Gojira (Joe Duplantier, Mario Duplantier)
In occasione del concerto di Udine, abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con i Gojira, gruppo progressive metal francese che quest'anno accompagna Machine Head e Metallica nella trance europea del "Black Album Anniversary Tour". Molto disponibili e gentili, i fratelli Duplantier ci hanno parlato di quest'avventura e della loro carriera ricca di soddisfazioni. Buona lettura!
Articolo a cura di Marzia Dal Gesso - Pubblicata in data: 15/05/12

Benvenuti Su SpazioRock! Come state?

Mario e Joe
: Bene, bene, tutto bene, grazie.


Se vi doveste presentare a persone che non vi hanno mai visto né ascoltato, come descrivereste i Gorjia?

J: Gojira è un’energia, sai, un certo tipo di energia, molto particolare, come per qualsiasi altra band. Noi quattro ci mettiamo a disposizione di questa energia, lavoriamo duro per lei e vale la pena ascoltarla.


Il vostro stile è da sempre in continua evoluzione: cosa in particolare credete sia maggiormente cambiato in voi in questi 16 anni di attività?

J: Direi che la musica si è un po’ semplificata, è meno dimostrativa, è più collegata a ciò che siamo come esseri umani. È meno superficiale, per quanto non sia mai stata davvero superficiale. L’intenzione è la stessa. Vogliamo andare sempre più a fondo nei nostri argomenti e essere connessi con una certa verità. La verità personale. Stiamo cercando di essere il più possibile onesti, e credo che con gli anni ci riusciremo, un po’ alla volta, così la musica sta diventando più naturale e originale. Sento come se stessimo andando verso un luogo molto interessante. All’inizio il primo album non aveva una direzione precisa, ora ci stiamo focalizzando di più e ci stiamo liberando di molte cose che non sono più necessarie.


gojira_intervista_2012_04È imminente l'uscita del vostro nuovo album "L'Enfant Sauvage". Cosa ci dobbiamo aspettare? Sarà ancora più duro dei precedenti lavori?

M: Non è più duro, no. C’è più spazio per la musica, è meno veloce, meno tecnico, c’è anche meno rabbia, forse. È qualcosa di più emotivo, qualcosa di più malinconico. Joe con la sua voce, per esempio, è molto emotivo e a volte sembra stia volando con la sua voce, è molto ambient. È come semplificato, ma molto intenso allo stesso tempo. C’è sempre intensità fra le note per esempio in “Liquid fire”, se ascolti la voce è più densa.


Come si è svolta la fase compositiva? E come sono andate le sessioni di registrazione?

M
: La maggior parte delle volte in cui componiamo, essendo fratelli, io sono alla batteria e lui alla chitarra, c’è qualcosa di molto spontaneo, come un’osmosi fra noi e amiamo comporre. A volte lui suona semplicemente la chitarra e io suono la batteria contemporaneamente e siamo connessi. Stiamo cercando di creare qualcosa, senza parole. Sappiamo quel che vogliamo sentire. È molto difficile da spiegare, ad ogni modo. A volte mi sento come se non fossi nemmeno un essere umano, solo una specie di entità che suona la batteria di fronte a lui che suona la chitarra ed è molto spontanea come cosa.

J: È un pò mistica, la musica in fondo è questo, giusto? Il semplice fatto che non sentiamo il bisogno di parlare mentre suoniamo lo rende molto difficile da spiegare. È il fatto di essere fratelli.

M: E a volte Joe arriva con un’idea, per esempio dice “Hey, ho trovato un riff” e io suono la batteria sopra quell riff o viceversa. Può essere una jam o iniziare con un’idea, ma immediatamente abbiamo conferma che per noi funziona, quando funziona per lui e funziona per me non serve dire nulla. È solo “Ci siamo riusciti”.

J: Non abbiamo bisogno di lottare, non abbiamo bisogno di pensare “a chi piace cosa” non vogliamo passare attraverso questo, succede semplicemente.


I vostri lavori spesso intrecciano tematiche fantascientifiche ed ambientaliste: perché questa scelta?

J
: Suppongo sia perché i testi sono molto orientati verso lo spazio cosmico (ride, ndr). È il modo in cui ci approcciamo alla musica in generale. Essendo nello spazio cosmico possiamo avere una visione del pianeta, abbiamo una distanza dal pianeta. È come parlare dell’umanità come se a farlo fosse uno scienziato pazzo che sta cercando di capire quel che sta succedendo qui. Ecco, quel che sta succedendo qui è che in quanto esseri umani stiamo distruggendo un sacco di cose. Il modo in cui ci comportiamo gli uni con gli altri è molto cattivo la maggior parte delle volte. Ci sono anche molte cose buone, ma ce ne sono anche di cattive. E alcune di quelle cattive ci distruggeranno tutti. C’è una specie di emergenza ora e da quando noi eravamo bambini, si sta aggravando sempre più e tutti provano ad occuparsi solo delle proprie faccende quotidiane e non vogliono pensare a questo. È nella musica perché è un’emergenza.


Ho letto che "L'Enfant Sauvage" tratterà principalmente del concetto di anima e della sua immortalità, e ciò mi ha fatto pensare anzitutto a certe correnti filosofiche soprattutto d'origine greca e latina come Socrate, Platone o Lucrezio, ma anche all'Atman dell'induismo. Avete preso ispirazione da queste correnti o da altro?

gojira_intervista_2012_02J
: Bene, l’album precedente era più su questo argmento, su ciò che rimane dopo la morte, l’immortalità dell’anima e la vita dopo la morte in generale era volto presente nell’album precedente. Questo album è un po’ più incentrato sulla condizione umana nella nostra società, non più così tanto sulla morte. Non ho mai letto Platone e Socrate, veramente, anche se so alcune cose. Parla sempre dell’anima e della libertà dell’anima e dell’essere centrati, dell’essere una persona migliore, ma il contesto, la cornice è un po’ più stretta attorno alla società.


Nella vostra carriera siete passati piuttosto velocemente dai club alle tournè in compagnia di mostri sacri del metal: oggi dividerete il palco con Metallica e Machine Head. Come vi sentite? Avreste mai pensato di raggiungere traguardi del genere?

M: No, perchè eravamo sempre concentrati sulla musica. Volevamo raggiungere questo livello, avevamo un’ambizione ma non sapevamo che sarebbe successo, era un sogno comunque. Lavoriamo sempre molto duramente, lavoriamo sulla tecnica, cerchiamo di capire come funziona il business e tutti gli altri aspetti. Siamo molto concentrati e lavoriamo molto. Abbiamo avuto dei buoni feedback nel corso degli anni, dalla gente e dai professionisti, così penso che raggiungere questo livello sia stata una cosa piuttosto naturale.

J: Abbiamo sempre lavorato duramente e lavoriamo ancora duramente ogni giorno, in modo molto intenso, e non ci siamo mai fermati.

M: Continua ad essere un sogno per noi l’esser riusciti a raggiungere questo livello e suonare con queste band. Ora li conosciamo, li conosciamo personalmente.

J: Quando ci hanno chiamato per andare in tour con loro abbiamo fatto i salti di gioia per un minuto e poi “Va bene. Cosa facciamo adesso?”, sempre concentrati sul lavoro. Siamo tornati a lavorare quasi istantaneamente. Ok, era un sogno che si è avverato ma ora è realtà e ci sono un sacco di cose tecniche… Ma al mattino, quando mi sveglio… Wow!


Fino ad ora, quale è stato il tour che ricordate con più piacere, e perché?

M
: È questo tour. Ed il ricordo più piacevole è quello di ieri sera (risate, ndr). Suonare allo Stade de France, a Parigi. È stato ieri. Il più grande stadio di Francia ed uno dei più grandi in assoluto.


Quali sono i vostri punti di riferimento musicali?

J
: I Beatles da quando eravamo ragazzi, poi i Queen, Dire Straits e Metallica più di tutti, è stato un grande shock. E’ stato come: “Wow. Che cos’è questa musica? E’ metal! Wow!”.

M: Anche i Sepoltura.

Per voi è più gratificante andare in giro in tour od il lavoro in studio?

M
: Entrambe. Ci piacciono entrambe. Sono cose molto diverse e davvero ci piacciono entrambe.

gojira_intervista_2012_03

Bene, l'intervista è finita. Grazie per il vostro tempo. Se volete salutare i vostri fan ed i lettori di SpazioRock, a voi l'ultima parola!

J
: Ciao a tutti, speriamo di suonare in Italia più di quanto abbiamo fatto sinora, perchè abbiamo suonato solo un paio di volte, e ci dispiace. Penso sia una cosa un pò difficile da digerire ma promettiamo di tornare per un tour vero e proprio.

M: Amiamo l’ Italia!


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