Stryper (Michael Sweet)
Il 28 aprile, gli Stryper saranno ancora una volta tra gli headliner del Frontiers Rock Festival, quest'anno alla sua quinta edizione. A dare voce, non solo sul disco, alla controversa (negli USA) release "God Damn Evil", lo storico frontman Michael Sweet.
Articolo a cura di Costanza Colombo - Pubblicata in data: 26/04/18

Ciao Michael, partiamo subito da "God Damn Evil", che in America non è stato accolto esattamente a braccia aperte. Addirittura la catena Walmart si è rifiutata di venderlo per via del titolo... cos'hai da dire in sua difesa?

 

Naturalmente c'è chi non ci crederà o non sarà d'accordo, ma a parer nostro è il miglior disco della nostra carriera. Merito di una produzione degna degli anni '80 e di un insieme di tracce tanto varie quanto coese, capaci di ingranare fluide in un tutt'uno molto organico. Inoltre le performance di ciascuno di noi sono molto buone. Volevamo allontanarci dalla tradizione, creare qualcosa di decisamente più pensante e credo che "Take It To The Cross" ne sia un ottimo esempio. Ogni traccia di "God Damn Evil" ha qualcosa che la diversifica dalla precedente. Siamo molto emozionati per questa release, molto più che per qualsiasi uscita del passato, inclusa "Fallen". Non vediamo l'ora che la gente lo ascolti e di portarlo in tour.

 

Possiamo direi che il growling in "Take It To The Cross" si è trattato di un tentativo di scrollarvi di dosso l'etichetta di Christian Rock?

 

Diciamo che è cambiata per certi versi la forma ma non la sostanza. Il messaggio cristiano è ancora là, però lo esprimiamo diversamente. Basta pensare a "Sorry": molti di noi purtroppo sono stati delusi e feriti da relazioni andate a finire male... da bugie, manipolazione, tradimenti e mancanza di fiducia. Di questo parla la traccia, dell'opposto di quei valori quali l'amore, la verità e la fiducia ed è facendo leva sul loro contrario che vogliamo attirare l'attenzione su quanto ci sta più a cuore.

 

Sembrerebbe che stavolta abbiate meno voglia di porgere l'altra guancia, o sbaglio?

 

E' inevitabile, ammorbati come siamo dalla follia di questo mondo in cui siamo bombardati dalla negatività e da certe news. A mio modo di vedere, è anche colpa di Internet e di come questi strumenti della vita moderna vengono impiegati da alcuni soggetti... basta pensare a come si comporta il nostro Presidente...

 

Forse anche lo stesso Trump è uno delle centinaia di migliaia di utenti che ha visto il video di "Take It To The Cross" su YouTube..

 

(Ride, ndr.) E' stato uno spasso registrare quel video. C'è chi lo adorerà e chi lo odierà. Dovrebbe guardarselo si, e magari poi non sparerebbe più tutte quelle cattiverie con cui se ne esce a volte su Twitter (Ride, ndr.).

 

In effetti Liam Gallagher ne fa un uso più divertente... invece qui pare che ci sia poco da scherzare, sembra che il Male serpeggi ormai per le vie del Vecchio e Nuovo Mondo.

 

Esatto, e lo smarrimento che ne deriva è palpabile. "Lost" e "Sea Of Thieves" si riferiscono proprio a questo. "God Damn Evil" non poteva che essere il nostro lavoro più dark. Del resto, invece di vedere gesti di pace e amore, vediamo di continuo dimostrazioni di odio e guerra. Come accennavo prima credo che Internet contribuisca molto a ciò perché offre la possibilità a chiunque di poter dire la prima cosa che gli passa per la mente. E le conseguenze sono evidenti, la TV e il Web ce le sbattono in faccia ogni giorno. Avremmo i mezzi di poter fare tanto di quel bene e invece vengono usati per l'opposto. Prego sempre che la situazione migliori, per il mondo e la sua gente. Attraverso la nostra musica abbiamo sempre voluto trasmettere un messaggio di speranza. Abbiamo sempre voluto essere fonte di ispirazione a chi ci ascolta o partecipa ai nostri concerti affinché non perdessero la speranza qualsiasi fossero i problemi che li affliggono. Non c'è disperazione per cui si debba perdere di vista la luce.

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Questo è proprio uno dei poteri eccezionali della musica...

 

Certo, la musica è il comun denominatore di tutti noi, ci unisce tutti, è una delle poche, o forse la sola cosa che tutti amiamo. A prescindere dal genere, siamo tutti commossi ed emozionati da essa. Tutti riusciamo a immedesimarci nelle emozioni trasmesse dalla musica. E come tutti gli strumenti molto potenti, c'è chi la usa per fare del bene e chi invece nel modo sbagliato. Gli artisti e le band sono da ritenersi responsabili del messaggio che trasmettono. Diversamente da noi c'è chi trasmette messaggi tutt'altro che positivi.

 
Non credi però che l'altra faccia della medaglia sia che queste piattaforme possano offrire visibilità alle band emergenti?

 

Si, è vero ma credo che al giorno d'oggi il music business si basi maggiormente sulla creatività. Non è certo come 35 anni fa. Ora sta alle etichette, ai musicisti, essere molto innovativi e intelligenti per sfruttare al meglio questi nuovi strumenti ma al contempo mettere in atto nuove strategie di marketing. Prendi i Bon Jovi per esempio: loro riescono a fare su e giù della posizione numero 1 della classifica americana Billboard degli album grazie al fatto che vende il pacchetto biglietti più album. Non voglio insinuare che abbiano trovato il modo di forzare le persone a comprare il disco ma in un certo senso è così. Ciascuna band deve trovare il proprio modo di elevarsi al di sopra dei tempi che corrono e credo che gli Stryper stiano facendo un buon lavoro su questo fronte. Il nostro piano è infatti continuare a pubblicare album e andare in tour ancora per un bel pezzo, siamo ben lungi dal rallentarci e fermarci!

 

A tal proposito cosa state preparando per i vostri fan italiani in vista dell'appuntamento del 28 aprile in occasione della quinta edizione del Frontiers Rock Festival?

 

Non mancheranno i nostri cavalli di battaglia e un bel po' di materiale dal nuovo album, magari una mezza dozzina di brani, il tutto condito con qualche sorpresa, qualche traccia che magari non inseriamo in scaletta da tempo... e poi raseremo la testa a Robert (ride, ndr).

 

Tra l'altro avevate già partecipato alla prima edizione del Frontiers Rock Festival sempre in qualità di headliner... cosa ti ricordi di quell'esperienza?

 

Ricordo molto bene che fu qualcosa di molto speciale per tutti noi dato che, sembrerà assurdo, ma era il nostro primo concerto in Italia. Inoltre si trattava del festival della nostra etichetta appunto e tutti si presero grande cura di noi. Bel locale, gente fantastica e naturalmente cibo eccezionale. Magari non si nota perché riusciamo ancora a mantenerci magri ma adoriamo mangiare e non vediamo l'ora di tornare anche per questo!

 

Come ultima domanda c'è qualcosa che mi farebbe piacere chiederti dato che ho letto che sei un grande fan dei The Beatles... Qual è la loro canzone che preferisci?

 

Oddio, si, sono sempre stato un loro fan e anche di McCartney. Amo i The Wings e i Beatles in generale ma ho un debole per i loro primi lavori. Mi riferisco a quelle tracce magari più semplici come "I Saw You Standing There" ma anche "Hey Jude", "Yesterday", "Blackbird"... musicalmente parlando sono sempre stato molto ispirato dalle loro canzoni più complesse, quelle in cui si passa da accordi maggiori a minori, per intenderci. Quelle con quelle melodie che fanno "naaa naaa..." (canta e ride, ndr).

 

E' arrivato il momento di salutarci, c'è qualcosa che ti farebbe piacere aggiungere?

 

Si, ovviamente ci tengo a ringraziare tutti coloro che, 34 anni dopo, continuano a seguirci e non vediamo l'ora di tornare a trovarvi in Italia così da potervelo dimostrare di persona e poterci poi bere un ottimo espresso!


Grazie mille Michael, è stato un piacere.

 

Grazie a te, you did a fantastic job, God Bless you.

 




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