Dama (Barbara Schera Vanoli)
"Eirwen": un mondo di neve bianca si schiude davanti ai nostri occhi. A condurci tra gli scenari di queste lande immaginarie è la "Regina d'Inverno" Barbara Schera Vanoli, raffinata e loquace cantautrice milanese che SpazioRock ha avuto l'onore di intervistare per approfondire al meglio il progetto Dama, una delle rivelazioni italiane degli ultimi anni tra gli intenditori di romantiche sonorità gothic e voci femminili. Un progetto bilingue, una lunga gavetta per riuscire a dare libero sfogo a una musica pura, senza compromessi, una personalità che non lascia indifferenti... Di queste e tante altre curiosità abbiamo discusso con Barbara. Buona lettura!
Articolo a cura di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 20/08/11
Ciao Barbara, benvenuta su SpazioRock. "Eirwen", il vostro primissimo full length, a pochi giorni dalla sua uscita ufficiale è diventato Top Album su SpazioRock. La band, tuttavia, è in attività già dal 2007. Ti andrebbe di raccontare ai nostri lettori la storia del gruppo?

È iniziato tutto nell'aprile del 2007 quando ho incontrato Pierfrancesco Tarantino, il nostro arrangiatore nonché batterista e sublime pianista. A quell'epoca avevo appena scritto "Regina d'inverno" e "Ombre", insomma il mondo di “Eirwen” era in gestazione! Gli ho fatto sentire qualcosa del materiale a cui stavo lavorando e lui senza pensarci un attimo mi ha proposto una collaborazione lanciando l'idea di lavorare su un pezzo così per provare; inutile dire che è scattata subito una scintilla! Piero è un artista e una persona incredibile. Da quel colpo di fulmine artistico è partito tutto, abbiamo cercato i componenti della band e Danilo, tastierista e grande ingegnere del suono, Roberto al basso e Cristian alla chitarra si sono uniti al gruppo; all'inizio del 2008 ci siamo messi a lavorare.

Il nome Dama rimanda chiaramente ad un immaginario gotico e romantico... Il vostro sound deriva in parte anche da formazioni metal al femminile che su questo genere di iconografie hanno basato la loro intera carriera. Eppure nella vostra musica si possono scorgere tante altre influenze (io ad esempio ho sentito echi di Tori Amos, ma anche un pizzico di canzone italiana). Come descrivereste la vostra musica?

Sicuramente Tori Amos mi ha influenzato moltissimo, è in assoluto l'artista internazionale che preferisco e anche il metal melodico al femminile è uno dei miei grandi amori... Banalmente ti risponderei che abbiamo fatto esclusivamente ciò che ci piaceva, usato sonorità che amiamo e che ci servivano in quel momento per dipingere ciò che desideravamo esprimere senza seguire per forza cliché di genere, per questo probabilmente non rientriamo totalmente in una categoria particolare. Ho letto recentemente commenti sul fatto che il nostro suono non sia prettamente metal e ci terrei a sottolineare che l'unico nostro intento era quello di esprimerci in totale libertà senza stare sul alcun binario particolare e questo, devo dirlo, non ci ha facilitato le cose. Probabilmente se avessimo voluto strizzare l'occhio ad un pubblico più ampio non avremmo agito in questo modo... Avevo in testa questo mondo e l'abbiamo tirato fuori per quello che era. Direi che gothic/pop rock come ci avete definito voi possa andare!

Nel corso della tua formazione artistica quali sono state le tappe fondamentali e cosa ti ha spinto, considerando le tue indubbie doti da cantautrice, a creare una band anziché dare vita ad un progetto solista?

Ho iniziato a dedicarmi alla musica molto presto e già da bambina tentavo di scrivere qualche canzone al pianoforte. È sempre stato il mio pensiero fisso! Prima di Pierfrancesco sicuramente l'incontro più importante dal punto di vista artistico e non, è stato quello con Emanuele Rastelli (Magnifiqat, Crown of autumn) per cui ho cantato nell'album "Il Più Antico Dei Giorni". Da lui ho imparato moltissimo. Insieme ad altri amici abbiamo messo su un gruppo per puro divertimento, i Veil Of Maya, e abbiamo registrato una demo. In "Eirwen" ho voluto tenere un brano di quel periodo, "Alba", composta dal mio carissimo amico Federico Rebusso. In seguito ho lavorato con svariati musicisti e produttori artistici, ma direi che le due pietre miliari per me sono state Emanule e Pierfrancesco, anche da un punto di vista umano. Forse proprio per il fatto che con i Veil Of Maya avevo passato un bellissimo periodo, ho voluto nuovamente provare l'esperienza della band e della condivisione.

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Da cosa nasce l'idea di proporre un progetto bilingue, con testi in italiano e inglese, e quali vantaggi o svantaggi ha comportato questa vostra caratteristica nella ricerca di un canale adatto a promuovere al meglio la vostra arte? Io apprezzo in modo particolare i tuoi testi in italiano, li trovo pieni di autentica poeticità e portatori di una forte sensibilità per la scrittura, ma anche la loro controparte inglese fa indubbiamente una bella figura. Avere una band italiana che ha il coraggio di osare nel proporre un intero disco di canzoni cantate in lingua madre e allo stesso tempo non ha nulla da invidiare a certi mostri sacri a livello europeo è un grande motivo di orgoglio per il sottoscritto!


Ti ringrazio e sono molto felice per questo! Capisco che spesso e per alcuni generi musicali sia molto più semplice scrivere in inglese, ma trovo che a volte la nostra lingua venga un po' troppo declassata. Diciamo che anche in questo caso il fatto di proporre un progetto in doppia lingua è venuto da sé... C'erano canzoni che mi venivano istintivamente in italiano e altre in inglese, alcune di queste si prestavano ad essere interpretate in entrambe le lingue, altre no. Quando abbiamo dovuto pensare in termini più pragmatici, abbiamo pensato di proporre esattamente ciò che era venuto d'istinto senza cambiare le cose di una virgola. Questo sicuramente ci ha intralciato un po', non è stato facile trovare una realtà che ci permettesse di restare fedeli al progetto iniziale. Qualche etichetta ci ha chiesto di proporre soltanto la versione inglese e una realtà italiana ci ha chiesto di scegliere tra italiano e inglese. Inutile dire che abbiamo avuto la testa dura!

Per la pubblicazione di "Eirwen" avete firmato un contratto con la label inglese Ravenheart Music. Ricordo tuttavia che i sample del disco erano stati diffusi già nel 2010, sembra che dietro alla pubblicazione di questo album ci sia stato un lungo travaglio... Puoi confermarlo?


Sì, come ho appena detto il fatto di mantenere "Eirwen" così come l'avevamo creato ha avuto il suo impatto nel trovare qualcuno disposto a pubblicarci; devo dire che anche il fatto di non essere prettamente metal ha creato qualche problema. Poi Dave Smith della Ravenheart ci ha scritto proponendoci un contratto...

Immagino che questo percorso tortuoso abbia tuttavia dato i suoi frutti. Qual è stato il riscontro ottenuto dalla stampa specializzata e dal pubblico fino a questo momento?


Posso dirti con grande piacere che per ora i riscontri sono molto positivi, abbiamo ricevuto molte mail di complimenti e richieste da diverse parti del mondo e pare che all'estero la scelta dell'italiano sia stata apprezzata! Anche dalla stampa specializzata abbiamo ricevuto feedback positivi, quasi tutti parlano di un sound unico e raffinato... con nostro grande orgoglio!

Parliamo un po' del vostro disco. Cosa rappresenta esattamente "Eirwen" e da dove proviene questo nome enigmatico ed affascinante?

Ti ringrazio per la domanda, la aspettavo da tempo!! Quando mi sono trovata a dover decidere un titolo per l'album mi sono chiesta quale lingua avrei dovuto utilizzare... Ho pensato di dover trovare qualcosa che suonasse sia in italiano che in inglese oppure che non c'entrasse nulla con entrambe le lingue. Data la mia passione per il mondo celtico ho optato per una parola che avesse questa origine. Eirwen significa neve bianca in celtico, è composta dalle parole "eira" che signifca neve e "gwen" che indica il colore bianco e tutto ciò che è puro. Era assolutamente il titolo perfetto!

dama_intervista_2011_04Alcuni testi di "Eirwen" hanno un taglio intimistico, forse autobiografico; altri sembrano più prettamente narrativi. Quanto c'è di Barbara in questi testi?

Direi un 100%! Anche i testi più narrativi girano intorno ad un nucleo emotivo in cui sono stata immersa... La scelta di utilizzare in alcuni casi un taglio più fiabesco è solo un modo differente di raccontare la realtà per come viene vissuta e percepita interiormente.

Sono stato molto colpito dall'immaginario fiabesco di "Regina d'Inverno", per il quale avete girato anche un bellissimo videoclip. Com'è nata questa romantica visione?

"Regina d'Inverno" è la mia personale numero uno, la prima vera canzone in cui mi sia riconosciuta completamente. Qui l'inverno è un inverno interiore, un letargo emotivo derivato da un tormento tutto al femminile! Una femminilità giocata tra due archetipi (la fanciulla indifesa e la regina austera) che non riesce a trovare e ricomporre la sua vera immagine... Lo farà solo alla fine del disco!

Nel disco non mancano i rimandi ad un mondo crepuscolare che, in un periodo di massiccio bombardamento mediatico a suon di vampiri dal cuore tenero e ragazzine che vogliono diventare come loro (ogni riferimento a saghe letterarie-cinematografiche americane è puramente casuale, ndr), potrebbero dare il là a parecchie riflessioni, soprattutto tra gli amanti di certi topos letterari. Come ti poni nei confronti di quella che personalmente ritengo una devastante banalizzazione e degradazione di un genere letterario spesso tacciato di inutilità (a causa delle sue derive contemporanee), ma che, a mio avviso, andrebbe riscoperto alla radice, partendo ad esempio da grandi classici quali Stoker, Le Fanu e Polidori?

Beh, il “Dracula” di Stoker è in assoluto uno dei miei romanzi preferiti e in adolescenza ha contribuito moltissimo a creare il mio immaginario. "Ombre" narra appunto un amore di questo tipo. Per parlare dei fenomeni di cui siamo testimoni oggi credo che la prima cosa da fare sia contestualizzare e la seconda pensare al concetto di marketing! Se ci guardiamo intorno direi che una tendenza largamente diffusa che salta subito all'occhio è quella di preferire il "facilmente fruibile" e l'intrattenimento "usa e getta" a discapito di espressioni artistiche o prodotti con un peso specifico e una densità più elevati, e questo un po' in tutti i campi... Perciò, purtroppo, credo che sia difficile un vero ritorno alle origini e alla riscoperta delle radici letterarie in senso universale in questo momento storico se non per una nicchia di pubblico. Ho letto l'intera saga di “Twilight” dopo aver visto il primo film, ero incuriosita dalle dimensioni che stava prendendo il fenomeno. Non credo vada approcciata in senso troppo serio, altrimenti per i puristi del genere sarebbe una vera tortura, credo invece che vada presa per quella che è, una favola moderna per adolescenti moderne (che quindi parla il linguaggio che oggi viene maggiormente percepito) che risponde ad un bisogno diffuso di evasione e di sogno dell'amore adolescenziale espresso all'ennesima potenza. Personalmente in questo senso mi ha divertito e appassionato. Il vampiro edulcorato che non ha davvero nulla da spartire con il romanticismo decadente del vero vampiro delle origini, da un lato può far molto ridere, dall'altro è una figura che funziona. É un po' come quando si dice che Allevi è un grande pianista e compositore dei nostri tempi... Sono proprio "i nostri tempi" che fanno la differenza! Non sarà mica lontanamente paragonabile a Rachmaninov?! Però quando passa il motivetto sotto la pubblicità di qualche auto può comunque risultare piacevole.

"Oltre Eclisse" è un brano misterioso, venato di sensualità. Come nasce questo brano nel quale la tua voce è accompagnata da parti maschili semi-recitate? Nel booklet c'è un fil rouge che collega alcune lettere e forma una frase altrettanto enigmatica...

"Oltre Eclisse" è un brano che vuole rappresentare la fine dell'inverno inteso come in "Regina d'inverno", è lo scongelamento emotivo, il ritorno al calore di un amore che riesce finalmente a distruggere tutte le resistenze interiori e a toccare le profondità dell'altro. È l'approdo di tutte le storie raccontate nei brani precedenti, dove finalmente ci si ritrova e ci si ricompone nello specchio più vero, gli occhi dell'altro. Ringrazio Jacopo Festa per averci prestato la sua voce! Ciò che hai letto unendo le lettere in rosso lo può capire solo una persona...

Cosa vi ha spinto a proporre un brano di Madonna? Devo farvi i miei complimenti, perché non conoscevo l'originale e non avrei mai detto che la vostra "Live To Tell" in realtà era una cover...

Ti ringrazio nuovamente! "Live To Tell" è un brano che ho amato moltissimo quand'ero davvero piccola ed è stato il primo singolo estratto dall'album "True Blue", il primo disco che ho ricevuto in regalo.

"Eliot" è forse il vostro pezzo più radiofonico. Per questo brano sono state incise ben due versioni, di cui un remix dotato di arrangiamenti elettronici di tutto rispetto. Potrebbe essere questa la nuova direzione musicale dei Dama?

Per il remix di "Eliot" ci siamo serviti del talento del già citato Jacopo Festa; la strada dell'elettronica utilizzata in questa chiave potrebbe sicuramente essere un possibile percorso futuro...

Recentemente hai collaborato alla colonna sonora di un film al quale parteciperà una star del calibro di Anastacia. Cosa puoi raccontarci riguardo a questa avventura?

È stata un'esperienza faticosa, lunga e divertente. Creare la colonna sonora di un intero film è un lavoro davvero impegnativo! Essendo un teen movie per famiglie mi sono trovata a scrivere brani molto distanti da ciò che mi appartiene artisticamente e mi sono divertita a calarmi nei panni di qualcosa di così diverso. Il fatto che nel film ci fosse la partecipazione di Anastacia ha reso tutto più gustoso... Non vedo l'ora di vederlo proiettato, non esiste ancora una data ufficiale di uscita.

dama_intervista_2011_03Cosa ne pensi delle band con voce femminile: quali sono le tue preferite e quali sono, a tuo avviso, i loro punti di forza e i loro punti deboli?


Ne apprezzo molte per differenti motivi. Ho amato moltissimo gli Evanescence di “Origin” e di “Fallen”, seguo sempre ciò che fa Amy Lee, nonostante le ultime cose non mi abbiano convinto.
Sono affezionata ai Lacuna Coil che sono partiti dalla nostra stessa città e sono arrivati dove nessuna band italiana è mai riuscita ad avvicinarsi. Cristina ha una carisma e una forza di carattere ineguagliabile e nonostante la loro virata verso un rock più mainstream non sia stata molto ben vista restano una delle band di cui apprezzo più la storia. Ho consumato i dischi dei Within Temptation, soprattutto “The Silent Force” e dal vivo sono davvero bravi! A livello artistico la band che ho sempre considerato più avanti sono i The Gathering, sia con la meravigliosa Anneke che con Silje Wergeland.

Domanda personale: se non fossi la cantante dei Dama, cosa saresti in questo momento della tua vita?

Mi sarebbe piaciuto fare la scrittrice o l'archeologa..

Immagino che tra i membri della band serpeggi la consapevolezza di essere una realtà dal forte potenziale. Cosa bolle, dunque, nella pentola dei Dama per il prossimo futuro e quali sono i traguardi che intendete tagliare?

Il futuro immediato vedrà la collaborazione con un giovane scrittore, Jacopo Molfese, per cui abbiamo in progetto di creare una sorta di colonna sonora legata al suo romanzo d'esordio. È comunque ancora presto per parlarne nei dettagli! Per il resto speriamo di poter portare in giro il più possibile il mondo di "Eirwen” e di iniziare la stesura dell'album numero due!

Per noi è tutto! Grazie per questa intervista e per la tua disponibilità, Barbara. Lascia pure un messaggio ai fan dei Dama e ai lettori di SpazioRock...

Ciao a tutti! Grazie ai nostri fan che ci hanno sempre fatto sentire il loro supporto e grazie ai lettori di SpazioRock che hanno avuto la pazienza di leggere le mie parole! Continuate a seguirci...


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