Children Of Bodom (Henkka Seppala)
I Children Of Bodom tornano sugli scaffali dopo “Bloddrunk” ma non con un disco di inediti, bensì con una raccolta di cover. Henkka Seppala, il bassista del gruppo finlandese, ci ha raggiunti telefonicamente per parlare non solo di “Skeletons In The Closet” ma anche per raccontarci com’è cambiata la sua vita dopo essere entrato a far parte di uno dei gruppi metal più influenti degli ultimi dieci anni. Ringraziamo Spinefarm Records, Barbara Francone ed Elena Testa di RoadRunner Records per la gentile concessione. Buona lettura.
Articolo a cura di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 25/09/09

Ciao Henkka, piacere di conoscerti. Che dire, sono contento di avere la possibilità di intervistare un membro di uno dei gruppi metal più influenti degli ultimi dieci anni. La prima è una domanda molto semplice: perché avete deciso di pubblicare un intero album di cover?


Ciao Gaetano e grazie per i complimenti. Registriamo cover da un sacco di tempo, alcune di esse sono finite nelle edizioni giapponesi dei nostri dischi, alcune nelle edizioni speciali tedesche, altre nelle edizioni limitate. Molti fan ci hanno chiesto di raccogliere tutte le cover pubblicate fino ad oggi e di rilasciarle con un solo disco, abbiamo pensato fosse una buona idea. Volevamo farlo appena terminato Bloddrunk ma ci siamo immediatamente rimessi a lavorare sul nuovo materiale perciò abbiamo rimandato ad oggi, dopo ulteriori e insistenti richieste da parte dei nostri fan.


Dunque mi pare di capire che si tratta di una scelta del gruppo e non una richiesta della vostra etichetta. Qualcuno può aver pensato che si tratti di un’uscita per scopi esclusivamente commerciali…


Beh, quale pubblicazione, oggi, non avviene per scopi commerciali? Ripeto: i fan ce l’hanno chiesto con insistenza e noi abbiamo appoggiato la loro idea.


Pensi che “Skeletons In The Closet” possa essere venduto a prezzo speciale?


Sinceramente non ne ho idea, ce ne sono tre differenti versioni e non so in che modo e a che prezzo saranno vendute al pubblico.


A proposito, perchè avete deciso per le tre versioni? Quella europea, quella americana e quella giapponese. Ci sono sostanziali differenze tra le cover che già avevate pubblicato e quelle presenti sulla raccolta?


Credo che le differenze siano conseguenza di accordi precedenti, di contratti firmati anni fa. Alcune canzoni, per esempio, erano state registrate esclusivamente come bonus track per edizioni speciali giapponesi e non abbiamo potuto reinserirle sulla raccolta. In ogni caso abbiamo deciso di registrarle di nuovo, rendendole più attuali, e di rilasciarle in tutti i paesi.


Le canzoni inedite, registrate nel 2009, sono “Hell is for Children” di Pat Benatar e “Antisocial” dei Trust/Anthrax. Come mai avete optato proprio per queste?


Uhm, bella domanda. E’ sempre difficile scegliere di fare una cover piuttosto che un’altra. Alexi (Laiho, ndg) saprebbe risponderti più correttamente, dal canto mio credo che il pezzo di Pat Benatar sia stato scelto perché molto diverso da tutto quello che sono i Children Of Bodom oggi, un brano piuttosto lento e atmosferico. Sull’altro brano beh, siamo da sempre fan degli Anthrax e “Antisocial” è uno dei nostri pezzi preferiti. Insomma, sono canzoni universali dal nostro punto di vista.


Avete mai letto o sentito pareri sulle vostre cover da parte di qualcuno degli artisti che coverizzate? Chessò, il parere di Britney Spears per esempio?


Ora, ti sembrerà assurdo, ma l’unico complimento che ci è arrivato è stato da parte degli Europe per la cover di “The Final Countdown” che, attenzione al piccolo particolare, non abbiamo mai né suonato né registrato. (E infatti si tratta di una cover dei Norther, ndg). Non penso che Britney Spears ascolterà mai il nostro “tributo” (sorride, ndg).


Ok Henkka, non dirmi che i vostri fan vi hanno chiesto di preparare qualche show di sole cover…


No, e non faremo mai una cosa simile.



intervista_cob_2009_01Passiamo a domande più generiche. Come hanno cambiato la tua vita i Children Of Bodom?


(Sorride, ndg). Sono entrato nel gruppo quattordici anni fa con non molte aspettative, sapevo che dovevo fare tanta pratica per riuscire ad affermarmi con loro. Si trattava di un hobby, d’accordo, ma mi prosciugava tutto il tempo e tutte le energie che avevo a disposizione. Sai, è come entrare a far parte di una squadra di calcio a livello professionistico: devi allenarti tante ore al giorno per raggiungere degli obiettivi, è un hobby ma fino ad un certo punto. Poi è diventata una cosa seria, la mia vita è cambiata radicalmente e i Children Of Bodom sono una famiglia.


A proposito, che opinione hai della famiglia?


E’ la cosa più importante che esista. Pensa che mia madre è stata felicissima per me quando ha saputo che avevo scelto di entrare a far parte di un gruppo metal piuttosto che in una squadra di calcio. Ha avuto molto rispetto per me, pur sapendo che molte madri, al posto suo, avrebbero reagito diversamente. La famiglia, in questo senso, è la chiave di tutto.


Anche la famiglia che vorrai costruirti nonostante l’impegno coi Children Of Bodom?


Lavorerò anche per quella (ride, ndg).


Come vi sentite dopo aver suonato insieme ad un sacco di mostri sacri dell’heavy metal? Penso agli Anthrax, agli Slayer e a tanti altri…


Beh, posso dirti che siamo contenti, soddisfatti. Riusciamo ad esprimerci al meglio con la musica che vogliamo, con la nostra musica e insieme agli artisti che ammiriamo da quando siamo nati. Girare per il mondo è una cosa bellissima, anche per me che sono “soltanto” il bassista del gruppo.


Dimmi la verità, un po’ ti senti rock star?


No, assolutamente no. Non sono proprio il tipo, credimi.


Cos’è cambiato nella mentalità del gruppo partendo dal primo “Something Wild” fino a “Bloddrunk”?


Oggi siamo certamente più maturi sul palco, questa secondo me è la differenza sostanziale. Ora ci viene tutto più semplice e siamo affiatati rispetto agli esordi, è normale. Ai primi tempi eravamo più spensierati e più pazzi per così dire, ora il tutto è preso in modo più serio perché è diventato il nostro lavoro.


Oggi fate anche parte della colonna sonora del videogame Guitar Hero 5 con il brano “Done With Everything, Die For Nothing”, che ne pensi?


E’ stata una scelta degli autori di Guitar Hero, ma devo anche dirti che non sono un grande fan dei videogiochi. (ride, ndg)


Dunque non pensi che i videogiochi a sfondo musicale possano, almeno in parte, salvare ciò che è andato perso dopo l’avvento del download illegale?


Assolutamente no. E’ solo un trend del momento, e io sono dell’idea che la gente, se proprio vuole, dovrebbe destinare il tempo studiando su uno strumento vero. Certo, è una nuova prospettiva di ascolto, ma resta un semplice passatempo. Provate a capire cosa significa misurarsi con uno strumento vero e con un gruppo vero, poi ne riparliamo.


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Henkka, siamo quasi al termine: state lavorando sul nuovo disco? Puoi anticiparci qualcosa?


Non abbiamo ancora suonato nulla di nuovo insieme ma so che Alexi ci sta già lavorando. Abbiamo un altro paio di tour e poi Alexi si chiuderà in una stanza per qualche mese e lavorerà sodo sul nuovo album. Non so ancora dirti quando riusciremo a registrarlo ma presumo che per ottobre 2010 possa vedere la luce.
Speriamo di poter suonare nuovamente a Milano, data che ci è piaciuta moltissimo durante lo scorso tour europeo, e ci piacerebbe tornare a suonare anche a Roma. Tu di dove sei?


Se ti dico lago di Como cosa ti viene in mente?


George Clooney.


Strano, non l’avrei mai detto (risate generali, ndg). Bene Henkka, hai qualcosa da dire ai vostri fan in Italia prima di terminare l’intervista?


Sicuro. Voglio ringraziare tutti i fan italiani, vogliamo tornare a suonare a Milano ma fare più date nello stesso tour in Italia perché siete i migliori. Mille grazie (in italiano, ndg) a te Gaetano per l’intervista, see ya on tour.




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