Carlo Barbagallo (Carlo Barbagallo)
Reduce dalla pubblicazione di "9" e attivamente impegnato in date soliste e in band, Carlo Barbagallo, musicista siciliano, classe '85, ci ha raccontato del suo particolare approccio a composizione e collaborazioni... a metà strada tra musica e ingegneria del suono.
Articolo a cura di Sergio Mancuso - Pubblicata in data: 08/02/18
Ciao Carlo e benvenuto su SpazioRock. Partiamo naturalmente dal tuo nuovo album, “9”, rilasciato lo scorso maggio. Una semplice cifra dietro alla quale so si nascondono diverse  motivazioni... Io aggiungerei anche Jimi Hendrix o sbaglio?
 
 
Hendrix è sicuramente stata sempre una delle mie ispirazioni sin da bambino, ma non è direttamente citato nel titolo del disco o nel suo contenuto; forse la copertina potrebbe in qualche modo ricordarlo? Il 9 è considerato come una misura del tempo che scorre, la cui forma grafica definisce un ciclo ma lascia aperta la possibilità di uscirne; una cifra, sul cui modulo è basato tutto nel disco, dalla copertina ai testi, dalla forma di alcuni brani alla tracklist, ecc.
 
Immergendoci nell'ascolto troviamo chiari riferimenti sonori agli anni ’60 e ’70: cosa hai ereditato della filosofia di quegli anni nella tua produzione? 
 
La musica di quegli anni è quella che ho ascoltato sin dalla culla e mi accompagna molto spesso anche oggi. In '9' faccio volutamente riferimento a tantissimi elementi sonori che, secondo me, appartengono però a molti periodi della storia della popular music e non solo; certo è che forse la maggior parte sono ispirati dai sound di quel periodo. A livello produttivo mi è sempre piaciuto cercare di ricreare atmosfere e miscele di suoni prendendo ispirazione dai dischi che amo (un suono particolare di batteria, un arrangiamento di archi, un intreccio di chitarre, ecc.). Credo comunque di averlo sempre fatto, anche in tutti i miei dischi precedenti.

 
E in cosa invece ti senti di essere riuscito a emanciparti rispetto a tale tradizione?
 
 
Non mi sono posto mai il problema di emanciparmi rispetto ai miei ascolti. Forse preferisco sentirmene parte, dimenticare che quello che ho prodotto mi appartiene, in modo che possa goderne a pieno. Il mio approccio alla produzione dei miei lavori solisti è assolutamente spontaneo, a tratti spesso caotico, e molto poco metodico, se non per aspetti specifici. Sento inoltre che il risultato non è vittima di un approccio citazionista, lo sento molto personale, molto 'suo'.
 
barbag
 
“9” è il frutto della collaborazione di diverse etichette indipendenti che si trovano per la prima volta a lavorare insieme: come ti senti a far parte di questo progetto e anzi ad esserne il punto focale?
 
 
'9' è il frutto di tante tipologie di collaborazioni, da quella con i tantissimi musicisti coinvolti, sia per le registrazioni che per i live (ad oggi più di quaranta), con i quali si è instaurato a priori un dinamico e proficuo scambio creativo a quella con la quindicina di persone coinvolte nella realizzazione della parte grafica del disco; ultima quelle tra le etichette che in un modo o nell'altro hanno contribuito a rendere pubblico questo lavoro. Da sempre considero la collaborazione su progetti artistici come uno strumento potentissimo da tantissimi punti di vista e sicuramente fondamentale per arricchire di senso il mio lavoro, nonostante le criticità che naturalmente sorgono nell'unire tante teste e visioni su un progetto che ha già un punto focale definito.
 
 
Hai registrato, montato e mixato il tuo album da solo, in completa autonomia... Quanto è stato importante questo aspetto nella riuscita finale di questo lavoro non soltanto musicale, ma anche concettuale?
 
 
Ho sempre curato tutti gli aspetti della mia produzione e in quanto ingegnere del suono mi occupo continuamente di questo anche per altri artisti. Per '9' credo sia stato fondamentale decidere di dedicare a un quasi isolamento la fase di montaggio e missaggio finale, che ha sicuramente influenzato il sound conclusivo del lavoro oltre che il suo concept che ha preso forma (o ne ho preso coscienza) proprio in questa fase. Questo anche perchè le registrazioni e la maggior parte degli arrangiamenti sono stati fatti in un arco di tempo lunghissimo (due anni?), in tempi e luoghi diversi (tra un tour e l'altro, viaggiando). Mi sono ritrovato con una mole impressionante di materiale, realizzato insieme ai miei collaboratori, spalmato su un base scarna di voci-chitarra-batteria, arrangiamenti anche diversissimi tra loro, sui quali ho lavorato di vero e proprio montaggio con lo stesso approccio di quando compongo i miei brani acusmatici.
 
carlobarbagallo_600 
Ho apprezzato molto “Rust” e “11 Dreams”. Abbiamo gli stessi gusti o tu invece hai una canzone alla quale ti senti maggiormente legato?
 
 
'9' mi piace in toto e a distanza di tanti mesi ancora non riesco a trovare qualche brano che mi abbia stufato. Forse ho sempre adorato di più tra tutte '9 years', anche sin dalle prime versioni con sola chitarra e batteria; probabilmente per la sua inerzia a procedere senza tregua, a svilupparsi e contemporaneamente negare uno sviluppo, come se non avesse un inizio e una fine. La versione definitiva, presente nel disco, smorza un po' questo aspetto per la ricchezza dell'orchestrazione che ha plasmato anche la forma del brano in fase di montaggio; qui però adoro la commistione di sonorità e suggestioni presenti che si è venuta a creare.

 
So che hai avuto vari complici nella genesi di questa release... Chi di loro è stato fondamentale nell'aiutarti a realizzare quanto magari ancora covavi dentro di te e come?
 
 
Sono stati tutti fondamentali e hanno arrangiato con me il disco. C'è chi ha seguito esclusivamente le mie indicazioni, chi ha stravolto tutto con le proprie idee, chi ha improvvisato liberamente, chi ha buttato giù su un canovaccio tante takes diverse che io ho rimontato, chi mi ha mandato il proprio contributo dall'altra parte del mondo, ecc. 

 
Non posso non dirmi curioso del contributo dell’inventore di strumenti musicali Jean-Francois Laporte... 
 
 
Con Laporte e il batterista Emilio Bernè (anche lui presente nel disco) abbiamo un trio (L.B.B.) con il quale facciamo improvvisazione radicale basata su strumenti tradizionali estesi dall'elettronica (io alla chitarra ed Emilio alla batteria) e gli strumenti inventati di Jean-Francois. I suoi strumenti vanno da dispositivi elettronici in feedback ad altri acustici costruiti con tubi e palloncini, ad altri in cui utilizza le trombe delle navi. La nostra collaborazione e amicizia è nata ormai un bel po' di anni fa quando ho composto 'Drowning', un brano per la sua 'Tavola di Babele'.

 
A quando la composizione della tua prossima colonna sonora vera e propria?
 
 
Non saprei (ride, ndr.); direi quando arriverà la commissione. Sarebbe sicuramente stra-stimolante. Con E<->CB (io e Elaine Bonsangue) stiamo facendo ultimamente degli esperimenti audio-visivi, attualmente in forme brevi ma chissà se prima o poi non ne esca un lavoro di ampio respiro.

 
E di quale film, tra i più recenti, avresti voluto scriverla se te ne fosse stata data l'opportunità?
 
 
Non so rispondere perchè tra i più recenti non ho idea. Da tempo non ho più l'interesse nel seguire ciò che esce ora o è già uscito, sia in termini discografici che in termini cinematografici. Seguo il flusso dei miei interessi, dei miei studi, dei consigli delle persone che stimo e spesso della casualità; quindi mi trovo spesso ad essere immerso in ascolti e visioni non tanto recenti ma nuove per me. Per rispondere: se fosse possibile mi piacerebbe sicuramente collaborare creativamente alla colonna sonora di un film e in stretta relazione con il suo regista, non in termini esclusivamente 'musicali' ma di 'sound design'.

 
Preferisci dedicarti alla composizione o all'ingegneria del suono? Immagino entrambi gli aspetti della tua carriera abbiano i loro pro e contro...
 
 
Adoro e odio entrambi! A parte l'ironia, sono due aspetti compresenti e complementari della mia attività, non saprei scinderli. Sono sempre stati un tutt'uno poiché credo di essere principalmente (finora) uno che compone per supporto (e anche quando compongo per strumenti, spesso gli aspetti legati all'ingegneria del suono sono fondanti). Certo sono anche un musicista, ma è nella commistione elettro e acustica, mediata e diffusa, che mi trovo perfettamente nel mio.
 
 
Uscendo dal dietro le quinte e uscendo allo scoperto sul palco... hai qualche appuntamento a cui invitare i nostri lettori? 
 
 
Ultimamente sono ripartito in tour in solo chitarra e voce, aprendo anche dei concerti a Colapesce. I prossimi appuntamenti saranno invece in band:
 
15|02 - Cartavetrata, #Niscemi (#Caltanissetta)
16|02 - Hmora, #Siracusa
17|02 - Circolo Lebowski Ragusa, #Ragusa
18|02 - Teatro Machiavelli, #Catania
23|02 - Circolo Agorà, #CusanoMilanino (#Milano)
24|02 - Efesto, #Bologna
SOLO: 03|03 - sPAZIO211, #Torino - apertura a colapesce
10|03 - Circolo Arci Orchidea - #SantaMargheritaLigure (#Genova)
13|03 - BLAH BLAH, #Torino
29|03 - La Machine à Coudre, #Marseille
30|03 - Bar Le Grattoir, #Gerardmer
14|04 - Bahnhof Live, #Montagnana (#Padova)
15|04 - Boto's Farm, #Cuneo

Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato!



Intervista
Europe: Joey Tempest

LiveReport
Nick Mason's Saucerful Of Secrets - European Tour 2018 - Milano 20/09/18

Recensione
Slash Feat Myles Kennedy & The Conspirators - Living The Dream

Speciale
ESCLUSIVA: ascolta lo streaming di "Rcade"

Speciale
PREMIERE: guarda il video di "Sogni Di Te"

Intervista
Nel vortice dei Voivod: Away