Paradise Lost (Aaron Aedy)
In occasione della reissue di "Draconian Times ", in uscita il prossimo 4 dicembre, abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Aaron Aedy, chitarrista dei Paradise Lost, con cui abbiamo scavato nel passato e riportato alla luce ricordi e sentimenti legati alla nascita di una delle pietre miliari del gothic metal. La band ha annunciato un live in streaming, previsto per il 5 novembre!
Articolo a cura di Ludovica Iorio - Pubblicata in data: 02/11/20
Si ringrazia Cristina Cannata, Giulia Franceschini e Mattia Schiavone per la collaborazione


Ciao Aaron! Benvenuto su SpazioRock, è un piacere averti qui! Come stai?


Ciao, piacere! Considerando tutto, sto bene, ti ringrazio molto. Cerco di tenermi impegnato, suono la chitarra e tengo la mia mente lontana da ciò che accade nel mondo. Sono tempi piuttosto strani questi... perfetti per ascoltare gothic metal!

È sempre tempo di gothic metal! Abbiamo fatto una chiacchierata con Greg (chitarrista solista, NdR) lo scorso maggio, pochi giorni prima della pubblicazione di "Obsidian", in piena pandemia: una scelta coraggiosa da parte vostra. Come siete riusciti a mantenere l'attenzione verso il vostro nuovo lavoro, specialmente senza concerti dal vivo? Ora, dopo cinque mesi, siete soddisfatti di come il pubblico lo abbia accolto?


I commenti sono stati positivi, a molti fan è piaciuto. Siamo i nostri peggior critici, quindi prima di pubblicare qualcosa lo soppesiamo. Cerchiamo di non emulare noi stessi, ma di continuare a fare musica che sia lo specchio di ciò che siamo in quel momento; alla fine questa trasparenza nei nostri confronti e del nostro pubblico ripaga sempre. Ci sono casi in cui una band che sta pubblicando un album ne sta già scrivendo un altro e a volte finisci a portare in tour due album. Alla fine sei un musicista, cos'altro devi fare? Anche se ci sono molti artisti che hanno anche un secondo lavoro e ne ho conosciuti molti che magari abbiamo supportato nei nostri tour e che hanno rischiato la bancarotta perchè molte volte fare il musicista non ti permette di andare avanti. È davvero brutto, non so come sia la situazione in Italia, ma in Inghilterra il settore musicale sta perdendo moltissimo. Ci sono molti locali e posti in cui si suona musica dal vivo che stanno chiudendo e questo significa che ci saranno anche molte altre persone senza lavoro, come tecnici, assistenti e tutti quelli che lavorano nella produzione degli show. Ma tornando alla tua domanda, è difficile, ci sono anche tanti fan che chiedono informazioni sui social network, ma sei costretto ogni volta a riprogrammare per i mesi successivi. Magari sposti da dicembre a maggio, si inizia a organizzare, la gente compra i biglietti, ma non si sa neanche se lo show ci sarà o meno. È brutto anche perchè trovo che questa musica sia un modo per fuggire dalla realtà, che sia elettronica, rock o gothic. Di sicuro i concerti in streaming sono un'opzione, ma ovviamente non è la stessa cosa, non vedi neanche le persone che vengono lì per te. Suonare dal vivo è la cosa che preferisco e ovviamente amo farlo, altrimenti non lo farei ancora dopo tutti questi anni. Mi manca tantissimo quello scambio tra me sul palco e quelle persone che amano la musica così tanto, mi manca tutta questa esperienza. Ci sono persone quest'anno che hanno guardato i festival alla tv in giardino allestendo anche dei bar, lo trovo bellissimo, la comunità metal è fantastica anche per questi motivi: trova il modo di rimboccarsi le maniche ed andare avanti. Comunque è difficile, perchè ci sono tantissime band in questa brutta situazione.

In occasione del 25° anniversario di "Draconian Times", pubblicherete una ristampa di questa pietra miliare del gothic metal il prossimo 4 dicembre. Ora, se prendessi e guardassi una copia di questo capolavoro, quali sarebbero i tuoi primi pensieri e sensazioni a riguardo? Sono cambiati nel corso di un quarto di secolo?


La prima cosa che mi viene in mente è... Oddio, in realtà non saprei... Ho un sacco di bellissimi ricordi legati a "Draconian Times", dalla registrazione con Lee Morris (primo batterista della band, NdR) al tour. Il tour è stato davvero intenso, alcuni degli show sono stati incredibili: suonare all'Olimpico di Roma con i Sex Pistols è decisamente qualcosa da ricordare, oppure suonare da co-headliner al Donington Festival con i Type O' Negative davanti a 130.000 persone è stato incredibile. Ma la prima cosa che mi è venuta in mente quando mi hai posto la domanda - non so se ho mai raccontato questa storia - è questa. Abbiamo tenuto un concerto da headliner in una vecchia venue a Bradford, al St. George's Hall, che è dove ho visto tutti i miei primi concerti metal quando ero piccolo, è un posto per me molto importante: è una specie di vecchio teatro con un'enorme palla glitterata al centro, appesa al soffitto, e il nostro tecnico luci dell'epoca mi disse "Quando inizia il solo di "Forever Failure", guarda la palla glitterata...". Mi viene la pelle d'oca a raccontare questa storia (sorride NdR), sento molte emozioni quando parlo delle cose che avvengono sul palco mentre suoniamo, e in particolare con quel brano sono molto emotivo. Mentre facevo la parte acustica in mezzo e Greg ha iniziato l'assolo - di solito tengo gli occhi chiusi in quella parte - ho guardato la sala, e ho visto tutte le luci che si muovevano al suo interno, lentamente, e quando è arrivata la parte centrale dell'assolo di Greg tutte le luci della sala (erano una decina) sono state puntate verso la palla glitterata, ed è stata come un'esplosione di luci. Ho iniziato a piangere, era una delle cose più belle che avessi mai visto. Tutt'oggi mi viene la pelle d'oca e mi commuovo pensandoci 25 anni dopo. È uno dei ricordi più belli che ho del live. Avevo appena perso mia nonna, poco tempo prima, quindi ero molto emotivo. Ma anche all'Olimpico con i Sex Pistols... Ho tantissimi aneddoti di cose successe quel giorno: mi sono messo a guardare il concerto dei Sex Pistols dal pubblico, ero con il nostro tecnico del suono e il mio tecnico della chitarra e ho detto "Spero che inizino con "Bodies", è la mia preferita". I Sex Pistols sono saliti sul palco e hanno iniziato a suonare "Bodies", è stato assurdo. C'erano anche Iggy Pop, gli Slayer, era un festival incredibile. Era il ‘96, credo di avere ancora la locandina da qualche parte. Con il tour di "Draconian Times" è stata anche la prima volta in cui siamo stati in Sud America, con Ozzy Osbourne ed altri, al Monsters Of Rock. Mi sento un ragazzo molto fortunato... Un ragazzo di ormai 50 anni (ride, NdR). Mi sento come un vecchio tizio con la pipa seduto sulla sedia a dondolo che guarda il tramonto con un grosso sorriso stampato sulla faccia (sospira, NdR). Avevamo circa 25 anni quando abbiamo inciso "Draconian Times", anche se ancora adesso mi sento di avere 18 anni, come quando abbiamo iniziato la nostra avventura! Siamo cresciuti assieme, eravamo amici sin dall'infanzia, ben prima di formare la band: ecco spiegato il motivo per cui siamo così legati. Ciò che ci ha uniti è stato un comune senso di dark humor e sarcasmo, ridere insieme è la cosa più importante. Specialmente quando parti per un tour di due anni in bus in cui non hai nessuna privacy: impari quali sono gli spazi di ognuno, e poi non vuoi vederti con gli altri per un po' di tempo (ride, NdR). Ma comunque ci teniamo sempre in contatto, la tecnologia ci aiuta in questo.

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Nel reissue ci sono degli imperdibili doppi LP colorati. Quanto è importante questo come regalo per i vostri fan, dato che si parla di un album nato in un'epoca in cui la fisicità delle cose significava tutto?

Mi fa tanto piacere che il vinile stia ritornando in voga. Quando ero un teenager, l'artwork significava tanto, era il rivestimento di un disco. È svilente vedere che adesso, nel formato digitale, la copertina sia ridotta ad un'immagine pixelata. Quando ero ragazzino, il poter andare in un negozio di dischi, scorrere tra la pila dei vari vinili, aprirli, sfogliare le pagine dei booklet e ascoltarli con i miei amici non aveva prezzo. Sono contento che tutto questo sia ritornando. La gente mi chiede scusa quando si presenta con la memorabilia da firmare, ma se ho tempo mi fa più che piacere, è sinonimo di gratitudine per l'amore mostrato nei confronti della mia band, anche se con la mia firma mi sembra di rovinare il tutto (ride NdR). Creare queste ristampe, box set, bundle aiuta le band ad andare avanti, oltre ad essere un regalo per i fan. Non vedo l'ora di prendere una copia del reissue per me!

Un'opinione personale: pensi che oggigiorno in Occidente viviamo, per alcuni aspetti, in tempi draconiani?

È l'ironia dell'anniversario e del reissue, perchè il titolo è più attuale ora rispetto al 1995. Tristemente, la politica nel mondo d'oggi sembra impazzita e la pandemia sembra esserne una manifestazione fisica. Ci sono alcune persone che stanno reagendo, ma le forze politiche sembrano dirottare la maggior parte della popolazione a proprio favore. Sono davvero preoccupato per come la politica odierna, avendo in mente il motto "dividi e conquista", abbia creato divisioni: c'è rabbia da entrambe le parti e queste si urlano addosso, è la cosa peggiore. Ci sono alcune persone che dicono la propria - non fraintendermi, è legittimo se fatto con rispetto - ma molto spesso senza informarsi e danno fiducia a priori alle persone al potere. Le persone stanno diventando offensive, non va bene perchè anche la salute mentale ne va di mezzo e la situazione sanitaria non aiuta. Ciò che uno può fare è trovare la propria via di fuga, per vivere al meglio: trovare un nuovo hobby semplicemente guardando dei tutorial su Youtube, ascoltare/suonare musica, guardare qualche serie TV, restare in contatto con le persone che amiamo. Una cosa bella di questa assurda situazione è che la gente ha scoperto la necessità di trovare un equilibrio nella propria vita, in cui ci sia meno lavoro e più momenti per stare insieme alla propria famiglia. Ad essere onesti, ho smesso di ascoltare le notizie, specialmente se provenienti da quelle stazioni che ti bombardano continuamente: dò una rapida occhiata su Internet e poi non ci ritorno sopra. Ma ne usciremo, e spero che i giovani ne escano più da liberi pensatori rispetto alle vecchie generazioni. Non è facile perchè abbiamo perso alcune libertà che davamo per scontate, ma dobbiamo pensare positivamente... per esempio ascoltando musica dark e depressa (ride, NdR). Se tutto questo fosse successo nella metà degli anni ‘90, sarebbe stato sicuramente diverso: le persone sarebbero state letteralmente isolate, mentre la tecnologia ci ha aiutato a passare le giornate.

Siete stati descritti come i padrini del gothic doom metal, ma siete sempre stati aperti ad introdurre nuovi elementi nella vostra musica. In breve, quanto pensi si sia evoluto questo tipo di musica e quali elementi ha assorbito negli ultimi trent'anni?

Penso che le etichette discografiche abbiano assunto maggiore importanza, in un certo senso. Negli anni ‘80/'90 c'erano le radio rock o le riviste rock, non c'era Youtube o cose simili, per cui era interesse attivo della gente andare ad approfondire una determinata band. Quando ero ragazzino, il metal era metal, poi c'era il rock, il punk, la new wave. Siamo goth perchè ci sono degli elementi goth, e metal per l'attitudine, usiamo le chitarre in quel modo. A noi piaceva il goth (ad esempio quello dei The Sisters Of Mercy), così come il metal e quindi abbiamo fuso i due elementi. Il più bel complimento è quando ti fanno sapere che la tua musica ha ispirato qualcun altro a fare musica. La descrizione più bella della nostra tipologia di musica è stata fatta da Malcolm Dome, giornalista di Kerrang!, un caro amico, che in una recensione di un album ci descrisse come "i gondolieri del gloom"; mi ricordo che ero in un negozio a leggerlo e mi sono messo a ridere perchè era la cosa più bella che qualcuno avesse mai scritto sul nostro conto. Il motivo per cui abbiamo potuto essere versatili nella nostra musica dark è perchè abbiamo puntato sul suscitare emozioni con essa, e queste possono essere create in diversi modi, con l'elettronica, con la chitarra acustica, con l'orchestra. Ad esempio in "Host" c'è molta elettronica ed è probabilmente l'album più doom e oscuro della nostra carriera, e risulta ancora più pesante in sede live: questo a dire che non importa lo strumento, perchè con qualsiasi di essi si possono costruire diverse trame. Dopo così tanti album, abbiamo ormai un nostro modo di suonare, il nostro marchio di fabbrica "Paradise Lost".

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Lo scorso autunno avete pubblicato la vostra biografia ufficiale intitolata "No Celebration: The Official Story Of Paradise Lost", contenente fotografie, interviste, e aneddoti esclusivi riassuntivi della vostra pluriennale carriera. Da quale prospettiva ora guardi indietro al tuo percorso musicale e al musicista che sei diventato?

Con molto orgoglio e molta gioia! Io e i ragazzi abbiamo fatto un sacco di interviste assieme, ed ognuno ha raccontato le cose dal proprio punto di vista. Alcuni ricordi sono molto vividi nella mia mente, però ci sono dei dettagli ricordati dagli altri che mi hanno illuminato, soprattutto su cose che avvenivano velocemente durante i tour. È stato davvero divertente sedersi, prendersi qualcosa da bere, fare le interviste e ridere assieme. Dopo più di trent'anni, era giunta l'ora di raccontarci in un libro, per il pubblico che si interessa a noi e alla nostra storia. Ho avuto la possibilità di leggere la bozza dall'editore, mi è piaciuta molto. David (l'autore del libro, NdR) ha fatto davvero un ottimo lavoro.  

Avete in programma di fare degli show in streaming più avanti?

Sarebbe bello fare uno show in streaming (è stato organizzato per il 5 novembre, NdR). Il proprietario del locale in cui proviamo ha comprato l'attrezzatura necessaria e qualche settimana fa ci siamo riuniti per testarla, quindi è possibile farlo. È stato bello vedersi tutti insieme dopo diverso tempo. Ah, lo streaming show non è per celebrare "Draconian Times" perchè, dato che i festival sono stati rimandati al prossimo anno, lo suoneremo in quelle date: la setlist sarà variegata, con qualche canzone di "Obsidian". Speriamo che il prossimo anno ci sia disponibilità per tutti per poter suonare: dato che ci saranno un sacco di concerti concentrati in un periodo limitato, non sarei sorpreso se in un live raggruppassero più band insieme, come dei mini festival. Per le location all'aria aperta sarà più semplice, ma per i posti al chiuso molto meno: alcuni hanno dimezzato la capacità per rispettare le norme di distanziamento sociale, solo che il guadagno della vendita dei biglietti non riesce a pagare gli spostamenti delle band che vuoi invitare nel tuo locale. L'anno prossimo ai festival ci saranno alcuni metallari che si scateneranno come mai prima, sarà meraviglioso! Non vedo l'ora, anche perchè sono occasioni in cui rincontri solide amicizie che hai costruito negli anni. Per ora ci dobbiamo adattare con gli show in streaming: i musicisti non ci guadagnano molto da questo servizio in termini di soldi, ma è diventata per alcuni una necessità per poter sopravvivere, avere visibilità e dare qualcosa di bello al pubblico; inoltre è un bel modo per scoprire nuove band.

Un'ultima domanda: vorresti lasciare un messaggio ai vostri fan italiani?

Una cosa vorrei dirla: è sempre una gioia venire in Italia, vorremmo venire a suonarci più spesso. Una cosa che adoro del pubblico italiano è che, sia che si suoni per cento o per mille persone, l'energia è sempre la stessa, è incredibile. Mi manca tutto ciò, non vedo l'ora di tornare. Ho un sacco di amici italiani, sarebbe bello poterli rincontrare di persona nuovamente. Poi volevo dirvi infinitamente grazie per tutto il supporto in questi anni. Tenete duro, state al sicuro, cercate di pensare positivo e di trovare delle vie di fuga come la musica. A tal proposito, non vediamo l'ora di poter condividere della sana musica dark con voi tutti! E grazie a te per questa lunga intervista, non è scontato che le persone ti diano l'opportunità e il proprio tempo per poter parlare della tua musica.

Grazie mille a te! Buon pomeriggio e a presto!

Altrettanto! Vado a farmi una tazza di tè, qui nello Yorkshire beviamo tè tutto il giorno (ride, NdR). Ci vediamo, spero presto, incrociamo le dita!



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