Shadows Fall (Brian Fair)
Un cordiale scambio di battute con il frontman degli americani Shadows Fall, Brian Fair, in occasione del lancio del settimo album della band, "Retribution".
Articolo a cura di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 25/10/09

Ciao, come va? Come procede la promozione del nuovo album?


Ciao, la promozione sta andando alla grande! Finalmente il nostro album è stato pubblicato. Sai, ogni volta che registriamo un disco, passa molto tempo tra il momento in cui la band entra nello studio per la prima volta e quello in cui la gente potrà avere il prodotto finito tra le mani. Siamo molto eccitati dal fatto che la musica che abbiamo composto sia stata finalmente messa su disco, il feedback finora è stato veramente positivo. Il prossimo passo sarà suonare dal vivo.


Per quanto riguarda “Retribution”, quali sono le maggiori differenze tra il vecchio e il nuovo album?


“Retribution” è un album un po’ più aggressivo, con qualche up-tempo in più rispetto al suo predecessore. Per questo disco, inoltre, abbiamo tentato di spingere al massimo sul nostro lato melodico. C’è ancora molta melodia, ma abbiamo cercato di tornare ad un sound più aggressivo e pieno di rabbia.


Avete cominciato la vostra carriera suonando death metal, ma ora siete più vicini alla scena metalcore… Come spiegate questa evoluzione?


Credo che anche i nostri primi dischi, all’epoca in cui sono stati pubblicati, mostrassero diverse influenze. Personalmente, considero tuttora gli Shadows Fall una metal band. L’etichetta metalcore, invece, credo sia piuttosto lontana dai nostri intenti; quando penso al metalcore, penso al sound di band molto lontane dalla nostra concezione musicale. Il parere della gente, probabilmente, è stato influenzato dalla scena dalla quale siamo usciti e dalle band con le quali abbiamo suonato.


Credo che quest’album rispecchi ciò che molti dei vostri ascoltatori vogliono da voi. Un sacco di energia ed un forte impatto uniti a delle buone melodie… È stato questo il vostro obbiettivo durante la fase compositiva?


Il nostro obbiettivo è stato quello di comporre un album che spaccasse e che riflettesse il nostro stato attuale, così come tutte le nostre influenze. Abbiamo cercato di bilanciare e di amalgamare tra loro la componente classic metal, il nostro lato thrash e le influenze melodic death. Ritengo che “Retribution” sia il nostro album più compatto e ponderato.


Perché siete passati da una major ad un’etichetta più piccola?

Tecnicamente stiamo ancora con una major, ma questa volta abbiamo firmato un contratto di distribuzione, anziché il solito contratto discografico. Il disco, quindi, sarà distribuito dalla Warner, ma siamo noi a detenerne i diritti. Siamo arrivati ad un punto della nostra carriera in cui abbiamo capito che era ora di adottare una nuova strategia di business, per far crescere la band più di chiunque altro avrebbe potuto fare; per questo abbiamo voluto fare tutto con le nostre mani. Alle nostre spalle c’è il potere di una grossa major, che ci porterà dritti negli scaffali dei negozi, ma siamo noi ad occuparci della promozione ed a scegliere cosa è meglio per gli Shadows Fall. Questa per noi è proprio la situazione ideale.


Per i nuovi arrivati rappresentate uno dei grandi esempi da seguire. C’è un gruppo che, secondo voi, potrebbe avere una carriera simile alla vostra?

shadowsfall_intervista_2009_02Ci sono un sacco di band che potrebbero fare grandi cose, visto che la scena sta diventando sempre più grande. Ci sono band come Killswitch Engage, Lamb Of God e Trivium che stanno avendo un successo impressionante, ma anche band più piccole che stanno lavorando veramente bene, come gli All That Remains, ed è veramente bello vedere la gente supportare la musica metal a gran voce.


Recentemente avete tenuto due show negli Stati Uniti per promuovere il vostro album. Com’è stata questa esperienza?

È andata alla grande. In autunno partiremo per un tour e non vediamo veramente l’ora di tornare sul palco. Siamo stati fermi per parecchio tempo, ma gli Shadows Fall sono sempre stati una live band e per questo ci sentiamo molto più a nostro agio quando ci troviamo sopra ad un palco per suonare la nostra musica.


In Italia sarebbe impossibile promuovere la propria musica in questo modo. La differenza principale, rispetto agli Stati Uniti, sta forse nel fatto che da voi il metal non fa ormai più parte di una scena underground. Sei d’accordo?

È una vera soddisfazione poter fare grandi tour negli Stati Uniti al giorno d’oggi. Sai, fino a dieci anni fa la scena era molto chiusa, molto underground, bisognava lottare con i denti per trovare un posto in cui suonare. Ora invece non solo si può andare in tour, ma anche far sentire la propria voce alla radio o in TV. Recentemente abbiamo partecipato al “Late Night Show” di Jimmy Fallon, una cosa che, fino a cinque anni fa, non avremmo lontanamente immaginato di poter fare. È incredibile quanto la scena sia cresciuta negli ultimi tempi.


Negli ultimi anni, la scena death statunitense sembra seguire due strade in particolare: una è vicina alla vecchia scuola, l’altra porta le band ad esplorare il loro lato più melodico. Come spieghi questa situazione?

Non saprei. Forse per queste band si tratta soltanto di un procedimento che le porta a concentrarsi sulle proprie influenze ed a spingersi in altre direzioni. Al giorno d’oggi ci sono molte band che si spingono verso territori più estremi come quelli del grindcore o del deathcore, ma anche altri gruppi come i 3 Inches Of Blood che tendono ad esplorare maggiormente il loro lato melodico. È interessante vedere come questi musicisti non si fossilizzino su un solo stile, ma cerchino di uscire dal proprio guscio.


Questa era l’ultima domanda, grazie per l’intervista!

Ciao e grazie a te per il tempo che ci hai dedicato, mi ha fatto veramente piacere parlare con te.




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