dARI (Dario Pirovano)
Abbiamo raggiunto telefonicamente Dario Pirovano, leader dei dARI, una tra le band italiane più discusse degli ultimi anni, per parlare dell’uscita del nuovo album “In Testa” e non solo…
Articolo a cura di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 19/06/10

Ciao Dario, benvenuto su SpazioRock! Come va?

Ciao Andrea, tutto bene! Oggi è giorno di pausa, siamo arrivati da una settimana piuttosto intensa, però siamo contenti. Grazie mille che ci prendete in considerazione!

È da poco uscito “In Testa”: come è stata la realizzazione dell’album? Eravate sotto pressione o è tutto filato liscio sin dall’inizio?

Contro ogni aspettativa, è andata molto bene. Non ci siamo posti troppe domande su cosa potesse succedere, su cosa potesse piacere, se potesse piacere o meno al tuo pubblico o alla casa discografica. Abbiamo lavorato come sempre, senza alcun tipo di stress. Ci sono stati periodi di alti e bassi perché comunque bisogna rispettare le date di consegna, e più che altro è stata la questione del tempo l’unico tipo di stress. Questo nuovo album l’abbiamo registrato in 9 mesi più o meno, e diciamo che è andato tutto per il verso giusto. “In Testa” è un disco senza compromessi proprio perché non ci siamo creati troppi problemi, questioni inutili o paletti: abbiamo voluto raccontare quello che abbiamo sempre fatto.

Ho notato che, rispetto al passato, in quest’album strizzate più spesso l’occhio a sonorità più “dance”, un po’ più ballabili se vogliamo, come in “Più Di Te” o “Da Me” e “Di Nuovo”.

La produzione del disco è stata affidata a Domenico Mimmo Capuano, lo stesso produttore del primo disco (“Sottovuoto Generazionale”, ndr), il quale ha dei trascorsi legati alla dance, in particolare con gli Eiffel 65, quindi è un produttore diciamo “tamarro” e già legato all’ambito musicale della disco. Con la dance mischiata a alle mie influenze electro-punk, possiamo dire di aver sperimentato molto con l’elettronica, senza per questo dimenticare gli strumenti reali e più classici come chitarre, batteria e basso. Abbiamo tenuto comunque quello che ci caratterizzava dall’inizio, ossia elettronica, tastiere e vocoder.

I tuoi testi parlano principalmente dell’amore in tutte le sue sfaccettature. Come mai questa scelta?

I testi parlano sia d’amore inteso come sentimento universale che spinge le azioni dell’uomo, sia dell’altro lato dell’amore: in “Esco” ho voluto raccontare quello che può essere un litigio nella coppia, in “Di Nuovo” quali sono le regole per mantenere un rapporto di coppia duraturo, ad esempio. Ho voluto raccontare l’amore in questa veste, non nel classico “ci vogliamo bene”; ho voluto guardare anche agli aspetti più scomodi dell’amore, quello che tutti vorrebbero sapere e che sono per l’appunto le regole dell’equilibrio per un rapporto duraturo. Inoltre nel disco ho voluto raccontare anche quella che è la società, quello che ci circonda: mi son posto qualche domanda; infatti in “Chiedimi Perché” ho cercato di analizzare un po’ quello che ci circonda, arrivando alla conclusione che vivere in questa società incentrata sull’Io non sia del tutto giusto. Proprio per questo parlo d’amore, perché è l’esatto l’opposto dell’egoismo.

Il cd d’esordio due anni fa, un cd di remix l'anno scorso, quest’anno vi presentate con “In Testa”: non temete di esaurire un po' troppo in fretta la vostra vena compositiva?


No no, anzi! In “Sottovuoto D-Version” c’erano dei remix, ma abbiamo inserito anche otto inediti su undici brani, “In Testa” contiene dieci inediti invece. Sì, ogni anno abbiamo avuto una nuova uscita, ma è questa la cosa bella! Abbiamo sempre voluto fare dischi, c’è stata la possibilità di farli perché i nostri fan sono molto costanti, e poi abbiamo notato che il nostro pubblico è composto da ragazzi molto creativi, e questa è una cosa molto bella. È un pubblico attento, costante e che ci vuole, e quindi perché non accontentarli? Anzi, cercheremo di fare sempre più uscite e di pubblicare del materiale che ci rappresenti al meglio!

dari_interv_2010_01In questi giorni siete in giro per l’Italia per la promozione dell’album con esibizioni anche acustiche, un contesto piuttosto insolito per voi…

Sì. In realtà abbiamo esibizioni acustiche nelle varie Mondadori e FNAC perché non si può suonare con tutta la strumentazione al completo. È una realtà diversa, particolare, però ci piace, già in passato la coltivavamo. Stiamo viaggiando per l’Italia per la promozione del singolo “Più Di Te” e facciamo le classiche date in cui si suonano sia i pezzi vecchi che quelli nuovi; il 26 giugno saremo all’Mtv Day, dove presenteremo gran parte del disco nuovo, poi puntiamo a fare per tutta l’estate date al Nord, al Centro e al Sud. In autunno vorremmo organizzare una tournée teatrale: portare l’electro-punk e l’emotronica in teatro sarebbe un bel contrasto! Ci stiamo già organizzando per i vari show, e pensiamo di portare degli schermi e dei laser. Sono situazioni particolari che abbiamo già testato al teatro Colosseo a Torino e al Teatro Delle Celebrazioni a Bologna: è andato tutto molto bene, il pubblico ha apprezzato e quindi pensiamo di riprendere la vera e propria tournée promozionale anche nei vari teatri.

Interessante, complimenti!

Sai, è come quando abbiamo iniziato a suonare, l’importante è avere dei sogni, e giorno dopo giorno cerchiamo di porci degli obiettivi pur rimanendo coi piedi per terra. Alle volte siamo un po’ troppo visionari, altre volte no, ma il nostro scopo è quello di porci degli obbiettivi e di riuscire a realizzarli, e quest’anno il nostro obbiettivo è questo!

Ho visto Cadio alla conduzione di TRL, il che suggella il matrimonio felice tra voi ed MTV. Senza l'aiuto di Mtv stessa, come credete che sarebbero andate le cose per voi?

Noi siamo stati molto fortunati: a differenza di molte band, o considerando come vanno le cose con i vari talent show che sparano artisti usa e getta che cambiano ogni anno, la nostra è stata una situazione anomala ma fortunata perché “Wale” ha avuto un grande successo in internet e c’è stata una forza che dal basso ci ha spinti verso una casa discografica multinazionale come la EMI e quindi verso una distribuzione. C’è stato l’interesse della vecchia All Music, ora DeeJay TV, che ci ha spinto con “Wale (Tanto Vale)”, poi la grandissima MTV che ci ha aiutato per la promozione attraverso la messa in onda dei nostri video. Diciamo che abbiamo “educato” i nostri fan a seguirci sia su www.dariforce.it e Facebook, sia sui vari canali musicali. In particolare MTV ci ha permesso di trasmettere alcune nostre “fiction” come “dARI4Real” dove presentavamo la nostra nuova situazione alle prese con una casa discografica, “dARI:LiVe4rEaL” e “Il Natale Non Esiste” che non sono passati nell’indifferenza, nel bene e nel male. Sempre grazie a loro siamo riusciti a fare una diretta di 6 ore di fila all’Mtv Day, quest’anno Cadio su TRL sta facendo anche promozione, quindi siamo onnipresenti ovunque.

Prima hai accennato ai talent show, e non ti ho sentito molto entusiasta…

Non ce l’ho tanto con gli artisti lanciati dai talent show, perché quelli che vanno ad Amici o X-Factor comunque sono ragazzi come noi, dei sognatori, è gente che coltiva una passione, e non c’è niente di male in questo. Il problema fondamentale è il sistema del programma che è sbagliato perché questi ragazzi vengono “illusi” perché fanno da 0 a 100 in un secondo, e poi si ritrovano ad andare bene per una stagione o due al massimo. Sono un po’ di anni che ci sono questi reality, e ti rendi conto che alcuni di loro spariscono subito dopo una botta di popolarità non indifferente, e questa è una situazione abbastanza dura. Questi programmi continuano ad illudere dei ragazzi che hanno sogni, che vorrebbero fare della loro passione il loro lavoro; ti ritrovi ad  avere ogni anno della gente che esce e poi l’anno dopo viene dimenticata. Magari vince anche Sanremo, ma alla fine dei conti quello che vince sempre è il programma, e non gli artisti.

Mi trovi d’accordo su questa linea di pensiero.

Eh, purtroppo è così. Questa è una strada che soprattutto le major discografiche percorrono: investono in questi reality perché trovano un riscontro molto alto subito e di anno in anno il guadagno immediato è assicurato. Questo non è del tutto giusto, perché c’è anche un’altra strada, che è il percorso dell’artista, magari è un po’ più rischiosa, ma se si riesce a creare fondamenta salde secondo me c’è la possibilità di durare nel tempo. Gli artisti del passato sono una miniera d’oro proprio per questo, perché vedi la crescita dell’artista nel suo insieme; io per esempio adesso sto “studiando” David Bowie, ho preso tutta la discografia e vedo proprio i cambiamenti dell’artista, e questa è una cosa che secondo me non bisogna mai perdere, perché è una miniera d’oro per idee e percorsi, per vedere come nel passato sono state fatte determinate cose e come potremmo farle noi nel presente.

Facciamo ora un salto nel passato: come e da dove è iniziata l’avventura dei dARI?


Allora, inizia tutto nel 2003 come progetto solista, infatti dARI è il soprannome che mi ero scelto; subito dopo ho deciso di portare le varie canzoni e le varie decine di demo anche dal vivo, quindi ho deciso di tirare su una band ed il primo ad unirsi è stato Fabio, il bassista. Da li in poi abbiamo avuto vari cambi di formazioni fino al 2006, anno in cui è entrato Cadio alle tastiere. Poi il batterista (William Novelli) se n’era andato, e nel 2008 abbiamo trovato Daniel, di Vercelli, poco prima che uscisse il disco. Adesso abbiamo trovato la stabilità, si spera, con questa formazione. Come puoi vedere la storia dARI presenta alti e bassi, ma la costante è quella di non mollare mai, di avere un sogno e perseguirlo.

 

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Avete avuto un buon riscontro di pubblico sin dall’inizio oppure avete incontrato difficoltà nel farvi “accettare”?

Prima che ci fosse il boom di “Wale” è stata molto dura. Ad Aosta comunque c’erano dei locali dove ci facevano suonare, ed è stata una buona palestra. Poi abbiamo intrapreso la strada dei concorsi con Arezzo Wave (oggi Italia Wave), Rock Targato Italia dove ci siamo piazzati abbastanza bene, e Bologna Music Festival, ed in questa occasione abbiamo avuto la fortuna di conoscere proprio in giuria Massimo Cabuti che poi è diventato il nostro produttore. Dopo “Wale (Tanto Wale)” abbiamo avuto un riscontro molto positivo da una parte, e molto negativo dall’altra: trovavamo ai nostri concerti sia contestatori sia gente che ci supportava, ed è stata una situazione un po’ strana. Adesso ci rendiamo conto che comunque abbiamo gente che ci è affezionata, ad ogni concerto vediamo persone che abbiamo già visto, ma anche volti nuovi, quindi ci riteniamo soddisfatti.

Il successo di “Wale” è stato inaspettato oppure sentivate nell’aria che poteva essere il pezzo per la vostra consacrazione?

Guarda, non lo so. Ricordo che quando eravamo in studio ed avevo portato “Wale” come idea, che poi è stata lavorata assieme al nostro produttore Mimmo Capuano, come pezzo mi piaceva molto, ma da li a dire “facciamo un video, buttiamolo su YouTube e vedrai che un casino di gente si affezionerà al pezzo e lo spingerà fino a farti arrivare in televisione, ad un contratto discografico con una multinazionale”, beh, quello è imprevedibile, non si sa mai cosa può succedere! Noi abbiamo avuto la fortuna di poter fare questo, quindi non c’è niente di studiato a tavolino, è tutto molto spontaneo. È stato anche un attimo spiazzante perché prima di renderti conto di avere della gente che si affeziona al progetto quanto te, della gente che canta le tue canzoni ai concerti e che si sposta per vederti, è un attimo spiazzante, devi fermarti e ragionarci su, perché perdi per un secondo l’equilibrio e quel che conta è rimanere sempre coi piedi per terra e renderti conto che hai delle responsabilità importanti verso questa gente. Con le tue canzoni, diventi qualcosa li spinge a seguirti.

Bene, questa era l’ultima domanda! Grazie mille per la disponibilità!

Grazie a te!

In bocca al lupo per il disco e per il tour, soprattutto per quello teatrale! Sinceramente sono curioso…

Dai, questo autunno cerchiamo di coprire tutta l’Italia coi teatri più importanti, magari dalle tue parti capita qualcosa! Ci fai la recensione al massimo (ride, ndr)!

Ahah, vedremo allora! Grazie ancora!

Ciao, grazie a te!




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