ricevendo, piace molto anche i nostri fan.


Per l'artwork vi siete affidati a Gustavo Sazes, che non è certo un nome qualunque in ambito artistico: pensiamo a Machine Head. Cosa pensi la copertina riesca a comunicare al pubblico? E siete d'accordo sul fatto che appaia piuttosto vintage, molto legata al metal anni ‘90? Penso alle cover dei Fear Factory...

 

Avevamo voglia di lavorare con lui. Abbiamo deciso di dargli carta bianca, che fosse lui a proporci delle idee in base alle sensazioni suscitate dai nuovi pezzi. Gli è venuta in mente quest'idea delle seghe circolari industriali attorno al teschio centrale, c'è subito piaciuta e l'abbiamo scelta. 

 

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Ascoltando l'album ho sentito che, dal punto di vista lirico, i brani parlano della vita on the road, omaggiano artisti scomparsi, invitano a credere in sé stessi in ogni situazione. In particolare il singolo "For The Loved And The Lost".

 

La nostra idea era di rendere omaggio ai musicisti che hanno preso parte a questo grande progetto, così come a tutti quelli che hanno viaggiato con noi e che ci hanno mostrato il loro supporto durante gli anni: penso al nostro fonico, che ci ha lasciati qualche anno fa, una persona super con la quale abbiamo condiviso molto. Diciamo che "For The Loved And The Lost" lo si può considerare una dedica "positiva" alla morte, un omaggio appunto a chi non c'è più. 

 
Siete forse una delle band nostrane dal respiro maggiormente internazionale. Rispetto a quando avete mosso i primi passi, pensi che il metal made in Italy, e la musica in generale, siano cresciuti come qualità e varietà della proposta o soffrano di un certo appiattimento?

 

La situazione del metal italiano non è cambiata per nulla, è più o meno sempre la stessa. Gli artisti che riescono a fare grandi numeri sono, per la maggior parte, quelli che firmano con etichette straniere di alto livello. Quelli che firmano con le etichette di settore italiane vendono poco, non so precisamente il perché. 

 

E' previsto un tour a supporto dell'album?

 

Certamente, il tour comincerà verso fine maggio dall'Italia per poi spostarci in Europa. 

 

 Grazie Tommy, alla prossima!




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