Twinspirits (Daniele Liverani)
In occasione dell'uscita del terzo album dei Twinspirits, intitolato "Legacy", abbiamo raggiunto per una piacevole chiacchierata l'infaticabile Daniele Liverani, che ha parlato non solo dei Twinspirits
Articolo a cura di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 18/02/11
Ciao Daniele, è un piacere ritrovarti per un'intervista su SpazioRock: qualche tempo fa abbiamo parlato del progetto Khymera e oggi riprendiamo in mano i Twinspirits che creasti mentre lavoravi all'ultimo capitolo della fortunata Genius Rock Opera. Sei soddisfatto del nuovo Legacy?


Ciao Gaetano! Direi di si al momento, poi sai, passa il tempo e ogni lavoro lo si guarda con occhio più distaccato, affiorano gli aspetti che potevano essere migliorati e vari arrangiamenti che magari avresti gestito in maniera diversa. Tutto questo è normale, e fa parte dell'evoluzione artistica di un musicista. Ogni disco è la fotografia della sua visione di un momento, poi l'esperienza ti porta inevitabilmente ad evolverti e a gestire molte scelte guardando verso nuove direzioni.


Attualmente sto preparando, oltre alla tua, anche un'intervista per Arjen Lucassen nella quale discuteremo della nuova uscita relativa a Star One. Bene, dopo aver ascoltato Legacy posso tranquillamente affermare che ci sono affinità tra il tuo progetto e Ayreon dello stesso Lucassen. E' fantasia oppure davvero un'opera che ti ha ispirato?


Beh, Arjen ha sempre goduto di massima stima da parte mia, ho ascoltato e apprezzato molto i suoi lavori, e trattandosi di rock opera come quelle che ho affrontato io nei 3 capitoli di Genius, affinità stilistiche sono molto probabili. Forse ci sono più affinità nella teatralità con cui scrivo le parti vocali, e nella gestione dei cori e della loro interazione con le lead vocal. Ma la mia ispirazione primaria probabilmente è da ricercare altrove, in band come Dream Theater, Fates Warning, ma sicuramente anche i lavori di Arjen mi possono avere influenzato in qualche modo.


C'è qualcosa che, a parer tuo, hai migliorato rispetto al precedente "The Forbidden City"?


Credo la performance di tutti i musicisti, trattandosi di ragazzi che stanno molto sullo strumento, sento una certa evoluzione delle loro performance che sicuramente ha giovato nella resa finale dell'album. Sono migliorate anche alcune scelte di arrangiamento a mio avviso, ci sono momenti diversi e che "respirano" di più rispetto ai 2 album precedenti e risultano meno "affollati".


La suite "The Endless Sleep" ha suscitato in me molta curiosità dopo aver letto che l'ha definita una sorta di mini album nell'album. Ti va di parlarci a 360 gradi di questi trenta minuti epici?


Si tratta forse del mio più grande sforzo compositivo, e sono particolarmente fiero di questa composizione. Ho cercato di creare un tessuto sonoro che potesse condurre l'ascoltatore attraverso tutto il percorso concettuale della suite senza avere momenti di stasi, e non è facile concepire e immaginare un brano di trenta minuti che possa tenere l'attenzione dell'ascoltatore dall'inizio alla fine senza cali. "The Endless Sleep" parla di un viaggio che il personaggio principale percorre subito dopo la sua morte prematura, in giovane età, dove scopre di essere coinvolto in uno pseudo nuovo ruolo di Messiah dell'epoca moderna. Egli incontrerà un'entità superiore che gli concede di poter tornare nel mondo dei viventi a patto che gli fornisca una relazione completa di quelli che sono i problemi dell'umanità, quelli di più urgente necessità. Si ritroverà quindi nel ruolo di "salvatore del mondo contemporaneo", una grande responsabilità... La suite è divisa in 5 parti, una intro sinfonica eseguita da un'orchestra classica, e quattro parti che possono essere considerate come unità distinte, anche se unite nel globale in unica struttura compositiva. C'é davvero di tutto in questa composizione, credo sia una delle più varie che abbia mai scritto, e non vedo l'ora di poterla proporre al pubblico.

 

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Sarebbe entusiasmante sentirla interamente dal vivo... è in progetto?


La eseguiremo tutta dal vivo nei prossimi concerti di marzo, infatti, sarà un punto fermo della scaletta. Il tour toccherà le città di Bari, Caserta, Reggio Emilia, Vicenza, Venezia e Uster per l'Elements of Rock festival edizione 2011.


Hai voglia di parlarci brevemente del concept che ruota attorno a Legacy? E' qualcosa che si lega ai due dischi che lo precedono?


Direi di no, non c'è nessun legame con i dischi precedenti dei Twinspirits, e questa volta non si tratta di un concept album, ma di una sorta di due album in uno come detto. Il primo costituito da 6 brani di una tipologia più diretta, con contaminazioni hard rock, più lineari, il secondo costituito dalla suite di cui abbiamo parlato, di matrice molto più progressiva e sperimentale. Ogni pezzo è un mondo a se, non c'è un concept che le unisce come successo per tanti altri miei dischi.


Daniele Liverani non è solo Twinspirits, ci sono e ci sono stati Khymera, Cosmics, Prime Suspect, Empty Tremor, Genius e altro in passato. C'è qualcosa che non ti ha soddisfatto pienamente nella tua ricca discografia?


Direi che guardandomi alle spalle non trovo niente di veramente insoddisfacente, anche perchè ogni disco è la fotografia di un momento che mi identifica, e tendo a gustarmeli quando li riascolto catapultandomi in quel periodo. I suoni e le produzioni di tutti questi dischi si sono evoluti ed ovviamente più si va indietro nella mia discografia, più i suoni e la produzione evidenziano pecche di esperienza e di capacità produttiva, ma non riesco ad ascoltare quei dischi senza ascoltare l'essenza del messaggio musicale, che sento ancora molto mio, una musica che mi identifica e definisce esattamente il momento in cui è stata creata.


Il cantante Göran Nyström è al secondo album coi tuoi Twinspirits. Devo dirti la verità, non mi dispiace come impostazione e timbro però in certi frangenti mi ricorda sin troppo Timo Kotipelto degli Stratovarius e ti confesso che non adoro i cosiddetti "cloni". C'è un motivo specifico per il quale hai scelto proprio Göran?


Credo che Goran sia un cantante davvero tra i più versatili che io abbia incontrato nella mia carriera, è capace di cantarti con credibilitè una ballad come "Don't Kill My Dream" e passare a song come "Slave To This World" totalmente più arrabbiate e pesanti. Ho scelto Goran soprattutto per questa capacità teatrale di variare il tono e l'espressione della voce da momento a momento della song, aspetto importantissimo se si vuole scrivere parti molto recitative, ma anche per il timbro molto profondo e riconoscibile. Si può accostare a Timo per certi range vocali verso l'alto, ma credo abbia tutta una gamma di altre sonorità che lo identificano in maniera univoca.


Passiamo ad argomenti di carattere generale. Sei sempre stato una persona schietta e sincera e dopo questa premessa ti chiedo: come sta, a tuo parere, l'heavy metal made in Italy?


C'è tanto fermento e movimento a mio parere. Tante ottime band. L'heavy metal sta molto bene, forse come non mai, la possibilità di emergere a livello professionale è invece molto compromessa da una situazione di mercato discografico e di scarsa affluenza ai concerti che davvero sta toccando minimi storici.

 

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E in quali condizioni versa l'ambiente musicale oggi? E' vero che ormai l'unica fonte di entrata economica, per un musicista, sono proprio i concerti?


Le fonti di entrata per un musicista si sono ridotte in maniera drastica, rimane l'insegnamento, la cover band, ed i concerti, ma se fai musica originale è dura riuscire a garantirsi un'entrata economica decente. I dischi si vendono molto poco oramai, ed i concerti rimangono una fonte di entrata per i musicisti/band con una fama già consolidata a mio avviso. Speriamo che cambi qualcosa, nel frattempo non bisogna demordere ma continuare a crederci.


Pochi giorni fa è scomparso un tuo collega, mostro sacro del rock: Gary Moore. Lo conoscevi personalmente? Ti va di lasciare un commento o una nota in suo ricordo?


Uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi, che con il suo stile e la sua eleganza nel re-interpretare il blues rock in modo moderno ha davvero lasciato il segno creando nuovi punti di riferimento stilistico per tanti chitarristi più giovani, innovando ed introducendo elementi di grande originalità espressiva che rimarranno nella storia della chitarra. Una grande perdita.


Ultima domanda: qual è il prossimo progetto di cui ti occuperai? C'è qualcosa di nuovo che bolle in pentola?


Sto lavorando al mio terzo disco di chitarra che si chiamerà "Eleven Mysteries", dopo tanti anni (da "Daily Trauma" del 2004) ho ripreso in mano la chitarra e sto ultimando un disco strumentale che vedrà nella line up nuovi talenti che ho scovato in territorio italiano e non... a breve renderò noti i nomi, come sai a me piace collaborare sia con grandi nomi, ma anche scoprire nuovi giovani talenti che hanno davvero tanto da dare alla scena musicale in termini di freschezza e originalità. Perciò, largo ai giovani!


Bene Daniele, per quanto mi riguarda è tutto. Ti lascio lo spazio per salutare i lettori di SpazioRock e naturalmente tutti i tuoi fan...


Un saluto affettuoso a tutti i lettori di SpazioRock, continuate a supportare i gruppi, mi raccomando! Rock On!




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