Black Country Communion (Glenn Hughes)
Quando ti trovi al telefono con Glenn Hughes sei consapevole di avere dall'altra parte del filo molto più di un pezzo di storia. La signorilità, l'entusiasmo e la positività che trapelano dalle sue parole lo collocano una spanna sopra a tutto il resto. Glenn è un fiume in piena con i piedi ben saldati nel presente, ora che ha ripreso la sua carriera solista e che i Black Country Communion sono tornati con un disco nuovo di zecca, "BCCXIV" per la gioia di tutti gli amanti del rock genuino. Insomma, lontano anni luce dallo stereotipo della rockstar decaduta. Buona lettura!
Articolo a cura di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 03/09/17
Finalmente un nuovo disco dei Black Country Communion. Vuoi raccontarci cosa è successo esattamente nel 2013 e cosa vi ha spinto a tornare?
 
Credo che nel 2013 la band avesse davvero il desiderio di sciogliersi. Venivamo da un tour lungo ed estenuante, ed eravamo tutti d’accordo che la cosa migliore da fare fosse quella di prendersi una lunga pausa e dedicarsi ciascuno ai propri progetti, così da poter ritornare nel giro di qualche anno. Che è poi quello che è successo con questo album. 
 
Come avete iniziato il processo compositivo?
 
Tutto è iniziato con Joe nell’aprile 2016, a Los Angeles, ci siamo incontrati e abbiamo pensato che era il momento giusto per ricongiungersi a Jason e Derek e pubblicare il nostro quarto disco; così ad ottobre ci siamo organizzati per passare del tempo assieme componendo nuova musica, a casa mia. Joe è stato mio ospite per circa dieci giorni e abbiamo gettato le basi del nuovo Black Country Communion.
 
Quali sono, se esistono, le principali differenze fra “BCCIV” e i lavori precedenti?
 
Penso la band suoni come in passato, il disco ha il tipico sound dei Black Country Communion, noi siamo ancora quelli degli inizi e non assomigliamo a nessun’altro. E’ semplicemente la continuazione di quel che eravamo, non ci siamo messi in testa di suonare jazz, folk o heavy metal. Suoniamo la musica dei BCC.
 
Credi che “Resonate” abbia in qualche modo influenzato la nuova release? Te lo chiedo perché ho notato alcuni passaggi comuni, in termini di sonorità…
 
Penso che quanto ho fatto con “Resonate” sia molto buono, quel disco ha un’atmosfera interessante e i risultati raggiunti in termini di songwriting mi hanno aiutato a mettere meglio a fuoco il nuovo materiale dei Black Country Communion.
 
Sul nuovo disco mi hanno colpito i pezzi più lunghi come “The Cove”, che richiama le atmosfere di “Mistreated”, "Wonderlast" e “The Last Song For My Resting Place”…
 
Ti ringrazio di cuore, ho un debole per quel tipo di composizioni così dilatate e ricche di improvvisazioni… il testo di “The Last Song…” lo ha scritto Joe, tutti gli altri vengono da me ma questo è opera sua… dicevo, è un pezzo ispirato alla tragedia del Titanic, in particolare al suo violinista che morì nel naufragio proprio mentre continuava a suonare, e il pezzo è dedicato a lui. Ne sono molto soddisfatto e per me è uno dei momenti migliori del disco. “Wonderlust” è un pezzo sul tornare a casa, parla di tutte le storie dietro alla vita on the road e di quelle cose incredibili che succedono… ho sempre scritto di queste cose, sullo stato d’animo di chi torna al posto dove vive o dove è nato, alla sensazione di felicità che si prova.
 
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Hai suonato in passato con grandi chitarristi come Tony Iommi e Ritchie Blackmore. Cosa rende invece speciale uno come Joe Bonamassa?
 
E’ uno dei chitarristi contemporanei senz’altro più influenti, Joe ha iniziato a suonare la chitarra da giovanissimo e oggi può vantare venticinque anni di esperienza, è ben erudito sul blues e il classic rock…considera anche che è molto giovane, ha appena quarant’anni e grandi margini di miglioramento. E’ un chitarrista di grande talento, oltre a essere una persona molto generosa e gentile. Anche Blackmore è speciale, ma in modo diverso (ride, ndr.)…ma è comunque speciale.
 
Che ne pensi del suo ritorno con i Rainbow?
 
Inizialmente Ritchie mi aveva proposto di unirmi ai Rainbow per la reunion, ma non pensavo sarebbe stata la scelta giusta, per cui ho rifiutato…ad ogni modo sono felice che Ritchie continui a suonare, che siano i Rainbow o qualcos’altro, e che sia tornato nella veste elettrica. Che altro posso dire? Sono felice per lui e i suoi fan…
 
 
Nella tua autobiografia spendi parole generose per David Coverdale, il cui aiuto nei tuoi confronti è stato prezioso sul finire degli anni ’80. Avete mai pensato di collaborare?
 
E’ un fatto di programmazione, non ci crederai ma ne parliamo quasi ogni anno… purtroppo i nostri rispettivi impegni non ci consentono mai di fare qualcosa assieme. Lui è davvero molto impegnato e dedicato agli Whitesnake… vedremo.
 
Un altro tuo storico collaboratore è il chitarrista J.J. Marsh, con il quale hai prodotto lavori eccellenti come “Songs In The Key Of Rock”. Sei ancora in contatto con lui?
 
Con lui ho parlato giusto ieri, io adoro J.J., è il chitarrista più sottovalutato di questa terra e gli auguri davvero il meglio. Sono certo che un giorno o l’altro lo vedrai di nuovo suonare con me, è solo questione di tempo, voglio solo che sia sempre felice e in salute perché io lo adoro. Nutro una stima enorme nei suoi confronti.
 
Glenn, tu hai sempre una buona parola per tutti. E’ questo il segreto delle tue numerose collaborazioni?
 
Vedi Luca, io mi ritengo una di quelle persone che non ha mai niente di male da dire nei confronti degli altri, non l’ho mai fatto neppure verso chi ha speso tante cattive parole su di me, mi ritengo una persona pacifica e non c’è risentimento nel mio cuore. Mi sono successe talmente tante cose nella vita… la cosa importante è che io sono ancora un cantante, ho avuto molti riconoscimenti per il mio stile e per la mia voce, e cerco in qualche modo di contraccambiare regalando al resto del mondo un po’ del mio amore.
 
Maestro di umiltà, Glenn. Che puoi dirmi riguardo al tour a supporto di “BCCIV”?
 
Abbiamo già qualche data in programma: i fan avranno ancora l’opportunità di vedere in giro i Black Country Communion così come noi abbiamo bisogno del contatto con loro… siamo eccitatissimi per la pubblicazione del disco e non vediamo l’ora di tornare in tour.

Tu hai un legame speciale con l’Italia, per via del progetto Voodoo Hill. Possiamo aspettarci qualcosa a breve?
 
Al momento no. Adoro Dario (Mollo, ndr.) e ogni tanto ho occasione di lavorare con lui, ma al momento non c’è nulla di pronto perché anche lui è molto impegnato. Lavorare con Dario e i Voodoo Hill è stato divertente, un mix classic rock e certe cose del mio stile che piacciono ai fans… vedremo cosa riserverà il futuro.
 
Ho notato che rispondi a tutti i tuoi fan sui social network, non sembri spaventato dall’utilizzo delle nuove tecnologie. E’ così?

Vedi, io ho una fantastica fan base, abbastanza grande e fedele… non ho paura dellea tecnologia, siamo solo io e loro senza alcun tipo di filtro, pensa che possiedo persino una webcam! Sono attivo sui social network perché sono grato a tutte quelle persone che mi supportano e apprezzano il mio lavoro. E’ un modo per dir loro che li amo tutti indistintamente.




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