Arthemis (Andrea Martongelli)
Con il chitarrista Andrea Martongelli andiamo alla scoperta dell'ultima fatica in studio degli Arthemis
Articolo a cura di Agnese Pagliarani - Pubblicata in data: 28/09/12
Ciao Andrea, piacere di conoscerti. Come va?

Ciao, il piacere è mio, e grazie mille per l’intervista!!! Direi che va tutto alla grande; abbiamo un disco nuovo uscito pochi giorni fa, il settimo forgiato a nome  Arthemis che si intitola  “We Fight” e parecchi concerti davanti a noi. Siamo “ready to rock”, sempre di più. 

Gli Arthemis sono stati formati nel ’94, pensi che dopo 18 anni sia cambiato qualcosa nei rapporti fra i membri o nello stile musicale del gruppo?

Si, la band è stata fondata da me nel ’94 e da li non mi sono più mosso! Abbiamo cambiato alcuni musicisti durante la nostra carriera; gli Arthemis infatti nascono come una band a 5 elementi, ma dopo aver pubblicato i primi 4 dischi abbiamo deciso di optare per la tipica “four-horsemen-line-up” (risata generale, ndr).  In seguito a qualche cambiamento di line-up nel corso degli anni, siamo arrivati alla formazione definitiva che vede me alla chitarra, Fabio Dessi alla voce, Damiano Perazzini al basso e dietro alle pelli Paolo Caridi.
Negli ultimi 2 dischi ci siamo appesantiti un sacco mantenendo però la componente killer-guitar riff e voce melodica che ci ha sempre contraddistinto….

Parliamo del disco: nel precedente il tema era l’eroismo, qui si parla di lotta e rivoluzione. I due album sono collegati o è una coincidenza?

In realtà non sono collegati, i nostri sentimenti verso il mondo che ci circonda però sono pressoché uguali. L’estate scorsa io e Fabio abbiamo iniziato a buttare giù a grandi linee un tema che rappresentasse il disco nuovo. Non ci è voluto molto, vista la situazione globale e le tremende ingiustizie che la brava gente subisce ogni giorno. Questo nuovo disco ci rappresenta al 100%, ogni traccia è vissuta al massimo, ogni testo è vero, tangibile, ne andiamo molto fieri!

Siamo in un periodo in cui si sente parlare spesso di rivoluzione, dall’Egitto fino alla Siria, per caso in qualche modo sei stato influenzato dai recenti fatti di cronaca estera per i testi? Mi viene in mente “We Fight” …

Il brano “We Fight” è stato scritto per incitare la gente ad una sorta di rivoluzione, che ognuno è libero di interpretare a proprio modo. Sia chiaro, non abbiamo nessuna intenzione di lanciare messaggi di violenza e guerra, il nostro “combattere” è più a livello artistico. Se con “Heroes” volevamo sottolineare il concetto che ognuno, nel suo piccolo, può essere un eroe affrontando a testa alta i problemi della vita, con “We Fight” vogliamo dare alla gente un motivo per alzarsi e riprendere possesso dei propri ideali, un motivo per vivere secondo principi veri e non aver paura di chi ogni giorno, tenta di soffocare tutto questo.

Voi vi siete sempre avventurati in generi diversi, dal thrash al progressive, e in “We Fight” passate al power, ma a voi che genere piace suonare di più?

Bella domanda, e la risposta è parecchio complicata da dare. Io e Fabio amiamo le band della vecchia scuola, come Metallica, Megadeth, Iron Maiden, Anthrax, Pantera, Death, Slayer, Deep Purple ecc ecc mentre gli altri due preferiscono band prog-oriented come Dream Theater, Symphon X, o più Hard Rock tipo Mr.Big o Alterbridge. Ecco perché spesso all’estero ci definiscono “Megadeth meets Judas Priest” come stile, ovviamente con qualche influenza più moderna.

Siete conosciuti molto all’estero, avete diviso il palco con gli Slayer e con i Within Temptation, ma quando siete a suonare in Italia come vi sentite accolti? Come sono i vostri rapporti con il pubblico italiano?

Il pubblico italiano è sempre stupendo, amiamo molto esibirci in patria. Non siamo d’accordo con lo stereotipo che in Italia non si può suonare metal, è solo più difficile ma non devi mai arrenderti. A giugno abbiamo suonato al Gods of Metal ed è stato fantastico, il pubblico che ha sfidato i 40 gradi per sentirci era incredibile, e dopo lo show, mentre guardavamo le altre band, abbiamo ricevuto moltissimi consensi da parte dei ragazzi che ci avevano supportato! Grande esperienza, un vero onore per noi!

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Nell’album le canzoni incitano alla battaglia e alla guerra, ma l’ultima invece è un inno all’Heavy Metal, come mai questo improvviso cambio di tematica?

In realtà come dicevo prima i brani incitano più ad una battaglia di pensieri più che fisica. L’ultimo brano del disco “Metal Hammer” non è solo un tributo alla nota rivista inglese, che da anni ci supporta alla grandissima facendoci comparire in molte collaborazioni e festival ma è proprio un vero inno all’ Heavy Metal! ….le lyrics lo fanno intendere eccome….noi viviamo per l’Heavy Metal da sempre; è l’energia che ci ha sempre dato la forza di andare avanti ogni giorno come persone e come band!

L’album può definirsi un concept secondo te?

Sì, raffigura tutti gli aspetti della vita ed i principi per cui dobbiamo lottare giorno per giorno a testa alta…la gente non dovrebbe mai dimenticare questo ed essere più unita, specialmente in momenti come questi che stiamo vivendo attualmente.

So che avete fatto un ep di cover di pezzi pop, cosa mi sai dire dell’esperienza? È stato divertente?

Si è stato uno spasso. L’idea è venuta ad un giornalista di Metal Hammer che dopo aver sentito una cover di Lady Gaga “Poker Face” in versione Metal per il mercato Giapponese registrata da me e Fabio, ci ha chiesto di realizzare un intero EP di brani pop riarrangiati in stile Arthemis… potete scaricarli gratuitamente dal nostro sito. Il nome è molto chiaro “Pop Up Your Ass Vol. 1”.  In UK hanno avuto parecchio successo; più di 7.000 download solo la prima settimana!! 

In “We Fight” c’è una ballad molto toccante, quanto incidono i sentimenti forti, per te nella composizione di una canzone?

“Alone” è un brano importantissimo per il disco e ti ringrazio per averla citata. E’ una canzone molto diversa  dalle altre, ha un’atmosfera cupa e triste, ma con un ritornello che ti ridà speranza fino a commuoverti… o almeno questo è quello che sentiamo noi. In studio è venuta fuori da sola, Fabio ha fatto qualche take, li abbiamo sentiti e non ci convincevano, poi ha provato a cantarla tutta d’un fiato e il risultato è quello che sentite. E’ pienissima, carichissima di sentimenti, e noi la adoriamo!

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Farete un tour per promuovere “We Fight”? Se sì, cosa dovremo aspettarci nei vostri spettacoli?

Certamente! Ad ottobre saremo in UK per una decina di giorni con gli I Am I, la nuova super-band del l’ex cantante dei Dragonforce “ZP Theart”, dopo di che probabilmente proseguiremo per l’Europa e poi di nuovo in UK. Abbiamo un sacco di progetti e programmi, novità in arrivo in casa Arthemis eheh!

Altri progetti futuri?

Per ora ci concentriamo sulla promozione del disco; più avanti ovviamente faremo un nuovo album…. Abbiamo già alcune idee killer nel cassetto su cui lavorare e già chiaro il titolo definitivo del nostro prossimo disco….come puoi vedere…chi si ferma è perduto e noi non intendiamo fermare il carro armato Arthemis!!

Ti ringrazio, spero di conoscerti di persona un giorno.

Grazie mille a te e a tutto il mitico staff di Spazio Rock per l’intervista!!  Ci vediamo on the road, nel frattempo seguiteci su Facebook, Twitter e sul nostro sito ufficiale www.arthemismusic.com  …. e ricordatevi….We Fight!!!  Stay Metal!




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