Earthless (Isaiah, Mike, Mario)
Incontro Isaiah, Mike e Mario al Raindogs House di Savona dove, di lì a poco, terranno la loro prima data italiana nella loro psichedelica incarnazione conosciuta come Earthelss. Avrei voluto discutere con loro di come applichino l'ingegneria inversa nel processo di creazione dei loro brani e di cosa significhi proporsi al giorno d'oggi con un progetto musicale che di primo acchito sembra anacronistico e che invece risulta semplicemente eterno ; ed invece mi presento loro con un salame in dono ed un ukulele e con una serie di domande che non avrebbero sfigurato qualora fossero state proposte da Sbirulino.
Articolo a cura di Davide Fadani - Pubblicata in data: 06/06/15

So che la musica degli Earthless non é ascrivibile all'utilizzo di nessun tipo di droga. Non potete essere descritti come una stoner band. Siete più un trio Jazz che una rock band ordinaria. Come descrivereste il sound degli Earthless?

 

Isaiah (chitarra) : Jazz-Rock Psichedelico. Sicuramente Jazz.

 

Mario (batteria): Si sicuramente. Non nego che ci siano influenze Jazz. Alcuni dei miei batteristi preferiti sono batteristi Jazz. So che Mike lo ama molto. Isaiah lo conosce come pochi altri. Ho sicuramente preso ispirazione per la mia tecnica dall'ultimo Miles Davis di "Big Time".

 

Quindi devo spostare i vostri dischi nella sezione dei dischi jazz, di fianco a Coltrane e non tenerli nella sezione rock?

 

Isaiah: Sarebbe un onore.

 

Mario: Mi piace molto quella sezione.

 

Come vi siete incontrati? So che tu, Mike, hai riunito tutti.

 

Mike (basso): In un certo senso si. Io e Mario che era appena tornato da Chicago a San Diego, abbiamo cominciato ad uscire insieme, ad ascoltare dischi. Isaiah si era trasferito a San Francisco da San Diego ed era un po' un casino così l'ho chiamato e gli ho detto" Ehi torna se vuoi suonare" più o meno è andata così.

 

Sei stato fortunato?

 

Mike: Si, sono stato fortunato a trovare i migliori musicisti con i quali potessi suonare.

 

Mario: Mike e Isaiah suonavano insieme in una band prima... "Bands of Judas" e Isaiah suonava anche con i "Drunk Horses" a quel tempo e io mi ero appena messo nei "Rocket from The Crypt" . C'è stata una sorta di riorganizzazione ed abbiamo iniziato ad uscire insieme, ad ascoltare le nostre collezioni di dischi, con cose del tipo "ehi! senti questo! Devi sentirlo!!" "No!! Tu devi sentire questo!!!" "No!!" E si ascoltava così tanta musica, così tanti generi diversi. Questa é una cosa che apprezzo molto del nostro gruppo. Possiamo ascoltare Tom Petty o del Jazz o roba hardcore come  i Krone (?). Apprezziamo molti generi musicali differenti e penso che questo poi si manifestino prenda forma in ciò che facciamo e nella nostra attitudine.

 

Parliamo un attimo del nome della band. Earthless. So che proviene dal titolo di una canzone, ma come si abbina questo nome con ciò che siete?

 

Mario: Mike é arrivato con questo nome...

 

Mike: É il titolo di una canzone dei "Druids of Stone Age", una punk rock band degli anni 60. Penso che in quel periodo, ciò che facevamo era così slegato che veramente si poteva dire non avesse un terreno sotto. Isaiah era ancora a San Francisco e per questo riuscivamo a suonare ogni quanto...due mesi?, avevamo all'attivo 4 ore di prove e avevamo suonato forse un solo show, era veramente come improvvisare. Era veramente come se tutto fosse senza basi solide, senza un terreno sotto i piedi quindi Earthless, credo.

 

Mario: E quella band ci piace veramente parecchio.

 

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Non riesco a paragonarvi a nessun altra band che conosca. Forse vi si adatterebbe meglio qualche pittore impressionista. Come dicevamo prima, avete avuto solo fortuna nel raggiungere un certo tipo di sound?

 

Isaiah: Abbiamo preso tutti gli elementi, come diceva Mario e li abbiamo buttati tutti in mezzo, li abbiamo buttati nella zuppa o come vuoi, e ci abbiamo provato. Ma comunque si c'è il Rock, il rock psichedelico, non saprei. Il fatto di improvvisare. Amo il blues. Amo i chitarristi blues. Questo é il contributo che ho portato personalmente.

 

Mario, penso che ci sia anche un'importante componente fisica in ciò che fai. Ti mantieni in forma in qualche modo?

 

Mario: Devo solo assicurarmi di aver fatto pipì prima di suonare (ridacchiano), sicuramente non mangio indiano prima di suonare (ridacchiano)... Sono uno skateboarder quindi penso di essere mentalmente predisposto ad avere una maggiore resistenza o forse sono solo abituato a sopportare il dolore. Sono abituato a fare skate tutto il giorno e a suonare la batteria tutta la notte, quindi...

 

Sei abituato a soffrire

 

Mario: Lo adoro.

 

Ascoltando "From the Ages" a volte mi accade di perdermi. Vi accade qualcosa di simile suonando questo genere di musica?

 

Isaiah: Si, ogni tanto succede.

 

Mike: Oh, si! Specialmente in una canzone come quella, nella quale alcune parti si ripetono ancora e ancora. Ti perdi.

 

Mario: Vieni trasportato in un differente stato mentale.

 

Al minuto 25 di quel brano, all'apice della trascendenza ritmica, in quel momento della canzone dove non ti ricordi nemmeno come ti chiami, cosa passa per la mente dell'uomo dietro lo strumento?

 

Mike: Non saprei. Penso che a quel punto, come dicevamo prima, qualcosa ti porta in uno stato di trance. La ripetizione. Per me é diventata una cosa automatica. Andiamo avanti e avanti. Sappiamo quando ci sono le variazioni, e quindi non dobbiamo nemmeno pensare a quello.

 

Isaiah: Conosciamo le parti del brano. Riusciamo a capire quando vogliamo cambiare. In un certo senso é come se fosse orchestrato.

 

Mario: Specialmente quel brano.

 

Mike: Quella canzone è molto "visiva". Ci guardiamo continuamente tra di noi mentre la suoniamo.

 

Nessuno guida?

 

Mario: Se io e Isaiah prendiamo strade diverse mentre suoniamo, se qualche volta ci capita di allungare le parti o di accorciarle, lui rimane sempre la roccia del gruppo (indicando Mike), mantiene dritta la barra e mentre suoniamo posso sentire se vuole allungare oppure lui si accorge se voglio farlo io.

 

Isaiah: Ci guardiamo a vicenda, giriamo la testa di qua e di la, sgraniamo gli occhi...

 

Mario: ...mano per aria brandendo il plettro (ridacchiano)... È un'alchimia che penso debbano avere tantissime band.

 

Di solito vi chiedono perché le canzoni degli Earthless siano così lunghe. Io credo che siano lunghe esattamente quanto devono esserlo, ma se ne aveste la possibilità registrereste anche brani più lunghi?

 

Mario: Ovviamente c'è un limite fisico di lunghezza dato dal lato del vinile. Penso che la parte più complicata per noi sia appunto la registrazione perché ti capita appunto di dover strizzare i brani per farli rientrare nei 22 minuti del lato, ma sinceramente non sento la necessità di far qualcosa di diverso. Alla fine i live sono il posto più naturale dove suonarli.

 

Forse non lo sapete, ma Tom Yorke ha appena pubblicato una canzone lunga 18 giorni.

 

Mario: COSA?!

 

Isaiah: Si, l'ho sentito. Sono veramente curioso di sentire quella canzone. Non riesco ad immaginare quanti dischi possano essere necessari per contenerla. Forse verrà presentata in un box per 400$ o è gratuita?? (ridacchiano)

 

Fra un anno gli Earthless venderanno 2 milioni di dischi. Isaiah continuerai a dare lezioni di chitarra su Skype?

 

Isaiah: Lo farò. Sicuro, lo farò. Mi piace. È ciò che faccio quando non sono in tour. Mi piace suonare la chitarra. Mi piace aiutare le persone a divertirsi suonandola quindi... Sono ormai 25 anni che insegno chitarra. Ho lavorato in un negozio di strumenti musicali dove insegnavo alle persone a suonare.

 

A che livello devo essere per prendere lezioni da te?

 

Isaiah: Non è necessario che tu abbia nessuna esperienza.

 

E che livello di Inglese parlato devo avere?

 

Isaiah: quello che hai tu va bene. Ho un sacco di studenti sia in Spagna che in Italia e la lingua è una barriera piuttosto insignificante, non è un di grande impedimento, funziona. Devo solo ricordarmi come al solito di parlare moooooooltoooopiaaaaaanooooo. Penso che la musica sia l'abbatti-barriere definitivo.

 

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Mario, tu continueresti a rischiare il collo sullo skateboard?

 

Mario: Si! Sicuramente. Non vado in Skate quando sono in tour. Non me lo porto più, ma quando sono a casa ci vado e come. Questo per via di un fatto accaduto ad un mio amico, uno dei ragazzi dei Red Fang. Era in tour in Europa. Dormiva tutto il giorno nel furgone tra una data e l'altra ed io ero solito lamentarmi con lui del tipo: "non posso andare in skate nemmeno a quando sono a casa! Dev'essere una specie di voodoo!!" e robe del genere. Si fermarono ad una stazione di servizio per una pisciata e un caffè, uscì dal furgone e mancò il gradino e lui si kkkcrrrrrttthhh distrusse la caviglia. Guardando la foto di ciò che si fece alla caviglia solo per essere sceso dal furgone, era il due volte più grande ed il doppio più grave di qualsiasi incidente avessi avuto fino ad allora sullo skate, quindi dissi a me stesso "Mavvaffa....la vita è troppo breve!"

 

In qualche modo l'andare in skate influenza il tuo stile alla batteria?

 

Mario: Forse solo a livello di stile di vita. Voglio dire. Ho fatto queste due cose per così tanto tempo. Sono le due cose che so fare da sempre. Non saprei.

 

Secondo voi perché qui in Italia non avete ancora raggiunto il successo che secondo me meritereste?

 

Mario: Non saprei. Non abbiamo mai veramente suonato qui in Italia prima d'ora. Abbiamo suonato solo una volta in una piccolissimo paese.

 

Isaiah: Si, di spalla ai "The Atomic Bitchwax". Un paio di anni fa.

 

Quanti anni dovremo aspettare prima di sentire il vostro prossimo album?

 

Isaiah: Di sicuro non sei o sette. Non cosi tanto come l'ultima volta. No. Presumibilmente già l'anno prossimo.

 

Mario: Credo che in inverno inoltrato ci metteremo a scrivere qualcosa e dopo aver scritto qualcosa ovviamente lo registreremo e quindi probabilmente l'anno prossimo avremo qualcosa. Non importa cosa, se un 7 pollici, o 10 o un EP da 12" (ridacchiando) , ma certamente qualcosa.

 

Mike hai un'opinione rispetto all'era social che stiamo attraversando anche nel mondo della musica? I social aiutano o frammentano la musica?

 

Mike: Penso che l'aiutino. Perch la gente riesce a venire in contatto con tantissime altre band e al giorno d'oggi anche i piccoli gruppi possono registrare un intero album, metterlo su Bandcamp ad esempio o qualcosa del genere ed il giorno dopo avere già 10000 persone che l'hanno ascoltato.  Mario: E se si tratta di roba buona i social possono veramente offrirti un servizio importante. Abbiamo visto numerosi esempi.

 

Mike: I social possono inoltre creare network tra le band. Ascolti una band e pensi: "Oh. Vedi questi. Voglio incontrarli, magari andarci in tour".

 

Mario: Abbiamo firmato con la TeePee grazie ad un social media, ci hanno sentiti su MySpace. È stato così che ci hanno conosciuti e poi contattati tramite il nostro manager.

 

Mike: L'unica cosa che mi fa strano dei social è che non si vedono più in giro i poster dei concerti. La promozione in questo momento è completamente diversa e nei negozi di dischi non trovi più i poster dei concerti. È l'unica cosa di cui mi possa lamentare.

 

Siamo alla frutta. Ultima domanda. Isaiah ti metti sempre il plettro in tasca alla fine di ogni concerto?

 

Isaiah: (ridacchia) La maggior parte delle volte. Mi fa strano dare il mio plettro a qualcuno che non me l'ha nemmeno chiesto. Ho un sacco di plettri, non è quello. Voglio dire, l'ho fatto qualche volta, ma temevo in verità che un colpo di vento lo facesse tornare sul palco come un boomerang o che cadesse a terra senza che nessuno lo raccogliesse, non so. 

 

Mario: In verità non vuole che qualcuno glielo tiri indietro urlando “FANCULO! Tienitelo!!” (ridono)

 

Isaiah: AHAHAH! Si! È vero. Se lo vogliono me lo devono chiedere e sarò felice di daglielo. Gliene do due, anche uno nuovo mai usato.

 

Per la cronaca alla fine della serata ho fermato Isaiah, ho allungato la manina palmo aperto verso di lui e senza dire una parola lui è stato di parola...due plettri...God bless you guys!




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