Vandenberg's Moonkings (Adrian Vandenberg)
Adrian Vandenberg presenta il secondo lavoro in studio dei suoi Moonkings intitolato "MK II". Un album ideale per gli amanti del genere  e un omaggio ai classici che aggiunge qualcosa di più alla già consolidata epica hard rock.
Articolo a cura di Giulia Franceschini - Pubblicata in data: 07/11/17

Traduzione a cura di Sophia Melfi.

 

Ciao Adrian! Possiamo cominciare. Innanzitutto bentornato su SpazioRock.it, come stai?

 

Molto bene, sono parecchio soddisfatto dell'ultimo album che abbiamo finalmente registrato. Siamo davvero in ritardo, io avrei voluto pubblicarlo molto prima, ma sono felice che il lavoro sia finalmente concluso, l'album "MK II" è uscito da pochi giorni. Siamo pronti ad andare in tour e sono molto contento del nostro ultimo lavoro poiché mostra lo stato attuale della band.

 

"MK II" è il secondo album in studio dei Vandenberg's Moonkings ed  è uscito lo scorso 3 novembre. Come si collegano tra loro il primo e il secondo album? Avevi già pensato ad un progetto che potesse unire entrambi gli album?

 

Be'... Entrambi gli album rappresentano il nostro tipo di sound Rock, la differenza è che nel primo album ho voluto realizzare un sound più contenuto e raccolto degli altri. Trovo abbastanza noioso che gli album suonino tutti allo stesso modo, per cui ho voluto che il primo suonasse come quando sei ad ascoltare una band dal vivo in un club e tu fossi proprio lì attaccato al palco. Anche nel secondo album che ho prodotto ("MK II") ho voluto realizzare un suono che fosse più vicino a quello di quando proprio noi suoniamo dal vivo, un sound più completo e articolato ma comunque dinamico e fresco. Sono soddisfatto di questi elementi che compongono i nostri album secondo una logica ben precisa e sono contento che le canzoni del secondo album come "The Fire" e "Tightrope" siano differenti dal primo, pur restando fedeli al nostro sound caratteristico.

 

Ho ascoltato l'album e la sensazione che ho avuto è che il significato principale sia quello di suonare e celebrare il vero rock ‘n roll. Sei d'accordo?

 

Si, in questo album non ho voluto giocare ancora di più sulla melodia, è rock con qualche apertura melodica in più. Non voglio far credere che sia stato io ad inventare questo genere, ma mi ispiro al sound di band con le quali sono cresciuto come i Free, Led Zeppelin e Cream, band anni ‘70 con una tipica formazione rock che abbiamo adottato anche noi: un chitarrista, un cantante, un bassista e un batterista. Amo questo tipo di formazione perchè lascia molti spazi liberi al contrario di una line up più estesa e numerosa. Questo tipo di musica mi viene naturale e quando scrivo voglio stare il più vicino possibile ad un modo di creare che proviene dal cuore e da emozioni vere.

 

Ho l'impressione che molte canzoni dell'album come "All Or Nothing" e "The Fire" si concludano con una sorta di jam. Quanto è importante per te mantenere un atteggiamento spontaneo durante la fase compositiva delle canzoni?

 

Credo sia molto importante mantenere un atteggiamento spontaneo perché dimostra l'alchimia dei musicisti all'interno della band soprattutto nella sezione ritmica di basso e batteria che amo particolarmente. Ho sempre amato come i Free e soprattutto i Led Zeppelin lasciassero parecchio spazio all'improvvisazione. Questo non accade più da molti anni, ora comporre è solo una formalità e una costrizione. Nelle canzoni che hai nominato come " The Fire" e "All Or Nothing" c'è una lunga improvvisazione che mi piace particolarmente perché dà proprio l'idea di essere stata concepita nella libertà e nella spontaneità di certe nostre emozioni. Credo sia molto più interessante che ne restare ingabbiati nella forma della canzone.

 

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Ci sono un sacco di influenze anni '70 in quest'ultimo album. Qual è l'obbiettivo che vuoi raggiungere facendo riferimento al suono di quegli anni incredibili?

 

Credo che la ragione per cui band come Led Zeppelin e Rolling Stones siano ancora popolari è che hanno sempre fatto musica in modo diretto, onesto e dinamico. Da questo si capiva sin da subito come la band avrebbe suonato live. La musica di oggi non è cosi spontanea come allora, ci sono programmi, effetti, è tutto un mettere insieme dei suoni e credo sia abbastanza noioso riprodurre sempre gli stessi. Io amo la musica suonata dal vivo, da veri musicisti e non modificata.

 

Hai appena menzionato i Cream e i Led Zeppelin come influenze passate, ma attualmente quali sono le band che ti influenzano maggiormente?

 

Amo molto i Foo Fighters, Kings Of Lion e Queens Of The Stone Age. Penso che siano grandi musicisti e che facciano della musica meravigliosa, è tutto molto dinamico quando li ascolti puoi davvero notare una band che suona e non una simulazione di quei suoni. Suppongo che tutto quello che mi piace e tutto quello che ascolto abbia un'influenza su di me e sulla band, il meccanismo del cervello ti fa ricordare cosa ti piace e ti spinge a voler dimenticare quello che non ti piace. Credo inoltre che sia logico scrivere e comporre secondo i propri gusti e le proprie influenze.

 

Siete una band composta da 4 musicisti, una tipica formazione rock. Quali sono le differenze rispetto ad una band con più musicisti come i Whitesnake? Come trovano i musicisti i propri spazi in diversi ambienti?

 

Quello che amo di una piccola formazione come questa è che ci sono molti più spazi liberi, non è un insieme confusionario di suoni. La resa è più dinamica e una piccola pausa senza suoni può avere la stessa rilevanza di un power chord. Amo comunque anche il suono che si crea in una band più numerosa, ma comunque,  secondo la mia opinione, con questa line up, con il bassista e il batterista che abbiamo ora, nasce una sorta di competizione interna e si inizia così a fare musica, partendo da un sound più nudo per poi lavorare maggiormente, ad esempio, su una linea di basso più elaborata o su particolari melodie che non si noterebbero in una band più numerosa.

 

Passiamo alle domande più tecniche. Che chitarra, amplificatore o effetti hai usato principalmente per questo album?

 

Ho usato la stessa chitarra del primo album, che è la mia chitarra principale, una Gibson Les Paul che comprai nuova nel 1990, dopo aver messo da parte soldi per due anni per potermela permettere e mi ci sono legato molto. Uso principalmente questa chitarra e un'altra Les Paul che ha un suono leggermente diverso dalla prima, ma che comunque mi permette di combinare varie parti delle canzoni in base al suono che ritengo più opportuno riprodurre con l'una o l'altra chitarra. Uso anche una Martin per le parti acustiche. Per quanto riguarda gli amplificatori, uso principalmente un Marshall, ma lo combino con altri ampli, anche se l’80% del suono arriva dal Marshall.

 

Sei molto influente come chitarrista. In questi anni hai sviluppato un tuo stile che ti contraddistingue, questo è il riconoscimento più grande per un chitarrista. Come si fa a raggiungere questi livelli? C'è una strada precisa da seguire?

 

Sono felice di quello che hai detto perché questa è davvero una delle cose più gratificanti per un chitarrista e un musicista. Nel mio caso non ho mai smesso di imparare dagli altri chitarristi, ad esempio continuando a sedermi ed impegnarmi per studiare gli assoli di dischi che continuo a comprare riascoltando a ripetizione. In realtà non ho mai fatto molti esercizi tecnici, suono cercando di seguire la mia passione e quando riesco ad ottenere il giusto feeling la musica scorre in maniera naturale dalla testa alle mani.

 

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Sarai in tour con la band per poche date verso la fine di novembre e l'inizio di dicembre per promuovere il nuovo album "MKII”, probabilmente in Olanda. Hai intenzione di organizzare più tappe e date per il tour in Europa?

 

Sì certo. L'ultimo tour per il primo album si concluse in Inghilterra, Germania, Francia e Spagna. Stavolta vogliamo suonare anche in Italia. Purtroppo l'ultima volta che avevamo programmato di fare una data in Italia sono sorti problemi logistici con il manager che ha concluso il tour con date in Francia e in Austria, quindi avremmo avuto dei problemi per spostarci rapidamente da un posto ad un altro. Volevamo prendere il tourbus per andare dove meglio credevamo, ma l'organizzazione dei concerti che avevamo già programmato non l'ha permesso. Speriamo di venire presto in Italia.

 

Grazie per il tuo tempo Adrian. Ecco l'ultima domanda: vuoi lasciare un messaggio per i tuoi fan e i nostri lettori?

 

Certamente! Mi piacerebbe tantissimo suonare in Italia, è il mio paese preferito. Voi avete davvero tutto, dall'arte, alla storia, all'ottima cucina, vino e ragazze bellissime. E' un paese meraviglioso secondo me. Un paio di mesi fa ero a Roma e la cosa che mi ha colpito di più è stata la cucina che ho prontamente provato a riprodurre una volta ritornato a casa. Ho provato a cucinare della pizza napoletana, anche se il risultato non è stato abbastanza fedele all'originale, della pasta e del risotto. Mi piacerebbe tornare presto in Italia e fare uno show con la band.

 

Speriamo di vederti presto qui in Italia, grazie per le belle parole. A presto!

 

Grazie a voi, a presto!
 




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