Blues Pills (Elin Larsson)
E' nata oggi, la seconda creazione in studio dei Blues Pills. L'hanno battezzata "Lady In Gold" e sembra essere piena di piacevoli scoperte. Non ci resta che ascoltarlo (leggi la nostra recensione) e scoprirlo insieme alla bravissima Elin, voce della band, che ce lo racconta in prima persona. 
Articolo a cura di Giulia Franceschini - Pubblicata in data: 05/08/16

Si ringrazia Paolo Stegani per la collaborazione. 

 

Ciao Elin, benvenuta su SpazioRock.it! Si può dire che stiate vivendo un momento molto divertente, allo stesso tempo gratificante ed impegnativo. Fra pochi giorni uscirà il vostro nuovo album in studio: “Lady In Gold”. Avete già alle spalle un album in studio ed un album live. Che impatto ha una così grande quantità di lavoro da fare su una band così giovane?

Stiamo imparando molto. Quando è uscito il nostro primo album non ero preparata a ciò che stava per succedere, ovvero trovarsi a suonare a dei festival su palchi decisamente enormi. Si è trattato di un processo di apprendimento e sicuramente anche di crescita. Registrare i propri brani, essere in tour... Ho imparato moltissime cose nuove sia su me stessa che sulla mia voce.

State per pubblicare il vostro secondo album e, si sa, non è mai un passo facile per una band. Dovrete in qualche modo confermare ciò che di buono avete già fatto e migliorarlo ulteriormente. Che cosa significa per te questo secondo album?

Sono veramente contenta per il fatto che siamo riusciti a terminarlo perchè avevamo addosso molta pressione, e significava veramente molto per me. Credo che questo album abbia un compito ingrato, dato che viene dopo il grande successo del primo. Ha goduto però di una produzione più grande dato che tutti noi vogliamo che vada ancora meglio del precedente. Siamo cresciuti molto come band e come compositori, senza dubbio. Ha un grande significato per me: lo considero una celebrazione della musica e del canto. Quando sono in studio mi sento veramente felice, e sono contenta di essere stata in grado di compiere questa celebrazione come si deve.

Nel 2014 c'è stato un cambiamento nella line-up: è entrato Andrè Kvanstrom. In che modo è cambiata la band e qual è stato il suo contributo nella realizzazione del nuovo album?

Ovviamente un cambiamento c'è stato: è un grandissimo musicista ed un eccellente compositore. Spesso è difficile stare al suo passo perchè sa veramente il fatto suo, ma è innegabile che abbia fatto fare alla band un salto di qualità.

Mi ha veramente sorpreso il fatto che abbiate registrato il primo album in maniera analogica. Avete fatto la stessa cosa anche per “Lady In Gold”? Come mai avete preso questa decisione?

Abbiamo registrato “Lady In Gold” nello stesso studio ed in compagnia dello stesso produttore del primo album, Don Alsterberg. Lo considero uno dei più grandi produttori di oggi, perciò è stata una grande fortuna averlo al nostro fianco. Il fatto di conoscerci già ha semplificato moltissimo le cose, è stato molto facile capirsi fra di noi. Ci ha fatto sentire tutto il proprio supporto, soprattutto durante la registrazione dell'album d'esordio. Questa volta ero più consapevole di cosa mi aspettasse ed avevo già preparato le seconde voci ed i cori, allenandomi e provandole con alcuni amici, mentre prima realizzavo tutto sul momento, ed anche in quel caso sapeva mettermi a mio agio. Se qualcosa non mi convince non ho paura di dirglielo, così come lui non si fa problemi a dirci la sua opinione se qualcosa non gli piace.

All'interno del gruppo provenite tutti da Paesi diversi e quindi da culture diverse. Credi che questo influisca sulla vostra musica e sul vostro modo di lavorare?

Questo ci permette di conoscere molta musica differente, ma non comporta particolari difficoltà. Siamo tutti esseri umani: a dire la verità, personalmente adoro quando ci sono differenze.

Hai più volte affermato che nelle tue canzoni parli delle tue esperienze personali. Trovi sia più facile oppure più complicato che parlare d'altro?

Trovo molto importante far trasparire nei propri testi una parte di se stessi, ed infatti nel primo album parlo prevalentemente di esperienze che ho vissuto in prima persona. Per questo nuovo lavoro, invece, in alcune canzoni ho preso l'ispirazione da Kate Bush: nei propri testi lei spesso narra storie. In “Lady In Gold” prende corpo, infatti, il personaggio di una donna coraggiosa, bellissima ma anche mortale. In generale credo sia difficile parlare di sé nelle proprie canzoni perchè sarai costretto a cantarle moltissime volte e questo ti riporterà alla mente un sacco di ricordi, belli e brutti, ma allo stesso tempo ti permette di avere una fotografia chiara e nitida della tua storia.

La vostra band sembra provenire dal glorioso passato del rock. Quale credi sia la situazione della musica odierna?


Ci sono grandissimi artisti e grandi band in circolazione: mi vengono in mente Adele e Beyoncè... Credo però che al giorno d'oggi la musica venga considerata una “gomma da masticare”: la mastichi fino a che ha perso il proprio sapore e poi la sputi. Se si prende un artista come Marvin Gaye ed il suo album capolavoro “What's Going On”, all' interno ci si trovano parole assolutamente attuali, nonostante sia uscito qualche decina di anni fa.  Questo non succede più. E penso la stessa cosa anche degli show televisivi: c'è la tendenza a far diventare tutto e tutti un “prodotto”, tutti vogliono diventare delle star. A me interessa essere una musicista, scrivere canzoni, esprimere me stessa. Perciò artisti come Justin Bieber mi dicono molto poco perchè non mi trasmettono nulla. Quella è la direzione sbagliata verso cui andare [ride, ndr].

Essere in studio ed esibirsi sono le due principali attività di un artista. Quale delle due preferisci?


Adoro esibirmi ed andare in tour: uno show emana sempre buone vibrazioni. In alcuni festival non ci conoscono e dobbiamo quindi dimostrare chi siamo, mentre in altri, quando siamo gli headliner, siamo più rilassati e ce la possiamo godere. Mi piace comunque anche trovarmi in studio, perchè puoi creare canzoni e cantare liberamente. In studio si diventa una grande famiglia!

Ad ottobre avrete un concerto qui a Milano, a pochi mesi di distanza da un altro concerto che avete tenuto nel nostro paese. Qual è stato il vostro impatto con il pubblico italiano e perchè siete tornati così presto?

Siamo stati qui a febbraio è ci è piaciuto veramente molto. Mi piace tantissimo l'Italia, il pubblico è veramente entusiasmante ma sa anche godersi lo show e fare silenzio quando è il momento [ride, ndr]. Non me l'aspettavo proprio, in genere non è così! Nel prossimo concerto suoneremo soprattutto canzoni del nuovo album e ci sarà anche qualche ospite speciale.




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