Le Strisce (Davide Petrella)
Intervistare Davide Petrella, voce de Le Strisce, ero sicuro che fosse un’occasione da cogliere con divertimento e tanta ironia, visto che il loro album di debutto “Torna Ricco E Famoso” è uno dei progetti più finemente umoristici che ho sentito quest’anno. Eccovi dunque il resoconto di una telefonata frizzante come la band napoletana.
Articolo a cura di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 22/06/10

Ciao Davide, ti ringrazio per questa intervista!

Ciao Fabio, figurati: sono io che ti ringrazio!

Comincio col farti una domanda originalissima che nessuno sicuramente ti ha ancora fatto: chi cazzo sono le strisce?

Ah, ok! (risate) Diciamo che Le Strisce sono dei ragazzi normali che, tra studio e lavoro, si danno da fare dappertutto, compresa la musica. Cerchiamo di comunicare alla gente ed ai ragazzi della nostra generazione che, per ottenere qualcosa dalla vita, è necessario tanto lavoro, tanto sudore e tanto impegno.

Direi che il vostro impegno ha ripagato mica male, visto il contratto con EMI, la collaborazione con Cremonini… Comincia a parlarmi del contratto con EMI: come ci siete arrivati?

Diciamo innanzitutto che siamo un gruppo molto ostinato! (ride) Siamo determinati come tutti i buoni Napolitani, ed abbiamo quindi cominciato a dare letteralmente fastidio a tutti: dai gruppi musicali alle etichette, passando per i promoter ed il personale dei locali… chiunque, praticamente! Abbiamo cominciato a fare spam virale prima ancora di mettere le canzoni sul MySpace! Quindi, a forza di dare fastidio qui è là con delle immagini, piuttosto che sfottendo un poco le persone o lasciando messaggi del tipo: “Ti amo, richiamami!” ai discografici, alla fine qualcuno ci ha preso in considerazione. Siamo quindi saliti a Milano, ed abbiamo fatto molti colloqui, tra cui EMI, Universal, Sony… Alla fine abbiamo firmato con EMI semplicemente perché era la casa discografica più vicina al nostro modo di vedere la musica.

Capisco… e adesso dimmi come siete arrivati a Cremonini, che suona il piano su “Are You Okay?”.

Cesare è un fratellone: umanamente è una persona splendida, gli voglio molto bene. Cesare ci ha trovato su internet: ha scaricato il nostro primo EP su iTunes, magari incuriosito dal nome si è chiesto anche lui “Chi cazzo sono Le Strisce?”, e quindi si è interessato al progetto, ha cominciato a scriverci… In definitiva, è stato lui a trovarci! Poi, da cosa nasce cosa… ci siamo scambiati qualche mail, siamo andati a qualche suo concerto ed è nata questa amicizia che speriamo possa durare a lungo!

Avete definito la vostra musica “Rock/Pop, terapeutica e di facile ascolto”… direi che vi siete dimenticati “ironica”…

Ahahah! No beh, diciamo che sta nel “terapeutica”!

Hai ragione anche tu! Da dove viene tutta questa ironia? Perché non è facile essere ironici al giorno d’oggi, non trovi?

La mia prerogativa principale, visto che sono io che scrivo i testi delle canzoni, è quella di far passare messaggi completi, a volte anche pesanti, cercando però sempre di far strappare un sorriso a chi ascolta. Non la risata grossa e fragorosa, ma quel sorriso che ti spinge poi magari a riflettere un poco di più sul tema della canzone. Logicamente, siccome siamo un gruppo fondamentalmente pop è per noi più facile fare così, piuttosto che lanciare slogan dritti o pseudointellettuali.

lestrisceinter_2010_01Ascolta: ho qui un paio di spunti di discussione tratti proprio dai temi del vostro ultimo album. Vuoi partire da quello serio o da quello faceto?

Partiamo da quello faceto, dai dai!

Ok! Ho un’amica di 25 anni che ha per compagno un uomo di 42: trovo che “Adele ne ha 40” è una canzone che descrive molto precisamente alcuni aspetti della loro relazione. Ti chiedo: come hai fatto ad essere così preciso?


Diciamo che mi piace definirmi un attento osservatore delle cose: mi piace scrivere delle cose che mi riguardano e quindi riportarle in un modo che chiunque possa rapportarsi alle cose che dico. Sai, parlando di cose che si toccano con mano è più facile veicolare sensazioni che vengono recepite con maggiore sensibilità da parte di chi quelle sensazioni le ha vissute…

…Quindi hai avuto una relazione con una donna di 40 anni.


Sì! Ovviamente, non si chiama Adele! (risate generali) Si rischia sempre il linciaggio in queste cose: pensa che ho rischiato tantissimo quando, una volta ho scritto una canzone sul tradimento di una quasi-amica nei confronti di un amico! Comunque ti ripeto: mi piace raccontare di storie che posso dire di aver toccato con mano, quindi spesso che ho vissuto in prima persona.

Lo spunto serio invece sarebbe questo: la vacuità dei giovani d’oggi meravigliosamente espressa in “Teenager”, non ti spaventa?


Fondamentalmente no, perché lascia più spazio per me! (risate generali) Credo che se tutti i giovani d’oggi sono così vuoti e privi di talento, allora dovrebbe essere più facile per chi invece ha passione. Io posso piacere o non piacere per quello che faccio, ma è difficile riscontrare nei 20enni di oggi un impegno così costante come il nostro.

Sul tuo modo di cantare: ti trovo similare a Sangiorgi dei Negramaro, ma molto più ardito di lui. La tua teatralità nelle interpretazioni è naturale oppure la studi un po’?


Io ho studiato canto per tanto tempo, con tanti maestri… tra cui anche la sorella di Alan Sorrenti, non so se hai presente, quello di “Figli Delle Stelle”, per farti capire! Poi io mi ritengo un artigiano sia nello scrivere i testi che nel modo di cantare: credo che sia molto difficile cantare come canto io ma non perché io sia tecnicamente eccelso o cosa, ma è solo perché lo spazio che mi creo con le mie interpretazioni è tutto mio. Quindi, ti smentisco assolutamente questa cosa di Sangiorgi (risate), oppure anche a Francesco de Le Vibrazioni, mi hanno paragonato anche a lui… Non sono neanche cantanti che rientrano nei miei ascolti. Comunque capisco che tu debba fare gli accostamenti ed il fatto che in Italia, alla fine, c’è poca roba, ti costringe a fare gli accostamenti con quel poco che c’è.

Immagino che ti piacciano di più le cose inglesi, per cui ti chiedo: conosci per caso i Pulp?


Come no!

Ti spiego: la prima volta che ho ascoltato Le Strisce, il primo accostamento che mi è venuto naturale fare, per potenza del messaggio ironico, è stato proprio con i Pulp. Ti fa piacere?

Assolutamente! A me fa piacere qualunque accostamento con i grandi della musica, e poi noi siamo legati molto ad una tradizione esterofila della musica, quindi il tuo paragone mi fa ancora più piacere. Purtroppo, ritengo che noi italiani ci siamo in un qualche modo fermati agli anni ’60 nella musica, che poi anche lì molte canzoni erano rifacimenti di successi stranieri.

 

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Mi dici quali sono le vostre maggiori influenze musicali? Quali band ti piacciono di più al momento?

Come ti dicevo, diciamo che noi siamo molto fissati con la tradizione indie inglese di un po’ di anni fa, arriviamo fino agli Artic Monkeys, la roba inglese che è venuta dopo non ci piace più di tanto. Invece, adesso mi garba di più la scena americana, gente come i Vampire Weekend, oppure i The Drums che spaccano… hai presente chi sono? Quelli del video sulla spiaggia che corrono?

Ah sì! Sono nel Push di questo mese di MTV, quindi ti bombardano con il loro video!

Ecco, diciamo che stanno uscendo tanti gruppetti americani che stanno ripercorrendo la scena inglese di 5-6 anni fa.

E’ vero, hai ragione! Bravo, non l’avevo troppo notata questa cosa: me la tengo e la riutilizzerò a mio vantaggio! (risate)


Bene! (risate) Quindi, ecco, diciamo che adesso mi piace di più l’America rispetto all’Inghilterra.

Certo, perché l’America sta diventando più inglese dell’Inghilterra stessa.

Esatto! (risate)

Senti, prima di salutarti definitivamente, un’altra piccola domanda: ma i vostri parenti cominciano a crederci che potete tornare ricchi e famosi?

Nooo! (risate) E’ un argomento delicato, perché è talmente una rarità che dei ragazzi suonino e firmino per una major… soprattutto nella mentalità napoletana dove “suonare” non è proprio contemplabile. Finché si tratta di giocare a calcio allora dai l’impressione di fare una cosa importante, ma se invece suoni i parenti non se ne accorgono neanche: sono sicuro che mia nonna non ha ancora capito che faccio il musicista. Il giorno in cui, magari, mi vedranno a Sanremo, allora forse realizzeranno la cosa! (risate)

Cosa ci vuole secondo te per diventare effettivamente ricco e famoso in Italia? Perché ho come la triste impressione che fare della buona musica c’entri marginalmente in mezzo ad un sacco di discorsi “accessori”…

Ah, questo sicuramente! Ma io penso anche che, a furia di dare troppo peso ai “discorsi accessori”, si sta perdendo la musica. Penso anche alla televisione, ai vari reality, ai vari talent… Credo che la gente, come si è annoiata di vedere Fabrizio Frizzi e Lorella Cuccarini alla televisione, prima o poi si annoierà anche di Amici o X-Factor, e quindi la televisione smetterà di fare musica, e ci saranno di nuovo ragazzi come noi che la musica se la sudano e se la fanno. Spero che finalmente si torni a dare valore alla musica, a quello che riesci a comunicare alla gente solo attraverso ciò che tu scrivi, non comunicare facendo il karaoke alla televisione. I discorsi accessori comunque vanno bene, perché ti parla uno che porta dei capelli assurdi (risate), ma alla fine le canzoni a lungo andare pagano, ti tornano sempre indietro, e spero che questo sia un discorso che la gente torni presto a capire!

Bene Davide, per me è stato davvero un piacere fare questa chiacchierata! Ti lascio questo spazio per un messaggio ai nostri lettori ed ai vostri fan.


Innanzitutto, comprate “Torna Ricco E Famoso” il nostro cd che è uscito il 25 di maggio: perché l’Italia ha bisogno di novità e, al di là del gusto di ognuno, credo che Le Strisce siano una novità da sostenere a spron battuto. Quindi, comprate 10 copie, compratene 20 e sostenete la musica italiana vera, quella fatta da ragazzi che sudano per quello che fanno.




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