Demons & Wizards (Hansi Kürsch)
Durante la nostra chiacchierata con Hansi Kürsch siamo stati scaraventati in un'altra dimensione ascoltando storie su demoni, oscurità e luce; poi siamo ripiombati nel presente, nel mezzo di una discussione sulla digitalizzazione dell'industria musicale e con piccolo spoiler sui Blind Guardian. 
Articolo a cura di Marta Scamozzi - Pubblicata in data: 21/02/20

Foto di Tim Tronckoe

  

Ciao Hansi! Come stai?

 

Io sto bene grazie, e tu?

 

Io sto bene, è un piacere parlare con te.  Cominciamo parlando del nuovo album dei Demons & Wizards, in uscita oggi, 21 Febbraio 2020. Che sensazioni hai avuto tornando a scrivere con Jon dopo quindici anni, e com’è successo?

 

Ci siamo divertiti tantissimo io e Jon! Avevamo idea di ritornare in studio insieme già dal 2010, in realtà. Questo lungo break è stato causato più che altro dalla mia intensa attività con i Blind Guardian; non avevo davvero tempo di mettermi a lavorare su qualcosa  per i Wizards. Nel 2018 abbiamo notato che, finalmente, da lì a poco avrei avuto un po' di tempo libero, tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019. Questa constatazione mi ha reso immediatamente entusiasta, memore del fatto che i periodi in cui io e Jon abbiamo scritto "Demons & Wizards I" e” Touched By Crimson  King” sono stati periodi molto intensi e divertenti. E' stato da subito molto interessante constatare quanto velocemente io e Jon fossimo in grado di combinare le nostre abilità e realizzare canzoni potenzialmente buone. Per questo motivoero molto curioso di vedere come sarebbero uscite le canzoni di "Demons & Wizards III", anche perchè perché sono passati quindici anni dall’ultimo album. Il  processo di scrittura si  è riconfermato molto fluente: nel giro di quattro mesi abbiamo realizzato musica pronta per essere prodotta, e lo stile dell’album è molto vario... si va da rock classico a un intenso metal.

 

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Hai dichiarato che "Demons & Wizards III" contiene canzoni più “oscure” rispetto a ciò che si può trovare negli album dei Blind Guardian, e più oscure  anche rispetto a quelle contenuti dei primi due album dei D&W. Puoi spiegare un po’ più approfonditamente questo concetto?

 

Be’, c’è un sacco di “tuning” in quest’album. Anche nei Blind Guardian, certo, ma siccome le canzoni dei Blind sono in genere molto orchestrate, questa caratteristica non gioca un ruolo fondamentale quanto nei D&W. Pensa alla canzone “Diabolic”, su "Demons & Wizard III" : il giro di chitarra all’inizio definisce un’atmosfera molto oscura fin dalle prime note. Questa “oscurità” è intensificata dai testi:  “Diabolic” è  un sequel di “Heaven Denies”, e "Heaven Denies" parlava di Lucifero. Quindi, qui si parla di guerra, morte… situazioni dove Lucifero unisce le sue forze con Belzebuh, Satana e altri Arcangeli potenzialmente forti, e insieme creano una specie di “trinità sacra”. Anche solo questa storia crea un’impressione molto oscura. E questa tendenza va avanti: si trova un sacco di “luce” negli arrangiamenti, ma se si guardano i testi essi spesso rivelano l’oscurità in fondo al pozzo. C’è “New Dawn” che sembra  potenzialmente una canzone allegra, però se scendi ad analizzare le parole vedi che parla di un prete ambizioso che cerca di estinguere l’unvierso. Ecco, ci sono cose come queste che definirei piuttosto radicali in termini di testi, ma anche radicali in termini di modalità di produzione: c’è una sorta di aggressiva intensità, insomma, che racchiude momenti molto oscuri. 

 

Pensi che ci sia un filo conduttore che unisce i testi contenuti nell’album, una sorta di tematica principale? 

 

Non proprio. Considera che otto canzoni sono state scritte da me, e tre canzoni sono state scritte da Jon. A ogni modo, se ci penso, direi che tutte le canzoni hanno come tematica centrale una sorta di abilità soprannaturale posseduta dagli esseri umani; in particolare, come i protagonisti delle storie in queste canzoni abusano di questa abilità soprannaturale, che viene utilizzata per i loro interessi privati.

 

Hai detto che, dal punto di vista musicale, questo è un album molto vario: si va dall’heavy metal al rock classico. In questi quindici anni avete acquisito influenze diverse che vi hanno portato a decidere di comporre un prodotto più vario?

 

Non precisamente. Nel senso, non direi che le abbiamo acquisite. Direi piuttosto che le abbiamo sviluppate, e siamo diventati più sicuri riguardo alle nostre abilità; quindi, penso che oggigiorno sappiamo meglio come usare le nostre abilità e come combinarle. Comunque, prima di iniziare a scrivere abbiamo avuto una discussione riguardo a che direzione avremmo voluto che prendesse il prodotto finale, principalmente focalizzata sul tipo di atmosfera che avremmo voluto creare, e come avremmo potuto descriverla con la musica. Questa è stata la prima cosa. La seconda cosa è che ci siamo detti: siamo entrambi grandi fan del rock classico,perchè non utilizzare questa cosa? Quindi, per rendere onore a questa passione abbiamo principalmente esplorato gli anni settanta, mettendo elementi tipici dell’epoca in alcune tracce. Uno tra i nostri scopi, insomma, era manifestare in modo implicito l’ispirazione che abbiamo avuto da altri artisti nel corso degli anni. Insomma… è il nostro lavoro, penso ci sia riuscito bene!

 

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C’è una canzone su "Demons & Wizards III" che ti rappresenta particolarmente?

 

Sento una connessione molto forte con “Children Of Cain”. È stato così da quando ho ascoltato il primo arrangiamento in pulito che mi ha passato Jon, che in realtà contiene già tutti gli elementi che caratterizzano la canzone completa. Non c’era ancora la parte vocale, quindi ho fatto del mio meglio per comporre il testo su quella sezione strumentale. Da lì in poi, le parole sono fluite in modo molto naturale: mi sono immediatamente balenate in testa tutte le idee che mi servivano per ogni singola parte non appena ho ascoltato quel pezzo. Ho registrato tutte queste idee immediatamente, e riascoltando le registrazioni in seguito mi sono accorto che non importava davvero quale linea vocale avrei deciso di usare: ognuna di esse sarebbe funzionata alla perfezione. Penso che sia quello che ogni ascoltatore proverà approcciandosi a questa canzone: a ogni ascolto si scopre un nuovo mondo, ogni volta questo pezzo dà sensazioni diverse indipendentemente dal fatto che ci si concentri sulla parte ritmica piuttosto che su quella melodica. Penso anche di aver dato un certo sapore di “musical” a questa canzone: alcuni elementi del mio arrangiamento vocale sono decisamente ispirati ai musical.

 

Riguardo l’attività live: i Demons & Wizards hanno suonato a Wacken come headliner nel 2019. Hai suonato altre volte come headliner a Wacken, con i Blind Guardian. Hai provato sensazioni diverse sul palco di Wacken con le due band?

 

Sono tipi di musica diversi. Con i Blind Guardian possiamo facilmente impostare un’intera serata senza particolari variazioni a livello di show. Non possiamo farlo con i Wizards… non so come dire, la musica dei Wizards è un tipo di musica con cui è più importante un’interazione diretta, sia da parte nostra che da parte di chi assiste allo spettacolo. Di conseguenza, l’approccio con l’audience  deve essere diverso, più coinvolgente. E devo dire che l’esibizione dei D&W a Wacken 2019 è andata molto bene in questo senso: abbiamo accompagnato la musica con un palco scenografico, e abbiamo approcciato tutto il concerto in modo molto teatrale. La risposta  del pubblico, alla fine dei conti, è stata entusiasta per i Demons tanto quanto lo è per i Blind Guardian.

 

E qual è stata la risposta de pubblico durante il tour, calcolando che i D&M non suonavano insieme da 15 anni?

 

Mamma mia, in tutti gli show in Europa e Nord America, è stato davvero evidente quanto il pubblico non vedesse l’ora di rivederci insieme! Sembrava che davvero chi ci guardava stesse assistendo al concerto della vita. Un po’ ce lo aspettavamo. Una cosa che ho notato, è che molti ragazzini giovani, che quindici anni fa erano decisamente troppo piccoli per ascoltare i Demons & Wizards, si sono davvero appassionati a quello che facciamo. Per quanto riguarda, ancora, il palco di Wacken...  davvero, la performance dei Demons & Wizards è stato uno degli show di picco del 2019, e questo dice molto. Da una parte, il pubblico nutriva grandi aspettative, dall’altra, noi eravamo preparati a questo.

 

Personalmente, preferisci suonare in festival oppure in club di dimensioni medio piccole?

 

Be’, ci sono i pro e i contro in entrambi i casi. A Wacken la nostra musica ha raggiunto qualcosa come 70.0000 o 80.000 persone in modo diretto… senza contare tutta la visibilità mediatica che i D&W hanno avuto tramite servizi di streaming e tutto l’interesse che si è concentrato sui D&W in seguito. Però, onestamente, io preferisco ancora club di medie o piccole dimensioni, dove suoni per la gente che davvero apprezza quel tipo di atmosfera. Mi piace la personalità che caratterizza quel tipo di show: penso che suonare in contesti del genere sia fondamentale per ogni band.

  

Hai notato significativi cambiamenti nella tecnologia usata nel corso delle registrazioni in questo album, in confronto a quella utilizzata per i primi due con i Demons & Wizards?

 

Penso che il salto tecnologico più significativo lo abbiamo vissuto tra "Demons & Wizard I" e "Touched By Crimson King". L’approccio durante le registrazioni del primo album album è stato totalmente differente rispetto all’approccio al secondo: in "Demons & Wizards I" le tracce erano registrate in modo analogico, mentre "Touched By Crimson  Kings" è stato registrato totalmente in digitale. La tecnologia utilizzata durante la registrazione di "Demons & Wizards III" è esattamente quella che abbiamo utilizzato per "Touched By Crimson King", con la differenza che  tutti gli ingegneri del suono oggigiorno sono perfettamente familiari con questo tipo di tecnologia. Nel 2005 era ancora materia di pochi: adesso c’è molto più controllo e sicurezza su quello che facciamo. Poi, certo: per me, da cantante, in fondo è lo stesso. Vado in studio, faccio le mie cose, canto; fine. Tendo sicuramente a evitare strumenti come l’autotune, perché ritengo che quando la voce è troppo tecnicamente costruita perde la sua capacità di trasmettere emozioni.

 

Parlando della tecnologia più in generale, andando oltre le tecnologie per la registrazione:  dalla digitalizzazione della musica, ai social media. Nella musica, quali pensi siano i punti di forza di quest’importanza crescente della tecnologia, e quali pensi siano le debolezze?

 

Riguardo la produzione, come ho detto, penso che la tecnologia oggigiorno porti semplicemente più opportunità... ma approfondirei un attimo la questione.  Questa esplosione di opportunità la noto soprattutto quando registro gli album con i Blind Guardian: negli album usiamo talmente tante tracce e inseriamo talmente tanti elementi che prodotti del genere sarebbero stati impossibili negli anni Ottanta. Con i Demons & Wizards è una cosa un po’ diversa: questo album sarebbe potuto essere registrato benissimo anche venti o trent’anni fa. L’unica cosa è che... ho già detto che oggi tutti i fonici lavorano con il digitale; io, per le mie parti vocali, preferisco ancora utilizzare tecnologia analogica. Questo tipo di tecnologia è diventata estremamente costosa oggigiorno, ma per me è fondamentale: io voglio ancora catturare la magia dei vecchi tempi. Però, la cosa importante è che oggi possiamo scegliere: preferiamo registrare in modo più semplice e moderno, oppure preferiamo una strada un po’ più complessa, registrando alla vecchia maniera per ottenere un suono più genuino? Ecco, io preferisco uno stile più tradizionale; ma c’è chi fa scelte differenti. Penso che per me questa decisione abbia funzionato molto bene: il mio sound parla per me… tuttavia penso sia importante il fatto che oggi abbiamo moltissime opportunità differenti.
Parlando invece di business, ovviamente è cambiato tutto: pensa a che salto enorme è stato passare dai vinili ai CD. Si parla tanto di vinili, ma il CD contiene musica che dura più  a lungo di quanto farebbe su un vinile. Il CD può essere spezzato, certo,  però si “rovina di meno”.  Poi c'è stato il passaggio dal CD al download: certamente abbiamo una musica di qualità minore nel download rispetto a quella su CD, senza contare che la sensazione di avere tra le mani un prodotto fisico è completamente annullata. Ad ogni modo, se gestita in modo appropriato, la musica scaricata permette ancora all’artista di guadagnare soldi e “vivere di musica”. Non tanto quanto la musica su CD o vinile, certo, però è ancora possibile.  Dopo il downlad è poi arrivato lo streaming. La qualità si abbassa ulteriormente, e l'artista guadagna ancora meno soldi. Certo, all’ascoltatore viene fornita ogni tipo di musica a un prezzo molto economico, che può essere ascoltata facilmente ovunque; ma questo va ai danni dell’artista. Come se non bastasse, l’artista deve anche occuparsi di varie manovre di marketing necessarie all’ingresso nel mondo di Apple e Spotfy; in questo momento i due colossi della musica streaming. Ecco, insomma… questa è la situazione odierna.

 

Cosa puoi dirmi della futura attività live dei Demons & Wizards?

 

Be’, abbiamo appena concluso un tour in Europa e Nord America, quindi non seguiranno live alla pubblicazione di questo album. Anche perché io e Jon saremo impegnati con le nostre rispettive band: nel mio caso, questo vuol dire che sto per entrare in studio per le registrazioni del prossimo album dei Blind Guardian…

 

Ah – ah! Bene Hansi… ho un’ultima domanda per te. Qual è la cosa più importante che hai imparato durante la tua carriera?

 

Stare in calmo e in silenzio. È un concetto molto importante e molto basico per un cantante. Specialmente fuori dal palco. Non parlare, non festeggiare, non esagerare. La seconda cosa, è apprezzare sempre ciò che stai facendo, ed essere sempre fedele a te stesso.

 

Grazie mille Hansi! Hai qualche messaggio da lasciare ai tuoi fan italiani?

 

Be’.. ehm… certo?! (ride NdR) Grazie per supportare i D&W. Spero che apprezzerete questo album, ma sono certo che sarà così… e spero di vedervi con i Demons & Wizards in futuro!




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