Caligula's Horse (Sam Vallen)
Direttamente dall'Australia, i Caligula's Horse propongono una cannonata di vibrazioni colorate, progressive e complesse presentandole sotto il nome di "In Contact". Il quarto album della band di Brisbane è una conferma di una raggiunta maturità e consapevolezza di poter finalmente essere annoverati tra le band del "prog che conta".
Articolo a cura di Cristina Cannata - Pubblicata in data: 16/09/17
Ciao Sam! Benvenuto su SpazioRock! Come stai?

Sto molto bene! Attualmente sono le 11 di sera qui, stavo suonicchiando un po' con la chitarra prima di andare a dormire (ride, ndr.). 

Mi sembra un buon modo per conciliare il sonno! 

Decisamente!

Finalmente il nuovo album dei Caligula's Horse "In Contact" è pronto per uscire, precisamente il grande giorno è il 15 Settembre. E' un album attesissimo, successore di "Bloom", ossia l'album che vi ha catapultati nella scena prog internazionale e che vi ha fatto conoscere in tutto il mondo. Questo significa che le aspettative a questo giro sono davvero alte, avete gli occhi puntati addosso. La gente si chiede se siete riusciti a fare di meglio... 
 
Detta così mi spaventa un sacco...

Cos'è? Avverti un po' di pressione? 

(Ride, ndr.) La pressione è sempre un elemento interessante e curioso su cui potremmo metterci a discutere un po'. E' una domanda davvero interessante. In realtà quando abbiamo iniziato a lavorare su quest'album non abbiamo cambiato molto il processo compositivo, nel senso, i modi, le abitudini. La pressione è più che altro qualcosa che riguarda lo scrivere musica, la collaborazione tra me e Jim sai...vogliamo creare qualcosa che soddisfi le nostre aspettative, che ci renda felici... cosa che staticamente non è sempre facile. Se dovessi pensare a delle differenze rispetto a "Bloom" direi che ciò che è cambiato è stato più che altro l'approccio generale. "Bloom", come hai detto tu, era l'album con cui volevamo introdurci nel panorama prog a livello mondiale, con "In Contact" la linea che abbiamo seguito era "Ok, dobbiamo crescere, dobbiamo fare di più". Dovevamo creare qualcosa di più denso, più vasto, più intricato, qualcosa di più lungo e in qualche modo più sfidante. Quindi diciamo che questo è un album che sotto tanti punti di vista è più "grande" del precedente. Penso che sia il modo più esatto per spiegarlo. 

Conosco i Caligula's Horse da quando siete nati nel 2011 e personalmente quando ho ascoltato questo album ho subito pensato "Ok, è assolutamente un album dei Caligula's Horse"... 

E sentire questo mi fa piacere... 

Però come hai detto ho trovato questo album più heavy, più compatto, sia in termini di sound che di testi. Quale direzioni vi siete prefissati di seguire? 

Con questa domanda devo iniziare a parlare della storia del concept e sono sicuro che te avrai già preparato tantissime domande a riguardo (ride, ndr.). Ad ogni modo, "Bloom" è un disco che intenzionalmente non segue un concept, è qualcosa pensato in modo che ogni canzone abbia la propria identità. L'idea base era quella di trasmettere qualcosa che richiamasse la positività, la luminosità, i colori, qualcosa che fosse espressivo. Con "In Contact" abbiamo fatto le cose in maniera diversa: volevamo creare un album che fosse più carico emotivamente, più pieno, qualcosa che facesse quel passo in avanti rispetto al precedente lavoro in termini di contenuto emotivo. Ogni canzone ha degli impeti importanti che rendono l'album più pieno di emozioni rispetto al precedente lavoro. Abbiamo pensato che il modo per approcciarci alla cosa nel modo migliore e crearla come pensavamo fosse effettivamente quella di dar vita ad un concept album, con un concept "personale". Abbiamo iniziato a scrivere le idee, le ispirazioni, mettere la giusta attenzione anche a quel senso subconscio. La nostra direzione è stata quindi guidata dalla volontà di creare qualcosa dal forte contenuto emotivo. 

Appunto, la prossima domanda è proprio questa: "In Contact" è un concept album che narra quattro differenti storie di quattro diverse persone. E questo è molto prog! 

Giusto un pochino (ride, ndr.)!

E come hai detto tu, anche io l'ho avvertito molto personale. Come si connettono tra loro queste storie? 

Andando indietro nel tempo nel 2013 abbiamo scritto un album chiamato "The Tide, the Thief & River's End". Anche questo era un concept album, ma in questo album c'era una specie di mancanza di filo narrativo, si trattava più che altro di una storia che dall'inizio alla fine parlava di conflitto, era molto sentimentale. Diciamo proprio che quell'album era una storia. "In Contact" invece è un po' diverso: quello che volevamo fare qui era facilitare, sia per noi sia per chi ci avrebbe poi ascoltati, quello che volevamo raccontare, che volevamo scrivere, che è abbastanza personale. Volevamo farlo con un velo di anonimia, usando una struttura che fosse volutamente impersonale, creando qualcosa che fosse fondamentalmente immaginario, fittizio. Quindi abbiamo deciso che avremmo sfruttato le nostre diversissime identità di artisti costruendo queste storie che si intrecciano nel tempo in qualche modo, spiegano come fondamentalmente loro affrontano la sfida quotidiana dell'essere ispirati, del restare ispirati. Ovviamente l'ispirazione non è arrivata facilmente. Sai, non puoi pensare che qualcosa ti spunti dal nulla. Quindi abbiamo costruito queste quattro storie basate su queste sfide quotidiane che i personaggi hanno necessità di affrontare e vincere nella loro vita. E queste sfide sono collegate al modo in cui questi quattro personaggi poi vengono ispirati. Ad esempio, nel caso del secondo capitolo "The Caretaker" si parla di un ragazzo che ama da morire scrivere e creare musica, ma lui percorre una specie di strada buia nella sua vita quindi ha bisogno di amore. Nel suo caso, lui fatica a creare musica che lo soddisfi rispetto alle cose che accadono nella sua vita. Nel primo capitolo, "To The Wind", si parla invece di un pittore, almeno lo intendiamo così, che sta cercando di smetterla con l'alcol, ha questa assuefazione che non gli permette di lavorare senza, ovviamente non parliamo mai direttamente di questa "droga", potrebbe essere qualsiasi tipo di droga, qualsiasi tipo di cosa. Il fatto è che senza questa specifica cosa, lui ha difficoltà a creare. Più tardi nella sua carriera, è stato poi spinto dai suoi fan a creare e quindi lui ha capito che aveva semplicemente necessità di uscire fuori da questa botola, di distruggere se stesso per affermarsi. La cosa strana che vediamo nei fan in giro per il mondo è che ci sono persone che chiedono musica, che chiedono arte da qualcuno, e il compito di un artista è accontantarli, far sì che questo accada, è il "costo" della sua arte. Questa è una storia abbastanza tragica. Diciamo che queste quattro storie e questi quattro capitoli sono collegati, sono comparabili, e quello che li accomuna è proprio la necessità di trovare l'ispirazione, di scoprire un modo per essere ispirati nel loro mondo e nella vita che loro conducono. 


E quale di queste storie è più vicina a te, Sam? 

Domandona pesante (ride, ndr.)! Onestamente non ci avevo mai pensato più di tanto, nel senso... identificarmi con qualcuno dei personaggi direttamente! Dovrei ripensare a tutte le storie attentamente, analizzando esattamente i loro "problemi". Credo che la storia che sia più vicina a me, quella a cui mi sento più legato a livello emozionale sia "To The Wind", il primo capitolo. Racconta qualcosa che attualmente mi appassiona parecchio. Ho visto questo lato che non riesco a spiegare precisamente... nella società ci sono delle visioni strane circa la figura dell'artista e cosa egli è effettivamente. C'è questa credenza diffusa che un artista non possa stare male, avere delle preoccupazioni, una brutta giornata, dei brutti momenti, essere mentalmente instabile. Questa cosa mi fa riflettere un sacco. Ovviamente, quella storia non parla di me, ma è quella, tra le tante, con la quale mi sento più connesso. 
 
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Guardando la copertina dell'album noto queste quattro persone fluttuare nel cielo in cerchio. Mi piace parecchio l'artwork di questo lavoro, lo trovo particolare e complesso...

E' un disegno bellissimo.

Sì, lo è decisamente. Ti va di raccontarcelo? 

Certo. Quando abbiamo iniziato a lavorare all'album, abbiamo subito rivolto la nostra attenzione sulla copertina. Siamo quel tipo di band che ci pensa da subito. Allora ci siamo seduti e abbiamo raccolto un po' di idee su ciò che volevamo vedere sul nostro disco. Prendiamo molto sul serio il fatto che ogni album debba apparire davvero diverso dagli altri. Ci sono band che tendono a ripetere qualcosa, un elemento magari, uno stile, che va bene, ma noi ci teniamo ad essere differenti ogni volta. Anche questa volta abbiamo buttato giù un sacco di idee e abbiamo concordato in maniera unanime sul fatto che volevamo tutti qualcosa di molto colorato e surrealistico, che catturasse l'idea del sogno. Quando eravamo in tour abbiamo incontrato e scambiato quattro chiacchiere con un ragazzo di Belfast, un posto molto lontano da noi. Abbiamo iniziato a parlare e lui ha buttato giù una serie di disegni. L'unica cosa che gli abbiamo detto era la nostra idea circa la volontà di comunicare questo senso di connessione, sempre centrata sulla ricerca dell'ispirazione. E lui è uscito fuori con questa idea del faro, come punto di convergenza. C'è il sogno... rappresentato dalle figure che vedi intorno alla luna, o il sole, ancora non ho capito bene. C'è l'ispirazione. Diciamo che la copertina è stata intenzionalmente pensata per essere astratta: l'idea centrale era "concentrare", comunicare, esprimere l'ispirazione. Cosa che non era semplicissima, ma lui ha fatto certamente un buon lavoro.

In realtà un filo conduttore tra la copertina dei vostri dischi io l'ho trovato: il colore. Sono sempre molto colorate. In una vecchia intervista Jim aveva detto che i Caligula's sono una "storia di colori",una band "colorata", che significa esattamente? 

Beh credo che la cosa sia più legata al nostro songwriting. Quando parlo di colore parlo di armonia, dell'armonia totale della musica. Quando parlo di colore mi riferisco a qualcosa che non è solo tecnico, ma a qualcosa che ha senso in sè, e la musica ha senso in sè. Mi piace giocare con le combinazioni di accordi, con la qualità degli accordi. Quindi per me il colore è luminosità, armonia, ma anche dinamicità, variabilità. Quindi se vogliamo dire che i Caligula's Horse sono colorati lo intenderei con due termini: varietà e variabilità. La musica ha diversi mood, e il mood cambia velocemente e costantemente. 

Tornando a parlare del sound dell'album, l'ho sentito più heavy e più dark dei vostri lavori precedenti. Inoltre ho trovato un sacco di varietà in questo album, ci sono momenti di fortissima rabbia e canzoni molto dure, e poi subito dopo melodie più dolci e pacate. Questo rende l'album molto interessante da capire e da ascoltare... Ci sono dei riff di chitarra molto pesanti e potenti, delle belle linee di basso, la voce di Jim che raggiunge livelli di tecnicismo notevole. Insomma, è palpabile l'evoluzione nel vostro sound. Siete soddisfatti di come state crescendo?

Sì, direi proprio di sì. "In Contact" è un album che ha qualcosa di più di "Bloom". come hai detto certamente c'è un'evoluzione . Sai, abbiamo avuto pochissimo tempo per completarlo, dalle registrazioni alle fasi di mixaggio sono passate cinque settimane, che è davvero un lasso di tempo brevissimo per noi...

Cinque settimane? Davvero?

Sì, lo so! Per scriverlo ci abbiamo messo circa sei mesi, ma cinque settimane per noi sono state davvero una sfida per registrare ed avere il prodotto finito da consegnare all'etichetta. Ti dico la verità, eravamo un po' preoccupati di avere questo tempo limitato, ma la cosa divertente è che ci siamo concentrati un sacco sulle nostre sensazioni, su ciò che sentivamo a pelle. Tutto ci è sembrato molto fresco quando abbiamo finito, se lo riascoltassi adesso, beh, forse avrei qualche commento da fare (ride, ndr.). Ma sì, sono veramente contento di quello che abbiamo creato. Credo che la cosa più interessante sia la qualità che abbiamo garantito per avere avuto così poco tempo, ma abbiamo in formazione musicisti bravissimi, tra cui i due nuovi entrati. Volevamo presentarci nel modo migliore possibile e questa cosa mi entusiasma sempre un sacco. Penso che abbiamo fatto un buon lavoro.

E lo penso anche io. E, come mi hai anticipato, un'altra cosa interessante è che i Caligula's Horse hanno sperimentato in questi ultimi mesi, per la prima volta in assoluto dalla vostra formazione, cambi di line-up. Zac Greensill e Geoff Irish hanno recentemente lasciato la band e al loro posto sono entrati Adrian Goleby e Josh Griffin. Come avete affrontato questo evento? Qual è stato il contributo dei nuovi membri alla creazione del nuovo album? 

Buona domanda. Come hai detto questo è stato il primissimo cambio di line-up da quando siamo nati. Siamo stati insieme con i membri originari per cinque anni. Abbiamo girato il mondo, abbiamo condiviso esperienze e siamo cresciuti insieme. Sapevamo che le dinamiche sarebbero potute cambiare con l'introduzione di questi due nuovi membri. Fortunatamente Adrian, il nostro nuovo chitarrista, è stato in realtà membro "nascosto" della band per tanto, tanto tempo. E' il nostro videomaker, filmava i nostri concerti, è venuto con noi in tour qualche volta tempo fa. Quando Zac ci ha detto della sua volontà di concentrarsi su un altro progetto, per noi è stato immediato pensare ad Adrian. Con Josh invece le cose sono andate un po' diversamente, lui è un buon amico del nostro bassista (Dave Courper, ndr.); come tantissime altre persone, si è presentato alle audizioni che abbiamo deciso di fare quando Geoff ci ha detto che ci avrebbe lasciati. Il suo provino è stato il migliore tra tutti. Fortunatamente, è anche un bravissimo ragazzo e il fatto che fosse già amico di Dave ha reso le cose più semplici. Sicuramente i cambi di line-up possono essere eventi catastrofici per moltissime band, invece per noi è stato molto naturale. Josh e Adrian si sono subito integrati e ambientati, sono entrati benissimo nelle dinamiche del gruppo. Sono stati coinvolti in corsa nella preparazione dell'album, hanno già fatto con noi i primi show in Europa. Non possiamo lamentarci di nulla, hanno portato nuova vita alla band. 
 
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Visto che "In Contact" è un concept album, quanto la musica è connessa alle parole e viceversa? Quale dei due elementi ha guidato la creazione dell'album?

La collaborazione tra me e Jim nel processo di scrittura è sempre stata davvero molto intensa e stretta. Di solito non scriviamo prima la musica e poi i testi, il nostro processo è più olistico, le cose accadono allo stesso momento: avere idee, buttare giù qualche riff, le sezioni vocali... e, come risultato, quelle che vengono fuori sono cose strettamente ragionate insieme, guidate appunto dalla nostra collaborazione e penso che la cosa sia davvero entusiasmante. Direi anche che c'è una specie di co-caratterizzazione negli elementi che nascono e si collegano. Nel nostro caso è molto semplice far nascere musica e testi nello stesso istante, ed entrambi si trovano in cima al processo creativo, avendo la stessa priorità. La musica che creiamo ha una naturale connessione al testo. Devo dire che non ero preparato a questa domanda (ride, ndr.). 

Devo chiedertelo: chi ha avuto l'idea per "Inertia and the Weapon of the Wall?"

Domanda interessante. Per gli ultimi due anni circa la voce di Jim si è contraddistinta per questo parlato a mò di poesia. Lui ragiona molto in termini di "live"; quando suoniamo, soprattutto come headliner, facciamo questa sorta di inframezzi parlati prima di riprendere a suonare. Quando Jim mi disse che stava lavorando a questo brano abbiamo concordato di fare questa specie di "effige" e metterla nell'album. Abbiamo avuto una lunga chiacchierata... Il brano è una rappresentazione di un personaggio, dell'ultima storia, è la rappresentazione del suo manifesto. Quando riflettevamo su come metterlo fuori volevamo tenerci solo sul parlato, ma poi abbiamo pensato che sarebbe potuto risultare un po' noioso e forse non immediatissimo da capire, anche se sarebbe stato sicuramente particolare presentarlo così. E allora ci siamo detti "Perché non vestire il pezzo con un background musicale, con robe semiotiche, cose che non per forza connotano direttamente le parole che vengono dette, ma ti danno il senso di essere elementi randomici che ovviano alla "nudità" del pezzo?". Ho creato eco, suoni strani e particolari -come i cucchiai- in modo tale da venir fuori con questo collage semiotico, cercando di dar vita a qualcosa di molto intenso. Penso che sia un pezzo particolare, bello e diverso da tantissime cose che puoi sentire in giro...

Beh devo dirti che all'inizio, quando ho sentito la canzone non capivo bene, mi avete un po' confuso. Ora capisco di più.

Sì, immagino non sia immediato capirla... 

Secondo me "In Contact" è un titolo molto forte per un album. Al giorno d'oggi viviamo questo dilemma del cosa significhi essere o stare in contatto. O sei troppo in contatto - ad esempio, grazie ai social media- o è difficile essere in contatto. Intendo un vero e proprio contatto, con la tua famiglia, gli amici, con te stesso. Cosa significa per te essere in contatto?

E' interessante come tu abbia colto questo lato provocatorio del titolo. Come hai detto, il titolo è volutamente forte e ci sono un sacco di modi per dargli significato. Effettivamente è per questo che abbiamo deciso di dargli questo nome. "In Contact" è un nome provocatorio e ognuno può trovarci il significato più vasto o più ristretto che vuole. Il titolo in questo caso si riferisce al fatto che l'ispirazione è il fil rouge che lega gli artisti protagonisti del concept. Inizialmente, avevamo pensato ad un altro titolo (che è il sottotitolo dell'album se leggi il booklet) che richiamasse il concetto di connessione e che deriva da un'idea molto astratta di Jim secondo cui l'umanità sia connessa dai sogni. I sogni ci accomunano e ci legano e ci ispirano. E' un po' il modo in cui funziona secondo lui l'ispirazione. L'ispirazione coinvolge e lega, ma non è facile acchiapparla. Come hai detto, è molto facile oggi alienarsi, essere disconnesso, dimenticare chi sei... tutte queste cose metaforicamente possono essere inserite in una lista. Quindi, di nuovo, è un titolo in cui ciascuno può trovare il significato che vuole.

Recentemente siete stati in tour con grandi nomi, come ad esempio la vostra ultima visita in Europa insieme agli Opeth. Questo significa, tra le altre cose, che state crescendo tantissimo all'interno del panorama prog internazionale. State attirando l'attenzione, state facendo rumore. Pensate di essere pronti ad entrare nel fantastico mondo dei mostri sacri del prog? 
 
(Ride, ndr.) Mi piacerebbe pensarla così, ma è un po' più difficile. Hai ragione, quando ti ritrovi ad andare in tour con band come Opeth, Pain of Salvation, dai tutto il meglio di te. Devi aprire un loro concerto! E poi hai la fortuna di sentirli suonare. E' grandioso, è un sogno che si realizza per noi. Diciamo che non so risponderti adesso, però ti prometto che continueremo, come stiamo facendo, a provarci con tutte le nostre forze e la nostra volontà.

Penso che ci siate quasi... 

Speriamo. 

Ok, c'è qualche possibilità di vedervi in giro per l'Europa per promuovere questo album? Magari una data in Italia... 

Non ne ho assolutamente idea.

Ma come?

(Ride, ndr.) Dipende da un sacco di cose ma... dobbiamo tornare. Abbiamo fatto un po' di show in giro per l'Europa qualche mese fa, prima dell'annuncio dell'album. Siamo stati due volte in Europa in tour e una delle tante differenze è che il numero di persone, di fan, che veniva a salutarci la seconda volta era notevole, troppo grande per essere ignorato. Quindi questa è diventata sicuramente una nostra priorità. Ci muoveremo in Australia e poi cercheremo di tornare...

Ok, troverete il modo di farlo. 

Ci impegneremo, te lo prometto. 

Grazie Sam per il tuo tempo, questa era l'ultima domanda... se vuoi lasciare un messaggio ai tuoi fan e ai nostri lettori, a te la parola.

Spero davvero che questo nuovo album vi piaccia e vi prometto che ci vedremo in Italia molto presto! 
 
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