Gamma Ray (Kai Hansen)
In uno dei più lussuosi alberghi di Milano, abbiamo avuto il piacere di incontrare un personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni, Kai Hansen. La lunga e piacevole chiacchierata ci ha fatto tornare indietro nel tempo fino ai giorni nostri, quelli del tanto atteso ritorno discografico dei Gamma Ray: Land Of The Free Part II. Buona lettura.

Servizio a cura di Gaetano Loffredo e Marco Ferrari
Articolo a cura di Marco Ferrari - Pubblicata in data: 05/12/07
Buongiorno Mister Hansen, sei il benvenuto sulle nostre pagine. Cominciamo da quella che, probabilmente, è la più ovvia delle domande: perché “Land Of The Free II”?

Buongiorno a voi, devo ammettere che sino ad ora non c’è stata un’intervista che non sia iniziata con questa domanda che, in ogni caso, trovo più che giustificata…

Pensiamo di avere una buona ragione per fartela: tu stesso, ai tempi, avevi criticato la scelta degli Helloween di pubblicare un disco con il titolo che si rifaceva al mito dei Keeper Of The Seven Keys. Non pensi di esserti contraddetto? Oppure il titolo Land Of The Free part II è una pura e semplice provocazione?

Vi assicuro che per noi non si tratta di una contraddizione, è una situazione profondamente diversa rispetto a quella che, tempo fa, avevo criticato. I due Keeper of The Seven Keys erano e sono profondamente legati agli Helloween di quel periodo anche e soprattutto per l’interprete vocale. Detto questo, mi risultava veramente difficile immaginare un nuovo capitolo della saga con qualcuno alla voce che non fosse Michael Kiske, però voglio sottolineare che la mia non vuole essere una critica atta a sminuire le capacità di Andi (Deris, ndr) o quelle degli altri attuali membri della band. Come ti dicevo la nostra situazione è diversa e, anche se nemmeno noi abbiamo mantenuto la medesima line up abbiamo lo stesso cantante e siamo una formazione consolidata che suona assieme da più di dieci anni, abbiamo suonato i pezzi di Land Of The Free in ogni angolo del mondo. Dovete tenere presente che siamo una band che vive di sfide continue e quando ci siamo seduti ad un tavolo per discutere sulla direzione da seguire con il nuovo album eravamo concordi sul fatto che si sarebbe trattato di un disco con sonorità positive, molto diverse da quelle che hanno rappresentato “No World Order” e “Majestic”. Volevamo tornare alle sonorità che ci hanno resi famosi, volevamo un ritorno alle tematiche che tanto amiamo. Da qui è nato il riferimento a “Land Of The Free” e ci siamo detti che potevamo provare a comporre delle canzoni in quello stile per un ipotetica secondo capitolo. Abbiamo deciso che se il risultato ci avesse soddisfatto, l’avremmo potuto chiamare Land Of The Free II, altrimenti avremmo cambiato titolo. A metà del processo di produzione avevamo già sciolto i nostri dubbi.

"Land Of The Free I" e "Land Of The Free II" non hanno parti in comune, almeno nella musica, se non per quello spirito allegro che caratterizza parte dei brani del primo episodio e parte dei brani del secondo. Onestamente siamo felici che il risultato sia un album che non vuole essere la copia del capolavoro del 1995. Cosa ne pensi?

Che avete assolutamente ragione e che mi trovate d’accordo. Tentare di fare una copia di “Land Of The Free” sarebbe stato deleterio e rischioso, e per cercare di scrivere una nuova “Man On A Mission” avremmo dovuto avere bisogno Michael Kiske e l’aiuto di vecchi amici per i cori. Se vuoi aggiungere qualcosa ad un quadro antico devi necessariamente usare gli stessi colori e lo stesso stile, nonché la stessa ispirazione. Ricercare oggi lo stesso suono, con i cambiamenti di line up, con gli anni sulle spalle e con l’evoluzione tecnologica, sarebbe stato un azzardo eccessivo perché sapevamo che si trattava di un’impresa impossibile e di un  pericolo che legato al successo di “Land Of The Free”. Avremmo creato aspettative impossibili da mantenere e da soddisfare.

Torniamo ancora più indietro nel tempo. Puoi raccontarci qualche aneddoto o un ricordo di quegli anni di forte competizione con le altre formazioni della città di Amburgo, per esempio Running Wild o Helloween, e di come reagirono gli altri musicisti al sorpasso qualitativo e commerciale,  operato dai Gamma Ray nei loro confronti?

(Sorride, ndr) Senza dubbio è stato un qualcosa che la gente e gli altri musicisti non si aspettavano. Se si guarda nella storia dell’hard rock e dell’heavy metal ogni volta che un musicista ha lasciato una band affermata per intraprendere un nuovo progetto ha spesso avuto un successo inaspettato. Per fare solo  alcuni nomi vi dico Michael Schenker con il Michael Shenker Group, Dave Mustaine con i Megadeth, Ritchie Blackmore con i Rainbow. E così è successo a me, anche se tutti pensavano che sarei scomparso. Mi sono trovato a lasciare una band affermata come gli Helloween con musicisti nuovi e per lo più sconosciuti dal pubblico, ed è con grande soddisfazione che ora guardo al passato e al fatto che oggi sono ancora qui con una grande band. Torniamo alla vostra domanda iniziale dopo questa mia divagazione (risata generale, ndr)… in effetti c’era una forte competizione all’epoca tra i gruppi tedeschi, non solo di Amburgo; si arrivava quasi ad odiarsi. Poi le cose hanno iniziato lentamente a cambiare e si è capito che era meglio per tutti  rispettarsi e collaborare gli uni con gli altri. Siamo passati da una situazione di cattiva competizione, in cui ci si accusava e insultava, ad una competizione positiva, costruttiva, che è stato uno stimolo per migliorarci, senza invidia.

Beh speriamo che questo cambiamento possa avvenire un giorno anche in Italia: al momento la competizione non è proprio delle più costruttive…

Mi dispiace veramente perché ci sono passato e so cosa voglio dire. Basterà solo un po’ di tempo che è quello necessario per capire che la vita è troppo breve per distruggersi a vicenda e che è meglio, sia a livello personale che professionale, aiutarsi a vicenda e avere rispetto per gli altri musicisti.

Di recente avete cambiato etichetta: finalmente, grazie alla SPV, avremo versioni limitate in digipack, gadget vari e bonus track. Cos’è cambiato nei rapporti con la vostra precedente etichetta?

Questo sarebbe dovuto essere l’ultimo album per Sanctuary ma così non è stato perché la nostra vecchia etichetta fa parte di un gruppo che si è trovato in grosse difficoltà economiche, e di conseguenza non si sono potuti dedicare agli artisti sotto contratto. In un momento di stallo, in cui il disco era praticamente pronto, ci hanno comunicato che potevano solo produrlo, senza la necessaria promozione e il fondamentale supporto. Nel frattempo, fortunatamente, la Compagnia è stata acquistata dalla Universal e ci hanno comunicato che non avrebbero prodotto il disco nonostante avessimo già programmato il tour. A quel punto abbiamo cercato qualche nuova soluzione, avremmo rischiato di trovarci un grave danno economico e di immagine. Infine, la conseguenza più logica: abbiamo rescisso consensualmente il vecchio contratto e ci siamo cercati una nuova casa discografica. Sono molto contento della scelta che abbiamo fatto.

Kai, vorremmo soddisfare una piccola curiosità: nel trailer del dvd, disponibile per gli iscritti al Fan Club, uno dei nostri utenti ha notato che, nella pausa centrale di Heavy Metal Universe (cioè quando fai cantare il pubblico) tu ed Henjo ingaggiate un duello voce-chitarra che ci ha subito fatto pensare ai Deep Purple e alle leggendarie battaglie tra Gillan e Blackmore. E’ per caso un tributo? Ipotesi confermata dal fatto che proprio alla fine di quel duetto Henjo suona qualche nota di Strange Kind Of A Woman.

Sì, non si tratta di una semplice somiglianza: è un vero e proprio tributo. Siamo talmente innamorati di quello che hanno fatto Blackmore e Gillian che io ed Henjo abbiamo voluto costruire, pianificare e proporre questo nostro piccolo omaggio.
Riguardando il DVD, ho fatto quasi fatica a riconoscermi, quando registri sei circondato da telecamere ed è difficile concentrarsi per non commettere errori: hai una sola occasione per rendere al meglio.

Hai parlato di Hellish Tour prima: ma come mai avete accettato di suonate prima degli Helloween?

Beh… per politica. Credo che sappiate come è nata questa collaborazione, ovvero durante alcuni festival estivi nei quali abbiamo iniziato a suonare alcuni brani insieme e, quando ci siamo accorti che avevamo pianificato i rispettivi tour nello stesso periodo abbiamo ragionato sulla possibilità di unirci e di fare un tour da co-headliner, sia in termini di tempo a disposizione sul palco che in termini di suono. Ci siamo però resi conto che è impossibile cambiare il running order a seconda della serata: abbiamo contato i biglietti venduti in totale nei nostri ultimi due tour, li abbiamo confrontati e constatato che gli Helloween hanno avuto un maggior seguito. Tutto qui.

Di recente abbiamo intervistato Uli Kusch e alla domanda: “Preferisci Walls Of Jericho o Keeper Of The Seven Keys” lui ha risposto: “Walls of Jericho senza nessun dubbio”. Qual è la tua preferenza, e perché?

Questa è una domanda veramente difficile, sono dischi molto diversi tra di loro per cui mi è impossibile un confronto oggettivo, li metterei sullo stesso livello.

Non avete mai pensato di fare un Gamma Ray festival sulla scia di quello fatto dai Blind Guardian qualche anno fa? Una due giorni in cui invitare band amiche , fare jam impreviste e soprattutto proporre due scalette diverse?

Sarebbe un progetto veramente interessante però, ad essere sincero, fino ad ora non ci abbiamo mai pensato. Magari nel futuro potremmo realizzare qualcosa del genere: il massimo sarebbe poter anche scegliere i gruppi coi quali suonare in quei giorni di modo da poter fare session e suonare canzoni con miei cari amici e colleghi come ad esempio gli Hammerfall. Un progetto del genere comporterebbe grosse responsabilità manageriali che noi, come band e musicisti, al momento non sapremmo mantenere, però l’idea che mi avete dato può diventare una sfida e visto che amiamo le sfide… (risate, ndr).

Cosa pensi del pubblico italiano? Perché, visto il calore dimostrato, non registrate e pubblicate qualcosa proveniente dal nostro paese? La scelta della Spagna (Skeletons In The Closet Live) non ci è affatto piaciuta…

E’ ovvio… se lo avessimo registrato in Italia la scelta non sarebbe piaciuta agli spagnoli (risate, ndr). Parlando seriamente, la scelta è ricaduta su di un paese latino, voi come gli spagnoli o i sudamericani avete un calore impossibile da ritrovare in altre parti del mondo. Abbiamo scelto la Spagna per motivi prettamente logistici. Ad esempio il prossimo DVD lo abbiamo registrato in Canada, anche se a noi avrebbe fatto piacere registrarlo in Brasile perché abbiamo suonato nella location più grossa dell’intero tour nonché davanti ad un pubblico veramente scatenato, ma tecnicamente non siamo riusciti a farlo.

Purtroppo abbiamo il tempo per un’ultima domanda Kai. Parliamo delle tue performance canore: come è cambiato negli anni il tuo modo di cantare e di interpretare i pezzi?


Io sperimento in continuazione la mia voce, ho riascoltato alive 95 di recente e pensavo fosse un bootleg. Durante i concerti cerco di cambiare tonalità e di interpretare diversamente le canzoni da studio, è una cosa divertente e interessante perché questo tipo di esperimento mi da l’occasione di provare la mia voce e dai quali possono nascere le idee per i dischi successivi.

Bene Kai, è stato un vero piacere, purtroppo abbiamo superato di gran lunga il tempo a nostra disposizione. Ti invitiamo a salutare i nostri utenti.

Grazie a te Gaetano e a te Marco. E il nostro ringraziamento va a voi che siete dall’altra parte dello schermo: ci vediamo in tour.


Speciale
Sei valide ragioni per partecipare al Copenhell

LiveReport
Sziget 2019: la 27esima rivoluzione dell'amore - Budapest 07/08/19

Intervista
Twilight Force: Alessandro Conti (Allyon)

Recensione
Equilibrium - Renegades

Recensione
Slipknot - We Are Not Your Kind

LiveReport
Metal for Emergency 2019: Anthrax, Destrage & more - Filago 04/08/19