Venom (Cronos, Rage, Dante)
Ricordati per aver coniato il nome del genere, Black Metal, diamo il benvenuto all’ennesimo ritorno dei Venom, pronti a pubblicare il loro quattordicesimo album, “Fallen Angels”, che presenta anche elementi thrash e punk pronti a sorprendere molti ascoltatori. Per celebrare l’occasione, John Morgan ha incontrato Cronos, Rage e Dante al loro ritorno a Londra...
Articolo a cura di SpazioRock - Pubblicata in data: 18/12/11
Intervista a cura di John Morgan
Traduzione a cura di Lorenzo Zingaretti


JM: Bentornati a Londra, siamo a due passi dal vecchio Hammersmith Odeon, vi ricorda qualcosa?

Cronos: Certamente! E’ stato un gran bel periodo per noi, nessuno era interessato a mettere in piedi dei concerti per i Venom, in quegli anni dovevamo pagare il prezzo di suonare in ogni fottuto locale del pianeta e lavorare come chiunque altro. Avevamo un modo diverso di fare le cose, quindi abbiamo semplicemente affittato il posto da soli.

JM: Non ero lì la prima volta, ma ci sono stato la seconda.

Cronos: L’unico problema la seconda volta fu che i vigili del fuoco erano abbastanza informati, quindi non abbiamo potuto usare laser e cose del genere, promettendo loro che non li avremmo puntati negli occhi a nessuno!

JM: Più tardi toccherò l’argomento dell’eredità musicale dei Venom, ma adesso rimaniamo nel presente e parliamo del nuovo album, “Fallen Angels”. Come ci si sente ad avere un nuovo disco in uscita?


Cronos: E’ fantastico, è un duro lavoro ma è divertente ed avere realizzato un gran disco come questo è come darsi una pacca sulla spalla per noi. Quello in cui abbiamo creduto negli ultimi anni si è rivelato corretto, e insieme al duro lavoro ai concerti rappresenta la ciliegina sulla torta.

Rage: Abbiamo suonato insieme per circa due anni e i concerti ci hanno portato sotto i riflettori, siamo stati molto bene insieme e questo si sente nell’album. Le canzoni sono veramente forti e i responsi finora positivi, quindi è un momento molto eccitante per la band.

JM: E’ la prima volta che registrate con questa formazione, come è andata?

Cronos: Quello che abbiamo deciso di fare con questa lineup, una volta che si fosse stabilizzata, era di non preoccuparci della composizione o degli affari riguardanti l’album; piuttosto era importante diventare una band come qualche tempo fa, assicurandoci che il gruppo sarebbe stato felice e rafforzandoci grazie ai concerti. La scaletta che abbiamo messo insieme rappresenta i 30 anni di carriera dei Venom, con almeno un pezzo da ogni singolo album del gruppo; diventando una cosa unica come in passato, durante il tour in Sud America abbiamo iniziato a raccogliere le idee, mentre durante l’ultimo anno ci siamo dedicati ai festival più grandi. Era ovvio che stavamo scrivendo dei gran pezzi e ognuno portava le sue idee alla causa: una notte sono andato nella sala prove e questi ragazzi stavano improvvisando un riff grandioso.

JM: Avevate il feeling di una vera band, quindi?

Cronos: Sì, specialmente quando si è trattato di registrare. Da “Resurrection” in avanti abbiamo iniziato ad usare Pro Tools e le varie tecnologie come ogni gruppo, poi abbiamo pensato  “Fanculo, torniamo alle origini!”: il suono della batteria è meraviglioso, abbiamo microfonato tutto, senza usare trigger o samples, cioè nel modo in cui suoniamo dal vivo.

JM: L’album ha infatti un feeling da concerto dal vivo, cosa insolita dato che molte band heavy hanno una produzione standardizzata.

Cronos: Purtroppo molte band lo fanno, mentre noi abbiamo semplicemente pensato di tornare a suonare come i Venom dovrebbero fare: diamo il meglio quando il suono è il più “crudo” possibile.
 
venom_intervista_2011_02JM: C’è molto punk nel materiale dei Venom che penso sia stato “accantonato” dalla scena metal, ed è piacevole vedere come torni a farsi sentire.

Cronos: Tutto è stato molto naturale, per via dei concerti per i 30 anni dei Venom che hanno influenzato la scrittura del nuovi pezzi.

Rage: Le sensazioni dei concerti sono uscite allo scoperto in questo album.

Dante: Non siamo una di quelle band che si ritrova solo per fare qualche concerto, noi proviamo tutte le settimane, ci divertiamo a suonare insieme  e si scatenano così quell’energia e quelle particolarità che aiutano a scrivere dieci pezzi pesanti, che ti aiutano a spingerti oltre.

JM: E’ il motivo per cui penso a questo disco in un modo in cui, senza voler mancare di rispetto, l’ultimo disco non riusciva ad essere.

Cronos: Era la direzione giusta, l’ultimo disco (“Metal Black”, del 2006) serviva a presentare i Venom come una band adatta al 21° secolo e dire alla gente che non siamo una parodia, non stiamo cercando di rivivere il 1984, e “Hell” stava rafforzando l’idea, ma la formazione non era stabile, perché un membro non era convinto della loro bontà – anche se ci avrebbe comunque aiutato ad andare avanti. Ho addirittura chiarito nel 1995 ai membri che o facciamo le cose come si devono o non le facciamo per niente. Sono un appassionato di black metal e voglio aiutarlo a crescere, voglio avere persone nella band che pensino le stesse cose; non lo faccio per pagare le bollette o altri motivi, ma per rispetto verso il black metal. Ci sono così tante persone come Dave Grohl, Phil Anselmo o i membri degli Slipknot che citano i Venom come la loro più grossa influenza, e sono anche iper protettivo verso chi è stato parte di questo processo fin dall’inizio, tutte le formazioni sono state importanti nel tempo. “Metal Black” e “Hell” erano ottimi nel 2006 e nel 2008, ma nel 2011 sentiamo di dover andare oltre. Questa è una formazione che vuole reggersi da sola e penso che il nuovo album ne mostri la forza e l’unione.

JM: Quindi dopo 30 anni, quando viene il momento di comporre un nuovo album, lo paragonate alle cose che avete già  fatto per assicurarvi una certa continuità o piuttosto per poter dire “siamo qui in questo momento e questo è ciò che rappresentiamo”?

Cronos: Ogni volta è diverso, l’industria cambia, le persone cambiano, un esempio è “At War With Satan”.  All’epoca venne stroncato, mentre adesso qualcuno lo considera un classico. Ci è sempre piaciuto essere controversi e provare nuove idee, come quando facemmo uscire il singolo di “Warhead” e passò su Radio 1: l’etichetta disse che serviva un’altra hit, ma noi non lavoriamo in quel modo e pubblicammo “Manitou”, che è una canzone molto più pesante di “Warhead”.

Rage: I fan se ne accorgerebbero. Non riposiamo sugli allori, vogliamo scrivere buoni pezzi; se sei un musicista vuoi comporre canzoni di cui la tua band sia orgogliosa. Almeno finché puoi mantenere e portare avanti quest’idea.

Dante: Quando la band è “calda” i fan lo sanno, e si accendono a loro volta.

Rage: Quando suoniamo nei festival non c’è il nostro pubblico, ma possono esserci persone lì in mezzo che apprezzano il nostro materiale e altre che, ascoltandolo, pensano che siamo una buona band e restano a sentirci fino al termine.

Cronos: Posso leggere quel che succede nella testa del pubblico, ci può essere qualcuno che pensa “non comprerò un disco dei Venom, ma non li ho mai visti prima e ho sentito tutte quelle voci sul fatto che non sappiano suonare, invece sanno farlo!”, e appunto restano fino alla fine.

JM: Quant’è difficile allora suonare dal vivo quando avete schiere di fan che vogliono certi pezzi?

Cronos: Durante il tour di “Hell” ci è capitato, in un concerto abbiamo cambiato un pezzo per inserire “Seven gates”, e la data successiva era tutto un “dov’è questa canzone, dov’è quell’altra”!

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JM: E’ molto difficile aggiungere i nuovi pezzi all’interno della scaletta?

Cronos: Abbiamo iniziato a suonare una specie di medley per inserire tutti i pezzi in modo da non fare una scaletta di 5 ore, ma bilanciata in modo da eseguire “At War With Satan” fino a “Nightmare”; il medley è stato una sorpresa per molti, perché abbiamo proposto brani che nessuna formazione dei Venom aveva eseguito prima e anche pezzi suonati soltanto durante le registrazioni.

JM: C’è un video promozionale per l’album?

Cronos: C’è un leggero ritardo dovuto al fatto che il produttore del video è stato male, comunque è per “Hail Satanas”; normalmente mi relazionerei con un produttore in termini di affari, ma in questo caso, trattandosi di un amico, preferisco aspettare finché non sia pronto. In ogni caso i Venom non sono così condizionati da un video.

JM: Come ci si sente ad aver partecipato al remaster di “Black Metal”?

Cronos: In maniera eccellente, sono stato fortunato ad essere chiamato. Volevo davvero seguire il modo in cui andava realizzato, dato il funzionamento degli apparecchi digitali non volevo semplicemente che venisse fuori in un modo legato al fatto che i nastri possono venire distrutti.

JM: Molte band hanno dischi seminali, “Black Metal” è quello che, secondo molti, ha dato il via al genere; qual è il vostro punto di vista sulla scena?

Rage: Io ci provo a tenermi aggiornato, gli Arch Enemy sono stati la band più recente a cui mi sono interessato ma in realtà esistono da molto tempo! Sono sempre stato un ascoltatore di death metal e il genere sta avendo una rinascita, voglio dire i Death stanno pubblicando i loro dischi di nuovo supportati da schiere di fan, lo stesso vale per i fan dei Venom quando dicono che “Resurrection” ha salvato il black metal, ed è positivo vedere che tutto rifiorisce nuovamente.

JM: E’ una cosa generazionale, tutti i miei amici hanno figli che ascolteranno i Venom. Come ci si sente?

Dante: E’ una bella sensazione quando guardi tra la folla e vedi quelli che vengono ancora a sentirci dopo 20 anni di nostri concerti, vedi i ragazzi più giovani in prima fila, che hanno atteso in coda tutto il giorno e conoscono tutti i testi, indossano le nostre magliette, è una cosa incredibile. Quando incontriamo i nostri fan è semplicemente fantastico.

Cronos: Spero che inizi così una nuova generazione di fan!

JM: Penso che con i Venom avete ispirato molte persone, avevate l’elemento punk che volevano, a loro non servivano assoli in stile Iron Maiden; e questo non solo musicalmente, ma anche a livello di immagine.

Rage: Il metal è nello stesso tempo musica e imagine, mischiati insieme, in modo che anche i ragazzini che non vogliono diventare musicisti possano apprezzarne il lato artistico.

JM: Nessun programma per qualche concerto nel Regno Unito?

Cronos: Non c’è nesssun programma preciso al momento. Mi piacerebbe molto suonare in festival come il Bloodstock o l’Hard Rock Hell, piuttosto che in quelli più “commerciali”.

Rage: I festival europei sono grandiosi, per via del pubblico più classico!


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