Whitesnake (David Coverdale)
Con la pubblicazione di “The Purple Album” i Whitesnake si preparano all’ennesimo ritorno in grande stile: sono i brani che hanno fatto la storia dei Deep Purple e di David Coverdale, cui si aggiungono un tour mondiale che toccherà anche l’Italia dopo un’assenza di parecchi anni e il freschissimo innesto di Michele Luppi in qualità di tastierista e vocalist aggiunto, a dimostrazione che la perseveranza, il talento e la professionalità pagano sempre più di qualche minuto di celebrità strappato ai talent shows. Sua Maestà David Coverdale ci ha raccontato tutto questo. Are you ready to rock?
Articolo a cura di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 24/04/15
Lui non è uno dei tanti. Può vantare oltre quarant’anni di carriera ad altissimi livelli, dischi multiplatino, tour mondiali che non si contano come il numero di donne con cui ha avuto a che fare. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando faceva il commesso di un negozio di abbigliamento sulla costa nord orientale del Regno Unito; una storia quella di David Coverdale che sembrava uguale a quella di tanti signor nessuno. Non immaginava la svolta che lo attendeva da lì a poco, non immaginava che la sua carriera di cantante dilettante si sarebbe trasformata in un’irresistibile cavalcata verso il successo. Mai avrebbe immaginato che dietro l’annuncio comparso su Melody Maker cui aveva risposto si celavano quei Deep Purple che avevano appena fatto la storia con Ian Gillan. Gli eventi successivi sono noti a tutti, per uno strano scherzo del destino ma soprattutto per il suo inarrivabile talento, Coverdale si è ritrovato nel giro di pochi anni a scrivere di proprio pugno un pezzo importante di storia del rock. Insomma, oggi non si può certo parlare di lui come di uno che abbia qualcosa da recriminare. Cosa lo abbia spinto oggigiorno a riproporre i pezzi che lo hanno reso famoso agli esordi resta un mistero. Coverdale si riappropria del suo colore preferito, il porpora, per farne un disco targato Whitesnake, “The Purple Album” appunto, in linea con la gloriosa tradizione dei dischi colorati, in uscita il 15 maggio su Frontiers. Ma non è certo un’operazione nostalgia quella di cui parliamo.

coverdaleitw01La domanda potrà sembrare scontata: perchè un disco di cover proprio adesso, a questo punto della carriera, in cui lui e la sua band sembravano davvero scoppiare di salute? “adoro sia “Good To Be Bad” che “Forevermore”…non ho concepito “The Purple Album” come un normale disco di cover, ma piuttosto come un tributo al mio passato; quella musica è il viaggio incredibile che mi ha condotto sin qui e che prosegue ancora oggi. Arrivato a questo punto della mia carriera posso fare ciò che desidero, non ciò che gli altri desiderano che io faccia…ho lavorato sodo per essere padrone delle mie scelte, bene, questa è il frutto delle scelte che io e i miei stimati colleghi abbiamo deciso di fare. Mentre finivamo di mixare “The Purple Album” ho provato un senso di completezza, come se la mia carriera fosse giunta al suo massimo grado di compimento. E’ stata una gran bella sensazione”.

Il rischio di paragone è forte, ma Coverdale non è tipo da farsi impressionare e non le manda certo a dire: “sentivo che i brani originali meritavano una rifrescata, questo progetto non è stato concepito per competere con gli originali, è soltanto il tributo degli Whitesnake alla musica delle Mark 3 e 4 dei Deep Purple…non temo i paragoni. Le opinioni sono come il b**o d*l  c**o, ognuno ha il suo”.

Il cerchio in un certo senso si chiude. Non è neppure un ritorno al passato, allo stile blues oriented degli esordi del serpente bianco, “E’ solo un progetto che per puro caso è diventato un nuovo disco degli Whitesnake. Prendere o lasciare”. Anche se di recente Coverdale sembra averci preso gusto a rispolverare il passato, come testimonia la collaborazione con Bernie Madsen per il disco solista di quest’ultimo (“Shine”, uscito lo scorso anno, ndr) “Mi sono sentito felice quando Bernie mi ha chiesto di partecipare, eravamo entrambi un po’ impauriti all’idea di rivederci dopo tanti anni di silenzio…” Coverdale è orgoglioso degli ultimi dischi in studio e protegge i suoi musicisti come un vecchio padre di famiglia, persino il fuggitivo Doug Aldritch: “ci siamo lasciati augurandoci il meglio, senza rancore. Voglio bene a Doug e spero riesca a conquistare quello che desidera nella vita. E’stato fantastico lavorare con lui, alcuni dei miei pezzi migliori li ho scritti proprio con Doug”.

Ma il passato affiora sempre in un modo o in un altro, nei suoi discorsi. Una parola di commiato per Jon Lord: “è stato un grandissimo uomo che mi ha insegnato la calma e la virtu’, mi ha smussato come un diamante grezzo, se oggi sono quel che sono lo devo anche a lui”. E anche per Ritchie Blackmore, che voci sempre più insistenti lo danno ormai prossimo al ritorno sulle scene:”io lo spero davvero, mi piacerebbe dare un qualche contributo ai suoi progetti “elettrici” futuri, la sola idea che possa riprendere in mano la sua Fender mi eccita! E’ senz’altro uno dei miei chitarristi preferiti di sempre. E’stato un onore per me suonare con con lui”.

Per il momento la band è concentrata sul tour a supporto di “The Purple Album” che partirà a maggio: “a fine anno saremo in UK con Def Leppard e Black Star Riders…con i primi in particolare siamo grandi amici, un bel pacchetto non c’è che dire…di certo inizieremo a comporre io Joel, Reb e Michael, ma non subito. Prima c’è il tour. Copriremo tutto il repertorio degli Whitesnake incluso ovviamente il Purple album”. L’ultima dedica è tutta per i fans italiani, che avranno l’opportunità di ammirare l’orgoglio nostrano Michele Luppi in formazione: “personalmente non vedo l’ora di suonare per voi a Milano, per cui non mancate!”.



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