The Amity Affliction (Joel Birch)
In occasione dell'uscita di "Misery", nuovo album della band australiana, abbiamo affrontato alcuni temi, a dir poco delicati, con il frontman dei The Amity Affliction in attesa della loro data italiana del 15 ottobre a Bologna.
Articolo a cura di Costanza Colombo - Pubblicata in data: 26/08/18

Salve ragazzi e benvenuti su SpazioRock.it. Partiamo dal vostro presente e dal fatto quest'anno festeggiate il quindicesimo anniversario di carriera. Come avete intenzione di festeggiare?

 

Come sempre, andando in tour senza sosta.

 

Prendetela a mo' di battuta ma un titolo come "Misery" (senza far menzione anche dell'artwork) non sembra esattamente sprizzare la positività che ci si potrebbe aspettare dall'aver raggiunto un tale traguardo. Che cosa vi ha spinto a scegliere un "pacchetto" del genere per questa release?

 

Be' soffro di un disturbo di tipo bipolare e ho dovuto fare i conti con la depressione con buona parte della mia vita, sfortunatamente non c'è cura per tutto questo e quindi quanto ascolti è quello che vivo.

 

"Misery" è il primo disco senza il vostro storico batterista Ryan Burt. Che cosa puoi dirci a tal riguardo? La sua dipartita dalla band ha influenzato il making of di questo lavoro?

 

Non ha mai scritto niente ma non sarebbe nemmeno giusto dire che non ha contribuito alla nostra band. Era un batterista fantastico ma quando arriva il momento di salutarsi c'è poco altro da fare. Ryan non era più coinvolto abbastanza in questo progetto per continuare.

 

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Ho letto alcuni commenti lasciati dai vostri fan in merito ai nuovi singoli e non erano esattamente entusiasti dell'evoluzione del vostro sound. Naturalmente dal punto di vista di un artista il cambiamento è sempre una buona cosa sebbene non venga sempre apprezzato dalla propria fan base che si aspetta sempre la solita solfa in eterno. Cosa volete dire in vostra "difesa"?

 
(Ride, ndr.)
Non c'è niente da difendere, me ne sbatto se la gente odia un pezzo, nella mia mente sono le stesse persone che in passato ci odiavano per non esserci evoluti abbastanza allora. Tutti i nostri album sono stati diversi, a prescindere da quanto abbiano effettivamente differito uno dall'altro. Niente è davvero cambiato per noi. Scriveremo sempre quello che vogliamo sebbene naturalmente lo si faccia tenendo conto dei nostri ascoltatori al fine di non alienarceli.

 

Come fan di altre band che solitamente ascolti, chi ti ha deluso di più per una ragione simile, magari quando eri più giovane, o per un motivo diverso?

 

Ah, che domanda matta! Nessuna band mi ha mai deluso in realtà. Non è così che mi sento quando un gruppo pubblica un disco che non mi prende quanto magari aveva fatto il precedente. A chi frega? Può darsi che pubblichino un disco, o dieci, che adori e che ti aiuta ad affrontare un periodo di merda, ma nessuna band mi deve nulla, quindi non ho il diritto di sentirmi deluso. Ci sono un sacco di pesci (musicalmente parlando) nel mare e non c'è bisogno di fare il cazzone a riguardo.


Per questo disco avete deciso di girare i video come puntate di una sorta di corto. Come vi è venuta questa idea?
 
E' stata una mia proposta e ci siamo riusciti stressando la nostra etichetta incessantemente finché non hanno ceduto. Naturalmente si trattava di un problema di budget e anche se hanno tagliato almeno metà di quanto avevamo in mente, siamo comunque riusciti a far funzionare il tutto.

 

Alcune scene dei video sono abbastanza brutali. Credi che sia questo che il vostro pubblico volesse? Non pensi che ci sia già abbastanza violenza al mondo?

 

(Ride, ndr.) Be' il mondo non è certo il paese dei balocchi.


Oggigiorno è molto più frequente parlare del tema del suicidio per ragioni che potrai facilmente intuire. Non mi riferisco soltanto alla scomparsa di certi musicisti che stavano a cuore a ma, tanto per dirne una, anche alla serie Netflix "13 Reasons Why". E si tratta anche di un argomento che avete già trattato anche voi (mi riferisco al testo di "Chasing Ghosts"). Credi che tutto questo parlare di un argomento così delicato sia un modo di esorcizzarlo e aiutare chi, purtroppo, ha questo tipo di pensieri oppure no?


Si e no. Conosco molti gruppi di sostegno per persone con problemi psicologici che in realtà furono mortificati da come il regista di quella serie avesse scelto di affrontare la questione ma, per quanto mi riguarda, e parlo come qualcuno che è sopravvissuto a un paio di tentativi di suicidio, non mi trasmise niente di particolare. Capisco comunque il motivo della polemica. E in merito all'effettivo beneficio dell'affrontare la cosa tanto apertamente... chi lo sa? Diversi ambienti e ambiti hanno diversi livelli di discussione e credo che ci sia ancora talmente tanta negatività e ostracismo intorno a persone che soffrono effettivamente di problemi mentali che sarebbe da sciocchi dire che non ci sia ancora molto, moltissimo da fare per migliorare in tal senso.

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Il 15 ottobre gli Amity Affliction si esibiranno a Bologna per il vostro unico show italiano di questo vostro tour europeo. Che canzoni speri che il pubblico canti con voi?

 

Chissà... quel che conta è che vorrei che ci fosse effettivamente la possibilità di suonare in Italia più spesso, ma non è facile.




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