Fiction Plane (Joe Sumner)
In occasione dell’uscita di “Sparks”, abbiamo avuto il piacere di parlare al telefono con Joe Sumner, figlio di Sting e leader dei Fiction Plane, il quale si è dimostrato un gradito e simpaticissimo interlocutore.
Articolo a cura di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 25/05/10

Ciao Joe, benvenuto su SpazioRock! Innanzitutto, parlaci delle origini della band...


Abbiamo iniziato a Londra 10 anni fa, dove abbiamo firmato per un'etichetta discografica. Poi siamo andati in America ed abbiamo trovato un nuovo batterista (Pete Wilhoit); il bassista (Dan Brown) ci lasciò proprio in quel periodo... Una volta tornati nel Regno Unito abbiamo ultimato il nostro penultimo album, “Left Side of the Brain”. Ed ora eccoci qui: siamo arrivati a Parigi, abbiamo appena pubblicato il nostro nuovo album “Sparks”, e stiamo cercando di pensare alle cose importanti il più velocemente possibile.


Quando avete iniziato a comporre canzoni per il vostro nuovo album, “Sparks”?


Abbiamo iniziato l’anno scorso, durante il tour: già suonavamo alcune canzoni durante i concerti, improvvisando sul palco per divertimento o anche per conto nostro. Poi siamo entrati in studio a New York, a Marzo dell’anno passato se non sbaglio, ed ogni giorno improvvisavamo per circa dieci ore, dopo di che registravamo le parti migliori. Così sono nati i brani che alla fine sono stati inseriti nell’album.


C’è collaborazione tra i membri della band per la stesura dei brani o c’è un unico autore?


La musica nasce dalla pura collaborazione, noi semplicemente facciamo delle jam session ed improvvisiamo. Per i testi accade la stessa cosa, collaborano tutti.


Quanto è durata la sessione di registrazione?


Siamo stati un mese a Londra, in uno studio molto caro ed abbiamo registrato una prima versione dell’album, poi ci siamo fermati per due settimane. Quando l’abbiamo riascoltato, ci siamo accorti che non era ancora pronto, quindi abbiamo ricominciato da capo. Non avevamo più molti soldi e solo ci rimanevano soltanto cinque giorni per terminare le registrazioni in un altro studio più economico. In soli cinque giorni abbiamo fatto quel che normalmente si fa in tre mesi. Abbiamo infine ultimato le parti nel West England.


C’è qualche aneddoto divertente accaduto durante le sessioni di registrazione che ricordi?


Fammi pensare… C’è quella volta in cui l’assistente del fonico mentre stavamo registrando entrò con una videocamera e mi chiese se poteva registrare qualcosa. Ci fermammo un attimo e quando iniziò a registrare iniziammo a suonare la melodia di Star Wars, vestiti come i personaggi del film!


Lo stile dei Fiction Plane delle volte richiama quello di un’altra grande band, i Police. Quanto è forte l’influenza di questo gruppo nella vostra musica?


Penso che non sia una cosa intenzionale: abbiamo formazioni che ci assomigliano, e vado fiero di quel che hanno fatto in passato, ma sto cercando di evitare di fare cose simili a quelle già fatte da altri.


Ci sono altri gruppi che hanno ispirato i Fiction Plane?


Si, tra i più influenti sicuramente i Nirvana! Amo i Nirvana: quando li ascoltai per la prima volta, il giorno dopo formai la band; inoltre inizialmente suonavo la chitarra o cantavo. Loro sono la mia vera ispirazione, mi piacciono molte cose di loro. Hanno avuto un’influenza davvero speciale su di me.


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Negli anni passati avete avuto l’opportunità di seguire i Police in tour: cosa ricordi di quest’esperienza?

(Ridacchia, ndr). Mi ricordo una cosa inerente al tour, ma non ha che fare con i Police. Dovevamo suonare a Torino, ma ancora non eravamo arrivati ed il batterista si è sentito molto male poco prima dello show, non poteva muoversi. L’abbiamo portato dal dottore, il quale gli ha fatto un’iniezione, e poi abbiamo suonato per 40 minuti dicendoci “o la va, o la spacca”. Probabilmente questo è stato il top dell’esperienza a Torino.


Riguardo al tour promozionale di “Sparks”, so che avete già stabilito alcune date: suonerete in club o in posti più grandi?


In estate parteciperemo ad alcuni festivals, mentre la seconda parte del tour si concentrerà nei clubs. Stiamo ultimando la lista di concerti nei club, suoneremo anche a Milano.


Prima di concludere, vuoi dire qualcosa ai lettori di SpazioRock?


Oh, Certo! Well, vogliamo venire a suonare per voi. Stiamo creando musica che risulta migliore con la presenza di un pubblico e vogliamo vedere la soddisfazione sui volti delle persone! Ah, un’altra cosa…


Continua pure...

Vorrei dire: (inizia a parlare in italiano) Spolveratore capovolgibile (ride)


Cosa?! Ripeti per favore, non ho capito!


(ancora in italiano) Non posso più mangiare il fagioli! Oggi attenti alle medusa. Io abito in Milano! (risate generali).


Ahahah, il tuo italiano è ottimo!


Oh, grazie mille! Anche il tuo inglese è fantastico, è sicuramente migliore del mio italiano! (non ci credo minimamente, ma ringrazio per la carineria, ndr)


Ok Joe, l’intervista è finita. Grazie mille e buona fortuna per tutto!


Grazie mille, buona fortuna anche a voi, ci vediamo!




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