Dufresne (Dominik)
Appena rientrato da un tour in Ucraina e Russia, abbiamo raggiunto un disponibilissimo Dominik, la voce dei vicentini Dufresne, che ci ha spiegato per bene come funzionano tutti i meccanismi del loro ultimo, affascinante parto discografico “AM:PM”. Buona lettura!
Articolo a cura di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 15/05/10

Iniziamo subito a parlare del vostro nuovo album, intitolato “AM:PM” in quanto verte tutto attorno al tempo. Ci spieghi meglio questo concept?

L’idea di un concetto che leghi musica, testi ed immagini è una cosa che ci ha sempre affascinato come artisti: in un certo senso è un po’ quello che si cerca di fare nel momento in cui si gira un videoclip, e  applicare l’idea a tutto un disco è un lavoro che richiede molto impegno e coerenza.
Nel caso di AM:PM, tutto ruota intorno al tema del Giorno e della Notte, ed è come se ogni canzone descrivesse un momento o una sensazione della giornata. Ad esempio, “Keep This Party Going”, il primo pezzo del disco, è la descrizione di una vera e propria festa dal momento in cui uno suona il campanello e gli vai ad aprire la porta per accoglierlo. Ogni canzone racconta una storia o esprime una sensazione, a volte rimanda ad un colore o ad un atmosfera che si collega meglio ad un orario.

Ho visto infatti che avete abbinato a ciascuna canzone un orario. E’ una cosa affascinante, che mi spinge naturalmente a chiedervi, se c’è, che significato ci sta dietro…

Accanto ad ogni titolo c’è appunto un orario che aiuta a collocare temporalmente la canzone nel nostro ipotetico racconto della giornata; è una cosa che abbiamo studiato in base ai testi e al “colore” della canzone. In fase di composizione ci piace molto procedere per immagini, ed e come se prima di scrivere qualcosa ci “apparisse” come fosse una fotografia!

Il giorno e la notte rappresentate in copertina da due tigri. Come mai? E poi cosa vedo…l’alfa e l’omega e…la Triforza?! E’ davvero la Triforza di Zelda?

In realtà sono due leopardi sullo sfondo di un ghiacciaio, quasi fosse un limbo sospeso tra luce e ombra in una specie di aurora boreale o sole di mezzanotte. Se guardi bene, noterai che tutto risulta essere simmetrico e opposto: i felini sono quello di sinistra colorato e quello di destra bianco, il cielo più chiaro su un lato e più scuro nel altro, l’alfa e l’omega a rappresentare l’inizio della giornata e la sua fine, mentre la Triforza – sì, confermo che è proprio quella di Zelda - mi piaceva perché è un insieme di triangoli simmetrici posti quasi a chiudere  il concetto di tempo in qualcosa di delimitato come le 24 ore. Nel libretto dentro il disco, invece, c’è una pagina per ogni canzone alla quale viene associata un’immagine che rafforza e rispecchia le tinte e le atmosfere legate all’orario. Per una volta tanto ci siamo presi lo sfizio di realizzare un artwork che giustificasse l’acquisto del cd, visto che i prezzi non sono sempre molto ragionevoli!!

dufresne_2010_01Mi piace il gusto per la melodia che avete maturato con questa vostra terza opera discografica, anche perché non ha compromesso la vostra energia ma l’ha, anzi, arricchita di sfumature più interessanti. Tutto merito del viaggio in Australia del vostro tastierista?

Sicuramente andare in Nuova Zelanda e partecipare alla realizzazione di un film come Avatar rappresenta un esperienza personale irripetibile per Ale anche se a livello musicale non ci ha influenzato molto. Buona parte della band ascolta molta musica melodica, per quanto mi riguarda forse in proporzione è di più rispetto al resto ma nonostante questo abbiamo sempre avuto un rapporto di amore ed odio. Vuoi forse perché veniamo dal paese del “bel canto” e in qualche modo risentiamo del peso della “tradizione”, vuoi forse perché siamo una generazione di esterofili e quando suoniamo troppo italiani non ci piacciamo più di tanto. Certe melodie suonano fighissime in inglese, ma quando cerchi di adattare un testo in italiano quello che fino a due secondi prima ti sembrava spaziale adesso assomiglia più a una canzone di Laura Pausini o degli 883... Quindi: melodia sì, ma presa con le dovute dosi! Non ci siamo mai fatti influenzare dai gusti del pubblico anche perche se finisci a suonare per accontentare chi ti segue hai automaticamente fallito come artista. Le scelte che prendiamo sono solo il risultato dei nostri gusti personali.

All’epoca di “Lovers” (vostro secondo album) anche il vostro produttore americano, Andreas Magnusson, vi disse che non suonavate per nulla come un gruppo Europeo. Ve lo confermo anche io adesso: nonostante i testi in parte in italiano, “AM:PM” suona molto americano. Perlomeno, non suona affatto come un album fatto in Italia. Da dove vi esce tutta questa….internazionalità?
 
Intanto ti ringrazio e prendo quello che dici come un complimento! Visto e considerato che questo disco è stato registrato in Italia presso lo studio di Ciube a Vicenza, credo che questo nostro suonare internazionali venga più dalla nostra attitudine e dal nostro rapporto con la musica. Suonare molto all’estero e confrontarsi con altre culture ti aiuta a sviluppare una tua identità, al di la del paese da cui provieni.

Parlando di italiano vs. inglese: utilizzate entrambe le lingue, ma con quale vi trovate maggiormente a vostro agio e perché?

Dopo tre dischi, ormai non faccio più molta differenza tra le due cose: io mi trovo molto bene con entrambe le lingue, cerco solo di rispettare e di assecondare le canzoni così come vengono fuori. Se a pelle mi sembrano più adatte ad un testo in italiano, non ho alcun problema a farlo, non c’è mai stato un ragionamento di comodo o una regola.

Il vostro nome, Dufresne, è quello del protagonista de “Le Ali Della Libertà”. Che punti sentite di avere in comune voi con la vostra arte e la magnifica opera letteraria di Stephen King (nonché cinematografica di Daranbit)?
 
Di Andy Dufresne ci ha sempre affascinato l’attitudine positiva! Sperare e continuare anche quando tutto sembra andare male: questo è un po’ il nostro motto. Non ci interessa criticare o sottolineare semplicemente che qualcosa non va, secondo me bisogna invitare la gente a reagire e insegnare ad essere ottimisti, sempre. Quando tre anni fa in un tour in Olanda abbiamo bruciato il motore del furgone, per un attimo abbiamo pensato di tornarcene a casa; abbiamo dormito due giorni in zona industriale con il furgone a pezzi e una montagna di debiti. Se ci fossimo lasciati andare, ora non sarei qui a scrivere e a raccontarti questa storia. Invece, abbiamo noleggiato due macchine, caricato il possibile e continuato il tour per tutta l’Olanda e la Germania. Il furgone poi l’abbiamo riparato appena tornati in Italia, e lo abbiamo venduto subito. Per carità: i debiti non sono scomparsi... ma da allora abbiamo fatto  altri due dischi, un sacco di concerti, e conosciuto tantissima gente interessante. Abbiamo visto posti dove non ci saremmo mai sognati di andare e conosciuto nuove culture. Non c’è niente di facile... soprattutto nel 2010, pero siamo ancora qua a parlarne e a cercare delle soluzioni.

 

dufresne_2010_02
 

Ho visto che, a inizio carriera, avete fatto 22 date in 30 giorni all’estero….beh, mica male direi! Non è stato un po’ un delirio? Non è che vi massacrate di nuovo così con questo tour, vero?
 

Siamo tornati ieri da 15 giorni di tour in Ucraina e Russia, e date le condizioni delle strade, e le tratte oceaniche (anche 22 ore di furgone consecutive!)…beh, valgono come due mesi di tour in Europa! Però…a dirti la verità un po’ ci piace stare scomodi...dopo un po’ smetti di lamentarti e vivi e basta, ed è una buona cosa!

In cosa vi sentite di dovere migliorare ancora? C’è un obiettivo in seno alla band che perseguite con ostinazione?
 
Dobbiamo imparare ad fregarcene di tutte le cose che ci vorrebbero frenare, e a non farci convincere che per essere realizzato devi avere una casa di tua proprietà e uno stipendio fisso! Per il resto, il prossimo obbiettivo è il Giappone! (ed io, di fronte a tale nobile obiettivo, non posso che concedere la mia assoluta benedizione di nippofilo convinto! n.d.r.)

Per me è tutto Dominik, ti ringrazio infinitamente per il tempo che ci hai concesso e ti lascio questo spazio per lasciare un messaggio a tutti i nostri lettori!
 
Se volete conoscerci venite ai nostri concerti, così vi farete una vostra idea di che persone siamo: non siamo il gruppo che si trincera dietro alle transenne di un locale o si nasconde tutta la sera dentro un backstage. E questo vale anche per te, Fabio! YO!




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