Elvenking (Aydan e Damna)
Pur avendo già intervistato gli Elvenking, nella persona di Damna, al momento dell’uscita del loro ultimo album in studio, “Reader Of The Runes - Divination”, abbiamo approfittato della loro presenza a Milano per una data live al Legend Club per incontrarli nuovamente e avere qualche ulteriore aggiornamento su album e tour. Per l’occasione, abbiamo avuto davanti ai microfoni entrambi i membri storici della band, ovvero Aydan e Damna.
Articolo a cura di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 25/11/19

Innanzitutto ben tornati su SpazioRock. Ormai siete di casa sulle nostre pagine, visto che puntualmente ad ogni nuova uscita discografica abbiamo l’occasione di intervistarvi.

Aydan: grazie.

Parliamo del passato più recente, ovvero del tour in Sud America e Messico: 6 date in 6 giorni, percorrendo non poche migliaia di chilometri di viaggio. Come è stata l’esperienza?

Aydan: è stata una cosa molto intensa, per i motivi che tu stesso hai detto. Erano previste sei date, anche se poi sono state cinque visto che quella in Perù è stata poi cancellata per problemi dell’organizzatore. Non è che non ci siamo andati in Perù, ci siamo andanti comunque, quindi è stato molto, molto intenso come tour, dal punto di vista fisico. Molto impegnativo. Abbiamo dormito zero, però è stato molto intenso anche dall’altro punto di vista, anche perché ci sono state situazioni molto difficili, come per esempio la situazione politica in Cile, in cui noi siamo dovuti arrivare e suonare il pomeriggio perché la notte c’era il coprifuoco. Dovevamo annullare la data ma in realtà il promoter l’ha voluta fare. È stata sicuramente una delle esperienze più intense che abbiamo fatto. Il pubblico ovviamente non era numeroso perché non c’è possibilità di trasporti, la gente non può uscire di casa, però quelli che sono venuti hanno reso il concerto una delle cose più intense che abbiamo provato.

Vista la particolarità del tour, avete dovuto modificare in qualche modo la vostra routine classica da tour, immagino?

Aydan: purtroppo in quelle situazioni è tutta una condizione particolare perché si viaggia con gli aerei di linea, quindi situazioni tecniche che sono un po’ improvvisate: si prova quello che si trova perché non si ha la propria strumentazione, ovviamente. Noi non siamo una band che si può permettere di viaggiare con tour manager, crew, eccetera.

Damna: senza il nostro staff.

Aydan: esatto. Una situazione a cui non siamo nemmeno abituati. Una situazione tecnicamente difficile.

Damna: una sorpresa ogni sera, insomma.

Aydan: conoscere il fonico, vedere come è la strumentazione. Tutto sommato non abbiamo avuto sorprese sgradite.

Avete appena finite questo tour in Sud America e Messico e già ne avete pronto un altro, questa volta europeo con i Brothers Of Metal a gennaio. Cosa ci potete dire a riguardo?

Damna: una cosa nata principalmente per volontà della AFM. Ha voluto mettere assieme due band che in questo momento hanno un disco nuovo. Noi uscito da poco, i Brothers Of Metal in uscita a dicembre, se non sbaglio, quindi è il momento giusto per mettere assieme le due band e fare un tour da co-headliner.

Rimanendo sempre in ambito live, a fine mese avete una interessantissima data a Sheffield, all’HRH Vikings II. Cosa ne pensate del fatto che nella line up del festival vi trovate a suonare dopo gli Skyclad, ritenuti gli inventori del Folk Metal?

Damna: sono una delle nostre più grandi influenze. È un po’ strano vederli prima di noi, e infatti bisognerebbe cambiare la line up! (ride, ndr)

Aydan: sì, è un po’ strano a essere sinceri. È una cosa che succede, a volte, non è corretta, secondo me, però ricordiamo il Gods Of Metal del ’98 dove c’erano gli Stratovarius sopra gli Helloween, per esempio. Ovviamente lì si dà più spazio a quali sono le band che nel momento del festival sono più in vista, anche se non sarebbe corretto da un punto di vista storico.

Damna: effettivamente gli Skyclad hanno fatto un disco da non molto, però hanno avuto un momento in cui non sono stati molto attivi ed è per quello che hanno un po’ calato l’attività della band. Però fa un certo effetto!

 

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Guardando tutte queste date in giro per il mondo, e solo quella del 5 ottobre a Fontanafredda e quella di questa sera in Italia, viene istintivo domandarsi: quale è il problema con la nostra penisola?

Aydan: il problema è che, rispetto all’estero, il pubblico italiano sembra poco interessato a determinati tipi di band, determinate dimensioni di band. Probabilmente è sempre interessato ai grossi nomi, che è anche giusto, però è culturalmente diverso, perché in questi casi (la data al Legend, ndr) i biglietti sono di 10 euro, quindi voglio dire, è veramente poco. Se il fan, che si ritiene metallaro, vuole andare a vedere un concerto, può farlo. Il problema è che probabilmente non vuole farlo. Mentre all’estero il fan di questo genere musicale va ai concerti anche a vedere band che magari gli interessano poco, però va per vedere come è il concerto, per stare nell’ambiente di un certo tipo, per stare insieme. Magari si ascolta della musica prima e dopo il concerto. È un rituale un po’ diverso. Dove vado la sera? Vado a vedere un concerto. Chi c’è in giro? Questi? Anche se non è la mia band preferita ci vado.

Damna: poi di strutture ce ne sono molte di più.

Aydan: ma perché non ci sono strutture qua? Proprio per problemi di pubblico.

Visto che abbiamo parlato di differenze tra i vari pubblici in giro per il mondo, grazie alle piattaforme di fruizione digitale della musica è possibile sapere in quale nazione abitano i propri ascoltatori. Quelli che si godono la musica degli Elvenking che provenienza geografica hanno?

Aydan: Spotify è una delle cose che ci permette di vederlo. È una delle situazioni in cui riusciamo almeno a dare un volto a chi ci segue. Una volta lo capivamo dalle vendite, un po’. Naturalmente ora è tutta un’altra cosa, però! Spotify comunque dice che il Sud America, Stoccolma, Helsinki, Svezia in generale sono le nostre basi più forti.

Damna: per assurdo sono posti dove non abbiamo mai suonato, la Scandinavia! (ride, ndr)

Aydan: è difficile logisticamente e costa molto, quindi suonare là diventa una cosa impegnativa. Poi c’è anche la Germania. Non l’Italia, sicuramente!

Quindi anche la fruizione gratuita della musica degli Elvenking, l’italiano non la vuole!

Aydan: probabilmente no. A livello di vendite, comunque sì, però. È un peccato perché poi l’italiano si lamenta, i concerti vengono organizzati ma poi non ci va. (ride, ndr) È strano che nei tour che facciamo, sia questo che un secondo che faremo in aprile da headliner, non suoneremo in Italia.

Damna: avremo una data a Mantova, a marzo il prossimo anno e basta.

Oramai avete raggiunto un ottimo livello di fama: come è conciliare il lavoro della band con gli impegni personali, visto che in Italia non si vive di musica, nella maggior parte dei casi?

Damna: cerchiamo di fare tutto il possibile per poter essere presenti come sempre, sia per la band sia, chiaramente, per il lavoro di tutti i giorni, perché lavoriamo, ovviamente, e per quella che è la vita privata. È molto impegnativo. Chiaramente noi abbiamo fatto una scelta di vita e per noi la band è importantissima, quindi il nostro carico di impegno e di passione nella band, negli Elvenking, rimane invariato. Gli impegni sono maggiori, visto che quest'anno faremo due tour, quindi sarà molto difficile gestire il tutto, però il nostro impegno è questo. In qualche modo ce la faremo. (ride, ndr) Sopravviveremo in qualche modo! (ride, ndr)

C’è chi spazia all’esterno con gli Hell In The Club (indicando Damna, ndr) e chi invece ha passato tutti gli anni solo all’interno degli Elvenking (indicando Aydan, ndr). Non hai mai voluto sperimentare con un’altra band?

Aydan: (ride, ndr) Diciamo che in questi vent'anni mi sono sempre dedicato al 100% agli Elvenking, perché comunque se dovessi scegliere una tipologia di sound che mi rappresenta, è questo. Anche se nel corso degli anni ho sempre voluto fare altro, come, non so, death metal melodico o black metal, cose così.

Che in un modo o nell’altro negli album degli Elvenking sono comunque entrati.

Aydan: esatto. Alla fine quello che riuscivo in qualche modo a metterlo anche nel sound degli Elvenking. Diciamo che da un po’ di tempo ho collezionato una serie di pezzi o di cose che sicuramente non vanno bene con il repertorio degli Elvenking. Si tratterebbe di qualcosa di molto più intimo e molto più soft, direi tipo Anathema e cose del genere, e mi piacerebbe sinceramente registrare qualcosa di personale. Ma per pura passione personale, per necessità personale, non per nessun tipo di velleità artistica. Quando scrivi un pezzo è un po’ triste lasciarlo lì, come idea, magari ci hai anche messo qualcosa di te stesso e non ne viene fuori niente. Anche solo vederlo completato e registrato è una cosa che personalmente può fare piacere.

 

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Dopo 20 anni di carriera quali sono gli obiettivi che non avete ancora raggiunto? Quelli a cui avevate pensato magari agli esordi e che ancora vi sfuggono?

Aydan: in quegli anni nulla di quello che poi abbiamo successivamente raggiunto lo avremmo pensato. Personalmente mi piacerebbe suonare a Wacken, ma nei palchi principali, o una situazione di questo tipo in cui la band si eleva ad un livello desiderabile.

Damna: sono d’accordo con lui. Effettivamente non abbiamo mai avuto nessun tipo di pretesa o di idea, non lo so, come tanti che dicono metto su la band e vivo di musica. Non ce ne è mai fregato niente. Per noi è iniziata come una passione grandissima e così rimane. Tutto quello che è arrivato è stato oltre le aspettative.

Guardando il video di “Silverseal”, si nota come il rune reader, come anche nel telefilm “Vikings”, viene visto come un “mostrum”, nella sua accezione latina, ovvero come un essere prodigioso. Deformità vista come manifestazione del divino. È una caratteristica che volevate o è solo una scelta estetica?

Damna: sto pensando un po’ a quello che sarà lo sviluppo della storia per capire se questa analisi si può in qualche modo applicare a quello che avevamo nella testa noi quando abbiamo sviluppato la storia. Devo dire che in qualche modo questa cosa si può adattare, però è una cosa che nello sviluppo della storia sarà più estetica ma il personaggio assumerà questa personalità, questo tipo di idea, forse inizialmente solo a livello estetico, perché poi verrà scoperto qualcos’altro su di lui. Effettivamente può essere, però c’è di più.

Il termine romanticismo compare spesso nelle vostre interviste, in riferimento alla vostra musica ma anche alle vostre influenze. Per quale motivo è un termine così centrale nella vostra produzione musicale?

Damna: utilizziamo questo termine per rappresentare in qualche modo il nostro lato più intimo, tra virgolette, o meglio quando nei testi parliamo del nostro lato più interiore, dei nostri sentimenti. Ed è una cosa che abbiamo fatto spesso nella carriera, vedi album come “Red Silent Tides” dove i testi sono fortemente personali ed interiori. Quindi da questo punto di vista possiamo dire che in quel momento nelle canzoni, in quell’album, si può respirare questa aura di romanticismo.

Visto che prima ho citato “Vikings”, vedrei bene gli Elvenking impegnati sul fronte delle colonne sonore, un po’ come i Wardruna nelle prime stagioni del telefilm. Cosa ne pensate?

Damna: devo dire che come compositori è una cosa a cui abbiamo pensato più volte, io e Aydan. Tra l’altro, non molto tempo fa, ci ha contattato uno sviluppatore di un videogioco proprio per curare la colonna sonora. Poi è da un po’ che non lo sentiamo quindi probabilmente non se ne farà nulla, ma la cosa ci aveva interessato molto e potrebbe essere una bella cosa da fare, probabilmente sempre assieme, per dare il tocco più folk, il tocco Elvenking, a questa cosa. Come compositori siamo molto interessati.

Voi siete da sempre con la AFM. Quanto è stato impegnativo proporvi a loro con un lavoro così a lunga scadenza di tre concept album legati uno all’altro?

Damna: ti dirò che la spinta per fare una cosa così ambiziosa è arrivata anche un po’ da loro, perché, quando abbiamo firmato il nuovo contratto perché era comunque scaduto il precedente, abbiamo fatto una lunga chiacchierata con AFM, anche dopo aver valutato altre offerte da altre etichette, e la loro volontà di spingere la band ad un livello successivo è stata proprio una novità per noi, visto che comunque con AFM abbiamo avuto sempre un gran rapporto ma il tipo di supporto che ci hanno iniziato a dare da questo album in poi è stato proprio una forza trainante. È stato come lavorare in un team, è successo per la prima volta perché bene o male un coinvolgimento così attivo da parte loro non c’era mai stato, e quindi diciamo che loro ci hanno dato carta bianca e quando abbiamo parlato di questo progetto, di fare un concept album e di poter avere anche la possibilità di sviluppare questo concept anche con un’edizione limitata che avesse degli oggetti che richiamano la storia, è stata una cosa che da parte loro è stata accolta benissimo sin da subito. Quando poi gli abbiamo detta, guardate che la storia probabilmente continuerà in altri due album perché non riusciamo a ficcarcela tutta dentro uno, loro sono stati contenti, perché hanno detto, ok, allora possiamo creare una sorta di continuità e possiamo creare qualcosa di continuativo e di figo, insomma! Hahaha (ride, ndr)




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