Eridana (Emanuele Bartoli, Cristina Patrizi, Andrea Cetta)
In occasione dell’uscita di “Intro”, abbiamo colto l’occasione per scambiare quattro chiacchiere con gli Eridana. Buona lettura!
Articolo a cura di - Pubblicata in data: 05/03/11
Sono passati quattro anni da “Acqua Di Luna”, cosa è cambiato nel sound degli Eridana?

(EMANUELE BARTOLI) Molteplici fattori hanno differenziato le sonorità tra “Acqua di Luna” e il nostro ultimo lavoro “Intro”. La formazione della band, eccetto il sottoscritto, era totalmente diversa rispetto all’ attuale trio,  le composizioni delle canzoni erano strutturalmente meno semplici, le atmosfere più eteree ed intimiste e, per finire, penso che il nostro sound sia stato troppo ammorbidito dal produttore artistico che ci seguiva allora. Il risultato di “Acqua di Luna” è stato un disco molto ben confezionato ma troppo patinato e mainstream, un’opera che non ha saputo incuriosire più di tanto chi l’ ha ascoltata. Forse meno originale sotto un profilo tecnico, ma più sincero dal punto di vista espressivo, è, invece, “Intro”. Volutamente abbiamo deciso che i soli nostri strumenti, basso, chitarra e batteria, andassero a creare il sound di questo EP, eliminando la seconda chitarra e la tastiera. Ho voluto mettere in risalto l’ alternanza di momenti di quiete ad esplosioni di muri distorti, facendo in modo che la musica, sempre, vada di pari passo con il testo. Credo infine che un cambiamento per me molto importante, rispetto al precedente album, sia stato il suono del basso. Abbiamo pensato ad un basso che doveva essere molto aggressivo e pungente, e non a caso l’ abbiamo equalizzato, in fase di missaggio, esaltando di più le frequenze medio alte. Questo scelta ci permette di poter ascoltare con più definizione le linee di Cristina che arricchiscono la melodia, e non solo il groove.

Il trio ha cambiato letteralmente faccia, come si sono rinsaldati i due nuovi arrivi nella line up attuale?

(CRISTINA PATRIZI) Ti rispondo io, che sono una delle nuove arrivate, entrata a far parte della band proprio durante la composizione dei brani che sarebbero poi apparsi su “Intro”! Personalmente è stata una bella esperienza, perché nonostante le mie origini siano nel rock (perlopiù quello classico degli anni 70 e il progressive sempre di quell’ epoca), ora suono principalmente jazz e studio contrabbasso al conservatorio; mi sono, quindi, ritrovata in una situazione come questa che mi ha fatto mettere alla prova come musicista, perché la musica degli Eridana era un genere che non avevo mai sperimentato prima, e credo di essere riuscita a mettere del mio nella musica del gruppo ricevendo, contemporaneamente, qualcosa in cambio. Andrea, invece,  è l’ultimo arrivo nel nostro trio, e credo che abbia apportato anche lui dei miglioramenti all’interno del gruppo con la sua tecnica molto avanzata e il suo modo di concepire la musica aldilà degli schemi e delle etichette.

Ascoltando i nuovi pezzi, si ha l’impressione che siano costruiti saldamente sui testi, sempre in primissimo piano, mi sbaglio?

(EMANUELE) No non ti sbagli affatto! Il testo, nelle nostre canzoni, inevitabilmente va a caratterizzare la musica che gli fa da supporto, perciò è sempre in primo piano. Non riesco a capire quelle band, alcune anche molto famose, che dichiarano che i testi non hanno importanza e che vengono scritti così, di getto, giusto poco prima di entrare in studio a registrare!

Oltre agli evidenti riferimenti al rock made in Seattle datato anni novanta, chi sono le band italiane di riferimento per gli Eridana? Mi viene alla mente un tal gruppo bresciano di qualche anno fa…


(ANDREA CETTA) Qualsiasi eventuale somiglianza tu possa aver trovato, ti assicuro che non è voluta. Cerchiamo assolutamente di non farci influenzare da altre esperienze musicali, pur inserendoci in un panorama ben determinato. Senza voler screditare nessuno, non potendocelo neanche assolutamente permettere, e rispettando chi ama come noi la musica, cerchiamo solo di discostarci dai paradigmi attuali, deconcentrandoci sulla forma, nelle nostre canzoni, per privilegiare la sostanza.

eridanaint_2011_01Da dove nasce il disincanto delle vostre canzoni? “Trauma”, ad esempio, non è proprio un inno all’ottimismo.

(EMANUELE) I nostri testi disincantati, ma spesso non privi di speranza, parlano principalmente di paure, apatia ed insicurezze. Non si può fare di tutta un’ erba un fascio, ma penso che la nostra generazione sia vittima della volontà di volere a tutti i costi una vita troppo facile. Siamo dei ragazzi spenti, senza curiosità, tutto ci sembra scontato e dovuto. Tutta questa tecnologia che ci fa sguazzare nel benessere sta anche impigrendo sempre di più il nostro cervello; non è un caso che imperversi su radio e tv network tutta musica di facile fruizione che non stimola per nulla la mente. Tornando al brano che mi hai chiesto, “Trauma” è un bpezzo che parla della nostra vera e pura anima, troppo spesso celata dietro alla maschera che portiamo.

Con il successo commerciale di band rock come i Verdena, pensi che sia arrivato il momento in cui l’attenzione degli italiani possa andare oltre a proposte sanremesi o alla X-Factor? Si sta aprendo uno spiraglio per band come la tua che propongono rock non tradizionalmente di stampo italiano?

(ANDREA) Lo vorrei tanto, ma non credo sia possibile, almeno attualmente. L'uniformazione mediatica porta a determinare molto facilmente cosa piace alla maggior parte dei consumatori musicali, permettendo quindi di includere in un prodotto vendibile tutte le caratteristiche adatte e di escluderne altre, cristallizzando il tutto, senza possibilità di uscire dagli schemi prestabiliti. Non siamo certo noi a poter aprire quello spiraglio, dipende dal consumatore: noi possiamo solo dare una spinta iniziale, ma il prosieguo dipende dalle persone per cui i musicisti lavorano, e parlo ovviamente del pubblico.

Come va la promozione del disco?


(ANDREA) L’Italia, purtroppo, non è un paese che da spazio alla musica. Cultura e arte sembrano essere gli ultimi problemi di cui occuparci quando dovrebbero essere una priorità e una risorsa per lo sviluppo di un paese. Di conseguenza, anche noi soffriamo di questo medioevo culturale e promuovere il disco diventa difficile. Stiamo cercando di fare quanti più live possibili a Roma e dintorni perché penso che l’unico vero metodo per promuovere la musica, quello di suonarla dal vivo. Ovviamente anche radio,internet e riviste di settore ci stanno dando una mano.

Ti ringrazio per la disponibilità e prima di salutarti dimmi dove possono godervi dal vivo i lettori di SpazioRock.it!


(ANDREA) Siamo un po' in difficoltà, non è molto facile trovare spazio per promuovere serie di concerti. Ma ci stiamo muovendo in questo senso, per cui presto potreste ricevere qualche notizia.


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