Kitsch (Attilio Kitsch, Adri Kitsch, Massi Kitsch, Ale Kitsch)
Autori di un album, "Mentre Tutto Collassa", con il quale hanno pugnalato la società italiana nelle sue innumerevoli e fatiscenti sfaccettature a suon di rock alternativo, i Kitsch si sono raccontati su SpazioRock. Ecco a voi una bella chiacchierata senza filtri sui temi più scottanti della realtà che ci circonda, dall'appiattimento delle coscienze al valore assunto dalla musica ai giorni nostri... Buona lettura!
Articolo a cura di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 10/08/10
Ciao ragazzi, benvenuti su SpazioRock! Il vostro primo album, “Mentre Tutto Collassa”, descrive molti aspetti della società italiana (dall’industria discografica odierna alla capacità “apatizzante” dei mass media). Da dove nasce l’esigenza di esternare il proprio dissenso nei confronti di tutto ciò? La situazione in Italia è davvero così critica secondo voi?

Massi K: Basta guardarsi intorno ed avere un minimo di spirito critico per rendersi conto della realtà apatizzante, come la definisci tu. E’ un unico sistema malato dove musica ed informazione sono utilizzati come mezzo di appiattimento e omologazione, atto a nascondere le verità scomode. Fortunatamente esiste una forte realtà indipendente in entrambi i settori… Che la situazione dell’informazione in Italia sia critica non lo diciamo noi, ma istituzioni come Freedom House e Reporter Senza Frontiere.

Adri K: Dal mio punto di vista si potrebbe dire che la situazione italiana negli ultimi decenni ha dato una forte spinta in senso peggiorativo per tutto ciò che riguarda il sistema di valori sul quale appoggiava, lasciando al “kitsch”, cioè a tutto ciò che risulta banale, mediocre, senza valore (se non di tipo estetico), e alla sua forza devastante e travolgente, lo spazio per potersi affermare come “nuova cultura”. E’ da questa riflessione e dalla continua, sottile, leggera percezione di nausea (che questo sistema crea nella persone, ma prima di tutto in noi) che nasce la nostra riflessione; sensazione quest’ultima generata da ciò che è Kitsch, che oramai investe tutta la giornata e proviene dappertutto: televisione, giornali, pubblicità, istruzione, lavoro. Per noi non è tanto avere delle risposte in merito ma porsi delle domande.

I testi sono molto diretti, molto crudi e taglienti se vogliamo, soprattutto ascoltando “Alibi Di Vetro” e il singolo “Poetimprenditori” (per il quale mi complimento personalmente per il video realizzato), e si nota un’esigenza di essere assolutamente chiari, di far comprendere il messaggio fondamentale di ogni lirica sin dal primo ascolto…

Attilio K: Non sono bravo a cazzeggiare coi concetti, non amo gli eccessi poetici; a volte mi sembrano dei rifugi semplici, delle divagazioni fini a sé stesse... Volevo che nei Kitsch le parole avessero un ruolo fondamentale, cercare di dar loro un peso, attribuirgli una certa comunicatività. Non sono bravo a dare risposte... Faccio domande; cercando di concentrarmi su quello che ho intorno, su quello che vedo attraverso questi occhi. ”...sollevare sassi e mostrare i verminai che nascondono...”: lo diceva Marco Tullio Giordana a Cannes qualche anno fa... Ne ero rimasto talmente colpito da volerne fare una bandiera. Ci tenevo che si capisse cosa volevo esprimere; la voce è uno strumento anomalo: come tutti produce un suono, però un suono di senso compiuto. Sfruttarne solo la melodiosità la debilita; la ricerca di un lessico appropriato, gli incastri metrici, la scelta delle parole, credo meritino la stessa attenzione... Il videoclip di "Poetimprenditori" è realizzato da Eli Emme (Elisa Monti) partendo da una sceneggiatura scritta a quattro mani con me. Le siamo tutti veramente grati per il risultato, la professionalità dimostrata e l'infinita pazienza... "Poetimprenditori" è frutto soprattutto del suo appassionato sforzo e della sua incredibile caparbietà... A lei il nostro più sincero grazie...

Adri K: Fare delle “canzoni” significa prima di tutto servirsi del linguaggio della musica e delle parole per esprimere - descrivere “qualcosa”, essere chiari penso sia un obbligo per chi deve comunicare, spesso molto arduo da assolvere perché nello stesso tempo bisogna anche rendersi interessanti per colpire chi ascolta. Credo che Attilio sia riuscito grazie ad un profonda sensibilità ed una lunga ricerca fatta di continue rivisitazioni lessicali a trovare un modo semplice e personale di parlare di cose concrete.

In “Poetimprenditori” dipingete in maniera tristemente vera e corretta la situazione attuale del mercato discografico italiano attuale, dove chi si attiene alla regola “sole-cuore-amore” emerge, mentre chi cerca di esprimere concetti diversi da questo trittico viene ignorato senza troppi complimenti. C’è qualcosa di “autobiografico” in tutto ciò?

Ale K: Credo che ogni band che cerchi di fare musica propria ed “emergere” si sia trovata davanti alle difficoltà descritte nel video. Cercare la via meno semplice ti pone davanti molti ostacoli, ma credo che alla lunga possa darti credibilità e maggior durata nel tempo, a dispetto dei soliti tormentoni estivi…

Adri K: Personalmente ho avuto una precedente esperienza di gruppo, i Reset, dove effettivamente, dopo aver firmato un contratto di esclusiva, era stato chiesto alla band di fare uno sforzo in tale direzione… un disastro. Sono felice che non ci sia niente di autobiografico da parte dei Kitsch, anzi devo dire che il nostro produttore, Diego Galeri (Miura) ci sprona verso un tipo di ricerca musicale che sia il più personale possibile cercando sempre di rimanere compatti nel sound (sono ammessi Steve Vai della situazione), e rinforzando melodicamente con qualche “abbellimento” dove serve la melodia della voce.

Noto che nutrite una certa sfiducia nei confronti della generazione attuale, “cresciuta con seconda madre un televisore”, come cantate in “La Mia Generazione”…


Ale K: Io personalmente no… Anzi, credo che la nostra generazione abbia un certo senso di rivalsa ed inizia ad avere voglia di qualcosa di diverso… ”La Mia Generazione” non vuole essere altro che una fotografia di come la nostra generazione stia vivendo in questo momento, anche per colpe non sue, ma la speranza è appunto che ci si riesca a svegliare da questo “torpore”...

Attilio K: Effettivamente mi sento un po' sfiduciato... La mia generazione dà pochi e minuscoli segni di reazione... non che ne abbia poi la reale possibilità: si fatica sempre più a dividere il bene dal male, a capire cosa è reale e cosa costruito, artefatto, vittime e figli del tubo catodico, senza concrete possibilità di futuro... La verità ormai ridotta a concetto relativo, a valore variabile... Siamo eterni stagisti, ma il deperimento culturale di questi anni non lascia comunque esente nessuno da colpe (“...è colpa mia se siamo diventati indifferenti, più poveri, più tristi e meno intelligenti...”),  fondamentalmente siamo tutti complici... Mi guardo intorno e ci vedo disorientati, sempre attenti a non immischiarci...  Forse è tempo di trovare il modo per invertire la rotta... Forse è tempo di dare una mano alla generazione che sta arrivando... Forse è ora di riprenderci il nostro tempo...

Secondo voi prima o poi il mainstream italiano porrà maggior attenzione a gruppi che, come voi, trattano argomenti ben più profondi delle solite canzonette attuali da classifica?

Massi K: Noi speriamo nei corsi e ricorsi storici, in un ritorno agli anni ’90 dove qualcuno scommetteva su  gruppi come Afterhours e Marlene Kuntz. Ci sono tante band oggi che hanno molto da dire e da insegnare ai burattini dei reality… Mi vengono in mente i Marta Sui Tubi, i Calibro 35 (che tanto per capirci aprono ai Muse…) , ma l’elenco sarebbe lunghissimo.

Ale K: Su questo sono purtroppo un po’ scettico… Credo che un certo tipo di musica sia destinata a rimanere “underground” e forse paradossalmente questo può essere un bene perché permette di fare musica “vera” con passione ed entusiasmo, due componenti fondamentali!

Per la realizzazione di “Mentre Tutto Collassa” vi siete avvalsi della collaborazione di due nomi piuttosto importanti quali Diego Galeri e Andrea Rovacchi. Come è stata l’esperienza con loro? Cosa ricordate in particolare?

Adri K: Di Diego mi ricordo principalmente i capelli: all’inizio delle registrazioni sempre in ordine, verso la fine quando oramai eravamo alle ultime chitarre mi ricordo di averlo visto uscire dallo studio a prendere una boccata d’aria e in quel momento avevo capito che oramai si stava pettinando con la 220(V)!! Diego per me ha rappresentato molto ancor prima di fare la sua conoscenza diretta in quanto stavo imparando a suonare su un sacco di canzoni dei Timoria, di cui sono sempre stato fan e per me l’album 2020 è stato il mio primo contatto con il rock in Italia… Tutto il tempo passato insieme al Borgo Recording Studio di Cattognano è stato per me magico e non avrei mai voluto che finisse.

Attilio K: Di Andrea ricordo la professionalità e la gentilezza... Rubiera è un souvenir che mi tengo stretto. Una full immersion di 9 ore (paiura!): l'ombra di Stakanov aleggiava fiera. Andrea non si è per niente risparmiato, archiviando 4 arrangiamenti in 1 giorno... Un numero incredibile di parti da usare nella maniera e misura che credevamo... Si è dimostrato una persona di cuore; le prime note dell'Album dovevano essere le sue. Il tentativo di fare Arte passa prima di tutto attraverso il condividere: poter condividere con Andrea è una cosa che ricorderò sempre con enorme piacere, del resto la Musica mi emoziona da quando ricordo di aver avuto le orecchie...

Massi K: Mi ricordo in particolare l’emozione di lavorare con una persona che ‘qualcosa’ per il rock italiano ha fatto, e con un’altra che è il presente e speriamo il futuro dell’indie italiano. E poi l’esperienza di registrare in un contesto stupendo con persone fantastiche. La sensazione del tuo disco che prende forma è qualcosa di indescrivibile.

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Immagino che l’album sarà supportato da un’intensa attività live…


Massi K: La realtà attuale dell’indie implica di promuoversi suonando il più possibile, anche perché è il modo migliore di portare il disco ovunque. Pian piano stiamo trovando belle situazioni in cui esibirci, ad esempio l’8 luglio saremo in diretta a Pop Club su Radio Onda D’Urto, sicuramente un’ottima vetrina.

Attilio K: il discorso live è un discorso delicato... Il più delle volte viene male interpretato (come del resto gran parte delle sfaccettature della Musica)... E' chiaro che chi realizza un album poi abbia voglia di portarlo in giro per lo stivale a suon di concerti, solo che fissare concerti non è una cosa così immediata: l'offerta supera di gran lunga la domanda... Gli spazi si stanno sempre più riducendo; i pochi che rimangono, non avendo un'adeguata e valida concorrenza ci sguazzano e fanno il bello e il cattivo tempo, il più delle volte giocando al ribasso con le band, o abbandonandole a situazioni tecniche deficitarie e a volte altamente indecorose... Il più delle volte si fatica a rientrare nelle spese... A questo aggiungici la miriade di realtà minuscole, tutte pronte a farsi la guerra senza armi e il fatto che se non conosco il tipo, che conosce il tipo, che è in simpatia con l'altro tipo, che può mettere una buona parola con il tipo, ma senza esporsi con l'altro tipo, fissare una data dal tipo diventa un'impresa titanica… Nella musica non è importante “fare bene” quanto “avere conoscenze” (discorso affrontato ance da quel pazzo di Bugo nella splendida “Nel Tuo Giro Giusto”)...

Quali sono i vostri gruppi di riferimento?


Ale K: Bella domanda…Difficile da dire, ascoltiamo tutti e quattro cose molto diverse tra loro…Credo comunque che se proprio dobbiamo trovare un genere musicale a cui accostarci, ci rifacciamo un po’ alla scena indipendente italiana, vedi Afterhours, Marlene Kuntz, Tre Allegri Ragazzi Morti ecc... poi lasciamo giudicare a chi ascolta!

Attilio K: Sono cresciuto a pane e Nofx... poi ho scoperto lo stone ed è stato amore al primo ascolto, ma è ascoltare “Hai Paura Del Buio?” che mi ha fatto scoprire una scena musicale italiana, viva e molto ispirata, dalla quale mi sentivo rappresentato sia nei gusti che nei concetti. Mi sono affezionato ai Marlene (conosciuti musicalmente con il Vile)... i Ritmo Tribale li ho adorati con Psycorsonica... e poi stravedevo per i C.S.I.; le liriche di Lindo sono sempre state un punto di riferimento... i ritmi cadenzati, la complessità del lessico, lo spessore dei concetti, le frasi ad effetto... Lindo non poteva essere anche intonato, sarebbe stato chiedere troppo... ma ascoltandolo e appassionandomi alle sue liriche, ho capito quanto le parole possano essere più potenti di qualsiasi muro d'amplificatori... terribilmente affascinanti rispetto alla perfezione delle note...

Quali artisti attualmente in circolazione stimate ed apprezzate?


Attilio K: Vivo la musica in modo appassionato, a tratti maniacale... Sono stregato musicalmente da molto di quello che ho intorno... nonostante tutte le difficoltà (o forse stimolate proprio da quelle) negli ultimi anni sento continuamente cose che mi piacciono, tonnellate di gusto... In questo periodo dopo aver finito di fare le pulci a Giuliano Dottori e al suo bellissimo “Temporali e Rivoluzioni”, mi sono tuffato a testa bassa sul nuovo capolavoro dei The Record's (“De Fauna Et Flora”); continuo a commuovermi mentre ascolto i Moriaformaspire (“Made in China”); mi sto entusiasmando per l'ultimo lavoro dei Serpenti ("Sottoterra"), colpito dalla genialità musicale di Luca, mente compositiva del duo milanese: se quello che crea lo si svestisse dall'elettronica (piega che gestisce in maniera splendida), potrebbe prendere qualsiasi forma. Visto che è di nuovo in streaming integrale mi sono fatto un altro giro di giostra con “Eve”, il nuovo devastante lavoro degli Ufomammut: tonnellate d'ansia plasmate a forma d'arte. Ho ascoltato con curiosità il primo lavoro solista di Lorenzo degli Albanopower (“Colapesce”), delicato EP, tutto in italiano, scaricabile gratuitamente. L'anno scorso ho amato a livello cosmico quello de Il Teatro degli Orrori e quello dei Ministri (soprattutto per la grande comunicatività). Ma se dovessi indicare un artista, solo un artista tra  tutti quelli per cui piacevolmente sbarello, ti direi sicuramente Giorgio Canali... ormai da diversi anni, il sig. Canali mi ammalia ed influenza costantemente, è sicuramente, soprattutto nel modo di scrivere, il “musicista” italiano al quale mi sento artisticamente più affezionato.

Adri K: Muse, Kitsch (!!), Kings of Lion, Marco carta, Morgan (e le sue strisce di saggezza).

Avete al seguito un gruppo di fan irriducibili che vi segue sin dagli esordi? Come è cambiato (se è cambiato) il vostro pubblico negli anni?

Massi K: Ci sono gli amici degli esordi, che hanno vissuto in maniera più intensa quest'ultimo anno con noi, a cui si sono aggiunte man mano persone che si sono interessate al nostro progetto. Grazie all'amicizia stretta con gli altri gruppi nel corso degli anni, e alla visibilità che pian piano stiamo acquisendo grazie a questo disco, stiamo allargando la nostra base di simpatizzanti. Devo dire che un mezzo come Facebook, che ritengo negativo sotto tanti punti di vista, ci sta dando una grossa mano a farci conoscere in svariate parti d'Italia.

Ale K: Abbiamo persone che ci seguono fin dagli esordi, si tratta principalmente di amicizie di lunga data. Adesso grazie all’uscita del disco sempre più gente si sta avvicinando alla band, speriamo possano essere sempre di più!

Bene ragazzi, l’intervista è giunta al termine. Grazie mille per la disponibilità, e vi auguriamo il meglio per la vostra carriera!

Grrrazie a te Andrea... Da parte di tutti, gentilissimo. Speriamo capiti d'incontrarsi, ciao!


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