Virgin Steele (David DeFeis)

34 anni di carriera, una voce che ha fatto storia, una vena creativa alimentata costantemente, tante idee per il futuro... David DeFeis ci parla del nuovo nato in casa Virgin Steele "Nocturnes Of Hellfire & Damnation" e del rapporto non esattamente idilliaco con le nuove tecnologie dei social network. Impazzisce per l'Italia e spera di poter tornare nel nostro Paese al più presto per una serie di concerti.

 

Basta con le anticipazioni: buona lettura!

Articolo a cura di Valerio Cesarini - Pubblicata in data: 09/06/15

Benvenuto su SpazioRock, David! La presentazione che speriamo ogni artista preferisca: iniziamo immediatamente a parlare del tuo nuovo disco con i Virgin Steele "Nocturnes of Hellfire & Damnation". Si tratta di un concept album o di qualcosa di più sottile?

Non si tratta assolutamente di un concept! Ci tengo a precisare questo. Ciò che potrebbe indurre in errore è che è presente una forte connessione fra le canzoni. Un concept però è un'altra cosa; tutto ciò che puoi trovare qui è semplicemente una certa pertinenza fra tutti i pezzi dell'album. Anche ciò di cui l'album parla, a grandi linee, ha a che vedere con questo concetto di connessione: connessione fra persone, l'intreccio di storie diverse, gli incontri.

Il disco in uscita presenta anche una edizione a doppio disco, piena di contenuti per far felice anche il fan più "affamato" di musica...

È vero! È un doppio album e, oltre all'edizione con un disco singolo, c'è un digipack che considero splendido da due dischi. C'è veramente molta musica, si tratta di 29 pezzi!

Il vostro sito è aggiornato a dicembre dello scorso anno; non siete inoltre una band che abusa dei social network o che sente la necessità di informare costantemente e morbosamente i propri fans. Pensi che questo possa penalizzarvi in termini di visibilità?

Effettivamente potremmo essere più visibili e più presenti, ma il fatto è che, di base, Facebook ci dà abbastanza fastidio. I nostri fan ci seguono come si dovrebbe seguire un qualsiasi gruppo, e sparare informazioni a raffica , quasi pregando per un po' di visibilità, non è certo nel nostro stile. D'altro canto, sul sito hai perfettamente ragione. Quello è un mezzo di comunicazione più ufficiale e che dipende solo da noi, e DOVREBBE essere aggiornato con più frequenza. Purtroppo dobbiamo ancora trovare delle persone affidabili e laboriose a riguardo.

Gira voce che negli ultimi dischi voi abbiate optato per l'uso di una drum machine per le parti di batteria. Come commenti questa scelta?

Commento con il fatto dicendo che NON È VERO. La batteria che sentite nei miei ultimi due dischi con i Virgin Steele è stata suonata, assolutamente: Frank (Gilchriest, ndr) ha suonato ogni parte su ogni canzone. Ha suonato su una batteria elettronica, il che potrebbe forse indurre qualcuno in errore, ma la dinamica, il tocco, la fisicità del musicista sono sempre presenti. Penso che chi parla di "drum machine" debba sapere che esistono cose come le batterie elettroniche, e che per funzionare ci deve sempre essere il batterista. Programmare al computer è ben diverso dal suonare e a questo aspetto tengo molto.

Ora qualcosa sul tuo stile personale: qual è l'ambiente musicale, sia per suonare che per comporre, che ti mette più a tuo agio?

Per quanto riguarda la parte suonata vera e propria, e cioè quando vado sul palco, devo dire che i momenti che preferisco e in cui mi trovo meglio sono ormai i momenti acustici e unplugged. Rende tutto più facile, aperto e immediato: niente intrecci di cavi, passaggi per troppe spie: riusciamo a sentire tutto, abbiamo spazio per improvvisare, e anche l'aspetto squisitamente melodico ne guadagna in termini di freschezza e apertura.
A livello di composizione, invece, non ho una metodologia stretta. Posso scrivere un titolo, o una parte di testo, e partire da quelli, o canticchiare una melodia. Ogni canzone ha una nascita diversa! A volte, ad esempio, nascono "prima", nella mia testa, e solo successivamente metto su carta o sullo strumento quello che ho immaginato. Forse quello che mi piace di più è mettermi al piano e lasciar andare la mia mente. Anche per questo motivo ho sempre con me un registratore portatile; non si sa mai quando possa uscire un'idea!

 

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Passaggi potenti e graffianti, momenti più avvolgenti: la tua voce sembra uno strumento infallibile e sempre appropriato nel metal. Quali sono le armi che preferisci usare in questo ambito?

Innanzitutto ti ringrazio molto per aver parlato di voce come "strumento". È esattamente come la vedo io: la voce è un altro degli strumenti che fanno la musica. In particolare, vedo la mia vocalità come uno strumento molto dinamico, magari una chitarra. Gente come Eddie Van Halen e Jimi Hendrix sono famosi perchè hanno re-inventato un modo di suonare e di approcciare il loro strumento: ecco come mi piacerebbe essere. Solo che il mio strumento non è la chitara, ma la voce... che poi può essere anche altro, diventare una batteria, un basso... La voce è forse il collante principale della mia musica. Se ci fate caso, nei miei dischi, e specialmente in quest'ultimo, gli assoli di chitarra, ad esempio, sono sempre contornati dalla voce, così da fondere armoniosamente il tutto!

Sono ben noti i tuoi sentimenti positivi nei confronti dell'Italia; questo ci lusinga e ci fa piacere. Da dove viene questo amore?

Beh, ma io SONO italiano! I miei nonni sono italiani, quindi sono stato cresciuto con i modi del vostro Paese. Me lo sento nel sangue, e sento ancora una connessione molto stretta. Molte cose dell'Italia sono molto vicine a me: la musica, l'arte... Ovviamente il cibo. A proposito di questo, sono stato ad una trasmissione di cucina e ho cucinato rigatoni!

Molti dicono che tu abbia inventato il concetto o anche solo la definizione di "metal opera". Spiegaci allora cos'è questo per te, e se hai nei tuoi piani di rifarlo in futuro!

Mi piacerebbe molto avere di nuovo l'opportunità di portare la mia musica nei teatri, come già ho potuto fare tre volte. Ti dirò di più: siamo circa a metà nella scrittura di un nuovo album, che ha delle riminiscenze dell'ambiente teatrale e sociale dell'antica Grecia, o almeno questo ci sento io. Magari potremmo portare quello sul palco...
Per quanto riguarda la Metal Opera, per me è stato un passaggio naturale. Sono cresciuto dietro le quinte del teatro, perchè mio padre era un attore. Mia sorella, nel frattempo, cantava all'opera, e i miei fratelli suonavano rock. Cosa potevo fare io? Mischiare tutto! Quando mi è stato chiesto di scrivere per il teatro, mi è venuto assolutamente naturale costruire un metal drammatico e che fosse fatto anche per una rappresentazione sul palco, anche perchè così funziona sia a teatro che su un disco!

 

 

L'intervista volge quasi al termine, ma non possiamo dimenticare che l'anno prossimo cade il trentesimo anniversario dello storico album "Noble Savage". Come ci si sente ad essere qui trent'anni dopo, e ci sono progetti per celebrare la ricorrenza?

Bella domanda, wow, è già passato così tanto tempo? Comunque sì, dovremmo proprio fare qualcosa... Il disco che sta per uscire, comunque, potrebbe essere visto come una continuazione spirituale di "Noble Savage". A livello concettuale e musicale sento che c'è una connessione fra i due dischi. Certamente, quest'ultimo è qualcosa di nuovo, ma non nego che affonda le sue radici proprio là dove finisce "Noble Savage".

Con questo invito all'ascolto di "Nocturnes Of Hellfire & Damnation", noi di SpazioRock ti ringraziamo infinitamente per la disponibilità e la gentilezza. E, da una carriera così lunga e un passato così pregno, non si può prescindere dalla solita domanda: cosa riserva il futuro a David DeFeis?

Altri concerti, altri dischi da finire, un box-set, un DVD... Stiamo passando un periodo pieno di movimento: abbiamo cambiato etichetta, stiamo in continua ricerca musicale. Credo e spero che ci saranno altri show acustici in Italia!




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