Will Varley (Will Varley)
In attesa del suo show a Milano il 21 aprile al Serraglio, ci siamo fatti un bel tour di Londra con il cantautore inglese Will Varley alla scoperta dei luoghi più significativi della sua itinerante carriera on the road... da quando suonava davanti a tre persone fino a quando se ne è trovate di fronte tremila.
Articolo a cura di Costanza Colombo - Pubblicata in data: 11/04/18
Traduzione a cura di Mattia Schiavone
 
 
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Ciao Will, partiamo naturalmente da Brixton: c'è una canzone dei The Clash che dice "nato sotto il sole di Brixton, il suo gioco si chiama sopravvivenza". Come ti relazioni a questa frase?
 

Non saprei in effetti dato che sono stato a Brixton soltanto fino all'età di 6 o 7 anni. Ho vissuto lì solo la mia prima infanzia e poi ci siamo trasferiti. Tuttavia, anche se non vivo più là, trovo che ci siano dei bei locali che per la musica dal vivo, come il The Windmill, dove mi piacerebbe suonare.

 

Sempre a Brixton possiamo prendere la linea Victoria della metropolitana e poi, se cambiamo con la Circle Line, possiamo scendere a South Kensington e camminare fino al Royal Albert Hall, dove ti sei esibito nel 2015. Qual è stata la cosa più inaspettata di quella serata per te?

 

Bel viaggio! (Ride, NdR) Avevo un set di soli 20 minuti, c'era questo orologio rosso acceso a lato del palco. Sono stato molto fortunato perché Frank Turner mi ha invitato a suonare lì, ma il tecnico del suono era piuttosto inflessibile riguardo quei 20 minuti. Ha detto che se fossi andato oltre il tempo avrebbe spento tutto! Quindi continuavo a controllare questo grande orologio digitale e alla fine sono riuscito a suonare il mio set in 19 minuti e 52 secondi (ride, NdR). È stata un'esperienza straordinaria perché avevo sempre voluto suonare su quel palco. Quando ero più giovane scherzavo sempre a riguardo, dicendo: "Un giorno suonerò al Royal Albert Hall"... È stata una serata davvero speciale.

 

Ci andai durante la mia prima giornata londinese per via di quel verso dei The Beatles: "Ora sanno quante buche ci vogliono per riempire l'Albert Hall". È stato quello il tuo "day in the life"?

 

Suppongo che la cosa divertente del percorso musicale che ho avuto negli ultimi 15 anni sia che ci sono stati molti giorni che hanno fatto la differenza. A volte sono ovvi, come quella serata. Ma pure molte altre giornate sono state importanti, magari anche solo suonando a una serata open mic o in un piccolo show, soprattutto a inizio carriera. Credo che sia stato un viaggio molto organico e non mi sembra che ci sia stato un momento che ha fatto davvero la differenza.

 

E cosa ti aspetti invece dal tuo show a Milano il 21 aprile?

 

L'Italia mi piace un sacco. Ci sono stato alcune volte con mia moglie in vacanza e adoro sia il vostro cibo che le persone. Non vedo l'ora di essere lì a Milano per lo show. Non ci sono mai stato, quindi sarà fantastico visitare la città, oltre al concerto ovviamente. Questa volta sono con la band e potrebbero esserci alcune sorprese, ma non vi anticipo nulla!

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Prendiamo la linea Piccadilly e scendiamo a Piccadilly Circus in modo da poter dare un'occhiata alle vetrine di Waterstones e parlare del tuo libro "Sketch of a Last Day". È la prima volta che scrivi qualcosa?

 

È il mio primo libro, ma ho sempre scritto storie. In passato scrivevo racconti, fin da bambino e credo che lo scrivere musica sia un po' come scrivere storie. Per me comporre musica è come tenere un diario. Ho molte pagine piene di canzoni e testi che ho scritto nel corso degli anni. Un giorno mi piacerebbe molto lavorare ad un altro libro, ma è una cosa che richiede molto tempo.

 

Per te qual è la differenza tra lo scrivere un libro e un insieme di canzoni?

 

Fondamentalmente con una canzone provi a dire il più possibile con poche parole. In generale le canzoni durano 8-9 minuti al massimo e il processo di songwriting è abbastanza veloce e catartico, tiri un sacco di cose fuori della tua testa rapidamente. Quando scrivi un libro invece tendi a costruire molte cose nella tua mente invece di farle fuoriuscire. Inizi a creare mondi, personaggi e scenari.

 

Scrivevi nel silenzio assoluto o avevi una colonna sonora?

 

Di solito, mentre scrivevo ascoltavo musica classica alla radio. La trovo molto utile. Nessuna canzone in particolare, bastava che si trattasse di musica classica in radio.

 

Ora è il momento di prendere la Central Line, destinazione: Shepherd's Bush. Ho letto di questo luogo, il Ginglik, quel bagno pubblico convertito in locale, come lo definisti tu, dove ti esibivi di fronte a poche persone anni fa. Sei mai stato lì dopo il tuo concerto all'Empire, dall'altra parte della strada?

 

Purtroppo è stato chiuso poco prima di quello show all'Empire. Mentre c'era la gente era già in coda per entrare, sono uscito dalla porta sul retro e ho visto il pubblico in fila. Quindi ho camminato fino a dove c'era il Ginglik e ho visto la vecchia insegna, ancora lì a indicare le scale che scendevano nel vecchio bagno pubblico... E' stato un bel momento (ride, NdR).

 

Mi sono sempre chiesta, come è possibile trovare il coraggio di esibirti comunque quando ci sono solo poche persone tra il pubblico...

 

Beh, è così che ho iniziato. È quello che facevo e per lungo tempo è stato così. Quando ho iniziato a suonare avevo 14 anni e andavo a delle serate open mic in cui c'erano pochissime persone. Per me era terrificante anche se c'erano solo tre o quattro persone. Mi metteva molta più paura di quanta ne avessi anni dopo al Royal Albert Hall. A volte meno persone ci sono, più è intensa la performance.

 

Sicuramente ti dà sensazioni diverse...

 

Sì, assolutamente e ogni show è differente. Ho sempre immaginato il pubblico come un'unica entità. Quando ad un festival mi trovo davanti una folla di migliaia di persone, per me è come cantare ad una singolo individuo. Ho sempre in mente questa immagine, quindi poi quando mi trovo davanti solo una persona (ride, NdR) è come avere la stessa energia, ma immagazzinata in una singola origine. È come un gioco, come una partita a scacchi: ci sono diversi modi diversi di giocare ogni show e alla fine puoi sempre vincere o perdere.

 

Hai mai avuto l'occasione di suonare le tue canzoni più recenti davanti ad un pubblico più ridotto?

 

Sì, qualche mese fa sono stato in tour negli Stati Uniti con Frank Turner. Avevamo un giorno libero e siamo finiti a bere in qualche bar e alla fine ad una serata open mic. Abbiamo suonato qualche canzone ai presenti e quando abbiamo detto che il giorno dopo avremmo suonato all'Agganis Arena non volevano crederci (ride, NdR). Pensavano ce lo stessimo inventando! Poi il giorno dopo abbiamo suonato appunto a Boston davanti a 3000 persone.

 

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Parlando del tuo ultimo album... Qual è il significato del titolo "Spirit Of Minnie"?

 

"Spirit Of Minnie" è un fantasma che appare nella città di Minneapolis, in America, prima delle 3:00-4:00 del mattino, ma soltanto durante una tempesta di neve. È più alto dei grattacieli (ride, NdR). Un tassista molto spirituale me ne ha parlato una notte. Faceva così freddo che era impossibile stare fuori senza che ti si congelassero le dita.

 

Una delle cose che mi piace di più della metropolitana di Londra sono i musicisti che suonano lì... Tu l'hai mai fatto?

 

Non ho mai suonato in metropolitana, ma ho fatto busking in vari luoghi di Londra, sotto i ponti o lungo il fiume. Un amico suonava spesso nella metro. È stato uno dei primi a farlo con la licenza, quando è diventato legale. L'ha fatto per anni e penso che lo abbia reso davvero più forte come artista.

 

Hai mai preso in considerazione di farlo?

 

Sì, tempo fa. Ma per me non funzionerebbe perché non faccio cover e di solito la gente vuole sentire le hit del momento (ride, NdR). Non il mio genere di storie depressive.

 

Qualcos'altro che ricordo con piacere sono i manifesti... Queste locandine colorate di film, concerti e libri... Ce n'era uno, che non dimenticherò mai, per l'ultimo romanzo di Neil Gaiman che recava questa straordinaria citazione: "Abbiamo tutti l'obbligo di sognare a occhi aperti". Quali sono i tuoi sogni a occhi aperti, Will?

 

(Ride, NdR) Questa è davvero una citazione fantastica... E anche una bella domanda. Mi sento come se spesso sognassi a occhi aperti comunque (ride, NdR). Anche quando sono sul palco mi sembra di farlo. Non capiamo davvero la realtà in cui viviamo.

 

Prendiamo la metropolitana per un'ultima fermata: London Bridge. Lì hai iniziato il tuo primo tour a piedi nel 2011... Cosa stavi ascoltando o pensando mentre camminavi per tutti quei chilometri?

 

Generalmente non mi piace ascoltare musica mentre cammino. Attualmente la gente ascolta un sacco di musica, girano sempre tutti le cuffie. Io preferisco ascoltare la musica dal vivo, vedere una band suonare o un cantautore esibirsi. Nel 2014, durante il Rambling Tour ero con un mio amico, Nick Marks. Parlavamo un po' e quando finivamo gli argomenti proseguivamo in silenzio. Pensavo principalmente ad andare avanti! C'è una cosa divertente nel fare un tour come quello. Ogni giorno telefonavo a mia moglie dicendole: "Sono sulla via di casa". Tecnicamente è quello che stavo facendo! Ogni mattina ti alzi e hai bisogno di arrivare alla prossima città. Senti davvero di avere uno scopo. Mi manca quel puro senso di meta, è terapeutico.

 

Siete riusciti a raggiungere tutte le vostre fermate in tempo?

 

(Ride, NdR) Quasi! Siamo effettivamente arrivati a tutti gli show. Il più grande era il giorno in cui abbiamo attraversato la New Forest ed è stato difficile! Siamo arrivati al locale 3-4 minuti prima dell'inizio del concerto che tra l'altro era uno dei più importanti del tour, a Southampton. C'erano 120 persone che ci aspettavano per vederci suonare e siamo entrati dal retro tre minuti prima dell'inizio. Siamo andati direttamente sul palco!

 

Prima di salutarci su questo binario immaginario... Ti piacerebbe lasciare un messaggio ai tuoi fan italiani che aspettano i tuoi show a Milano?

 

Grazie per ascoltare la mia musica e grazie per aver scovato le mie canzoni tra tutta la musica che c'è in giro. Lo apprezzo molto e non vedo l'ora di venire in Italia e suonare dal vivo per voi ragazzi.


 ENGLISH VERSION
 
Hi Will and welcome to SpazioRock!
If you fancy the idea, I would like to take you on a special tour around London to visit together some of the places that have been relevant to your career...
 

Brixton: there is a song by The Clash which goes "born under the Brixton sun, his game is called surviving". How do you relate to it?

 

Well, I don't know about that, I was in Brixton until I was 6 or 7 years old. I had only my early childhood there, then we moved. However, over the years, even if I wasn't living there, there are definitely great venues for live music, like the Windmill, where I would play.

 

Let's jump on the Victoria line first and then, if we change and hop on the Circle line, we can get off at South Kensington and walk down to the Royal Albert Hall where you performed in 2015. What was the most unexpected element of that night for you?

 

Nice trip! (Laugh, Ed.) I had about only a 20 minute long set and they had this red clock on the side of the stage and I was very lucky because Frank Turner invited me to come and play at the show but the sound guy was quite strict about those 20 minutes. He said I couldn't go over or he would have cut the sound! So there was this big red digital clock to the left that I could see and I managed to do a set in 19 minutes and 52 seconds (laugh, Ed.). It was an amazing experience because I had always wanted to play at that venue. I used to make a joke when I was young: "One day I will play at the Royal Albert Hall"... it was a very special night.

 

I went there on my very first day in London for that line by The Beatles, you know? "Now they know how many holes it takes to fill the Albert Hall". Was that day your "day in the life"?

 

I suppose the funny thing about the music path I had in the last 15 years is that there have been many days that made the difference. Sometimes it is obvious, like that night, but many other days, even just playing at an open mic night or at a small show back in the early days made a huge difference. To me it seems it was a very organic journey and it doesn't feel like there was a one moment that really made the difference.

 

And what do you expect instead from your show in Milan on April the 21st?

 

I'm a huge fan of Italy. I've been a few times with my wife on holiday and I love the Italian food and the Italian people. I can't wait to be there in Milan playing the show. I've never been there before, it should be very exciting to visit Milan, let alone playing the show. I have the band with me this time and I may have some surprises as well but I am not going to spoil them!

 

Let's take the Piccadilly line now and get off at Piccadilly Circus so that we can have a look at the windows of my favourite Waterstones and talk about your book "Sketch of a Last Day". Is it actually the first thing you wrote?

 

It is my first book but for me writing stories is something I have always done. I used to write short stories from when I was a kid and I suppose that a lot of songwriting is about storytelling too. For me song writing is like keeping a journal. I have many pages of songs and lyrics I have written over the years. Writing a book is something I really would like to try doing again at some point but it takes a long time.


What's the difference between writing a book or a pack of songs for you?

 

Basically the idea with a song is you try to say as much as possible with the fewer words. In general songs are 8-9 minutes long and the process of songwriting is quite quick and cathartic and you get a lot of stuff out of your head quickly whereas in writing a book you end up creating a lot in your head instead of getting rid of it. You begin to create worlds, characters and scenarios.

 

Were you writing in silence or perhaps you had a special soundtrack to it?

 

Usually, when I was writing the back I would listen to classical music just on the radio. I find it very useful. Not particular songs, just the classical radio.

 

Now it's time to get the Central line, destination: Shepherd's Bush. I read about that venue, the Ginglik, that converted toilet, as you called it, where you used to perform in front of a few people in the early days. Have you ever been there after your show at the Empire just across the road?

 

Unfortunately it closed down just before that show at the Empire. When everybody was opening and was queuing to get inside, I left from the backdoor of the venue and walked cross the green and I could see the queue. I walked where the Ginglik used to be and I saw the old sign, still there, pointing to the stairs that went down to the old toilet... I had a little moment there (laugh, Ed.).

 

I have always wondered: how do you find the courage to perform anyway when there are just a few people in the audience?

 

Well, that's how I started. I didn't know anything different. When I began to play I was 14 and I used to go to open mic night where there were very few people. To me at the time it was terrifying even if there were only 3, 4 people in the room. It was scary, more terrifying than playing in front of thousands of people at the Royal Albert Hall years later. I think sometimes the smaller the crowd the more intense the performance can be.

 

I'm sure it gives you different vibes...

 

Yes, absolutely, and every show is different. I have always thought the audience is a kind of singular being. If you were singing in front of thousands people at a festival, to me when I look at the crowd it feels like I am singing to one person. I kind of imagine that in my head so... when I am actually singing to one person (laugh, Ed.) I still feel the energy but it is just in one place. It's almost like a game, like chess: many different ways to play. You can end up winning or losing.

 

Have you ever had the chance to perform any of your more recent songs in front of just a few people, for a change?

 

Yes, there was a time a few months ago when Frank Turner and I we went on tour in the US and we had a day off and we ended up drinking at a few bars and at an open mic night. We played a few songs each just to the people in the bar and at the end of the show we said we were going to play at the Agganis Arena, the following arena, and they couldn't believe it (laugh, Ed.). They thought we were making it up! And the next day we were playing in the front of three thousand people in Boston.

 

Talking about your latest release... What is the title of the album, "Spirit of Minnie" about?

 

"Spirit of Minnie" is a ghost that appears in the city of Minneapolis, in America, before 3:00, 4:00am, only during a snowstorm. It's taller than skyscrapers (laugh, Ed.). A very spiritual taxi driver told me about it one night. It was so cold you couldn't be outside for more than a few seconds without having your fingers freezing.

 

One of the things I love the most about the London Underground is the musicians performing there... have you ever done that?

 

I have never busked myself in the underground but I had busked in various places in London under bridges or by the river but I had a friend who used to do the busking in the Underground. He was one of the firsts when they made it legal, with the license. He did it for years and I think it really made him stronger as an artist.

 

Have you ever considered doing it?

 

Yes, back in the days but with me busking doesn't work well because I don't do cover songs and in general people want to listen to the hits of the day (laugh, Ed.) not my kind of depressive stories.

 

Something else I remember dearly are the posters.. these colourful posters about movies, gigs and books... there was one, which I won't ever forget, for the latest novel by Neil Gaiman with this amazing quote: "We all have an obligation to daydream". What do you daydream about, Will?

 

(Laugh, Ed.) That's really a great quote... and that's a good question too. I kinda feel that most of the time I daydream anyway (laugh, Ed.). Even when I am on stage it's some kind of dream. We don't really understand the reality we live in.


Let's take the Tube for one last stop: London Bridge. There you started your first "walking tour" in 2011.... what were you listening to, or thinking about as you walked for all those thousand miles?

 

Generally I don't like to listen to music on the go. In the modern world people listen to too much music, all they time, they always have headphones on. I like to listen to music live, to see a band playing or a songwriter singing. In 2014, for the Rambling Tour I was with a friend of mine, Nick Marks, we just talked and when we ran out of things we just walked in silence. Mainly I thought about getting on! There is a funny thing about doing a tour like that. Every day I ring my wife and I say: "I am on my way home" because technically I was! You really get a sense of purpose. Every morning you get up and you need to get to the next town. I miss that real pure sense of direction, it's therapeutic.

 

Did you manage to get to all of your stops on time?

 

(Laugh, Ed.) Almost! We got to every show we needed to. The big show was on the day we walked through the New Forest and that was tough! We got to the venue 3, 4 minutes before the beginning of the show and it was actually one of the biggest shows of the tour, in Southampton. There were 120 people waiting for us to play and we stepped through the back door 3 minute before the show, straight on stage!

 

Before saying good bye on this imaginary platform... would you like to leave a message to your Italian fans waiting for your shows in Milan?

 

Thank you for listening to my music and thanks for finding me amongst the masses of music out there. It's much appreciated and I can't wait to come to Italy and play live for you guys.

 
 



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