Crysalys (Chiara Malvestiti)
I sogni e la speranza di una creatura innocente, Angelica, e il risveglio delle forze primordiali di Madre Natura; sono questi i temi attorno ai quali prende vita la favola apocalittica di "The Awakening Of Gaia". I marchigiani Crysalys, rivelazione symphonic metal del 2011, ci propongono un concept album che fa sognare, caratterizzato da un sound ibrido che recupera a piene mani la tradizione operistica del nostro paese, per creare un interessante connubio tra sonorità antiche e moderne. Aiutati da un cast d'eccezione, i Nostri sono pronti a farsi conoscere dal grande pubblico, grazie un disco che non ha nulla da invidiare ai nomi più blasonati della scena. Per conoscere meglio i contenuti, le tematiche del disco, la "doppia personalità" e la storia di questa promettente formazione, abbiamo contattato la rossa cantante Chiara Malvestiti. Buona lettura!
Articolo a cura di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 14/09/11
Ciao Chiara, benvenuta su SpazioRock, è un piacere averti con noi! Siamo qui per parlare della tua band, i Crysalys, e in particolar modo dell'album che sta per uscire per WormHoleDeath/Aural Music intitolato “The Awakening Of Gaia”. Prima di entrare nel dettaglio, ti andrebbe di raccontarci la genesi del progetto e le varie tappe che vi hanno portato a dare una nuova forma, musicale ed estetica, alla vostra band? Il vostro passato rievoca sonorità metalcore che oggi non sembrano più in linea con il vostro sound, mi sbaglio?

Il piacere è mio e anche un onore, sono molto felice di fare questa piacevole “chiacchierata” con voi di SpazioRock, uno fra i maggiori siti musicali italiani che più seguo e stimo. Non ti sbagli affatto riguardo il passato della band! Sin dall’inizio i Crysalys hanno accolto molte influenze musicali nel songwriting, senza etichettarsi mai in un genere troppo specifico, ma questo prima che trovassero un proprio equilibrio e una maturità compositiva. La nostra ex line up vedeva nelle parte ritmica tutti musicisti appassionati proprio di quel genere che hanno in qualche modo portato questa influenza nel nostro sound. Se posso farti una confessione però, sebbene io sia una cantante lirica molto moderna ed “open-minded”, non ho mai sentito mio il sound passato dei Crysalys. Forse questo è stato uno dei motivi principali per cui, nell’estate del 2009, è avvenuto lo split con gli ex tre membri che ha permesso la nostra rinascita. “The Awakening of Gaia” è nata e cresciuta dentro di me, nella mia mente e nel mio corpo, come se fosse una figlia, ma è stato con la nuova formazione e l’entrata di Fabio (tastiera) nella line-up, che Lei ha preso davvero forma ed io ho iniziato a visualizzarla chiaramente. L'album è stato registrato a Langhirano dal Real Sound Studio qui in Italia tra il 23 Agosto e il 13 Settembre 2010. Chris Donaldson (Cryptopsy, The Agonist) si è occupato del missaggio in Canada, mentre il mastering è stato curato da Mika Jussila presso i Finnvox Studios in Finlandia. Il grande Travis Smith (Opeth, Katatonia, Anathema ecc.) ha invece realizzato l’intero l'artwork, e posso garantirvi che converrete con noi nel dire che è stupendo.

Tutti questi sconvolgimenti si sono infine concretizzati in un sound d'impatto, fresco ed originale, che getta le proprie radici nelle tue linee vocali, ora moderne ora operistiche, nelle sperimentazioni della tastiera e in un mood futuristico che rimanda in un certo qual modo ai grandi kolossal apocalittici del cinema hollywoodiano, pur senza scadere in abusati orpelli sinfonici... Qual è l'idea che sta alla base della vostra musica, quali sensazioni o quali messaggi volete trasmettere attraverso questo sound magniloquente?

Io credo che la terra natia di ogni “artista” o “artigiano” che dir si voglia sia fondamentale nel suo percorso evolutivo ed egli deve farne un elemento carismatico. È qualcosa che ci portiamo nel nostro DNA da secoli. L’Italia, ha visto ufficialmente nascere l’opera e può vantare fra i più famosi e importanti compositori ed interpreti del genere. Ovviamente parlando di metal sinfonico nel XX secolo, per mille motivi il paragone con l’opera lirica risulterebbe un’eresia! Nel nostro album di debutto “The Awakening of Gaia” abbiamo solo iniziato questo forte cambiamento musicale nel sound dei Crysalys, definito “Post-Opera”. Ciò che ci siamo prefissi è qualcosa che va oltre l’usuale ricerca del sound che ogni band affronta. Per noi è una ricerca che necessita di nozioni e studi costanti che non sono da meno di quelli affrontati da un musicista classico. Io e Fabio ci siamo trovati a dover sviluppare competenze in entrambi gli ambiti (metal e opera). Per ora è sicuramente la mia vocalità a fare da “portabandiera” al concetto e, se ora la struttura armonica dei brani raggiunge questi apici solo a tratti, nell’avvenire probabilmente renderemo questa impronta operistica più evidente, per garantire all’ascoltatore un’esperienza realmente nuova e drammatica.

In Italia molte band denunciano una mancanza generale di mezzi e di interesse verso un certo tipo di sonorità e sembra che voi stessi vi siate rivolti a figure di spicco del panorama internazionale per la realizzazione del disco... È stato difficile trovare i canali adatti per promuovere il progetto e le persone giuste con le quali collaborare?

Purtroppo non solo è difficile, ma di certo non abbiamo ancora raggiunto dei canali che a nostro avviso il nostro lavoro meriterebbe. Per quello che riguarda l’argomento “metal in Italia” ci tengo solo a dire che ho sempre avuto l’impressione che noi italiani guardiamo sempre con sospetto e poca fiducia a qualsiasi prodotto creato nel nostro paese (musica, ma anche cinema, oggettistica di consumo ecc.); insomma, il marchio “Made in Italy” sembra attirare solo gli stranieri, o speriamo almeno questo. Parlando per quella che è stata la nostra esperienza, abbiamo deciso di effettuare la maggior parte della fase produttiva dell’album all’estero perché riteniamo che le competenze che avremmo potuto trovare nel nostro paese fossero ben lontane dalle nostre esigenze e, detto francamente, con costi di produzione addirittura maggiori.

crysalys_intervista_2011_04

Pochi mesi fa avete rilasciato il video ufficiale della titletrack dell'album, cosa ci puoi raccontare in merito a questa esperienza? Vi piacerebbe girare un altro video?

Il video di “The Awakening of Gaia” è stato forse il nostro passo di cui vado più fiera. Ci ha confermato come la nostra musica, legata all’immagine, prenda davvero una forma più teatrale e drammatica, proprio come succede per l’opera lirica. È motivo di soddisfazione anche perché è qualcosa che abbiamo creato noi stessi, grazie soprattutto alle idee di Fabio ed al suo impegno nel creare storyboard e scenografie. Aver avuto la fortuna di conoscere il regista Salvatore Perrone ha reso possibile l’ottima riuscita del videoclip. Direi che girare un altro video non solo ci piacerebbe, ma è qualcosa che dovremo assolutamente fare per presentare la nostra musica al massimo delle sue potenzialità!

Da una direzione artistica così impeccabile non poteva che nascere un progetto dalla portata spettacolare. Il vostro album d'esordio non è soltanto musica, ma anche un concept lirico e grafico. Le stupende grafiche di Travis Smith (già collaboratore di Katatonia, Anathema, Nevermore e tanti altri nomi importanti della scena rock e metal, ndr) si intrecciano con i vostri testi, nei quali ricorrono alcuni temi quali il risveglio della natura e delle sue forze primordiali, l'innocenza (raffigurata dal personaggio di Angelica), la magia... Nel booklet troviamo inoltre una breve introduzione al concept. Ti andrebbe di approfondire insieme la storia di “The Awakening Of Gaia”?

Sin da piccola ho sempre avuto un rapporto molto molto particolare con i sogni, il linguaggio onirico è quello che più riesco a decodificare. Da anni faccio spesso un sogno ricorrente. Catastrofi naturali e il mondo degli uomini che cade sotto cieli apocalittici e urla di morte. Poi, una bambina vestita di bianco, dal lunghi capelli rossi che corre via scalza su un prato a rallentatore. Sono visioni che hanno accompagnato per tanto tempo il mio inconscio e i miei pensieri, sin dal 2005. Poi un nome che riecheggia nei miei ricordi, un nome che sento appartenermi da sempre: Angelica. Da queste mie percezioni, unite a forti credenze personali e una buona dose di fantasia fiabesca è nata la storia di “The Awakening of Gaia”. Credo che nessun’altra parola ulteriore possa spiegare meglio quello che abbiamo inserito nel booklet riguardo il concept dell’album, che ti allego qui sotto tradotto in italiano:

La fine, o meglio l'inizio, a seconda dei punti di vista, comincerà sotto i colpi dei suoi fedeli primogeniti, gli Elementi. Gli uomini, da tempo illusi di poter scegliere del proprio futuro, e anche di quello della Madre Terra, torneranno ad essere semplice cenere, concime per la  nuova e rigogliosa vegetazione. Sarà l'innocenza di una bambina,  la piccola Angelica, a placare la rabbia della Grande Madre e fermare il suo desiderio di purificazione, a mostrarle che c'è speranza e unicità nel genere umano. Ma l'uomo, secondo la sua natura, fallirà senz'altro anche questa nuova occasione, e tornerà a compiere soprusi e distruzioni dettate dall'avidità e dal bisogno intrinseco di potere e controllo. Tutto questo però avrà avuto un senso se, come un seme che germoglia, nell'uomo cresca la consapevolezza che c'è del magico in questo mondo, creature ed entità che esistono in superficie e nel profondo, dalle quali siamo attratti e con cui, di tanto in tanto, entriamo in contatto. E che la Terra stessa è un'Entità, ed è viva, molto più di quanto non lo siamo tutti noi.

Alcune di queste tematiche sono care alle correnti religiose e spiritualistiche riconducibili al neopaganesimo. Come vivi questo revival del culto della Dea Madre che, tra ragazzine travestite da streghe e sedicenti sciamani, rischia di fuorviare le menti e ridicolizzare le riflessioni e lo stile di vita autentico che animano questo fenomeno?

Le religioni sono sempre state sin dall’inizio dei tempi un bisogno intrinseco dell’uomo per darsi una spiegazione plausibile della vita e un potentissimo mezzo per chi sta al potere, per assoggettare le menti con la paura e l’ignoranza. Io credo che la natura stessa ci offra i più grandi incantesimi. Non bisogna porsi troppe domande e leggere mille manuali da “strega moderna” per tirare fuori chissà quali teorie a proposito, in quanto Madre Natura stessa provvede a risponderci con mille segni della sua autenticità. Purtroppo l’attualità si impone su ogni fenomeno trasformandolo in una macchina sforna soldi, approfittando delle menti deboli degli adolescenti che, per sentirsi “originali” e vivere emozioni forti e diverse, si fanno mettere in testa le peggiori idiozie dai tanti ciarlatani deviati. L’Amore e la Natura sono la Magia. Quelle stesse forze che tutto possono cambiare e da niente possono essere ostacolate.

In molti di questi testi possiamo scorgere la tua vera personalità, immagino... A quali di essi ti senti maggiormente legata e per quale motivo?

crysalys_intervista_2011_02Ogni brano e ogni storia contenuta in esso suscita in me una personale rilettura del suo significato ed è per questo che posso lasciarmi trasportare ogni volta che canto le nostre canzoni. Però, ovviamente, ce ne sono alcune in cui la mia personalità è in totale armonia con la musica e i miei sentimenti. La canzone che più mi emoziona riascoltare è “By Stars Revealed”. Nel testo compare una frase per me molto rappresentativa, in cui esprimo quella dolce malinconia che mi accompagna da sempre in questa vita: “Laws of Karma guide your path / among this faceless crowd / Find your answers so far / far away with dying stars”. Poi c’è la desolazione in cui si contrappongono i ricordi e l’ingenua speranza di Angelica in “Butterfly Effect”, il fascino femminile e mitologico di “When Sirens Sing”, la teatralità imponente e le atmosfere pagane di “The Awakening of Gaia”, la dolcezza narrativa e sognante contenuta in “Angelica” e in “...And Let the Innocent Dream”. Infine, ho un particolare legame con l’unico pezzo che abbiamo riarrangiato del passato più remoto dei Crysalys: “Lilium”. Si tratta di una mia storia, un’Ofelia moderna, di chiara reminiscenza shakespeariana, sospesa fra leggenda popolare e una personale condanna dai toni fiabeschi contro l’Inquisizione e la caccia alle streghe, temi a me molto cari.

Per soddisfare tutti coloro che vorrebbero conoscerti meglio, non possiamo esimerci dal porti una domanda più approfondita sulla tua “doppia personalità” di cantante metal e di opera lirica. Sappiamo che nel symphonic metal molte altre cantanti possono vantare studi di questo tipo alle spalle, ma sono veramente pochissime le vocalist che portano avanti una carriera bilaterale come la tua. Come riesci a far collimare le due attività e quali sono, a tuo avviso, i punti d'incontro tra questi due generi?

Innanzitutto serve una buona dose di sana follia, un forte estro e una personalità ben definita, oltre che una visione molto molto ampia del concetto di musica e canto! Il vero punto di incontro secondo me sta proprio nella libertà e nel bisogno di espressione e nel non scindere la propria anima (e quindi la propria voce) fra “sacro” e “profano”, trovando un epicentro ben saldo. La nostra voce è una e una soltanto, è la stessa che usiamo quando gridiamo di gioia, quando piangiamo disperati, quando sussurriamo dolci parole alla persona che amiamo. Le emozioni che lascia trasparire una Violetta Valery, una Tosca, Madre Terra o Angelica restano sempre di umana concezione. Nascono dietro un sentimento e in primis da un’anima che vive, che vibra, che esterna. Quindi perché risparmiarsi a cantare solo ciò che è stato scritto dai grandi compositori, che numerosissime interpreti in passato hanno saputo sacralizzare? Ho sempre avuto il bisogno primevo di creare sin da piccola, quando passavo mesi e mesi a disegnare fumetti miei o a scrivere racconti, sceneggiature e favole nel buio lucente della mia cameretta. Per ora mi sento di dire che a livello emotivo sia l’opera che i Crysalys completano in sinergia le peculiarità della mia interpretazione.

Che tipo di studi hai intrapreso e quali sono i tuoi punti di riferimento in ambito operistico?

Il canto come mezzo di espressione mi è sempre appartenuto sin da piccola, ma ho iniziato a prendere le prime lezioni di canto moderno (soprattutto pop-rock) all'età di 17 anni circa, in una scuola privata. All’epoca non facevo altro che cantare le canzoni di Christina Aguilera, Mariah Carey e Tori Amos. Qualche anno dopo, spinta dalla mia insegnante del tempo e da alcuni esperti che avevano notato in me una naturale predisposizione, ho iniziato a studiare canto lirico. In realtà ho intrapreso seriamente questo cammino nell'autunno del 2008 con la mia attuale insegnante (il soprano drammatico Patrizia Morandini) a Firenze, capitale del melodramma e città in cui è nata ufficialmente l'opera. Finora ho affrontato soprattutto studi sul repertorio verista incline alla mia vocalità (Puccini e Verdi) e attualmente mi sto addentrando anche in Mozart (me ne sto innamorando) e nel Belcanto. Ho debuttato in teatro il 10 Aprile 2011 in "Orfeo ed Euridice" di Gluck nel ruolo di Euridice. L'anno scorso mi sono iscritta al corso universitario in conservatorio per ottenere una laurea in canto lirico. Ci tengo però a specificare che è stato proprio cantando e sperimentando la mia voce nella band, che ho scoperto le mie peculiarità e la mia naturalezza in questa tecnica. In realtà ho fatto un po’ il percorso inverso a  livello di studi rispetto ad ogni comune cantante lirica! In ambito operistico i miei punti di riferimento (a parte la mia “mamma vocale” Patrizia, che mi ha sempre sostenuta anche in ambito Crysalys , senza mai pormi barriere)  sono i seguenti soprani: la Divina Maria Callas (R.I.P., lei è il mio angelo guida e la sua voce carnale è l’unica mi scuote fino a farmi piangere in qualsiasi ruolo); Montserrat Caballé e Ghena Dimitrova (R.I.P.), per la perfezione tecnica e la completa maestria unite a un pathos  interpretativo di massimo livello. Tra le dive moderne invece nutro una grandissima adorazione e stima per la vocalità misteriosa e vellutata di Anna Netrebko, nonché per quella cristallina e virtuosa di Diana Damrau.

Il mondo dell'opera lirica è vastissimo ed andrebbe riscoperto alla radice, ma sembra che in Italia l'interesse verso il genere sul quale si fonda tutta la nostra cultura musicale cali di giorno in giorno, vuoi per una totale mancanza di fondi e di opere di valorizzazione da parte degli enti, vuoi per l'imbarazzante deculturazione messa in atto da chi di dovere attraverso la pubblicizzazione di prodotti artistici più facilmente fruibili e commerciabili. Qual è il tuo punto di vista in merito alla questione?

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I problemi che hai elencato sono assolutamente reali. C’è sempre stata una cosa che però mi ha fatto riflettere in merito sin da quando ho mosso i primi passi nell’ambiente operistico italiano. Tutti si lamentano riguardo il bassissimo numero di giovani che apprezzano l’opera e che come patrimonio artistico nazionale stia sempre più in declino. Io credo che vivendo nel XX secolo non si possa pretendere dai ragazzi un interesse verso qualcosa che a loro non viene integrato nella cultura generale. In che modo possono appassionarsi a un gioiello artistico così complesso e intimo? Io ho scoperto la mia voce e questa enorme passione grazie ai Nightwish e alla vocalità di Tarja Turunen, quindi grazie al metal sinfonico e alla sue sfumature legate alla musica classica. Ma il mondo del teatro lirico è rimasto chiuso nella sua campana di vetro, totalmente contrario alle contaminazioni conservando quest’arte gelosamente. Da un certo punto di vista è giusto onorare questo immenso dono che ci hanno lasciato i grandi compositori e cantori di un tempo, ma dall’altro porterà a una perdita d’interesse da parte delle nuove generazioni. La soluzione, a mio modesto avviso, può avvenire in due modi. Integrare quest’arte nelle scuole come materia base per aggiungerla nel bagaglio degli studenti, oppure dare possibilità a questi nuovi generi ibridi (come appunto il metal sinfonico) di attirare sempre più attenzione su di essi usandoli come “tramite”.

Uno degli obbiettivi dei Crysalys potrebbe essere quello di riportare in auge la bellezza autentica della musica lirica? Alcuni puristi potrebbero storcere il naso per via della vostra natura metal e della presenza massiccia di contaminazioni, ma personalmente credo che il vostro progetto abbia le carte in regola per diventare qualcosa di veramente unico...

Sarebbe un po’ pretenzioso per noi prenderci l’onere di risollevare le sorti dell’opera lirica, non trovi? Parliamo spesso con Fabio del fatto che sarebbe qualcosa di davvero soddisfacente diventare un mezzo per i giovani, o comunque per chi nella vita non ha avuto modo di incontrare l’opera, per far conoscere questo immenso patrimonio che i nostri compositori ci hanno lasciato. Ecco, forse più in là nel nostro percorso, potremmo diventare perlomeno un assaggio di quello che è ed è stato il teatro lirico italiano, sfruttando i nostri elementi moderni che rendono l’ascolto della nostra musica più fruibile ad un orecchio ancora inesperto.

Se qualcuno accusasse i Crysalys di essere l'ennesima metal band con voce lirica femminile, invece, cosa risponderesti?

A dire il vero non sono solita rispondere ad accuse così esplicitamente poco costruttive, ma capisco il senso della tua domanda e rispondo! Io sono convinta che i Crysalys si siano costruiti una dimensione ampiamente personale e caratteristica che può venire più o meno apprezzata e capita. Non siamo sicuramente una band clone o molto simile all’ennesima band con voce femminile lirica o simil-lirica, tanto che un assiduo ascoltatore del female fronted metal potrebbe addirittura non apprezzare i Crysalys, perché innumerevoli sono i punti di rottura rispetto ai canoni.

Ci sono altre band con voce femminile che apprezzi?


Attualmente, sono sincera, non ne ho una preferita come quando ho iniziato questo cammino nel metal al femminile. All’epoca ero totalmente innamorata dei Nightwish (con Tarja) e loro hanno continuato ad occupare quel posto speciale nel mio cuore. Album come “Century Child”, per mille motivi, resteranno sempre insostituibili per me (nel genere). Posso dirti però alcune bands che ascolto piacevolmente ogni tanto, come ad esempio Within Temptation, Leaves’ Eyes, Madder Mortem, Evanescence e After Forever.

L'anno scorso, insieme a tanti altri volti noti del panorama metal, hai collaborato all'ultimo album del progetto Beto Vazquez Infinity, per festeggiare i vent'anni di attività del compositore argentino. Ti piacerebbe collaborare con altri artisti in futuro?

crysalys_intervista_2011_05Per essere precisi ho collaborato con Beto Vazquez esattamente due anni fa! Ho registrato per lui le parti vocali di “Eyes Of Destiny” nell’ottobre del 2009. Il suo double album “Existence” è però uscito ufficialmente a novembre del 2010. E’ stato davvero un onore per me essere stata invitata da lui insieme a tanti altri cantanti e musicisti ben più noti. Ovviamente lo conoscevo già per via delle sue numerose collaborazioni con nomi illustri del genere fra cui la stessa Tarja Turunen! Mi piacerebbe molto collaborare con altri artisti in futuro, adoro mettermi alla prova e ampliare il mio curriculum musicale facendo più esperienze possibili nel settore. Sono fermamente convinta che la Musica non abbia barriere se non quelle che vogliamo costruirci dinnanzi.

Sono molto curioso riguardo alla vostra attività live. Avete in mente qualche scenografia particolare per i vostri concerti? In che modo riprodurrete gli arrangiamenti titanici dei vostri brani?

La nostra musica sposata all’immagine acquista una valenza e una teatralità di gran lunga superiore e speriamo di avere presto la possibilità di sfogare il nostro estro anche da questo punto di vista! Per fare questo dovremo guadagnarci però una posizione migliore e palchi di una certa valenza. Riguardo gli arrangiamenti è chiaro che specie per le parti orchestrali necessitiamo dell’uso delle basi. Il nostro lavoro però in sala prove è doppio, perché ci prepariamo anche per l’eventualità che possa poi subentrare qualche problema tecnico che ci privi di questo mezzo.
 
Attualmente siete un quartetto e non avete un chitarrista in pianta stabile nella vostra line-up, pensate di continuare con questa formazione o di reclutare un nuovo membro?

Proprio pochissimi giorni fa abbiamo annunciato l’entrata ufficiale nella band di Lorenzo Marcelloni. Non siamo mai stati fortunati con questo strumento nella storia dei Crysalys, o meglio con i chitarristi in generale! Questa volta però, siamo molto positivi a riguardo. Lorenzo finora ha dimostrato di avere un insieme di doti molto inclini ai requisiti che cerchiamo da sempre in un chitarrista.

Per quanto riguarda le vostre attività future, hai qualcosa da anticiparci?

Siamo già da un po’ al lavoro sul nostro prossimo disco, e già mi sto innamorando della futura creatura, peccato che non possa anticiparvi niente a riguardo! Però prima di reimmergerci a tempo pieno nella scrittura, vogliamo raccogliere altri responsi ma anche maturare noi stessi rispetto al nostro full-length di debutto.

Grazie per la tua disponibilità, Chiara, questa è la nostra domanda conclusiva. La ballad che chiude il vostro album sfuma su un tuo bellissimo acuto ed un romantico augurio: “Ride this night breeze, and let the innocent dream...”. Qual è il tuo augurio personale per il futuro?

Che questo sogno in me non svanisca mai e che il canto rappresenti sempre per me quella luce guida in questo tortuoso ma anche splendido cammino chiamato “vita”. Mi auguro di poter regalare tante emozioni con questo primo album facendoci conoscere il più possibile. Ringrazio ancora infinitamente te Marco, tutto lo staff di SpazioRock e i vostri affezionati lettori per questa stupenda intervista. Ricordo a tutti i fans vecchi e nuovi dei Crysalys che il nostro debut album “The Awakening of Gaia” uscirà finalmente il 23 Settembre sotto l’etichetta WormHoleDeath – Dreamcell11/Aural Music e che è possibile preordinarlo anche tramite il nostro webshop. Per tutte le informazioni sulle nostre attività seguiteci su Facebook o sulla mia pagina personale. Un abbraccio a tutti voi!


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