Van Canto (Stefan Schmidt)
Stefan Schmidt ci apre le porte del mondo dei Van Canto, presentandoci il nuovo album "To The Power Of Eight", e facendoci conoscere molteplici aspetti di una band unica nel suo genere, tra storia, speranze e voglia di emergere.
Articolo a cura di Fabio Polesinanti - Pubblicata in data: 10/07/21
Ciao Stefan, grazie di essere qui con noi e benvenuto su SpazioRock. Come stai?

 

Grazie a voi per questa intervista. Sto bene! Il tempo è molto migliorato qui in Germania e la pandemia sta piano piano rallentando. Almeno qualcosa di positivo!

 

Per prima cosa ti volevo chiedere come hai vissuto questo periodo di pandemia a livello personale e professionale. Per fortuna la situazione sta lentamente migliorando, ma sono stati mesi davvero difficili, soprattutto per chi lavora nel settore della musica.

 

A livello personale, per fortuna nessuna persona vicino a me, persone care, e nessuno della band ha avuto seri problemi di salute e questo è sicuramente qualcosa di importante. Non riesco a dirti in maniera precisa quanto questa situazione abbia davvero inciso ed influito nel nostro essere, in ognuno di noi. Magari lo scopriremo tra qualche anno, ripensando a questo periodo e a come abbiamo vissuto. Per quanto riguarda la band ci sono stati effetti sia positivi che negativi. Da un lato siamo stati fortunati, perché avevamo già pianificato la produzione del nuovo album a prescindere per il 2020, per cui avevamo in calendario solamente 3 festival già programmati. Altre band sono state più sfortunate ed hanno dovuto cancellare interi tour europei con molte date. Per cui il cambiamento per noi non è stato così catastrofico e abbiamo potuto usare il tempo in più per concentrarci maggiormente sul processo creativo dell'album e su tutti gli aspetti della produzione. Credo che abbiamo gestito al meglio questa situazione cercando di trasformare le difficoltà e le cose negative in qualcosa di positivo.

 

Mi sono spesso chiesto se un periodo del genere, così difficile per tutti, per un artista, possa essere considerato positivo o negativo. Mi immagino che da un lato si abbia molto più tempo a disposizione per poter comporre e creare qualcosa di nuovo, ma allo stesso tempo, non essendo un periodo felice o positivo, questo possa contestualmente bloccare la creatività di chi crea musica, o influenzarlo in maniera negativa. Per voi come è stato?

 

Questa è una bella domanda. Credo che ogni musicista della band possa darti una risposta differente. Per me ad esempio la cosa principale è che ho avuto i miei due bambini a casa. Con le scuole e tutte le attività chiuse questo ha cambiato molto la mia quotidianità. Non posso dirti come può aver vissuto un musicista che magari vive solo, o come potevo essere io 10 o 12 anni fa, quali potevano essere le mie sensazioni in un momento così. Sempre dal mio punto di vista, riguardo al processo di songwriting e di creazione ti posso dire che è stato qualcosa di positivo, perché per la prima volta dal nostro album di debutto, quindi dopo 15 anni, abbiamo potuto decidere la release date dell'album solamente in base a quando avevamo effettivamente finito il 100% del lavoro e non in base alle prime date di un tour imminente. Mi è piaciuto questo aspetto e mi è piaciuto come si è sviluppato il processo creativo, rimanere a casa e concentrarsi sulla musica e sulla produzione. Sai da un certo punto di vista molti musicisti rimangono spesso in uno stato di "lockdown" quando devono lavorare ad un nuovo album, perché si rinchiudono in casa con la chitarra, o il piano, e vivono una sorta di isolamento.

 

Questo è il vostro ottavo album, da qui il titolo "To The Power Of Eight". Qual è il vostro obiettivo principale con questa nuova uscita?

 

Personalmente dal mio punto di vista, credo che la caratteristica più importante di questo nuovo album, sia la presenza di tre cantanti principali. Il ritorno di Sly (Philip Dennis "Sly" Schunke, ndr) come special guest ci ha fatto estremamente piacere e ci ha dato una nuova carica, una nuova energia e tutto il processo di songwriting è stato modellato sulla presenza di tre lead singers. Era una cosa che non avevamo mai fatto sinora ed è stato molto bello e divertente, sono stato molto contento di questo.

 

La grande novità di quest'album, come mi hai accennato tu è il ritorno di Philip Dennis Schunke, qui in veste di ospite speciale. Quanto è stato bello ritrovarvi a lavorare ancora insieme? È rimasto tutto come prima?

 

Sicuramente è stato bellissimo! Personalmente abbiamo un rapporto non solo professionale tra noi, ma siamo anche ottimi amici e siamo sempre in contatto regolarmente, quindi dal mio punto di vista non è stata una cosa super speciale, proprio perché comunque abbiamo sempre occasione di sentirci. Per quanto riguarda gli altri componenti, c'è sicuramente una grande sintonia. È stato presente nei primi sei album che abbiamo fatto, sappiamo tutti come si comporta in studio e conosciamo la sua grande attitudine nel gestire le linee vocali principali sulle canzoni dei Van Canto, per cui è stato un po' come ritrovarsi insieme dopo una pausa in un certo senso. La cosa speciale per lui è sicuramente stata quella di gestire la propria voce nelle varie situazioni in cui a volte non era la voce primaria, diventando a volte secondaria, ed interagire con altre due voci principali. Ma la sessione di registrazione è andata molto bene e sono convinto si sia divertito molto.

 

Rimarrà una presenza come special guest o magari in futuro potrà tornare a far parte della band?

 

Per ora non è possibile che torni ad essere un membro della band a tempo pieno ed è per questo che lo abbiamo scelto come special guest dell'album. Il motivo è esclusivamente personale. Sly non riesce ad essere un musicista a tempo pieno, perché è un'attività che richiede di essere disponibile al 100% anche per i tour ed i concerti. Registrare qualche canzone di un album richiede sicuramente meno difficoltà ed è più facile potersi organizzare. Inoltre con la situazione della pandemia tutti abbiamo avuto molto più tempo. Avendo un anno a disposizione per registrare 12 canzoni è stato molto più semplice poter scegliere il periodo ed organizzarsi di conseguenza. Ma per la parte dei tour, e di tutto quello che c'è attorno, è una situazione completamente diversa. Per ora Sly è uno special guest dell'album e siamo felici di questo.

 

Quanto è difficile, quando si ha una famiglia e dei figli, stare lontani da casa per molto tempo in tour, girando per l'Europa o per il mondo e staccarsi per molto tempo dai propri affetti? È molto dura o si riesce a trovare una sorta di equilibrio?

 

Guarda posso dirti che non lo so! (ride ndr) Un'altra cosa speciale nei Van Canto è che i miei figli sono anche i figli di Inga (Inga Scharf, ndr), che è mia moglie, quindi quando andiamo in tour, non devo dire addio alla mia famiglia, perché la mia famiglia è effettivamente con me! Abbiamo sempre portato i nostri figli in tour con noi, specialmente quando erano piccoli e non potevamo lasciarli a casa. Abbiamo leggermente modificato il tour bus per avere una sorta di zona familiare e modificato alcune cose nella routine di un tour con varie date e spostamenti, considerando anche la presenza dei bambini. Ci vuole certamente un po' di adattamento, ma i ragazzi della band sono fantastici. Avere dei bambini sul tour bus non è semplice, me ne rendo conto. Ci vuole pazienza. Poi è ovvio che se sono tuoi figli, o figli di amici molto intimi c'è un approccio sicuramente diverso e molto più disponibile. E da questo punto di vista i ragazzi della band si sono comportati sempre benissimo, abbiamo un gran rapporto tra tutti noi. I miei figli hanno partecipato a tre tour europei e sono sempre stati dei momenti bellissimi. E devo assolutamente ringraziare tutti i membri della band perché sono sempre stati estremamente carini con tutti noi.

 

vancantoband

 

È veramente bello quello che mi hai raccontato. Penso non sia così usuale questa situazione all'interno delle band. È come una sorta di grande famiglia allargata!

 

Sì, assolutamente! È come quando è ritornato Sly. Noi non siamo solamente membri di una band. Non è solamente il fatto di ritrovarsi a dover rimpiazzare il membro "A" se va via, oppure rimpiazzare il membro "B" se lascia la band, ma dietro c'è una grande amicizia tra noi che esiste da prima dei Van Canto. Ad esempio con Bastian siamo amici sin da quando siamo teenager e abbiamo suonato anche in altre band prima. Tra tutti noi c'è un rapporto davvero speciale, che ha basi solide di amicizia prima ancora della classica struttura di una band.

 

Il vostro primo album è del 2006. Sinceramente pensavi di arrivare a presentare un ottavo album, ed avere così tanto successo dopo tutto questo tempo?

 

Assolutamente no (ride ndr). In tutta sincerità, non ci aspettavamo nulla di quanto è accaduto. Voglio dire, abbiamo registrato il primo album più come l'idea di un progetto e durante il primo video del nostro primo singolo "The Mission" era la prima volta che tutti noi musicisti coinvolti nell'album ci trovavamo dal vero insieme a suonare. Ed in quell'occasione ci siamo detti che potevamo provare a fare qualche show e magari provare ad essere una vera band. Per cui niente di quanto accaduto era pianificato. A volte mi sveglio e penso che è assolutamente assurdo tutto quello che è accaduto (ride ndr). Ma sono molto grato per tutto questo. Per me i Van Canto sono il mio grande sogno da teenager, che si è realizzato con i miei amici, cosa posso chiedere di più?

 

Nelle esecuzioni delle cover metal, ci sono sicuramente delle canzoni che si prestano molto al vostro modo di interpretare i brani, che sono più adatte. Altre magari sono da reinventare completamente. A voi cosa piace di più, scegliere la strada più semplice o le sfide?

 

È davvero una bella domanda! Esattamente come dici tu ci sono due tipi di cover: in un tipo di canzone cerchiamo di cantare ogni singola nota del brano, mentre in altre cerchiamo di trasportare lo spirito originale della canzone in un nuovo mondo stile Van Canto, o in un arrangiamento diverso e moderno. Non è necessario scegliere un modo oppure l'altro perché ci piace fare entrambe le cose, soprattutto quando ci rapportiamo con canzoni che conosciamo bene, o che magari io conosco ed amo da quando sono ragazzo, come ad esempio la cover di "Thunderstruck" che si trova nell'album. Non so quante volte avrò ascoltato quella canzone! Non per tutte le canzoni che ascolto o che ho ascoltato in passato nasce in me il pensiero: "Devo assolutamente fare una cover di questo pezzo", quindi per me diventa una bellissima sorpresa quando ascolto la cover completa e finita di un brano che amo e sento che funziona bene. Amo ricreare le cose, sia quando il cantato della voce principale si avvicina molto all'originale, come avviene grazie ad Hagen (Hirschmann, ndr) ma mi piace allo stesso modo dare una nuova luce, portare un brano in un nuovo mondo rinnovandolo come è capitato con la cover degli Iron Maiden ("Run to the Hills", ndr) dove abbiamo cercato un arrangiamento leggermente più moderno e profondo. Amo entrambi i processi e credo sia un ottimo modo per mostrare il progetto dei Van Canto alle persone che magari conoscono le versioni originali, ma non conoscono ancora il nostro modo di fare musica.

 

Sono assolutamente d'accordo con te. È bello poter avere due aspetti così distinti ma allo stesso modo così legati di interpretare una cover e ritrovarli entrambi nel vostro modo di fare musica.

 

Esattamente! Soprattutto se pensi a come hanno cominciato i Van Canto, una sorta di collaborazione, un progetto per eseguire una cover di un brano molto famoso, "Battery" dei Metallica che è poi finita nel primo album come unica cover, perché sin dall'inizio era molto chiaro che volevamo essere riconosciuti anche e soprattutto per il nostro songwriting e le nostre composizioni originali. Ma oggi, al nostro ottavo album è assolutamente giusto non avere solamente una cover, ma quattro che affiancano otto brani originali, e credo che questa sia la giusta e perfetta combinazione che faccia si che i nostri fans aspettino con ansia l'uscita di un nuovo album. Hanno voglia di sentire le nostre canzoni, ma anche le cover che abbiamo creato, e questo penso sia un bel mix per tutti.

 

Ci parli delle cover che avete scelto e del motivo dietro queste scelte? Dagli Amon Amarth, Iron Maiden, sino ai Queen.

 

Penso che il motivo principale dietro la scelta di queste cover sia di rendere omaggio in qualche maniera alla presenza di tre voci principali all'interno di quest'album. Una cover per ogni cantante, in cui si sentisse veramente a proprio agio con il pezzo scelto. Una canzone amata da loro dove potessero mostrare tutte le proprie capacità vocali. È stato facile per Inga che ama "Run To The Hills", è stato facile per Sly che ama molto i Queen, ma non è stato così facile per Hagen perché è in grado di cantare davvero tanti stili diversi. E così a lui sono state "affidate" due cover, dove poteva dimostrare la sua abilità sia nella parte growl con gli Amon Amarth, e poi in un cantato diverso, poiché abbiamo riproposto una cover degli AC/DC visto il grande successo della versione live di "Hells Bells" del precedente album. Era poi inoltre importante che le cover presenti funzionassero bene all'interno del contesto dell'album, per poter presentare vari stili differenti, e non solo ad esempio canzoni veloci o monotematiche.

 

Come dicevi tu, proprio nelle cover si riconosce che Hagen ha un'incredibile gamma vocale e la possibilità di osare in tutti i vari aspetti musicali. Il suo ingresso nella band credo vi abbia completato ulteriormente e sia stato molto importante per il gruppo.

 

Sì, sono molto contento che hai notato questo aspetto. "Trust In Rust" sotto certi aspetti è stato un album difficile per noi, poiché abbiamo dovuto un po' combattere con i feedback di molti fan che faticavano ad accettare la presenza di un nuovo cantante. Molte band devono fare un determinato percorso quando vi è un cambio dietro al microfono, e anche per noi non è stato semplice, per cui considero " Trust In Rust" come una sorta di secondo debutto per la band. Abbiamo provato cose differenti, differenti arrangiamenti, diverse linee vocali più nelle corde di Hagen. Poi c'è stata la risposta live con il tour a seguire. Penso che l'assenza di Sly in quell' album, da un certo punto di vista sia stata positiva per il fatto che ci ha consentito di conoscere meglio Hagen, la sua vocalità, il suo modo di essere all'interno della band. È semplicemente un fatto. Ed ora che Sly è tornato come guest in "To The Power Of Eight" posso davvero percepire che Hagen ha portato il nostro sound ad un livello davvero completo in termini di "metal band" perché Inga è una cantante molto melodica, mentre Sly probabilmente è molto più orientato verso il rock, ed i Van Canto sono la parte più metal, più heavy che ha affrontato nella sua carriera. Se chiedi il pezzo più heavy che ha cantato probabilmente ti risponderebbe i Metallica. Mentre Hagen proviene invece da un background propriamente metal, ma ha anche la possibilità qui di cantare parti molto più melodiche. Si è creato questo mix che permette davvero molteplici possibilità all'interno di un album. E anche dal punto di vista live ci siamo trovati subito benissimo con Hagen, sia nella vita in tour, che nel rapporto con i fan, ed ora dopo 4 anni è sicuramente una parte davvero importante del gruppo e credo sia molto felice di essere con noi.

 

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Penso che il vostro modo di fare musica sia eccezionale oltre che originale. Però questo può essere stato nel corso degli anni anche un'arma a doppio taglio, nella difficoltà di conquistare magari chi non riesce ad andare oltre il metal classico ed una band con strumenti tradizionali. È qualcosa a cui avete pensato nel corso degli anni? Può essere anche una sorta di "sfida" per voi quella di conquistare anche chi è abituato ad ascoltare il metal canonico?

 

Ci sono diverse risposte per questa domanda. Penso che agli inizi la situazione fosse: o ami i Van Canto, o li odi, senza vie di mezzo. Perché era quasi offensivo considerare una band metal un gruppo che non aveva chitarre elettriche e si poteva accettare che questo modo di fare musica potesse non piacere. Ma credo che nel frattempo, sino a questo ottavo album, è stato ben chiaro che non fossimo un fan project, o una band che potesse fare un singolo successo e poi sparire. Siamo riusciti ad acquisire una certa reputazione, anche attraverso chi non ama la nostra musica. A prescindere, personalmente credo sia importante che tutti capiscano che dietro il nostro progetto c'è tantissimo lavoro. Non è che ci troviamo per decidere che canzone fare e poi in qualche minuto ci mettiamo a cantare insieme. C'è uno sforzo importante dietro ogni cosa che facciamo, come quello che affrontano tutte le altre band. Abbiamo registrazioni professionali, e le ripetiamo molte volte finché non siamo completamente soddisfatti, abbiamo un processo di mixaggio professionale. Finché noi continuiamo in questa maniera di fare le cose, posso assolutamente accettare le critiche di chi non ama il nostro modo di fare musica. Se ami la musica metal è comprensibile che ti possa non piacere una band che non usa le chitarre.

 

Comprendo bene quello che dici. Anche perché in paesi come l'Italia, in ambito metal, è difficile avere una mente aperta ed accettare anche proposte un po' differenti. Discorso diverso per altri paesi come la Germania ed i paesi nordici dove la cultura metal è certamente più ampia. Con il vostro tipo di musica credo che una delle maggiori sfide sia non ripetersi ed evolversi sempre. Come riuscite in questo intento?

 

Per ora ormai è un processo abbastanza naturale, perché lo facciamo ormai da diverso tempo. Non viene appesantito il nostro lavoro per questo. Noi conosciamo benissimo i nostri fan. Li conosciamo bene perché li incontriamo dopo i concerti e ai festival. Lì incontriamo anche chi ha la mente più aperta e viene a vedere i nostri show. Ho la sensazione che i fan dei Van Canto siano molto "open minded". Capita che alcuni che avevano smesso di ascoltare metal, grazie a noi riprendano interesse verso quel genere e verso determinati gruppi. È capitato e ce lo dicono. Qualcuno invece è molto purista di alcuni generi. Chi non ascolta glam metal perché è appassionato solo di black metal, probabilmente non troverà nulla di interessante nella nostra proposta musicale, ma è comprensibile, va bene. Ma ultimamente credo che ci sia stata un'apertura mentale notevole. Ci sono talmente tanti generi di metal ormai, tantissime band, e se vai ad un festival è praticamente impossibile che si trovi un solo genere. Inoltre ci sono tante possibilità per molti gruppi giovani di farsi conoscere. Credo sia bello e positivo non soffermarsi su un solo stile, su un solo modo per tutta la vita, perché alla lunga diventa noioso. Per questo cerchiamo di proporre sempre qualcosa di nuovo ad ogni album, come in quest'ultimo, nel diverso set up con i tre cantanti. Finché abbiamo sempre nuove ispirazioni è abbastanza semplice far nascere un nuovo album. Mentre allo stesso tempo quando non hai nuove idee o sei bloccato è davvero difficile proporre qualcosa di nuovo.

 

Credo sia molto bello quando ad un festival, magari in maniera quasi casuale, per curiosità, scopri una nuova band che ti piace. Penso che anche a voi sia capitato. Credo che molti magari ad un festival dopo solo avervi sentito nominare, vedendovi dal vivo hanno poi esclamato: "Wow, non mi aspettavo tutto questo!"

 

Sì assolutamente (ride, ndr). Ci capita spesso magari quando suoniamo in festival in Paesi dove non siamo stati molto spesso e magari siamo programmati per le 2 di pomeriggio, di vedere comunque la platea piena di gente curiosa di ascoltare questa pazza "acappella"band"! Quando sono sul palco chiedo sempre al pubblico chi sta guardando i Van Canto per la prima volta in assoluto e ho spesso una buona risposta. Finché questo capiterà rimarrà una grande cosa per noi. Essere on stage, essere in tour, incontrare tante persone curiose del nostro modo di fare musica e tante persone che ci seguono. Questa è la cosa più bella.

 

Tra le tante esperienze live che avete fatto nel corso degli anni quali sono quelle che ricordi con più gioia? Dal Wacken alla 700000 Tons Of Metal.

 

Abbiamo fatto tantissime date e non credo sia corretto fare un ranking dei festival a cui siamo stati. Normalmente l'ultimo festival fatto è sempre quello che ti rimane più impresso nei tuoi ricordi, essendo anche il più recente. Una cosa bella è che non ho nessun tipo di ricordo negativo di un festival che abbiamo fatto, o di un posto in cui ci siamo trovati male e dove non abbiamo voglia di ritornare. Abbiamo sempre vissuto bellissime esperienza. Sicuramente uno dei ricordi più belli, dove abbiamo avuto tanti responsi positivi è stato lo show di Wacken nel 2014, dove abbiamo fatto un grande show con molti guest, da Tarja, ad Andre Matos sino a Chris Boltendahl. È uno dei nostri show sicuramente più conosciuti e famosi. Ma anche un piccolo festival in un certo posto sperduto, dove noi siamo headliner anche davanti a 1000 persone ha comunque qualcosa di importante e speciale e ci lascia sempre delle emozioni speciali.

 

Se dovessi dire qualcosa sul concetto della voce umana, essendo così fondamentale e basilare per il vostro progetto cosa diresti?

 

Davvero una bella domanda. Per me la voce è la via più diretta per un musicista per esprimere la sua ispirazione. Quando hai un'idea dalla tua mente, un'ispirazione, questa viene espressa tramite la tua voce. Ad eccezione magari di un batterista, che da un'idea va a creare un ritmo con il suo strumento, con le braccia e le gambe ed il suo movimento ritmico. Ma per tutti gli altri musicisti, qualsiasi sia lo strumento che si suona, quando hai un'idea, molto probabilmente la prima cosa che fai sarà di utilizzare la tua voce per cantarla ed esprimerla. Credo sia la parte del corpo più vicina alle nostre emozioni. Molto spesso dalla voce puoi capire lo stato d'animo di una persona, se è felice, triste o arrabbiata. Se non la vedi direttamente, magari se parli con una persona al telefono, dalla sua voce puoi capire le sue sensazioni e come si sente. Per me la voce è il canale attraverso il quale fuoriescono le emozioni umane, il nostro stesso essere umani. E 7 o 8 canali emozionali che si uniscono e si esprimono insieme vanno sicuramente a creare tantissime emozioni anche e soprattutto per chi ascolta.

 

Come è il rapporto con i vostri fan? Credo ci sia un legame molto forte tra voi e loro, e siano stati davvero importanti nel corso della vostra carriera.

 

Come ti dicevo anche prima, tutto è stato molto inaspettato. All'inizio del nostro percorso abbiamo suonato in band più per divertirci, senza alcun fan. Suonavamo per i nostri amici, per le nostre famiglie ed era comunque molto bello. Con i Van Canto è stata per noi la prima volta in cui ai nostri show venivano persone che non conoscevamo personalmente. Nel nostro primo tour, avevamo 20-50 persone che venivano a sentirci, e pensavamo: "Wow, siamo in una città diversa dalla nostra in Germania, e ci sono delle persone che vengono a al nostro show e che non conosciamo personalmente!". E dopo 3-4 anni, nel primo tour europeo avevamo la stessa sensazione con 400-500 persone, mentre eravamo in differenti paesi. E ad esempio nell'ultimo show che abbiamo fatto prima del lockdown in Russia avevamo 1000 persone per noi ed è una cosa che ancora una volta non riuscivo a credere, non me lo sarei mai aspettato. E sono davvero felice di far parte di una band che riesce ad attrarre così tanti fans ai nostri show.

 

Avete qualche informazione sulla ripartenza dei live? Avete già programmato qualcosa per il futuro, magari per promuovere il nuovo album?

 

Sì, ma è davvero difficile in questo periodo. È la prima volta che facciamo uscire un album e non abbiamo nessun tour a supporto della release. L'unica cosa per noi in ballo era il festival che avevamo nel 2020, che è stato posticipato al 2021, e che ora è stato nuovamente spostato al 2022. Penso che l'estate del 2022 possa essere la ripartenza definitiva per i festival ed anche noi penso potremmo ricominciare da lì. Tutti, dai musicisti, ai tecnici, ai promoter ai fan stanno aspettando questo ritorno alla normalità e speriamo possa davvero accadere.

 

Grazie mille, è stato un piacere parlare con te. Vuoi mandare un messaggio ai nostri lettori di SpazioRock?

 

Sì, certamente! Intanto grazie per il vostro interesse ai Van Canto, è davvero un piacere per noi sapere che persone da tutto il mondo ascoltano il nostro "metal acappella". Spero di incontrarvi tutti presto nella vita vera, magari ad un live o in un posto qualsiasi!




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