Gotthard (Steve Lee)
E' dura, durissima. Abbiamo perso una grande voce, io ho perso un amico, tutti abbiamo perso un grande uomo, sincero, sensibile, umile. Caro Steve, dopo il brutto incidente a Firenze dello scorso agosto, hai commentato dicendo che un Angelo, parafrasando il testo del brano dei Gotthard, ti aveva guardato dall'alto e oggi, poche settimane dopo, quell'Angelo sei proprio tu.

Cari lettori, mi permetto di salutare Steve Lee anche attraverso le pagine di SpazioRock, pubblicando un'intervista totalmente inedita per il web e forse l'ultima del cantante. Certamente l'ultima dove non si è limitato a parlare del mondo della musica, ma dove ha cercato di raccontate l'uomo che sta dietro la rock star, con tutti i suoi limiti, le sue passioni, le speranze e le delusioni.

Stefan Lee, questo il suo vero nome, ha sempre avuto quello che tutti noi definiremmo e definiamo molto semplicemente “X-factor”, una qualità che nasce insieme a te, che ti porti dentro nel cuore e nell’anima e che puoi soltanto scoprire e poi allenare, non certo creare. Steve nasce a Zurigo il cinque agosto 1963, parla perfettamente l’italiano, l’inglese, il francese e il tedesco, si avvicina alla musica grazie ad uno strumento: la batteria. Ben presto, però, scopre di possedere una voce strabiliante e con essa costruisce, mattone dopo mattone, la scalinata che lo condurrà all’Olimpo del Rock e insieme a lui… i Gotthard!
Nel 1987 comincia la sua avventura nei “Forsale” e nel 1992 fonda i “Krak” con Leo, Marc e Hena… gruppo che di lì a poco, sotto l’egida protettrice di Chris Von Rohr dei Krokus, avrebbe mutato il suo nome in… Gotthard. Non vi svelerò nulla di più su Steve e il suo mondo perché, tutto quello che c’è da sapere, ce lo dirà lui nell’intervista che state per leggere…

Articolo a cura di Gaetano Loffredo
Fotografie a cura di Donatella Lomma
Articolo a cura di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 07/10/10

Steve Lee, non tutti sanno invece che il tuo nome di battesimo è Stefan... come mai hai scelto il diminutivo Steve? Suonava meglio?


Beh, sul passaporto effettivamente il nome è Stefan, ma gia ai tempi della prima elementare tutti mi chiamavano Steve (come anche i miei genitori del resto) e man mano è diventato il mio nome ufficiale. Per quanto mi riguarda “Steve” si associa meglio a “Lee” che è il mio vero cognome.


Partiamo dagli old days e da una curiosità: non tutti sanno che Steve Lee, prima di diventare il cantante che tutti oggi conosciamo, è stato ed è tutt’ora un amante di minerali. Più volte hai trascinato tuo padre alla ricerca del quarzo sul Gottardo e qualche tempo fa sei addirittura partito per un’avventura insieme agli esperti Franz Von Arx e Paul Von Känel. Ti va di raccontarci qualcosa di più di questa esperienza e dei tuoi ricordi con tuo papà?


I minerali mi hanno sempre affascinato! Ho cominciato presto a riconoscere le bellezze che la natura ci propone... La ricerca dei minerali, abbinata a splendide escursioni in montagna, faceva spesso parte del mio programma nel tempo libero. Essendo troppo giovane per andarci da solo, mio padre si vedeva “costretto” a partecipare. Avendo una montagna (il Gottardo) famosa per i suoi bellissimi quarzi a portata di mano (circa 1 Ora di macchina da casa), era ovvio che ci si andava spesso!
L’esperienza con i due cercatori di cristalli Franz e Paul, è stata fra le più entusiasmanti della mia vita. Mi hanno invitato nella miniera, da loro scavata in più di 10 anni di lavoro con un estensione di circa 20metri, per assistere all’estrazione del più grande cristallo di quarzo che si sia mai trovato in Svizzera (più di un metro di altezza!). Sembrava di entrare nella grotta di Ali Babà per quanto luccicava! Veramente emozionante...


gotthardlugano2010_04_600E poi addirittura hai fatto l’orefice per dieci lunghi anni, è così?


Si è vero. Credo che la decisione di scegliere il mestiere dell’orefice derivi anche dal mio amore per i minerali e le pietre preziose. Ho da sempre amato lavorare e creare oggetti con le mie mani (tutt’ora è cosi con l’hobby del Bonsai).L’oreficeria mi ha dato tante soddisfazioni ed è un mestiere affascinante, ma la musica ha avuto il sopravvento col tempo!


Oltre a quello dei minerali e del Bonsai, hai altri hobbies che esulano dal mondo della musica e che riesci a soddisfare quando non sei in concerto o in studio?


La vita è troppo breve ed interessante per essere sprecata! Ecco perchè sono costantemente alla ricerca di tempo (forse il bene piu prezioso che abbiamo, o almeno per quanto mi riguarda!) per i miei hobby! Il Bonsai ad esempio, come ho detto prima, che ti tiene in contatto con la natura, con i suoi ritmi da rispettare. La vela che ho scoperto da poco ma di cui ho fatto la scuola con relativo brevetto.... il miglior modo per rilassarmi! Amo fare sport (jogging, palestra e nuoto in generale) per tenermi in forma! Più passa il tempo e più trovo irresistibile macinare chilometri con la mia Harley Davidson che si può quasi definire l’ennesimo hobby in casa Lee!


A 12 anni hai cominciato a suonare le tastiere, poi sei passato alla batteria e infine alla voce. Quando hai deciso che avresti dedicato la tua vita musicale lavorando esclusivamente sulla tua splendida voce?


E’ stato per forza di cose! Il nostro cantante aveva deciso di smettere ed il nostro gruppo (“Forsale”) aveva un concerto importante da fare come spalla ai “Marillion” in Piazza grande a Locarno. Credo fosse nel luglio del 1987, e visto che già cantavo i cori, tutti mi spinsero al nuovo ruolo di vocalist! Ancora oggi però l’amore per la batteria mi rincorre e lo si nota dal fatto che non riesco a stare fermo senza muovere a ritmo qualche mio arto!


Hai studiato da autodidatta oppure hai seguito corsi specializzati?


Da batterista si, con scuola di musica ecc... la voce invece si può dire da autodidatta! Credo che gran parte della formazione della mia voce sia dovuto alle ore passate a cantare sul motorino e nel tempo libero col mio amico di sempre Flavio (che fu poi il citato vocalist dei primi “Forsale”) che fra l’altro ha partecipato a varie recording session come corista anche nei CD dei Gotthard!


Lavori ancora sulla tua voce dopo tutti questi anni di attività? Se sì, in che modo cerchi di migliorarti?


Certo, è molto importante cercare di evolversi e migliorarsi. Il corpo cambia con gli anni, e con lui anche la voce! Oggi trovo un netto miglioramento nella qualità della mia voce, data sopratutto dall’esperienza di 20 anni di carriera ma anche ad esercizi di voce e riscaldamento che in fase iniziale snobbavo... beata ignoranza! Per fortuna allora non mi rovinai le corde vocali!


Oggi, a quale strumento ti dedicheresti se ne avessi il tempo?


La chitarra, anche se non credo di poter diventare granchè come chitarrista, ma il mio modo di suonarla basta per la composizione di nuove musiche! Ultimamente mi diverte suonare il Didgeridoo (strumento Australiano degli Aborigeni) che sviluppa la tecnica della respirazione.


Nel 1987 hai conosciuto Leo Leoni e con lui hai fondato i Krak che poi sono diventati Gotthard. Ti ricordi com’è avvenuto l’incontro con Leo e quali erano le vostre primissime aspettative?


Mi ricordo sopratutto un euforico Leo che voleva conquistare il mondo! Io invece ero già alquanto deluso da promesse fattemi dal mondo discografico e dai suoi “avvoltoi” avidi di denaro (quello del musicista per intenderci). Fu lui che mi diede nuova forza e voglia di riprovarci.


gotthardlugano2010_11_600Cinque anni per uscire con l’esordio, il disco di debutto che vi ha lanciati nell’orbita del music business. Come ti sei sentito passando dallo status di perfetto sconosciuto a quello di artista famoso in patria e poi anche all’estero?

 


E’ stato un processo graduale per cui quasi non mi sono accorto di aver guadagnato notorietà! In questo mestiere sei troppo preso a scrivere, fare concerti, fare interviste... ad essere creativo continuamente... non trovi il tempo di riconoscere altre cose che in fondo non importano granchè. Voglio dire, non ho mai fatto musica per diventare famoso (cosa che invece oggi è probabilmente il fattore numero 1 di quasi tutti i giovani aspiranti cantanti), almeno così sembra!
L’essere famoso non mi pesa più di tanto e, anzi, quando le persone sono educate e rispettose, fa anche piacere ricevere complimenti e scambiare quattro chiacchiere.


Oggi, dopo 22 anni dall’incontro con Leo, c’è qualcosa che andresti a correggere della tua carriera, oppure rifaresti tutto allo stesso identico modo?


Certo, certi errori sono stati difficili da digerire, ma essi sono serviti a far crescere la band. Credo che ripercorrerei più o meno le stesse strade!

La vita di una rockstar è costellata da onori ma anche da oneri di ogni tipo. Uno di questi è il sacrificio della vita privata ed è forse per questo che sei giunto al divorzio con Karin, la tua ex moglie. Quanto ha influito sul prosieguo della tua carriera?


Purtroppo il prezzo da pagare spesso è alto! Ho cercato di abbinare le due cose ma l’assenza da casa per mesi ha lasciato il segno. Vita privata e la vita da “rockstar” non fanno amicizia e si scontrano prima o poi!
La carriera non ne ha risentito tanto, anzi... qualche testo e spunto musicale è nato proprio da questa esperienza (che comunque non auguro a nessuno) ma che fa parte della vita.


gotthardlugano2010_05_600E oggi come va la vita sentimentale del personaggio che l’anno scorso è stato eletto come lo svizzero più sexy?


Bene grazie, ho trovato una via di mezzo e sono felicemente innamorato della mia compagna Brigitte che mi sostiene in tutte le mie attività (non solo professionali)!


Torniamo alla musica Steve, hai conosciuto tantissime stelle del rock in questi anni durante i vostri tour... c’è qualcuno che ti ha colpito in particolar modo, in positivo?


Ricordo in particolare la gentilezza di Ian Gillan (voce dei Deep Purple) la prima volta che fummo da spalla nel 1996, mi disse “suonate pure la cover di “Hush”... la vostra versione mi piace più della nostra!”. E’ tutt’oggi uno fra i più bei complimenti ricevuti! Idoli del passato ne ho incontrati tanti e fortunatamente tutti sono stati gentili... forse una esagerazione fu l’eccessiva “quarantena” di Bon Jovi che pretendeva che tutti nel back stage scomparissero mentre la band si avviava verso il palco... mah?!!


Ti chiedo, c’è qualcuno invece che ha deluso le tue aspettative? Se sì, chi e perchè?


No nessuno in particolare, credo che le vere star non debbano nascondersi dietro strane pretese o immagini contorte del proprio ego.


Rainbow – Rising, uno dei tuoi album preferiti, è stato il disco che ha cambiato la storia del rock. Ci sono stati, dopo Rising, dischi che hanno catturato allo stesso modo la tua attenzione? Che disco consiglieresti, oggi, a un ragazzo che ha appena iniziato ad ascoltare hard rock?


Certamente... tanti ! Naturalmente con gli anni cambia anche il gusto o il modo di ascoltare i dischi (specialmente se si fa della musica il proprio mestiere...)! Fra i miei preferiti ci sono CD impegnativi come ad esempio “Queensryche - Operation Mindcrime” oppure il mitico “Dark side of the moon” dei “Pink Foyd”... ma sono troppi da elencare!
Ad un giovane consiglierei di ascoltare di tutto (dal blues al punk rock del passato, e di farsi un’immagine vasta della musica... ovvero una propria hit list dei dischi preferiti, senza seguire necessariamente la moda dettata comunque dalle “major” e dagli “addetti ai lavori vari!!”. Comunque, un disco moderno che consiglierei è “Black Bird” degli “Alter Bridge”, che è veramente una bomba!


Anche oggi, dopo il successo come musicista, hai bisogno di credere in qualcosa? Se sì, in cosa?


Come dice la canzone, nella positività e nel lato positivo della gente! Nel fatto che si possono cambiare le cose se tutti ci mettono impegno e credono in quello che fanno. Il pessimismo non ha mai pagato!


Che consiglio puoi dare a tutti i giovani ragazzi che cercano di diventare il nuovo Steve Lee? In che cosa o in chi credi abbiano bisogno di credere?


Sopratutto in se stessi! Devono amare il lavoro che fanno e metterci passione, corpo e anima!
Una scuola di musica certamente aiuta nella strada verso il professionismo, ma il piacere di far musica è fondamentale.
Un altro consiglio è di non affrettarsi nel firmare contratti discografici senza consultare esperti del settore (spesso si finisce col pagar caro il successo...)!


Ultima domanda Steve: quello appena trascorso è stato un anno pieno di soddisfazioni per i Gotthard, lo splendido Need To Believe e tantissimi concerti. Cosa ci prospetta il 2010? Puoi anticipare qualcosa ai tuoi sostenitori sparsi per il mondo?


Sicuramente una seconda parte del Tour!
Scandinavia in Febbraio, Russia poco dopo per continuare con i festival estivi un po’ dappertutto su questo pianeta! Certamente la composizione di nuove canzoni per futuri album non verrà meno... ma questo è un altro capitolo!


Bene Steve, ti ringrazio per il tempo che ci hai concesso, per me è tutto, ti lascio lo spazio per salutare i tuoi calorosissimi fan…


Grazie a te Gaetano e grazie a tutti i fan per tenere vivo del Rock n’ Roll col loro sostegno! Possa ardere ancora a lungo e scaldare i nostri animi!


Cheers, Steve Lee & Gaetano Loffredo




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