Steve Stevens (Steve Stevens)
Dal suo primo incontro con Billy Idol, di cui diventerà lo storico braccio destro, al tour con Van Halen e alla collaborazione con Ozzy Osbourne. In attesa di vederlo dal vivo al Druso di Ranica (BG), il 15 aprile, Steve Stevens ci ha raccontato alcuni dei momenti più indimenticabili della sua formazione e della sua leggendaria carriera, un aneddoto dopo l'altro.
Articolo a cura di Costanza Colombo - Pubblicata in data: 05/03/17
Si ringrazia Marilena Ferranti per la collaborazione
 
 
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Salve Steve e benvenuto su SpazioRock.it, come va?


Beh è una giornata uggiosa qui a Los Angeles!


Allora iniziamo con la nostra prima domanda: non sono molti i chitarristi che possono spaziare tra così tanti generi musicali in maniera impeccabile come sei capace di fare tu. Come sei riuscito a creare uno stile tanto unico che le persone siano sempre in grado di riconoscerlo, qualsiasi cosa tu stia suonando?


Credo che molto dipenda dal fatto che nella mia famiglia, sebbene mio padre non suonasse alcuno strumento, ascoltavamo tanti grandi album insieme, qualsiasi cosa, dal jazz alla classica, all'elettrica... non ho mai preso in considerazione l'idea di limitarmi ad un solo genere. Iniziai a suonare a sette anni e mezzo e non ebbi una chitarra elettrica fino all'età di tredici anni quindi... tutto quel tempo a suonare la chitarra acustica... Mi piaceva suonare musica folk come Joni Mitchell e poi il flamenco. Quindi credo che ciò mi abbia dato quel tipo di mentalità necessaria a suonare la chitarra con una gamma di gusti molto vasta. Molti dei primi guitar hero facevano progressive rock come ad esempio Robert Fripp dei King Crimson e Steve Howe degli Yes ovvero chitarristi che suonavano tanti e tali stili diversi nel contesto di un'unica band... credo che sia sempre stato più abituato a questo approccio piuttosto che a un Eric Clapton che suona soltanto blues.


Hai già anticipato una delle mie prossime domande, quindi andrò dritta al punto: di tutti questi generi in cui sei coinvolto, quale preferisci? Intendo, quando sei per conto tuo e hai voglia di metterti a suonare, qual è la prima cosa che ti viene in mente? E' uno stile specifico o cambia di volta in volta?


Può cambiare di giorno in giorno. Di solito inizio la giornata col mio caffé mattutino e poi mi siedo con la mia chitarra acustica e solitamente è per scrivere qualcosa. Sai, lavoro con molti artisti e suono essenzialmente per comporre e registrare. E' raro che prenda su la chitarra per fare pratica o qualcosa del genere. Forse dovrei farlo di più ma suono sempre per scrivere una canzone. Credo che il mio approccio allo strumento sia: "vediamo se mi viene in mente qualcosa di buono".


L'approccio che hai nello scrivere una canzone per un altro artista è diverso da quello che impieghi per comporre un brano per una colonna sonora?


Si, è diverso. E' da un po' che non lavoro a sonore ma, fortunatamente, quelle che ho scritto hanno avuto un discreto successo. Alla fine si tratta di trovare una buona melodia, che sia poi un cantante a cantarla o un chitarrista a suonarla. Devi suonare qualcosa che la gente si possa ricordare. Ci sono chitarristi che suonano un milione di note ma se non riesci a ricordare cosa hanno appena suonato io non ne vedo il punto. Sono sempre stato alla ricerca di una buona melodia, qualsiasi sia il progetto a cui sto lavorando.


ss8.Come stavi dicendo prima, hai iniziato a suonare in giovanissima età. C'è qualcuno che ti ha ispirato a diventare un musicista così carismatico sul palco? Per non parlare dei tuoi outfit in pelle e delle acconciature. Intendo, guardando qualcuno esibirsi, ti sei mai detto: voglio diventare come lui un giorno?


(Ride, ndr.) Si, Little Richard. Ricordo che era a un talk-show in TV e i miei genitori dissero: "chi è questo tizio? E' matto?! Ma guardalo!" E io dicevo: "Voglio essere come lui!" Se devo diventare un musicista non voglio sembrare uno di quei tizi che lavorano al benzinaio o alla cassa del supermercato. Se devo vivere questo tipo di vita voglio sembrare come i miei eroi: Jimi Hendrix, Jimmy Page, Jeff Beck. Tutte persone con un'immagine molto forte e, non so come, sento che questa loro immagine è una sorta di prolungamento della loro musica... come nel caso di Jimi Hendrix: lui rappresenta esattamente la musica che suona. Può sembrare strano ma ho sempre avuto questa idea di voler diventare una rockstar; forse provengo da un'era diversa ma per me i Rolling Stones sono sempre sembrati uguali a quello che suonavano.


Parlando di immagini
forti, il legame che hai con Billy Idol è sempre stato indissolubile per più di trent'anni. Non sembra certo un'operazione a carattere economico. Che cosa puoi raccontarci dell'impressione che ti fece la prima volta che vi incontraste?


Era la persona più carismatica che abbia mai incontrato. Avevo 21 o 22 anni quando lo conobbi ed era così determinato da far quasi paura. Era una tale rockstar, così motivato! Si era appena trasferito a New York e tutto ruotava attorno alla sua auto-affermazione come Billy Idol e allo stile di musica che voleva fare. Non aveva dubbi riguardo alla direzione che voleva prendere e questo rese le cose molto facili per me che invece ero già stato in altre band con musicisti che erano sempre incerti sul percorso da intraprendere. Del tipo: "che cosa dovremmo fare, che look dovremmo avere?" quando lui invece era quello che sapeva esattamente che sound volesse, chi dovesse essere il produttore o con chi non volesse suonare. Era così palese che sarebbe diventato famoso, non c'era dubbio.


E' un ricordo molto interessante. Sono sicura dovesse essere davvero carismatico, soprattutto quando era così giovane.


Si, per la mia generazione e di certo per i nostri fan che sono cresciuti con Billy negli anni '80. Era quanto di più vicino a Elvis si sia mai riusciti ad avere. E' davvero un personaggio grandioso.


Durante la tua carriera hai suonato con molti musicisti celebri e il primo che mi viene in mente è Van Halen con cui sei stato di supporto per un tour. Quest'esperienza ti ha in qualche modo influenzato?


steve_stevens_vince_neil.Quando eravamo di spalla a Van Halen ero con Vince Neil ma avevo già conosciuto Eddie e avevamo suonato insieme al NAMM show. Credo che la ragione per cui ci siamo sempre piaciuti è che, nonostante apprezzassimo i reciproci stili, non stavo cercando di essere un clone di Eddie Van Halen, mentre un sacco di altri chitarristi di L.A. tentavano di imitarlo. Durante quel tour, Vince Neil disse: "Devi suonare un assolo di chitarra durante lo show" e io risposi: "OK", poi pensai: "tra un'ora Eddie Van Halen salirà su quel palco e suonerà "Eruption" che è l'assolo di chitarra elettrico definitivo. Che cosa posso fare che risulti unico per me?" E fu allora che iniziai a fare quell'assolo di flamenco perchè pensai: "questo è qualcosa che non andrà a competere con quello che proporrà Van Halen, è qualcosa che sono bravo a fare e che probabilmente molti altri chitarristi non hanno nel loro repertorio". Faccio ancora questo assolo con Billy Idol e lo farò durante il mio tour. E' il mio cavallo di battaglia.


E com'è che sei finito a suonare il flamenco?


Quando iniziai da ragazzino, tutti i maestri di chitarra allora - parlo della fine degli anni '60 - volevano provare a insegnarti i vecchi standard e le solite cagate e io non volevo imparare quel tipo di stile. Andai a un music camp e il maestro di chitarra là era un chitarrista di flamenco e io allora manco sapevo che cosa fosse, ma questo tizio era semplicemente incredibile e mi raccontò come aveva fatto a fuggire ai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Era uno zingaro e la sua chitarra lo aveva tenuto in vita, era la ragione per cui voleva uscirne vivo. Aveva una tale passione e una storia così eccezionale che mi innamorai del suo stile di chitarra. Il flamenco è una musica con una tale profondità e sentimento.


E' una storia fantastica. Probabilmente la passione di questo tuo maestro ha segnato indelebilmente il tuo stile e se non fosse sopravvissuto alla guerra magari tu adesso staresti suonando qualcosa di totalmente diverso.


Credo che se devi iniziare a suonare uno strumento, o qualcosa del genere, debba esserci un significato dietro. Quando incontri un artista che riesce davvero a commuoverti e la sua esperienza di vita riesce a toccarti a livello emotivo... non c'è niente di più che un artista possa fare se non raggiungere le persone emotivamente.


In che modo le tue origini newyorkesi ti hanno reso diverso da tutti quei musicisti di L.A.?


A New York abbiamo avuto una grande tradizione di quello che consideriamo gli albori del punk rock, mi riferisco ad esempio a Lou Reed. NY fu un tale terreno di coltura per varie band e io andavo alle superiori a Manhattan. Ogni giorno poi passavo dai negozi di dischi ed era un ambiente così stimolante, almeno, per me lo era. Inoltre viaggiavo ogni giorno sulla maledetta metro... in qualche modo il suo ritmo deve essermi entrato nel sangue. E' come se tutto quello sferragliamento abbia giocato una parte nel mio stile.


63548312997747085334whiplashsmiletourwithstevestevensin1987danielgluskoter.Parlando di punk rock, abbiamo appena celebrato il 40esimo anniversario dell'uscita del primo disco punk. Il punk fu una reazione contro un certo establishment. Credi che la situazione socio-politica attuale possa innescare un movimento analogo?


Speriamo! (ride, ndr.). Naturalmente in Inghilterra, tutta la faccenda punk fu la reazione politica contro il regime della Thatcher. I Ramones non erano altrettanto politicizzati. La situazione però divenne evidente anche per me lavorando con Billy Idol. Ho sempre pensato che la musica fosse musica e, sebbene tu possa chiamarla come preferisci, semplicemente suoniamo del rock'n'roll. Ciò nonostante, le stazioni radiofoniche non mandavano in onda il primo singolo di Billy Idol per il suo taglio di capelli. Questa era la situazione in America e pensai: "ma è ridicolo!". Preferivano i tipi alla Rick Springfield, non che abbia niente contro di lui, ma pubblicarono il primo singolo senza che vi fosse su la foto di Idol e fu allora che realizzai che questa ideologia punk rock aveva una ragion d'essere. E credo sia anche che la ragione per cui io e Billy siamo amici dopo 35 anni. La gente mi chiede perché e il fatto è che lui è davvero punk rock, è molto genuino e non cela i propri sentimenti. Non fa mai neanche il verso di nascondersi dietro una qualsivoglia facciata come certe grandi rockstar. Viaggiamo tutti insieme, passiamo il tempo libero insieme, non c'è separazione tra noi. Questo è il punk rock e credo di capire che i fan del punk fossero stanchi di queste fottute rockstar che se andavano in giro in Rolls Royce e che vivevano nelle loro villone ma poi non erano in contatto con il loro pubblico pagante. Credo che il punk rock si basi sul fatto di essere parte del tuo pubblico, di essere accessibile e autentico.


Parlando di altre collaborazioni di rilievo, hai suonato con Billy Gibbons, Slash e Steve Vai. Hai mai considerato uno di questi grandi chitarristi una sorta di riferimento, dal punto di vista tecnico, oppure per te la musica è sempre stata più che altro espressione delle tue emozioni?


Ho avuto la fortuna di dividere il palco con Billy Gibbons e probabilmente l'ho fatto al momento giusto. La lezione più importante che impari da lui è che la tecnica non è importante perché lui suona giusto poche note ma tutte suonano bellissime. Il suo tono, il suo approccio, è incredibile. Non è mai in competizione con gli altri chitarristi. Ho visto altri chitarristi sul palco con lui tentare di suonare un milione di note e a lui non sbatte un accidente di quante tu ne suoni. Lui è semplicemente Billy Gibbons. Hai presente quando due chitarristi bravi si sfidano a fare assoli... diventa una sorta di esercizio ginnico in cui prima o poi ti aspetti che i giudici alzino le palette col punteggio. La musica non è questo e ogni volta che sono sul palco con Billy Gibbons mi ricorda di restare fedele a me stesso e al chitarrista che sono.


E invece della tua collaborazione con Ozzy Osbourne che ci racconti?


Be', la chitarra ritmica di Billy Idol, Billy Morrison, è un caro amico di Ozzy e un giorno mi chiamò e mi disse: "Hey, sono qui con Ozzy e ci piacerebbe che tu scrivessi qualche canzone per noi. Possiamo passare a trovarti uno di questi giorni?" Ho davvero un bello studio di registrazione a casa e così risposi: "Certo, passate pure." Abbiamo trascorso una settimana a lavorare su qualche traccia e credo che Ozzy ne sia rimasto soddisfatto e ho suonato con lui diverse volte. Passare del tempo con Ozzy è fantastico, non mi interessa se sto anche soltanto preparandogli un the, è un tale divinità del rock'n'roll! E' un gran personaggio e racconta delle storie eccezionali. Adoro incontrare questi musicisti che hanno vissuto la scena londinese anni '70 perché assistevano agli show di Led Zeppelin, Jimi Hendrix e Cream, tutta quella musica di quel periodo che fu grandioso per il rock'n'roll.


Sempre riguardo ai concerti, quale fu il primo a cui partecipasti da spettatore e che lasciò il segno?


Il primo concerto di rilievo a cui andai fu a 14 anni: Emerson, Lake and Palmer al Madison Square Garden per il tour di "Brain Salad Surgery". Mi mandò fuori di testa (ride, ndr.) e la gente può dire che vuole di loro adesso, che erano buffi o che, ma erano musicisti incredibili e Keith Emerson... ho imparato così tanto ascoltando la sua musica. La gente non è cosciente ma band come Emerson, Lake e Palmer e gli Yes furono le prime a sviluppare le tecnologie che adesso diamo per scontate e che usiamo sul palco per i concerti rock. Fu qualcosa di incredibile per un ragazzino come me.


Prima di salutarci, vuoi lasciare un messaggio ai tuoi fan italiani e ai nostri lettori?


Innanzitutto, avete il più paese del mondo e ci avete dato la migliore arte, il cibo più buono e le donne più belle (ride, ndr.). Sono sposato a un'italiana quindi... (ride, ndr.) e suo padre è uno chef quindi ho il meglio che potessi desiderare.


Di dove è originaria?


E' nata negli Stati Uniti ma - mi ucciderà se sbaglio - credo che la sua famiglia sia del nord Italia.


Siete mai andati a visitare la città da cui proviene?


No ma ne avevamo intenzione. Soltanto lo scorso anno siamo riusciti a visitare Venezia e fu fantastico. Poi sono stato nel nord e sul lago di Garda. E' un paese bellissimo e naturalmente c'era quella band italiana chiamata PFM. Quando ero un ragazzino ero un fan sfegatato della PFM e avevo comprato i loro dischi. Erano i King Crimson italiani e finì per conoscere il loro chitarrista (Franco Mussida, ndr.) all'inizio degli anni '80. Partecipammo allo stesso programma TV e iniziai a citare tutte le sue canzoni e mi disse: "ma come fai a conoscerle?" e risposi: "sono un vostro grande fan!". Fu un altro grande chitarrista che suonava classica e flamenco. Ero fan di molte di queste band prog rock italiane. Grazie per tutte queste grandi cose che avete regalato al mondo.


Grazie a te per questa interessante intervista, è stato un vero piacere. Non vediamo l'ora di assistere al tuo show a Bergamo.


Il piacere è mio, grazie!

 

---ENGLISH VERSION---

 

A special thank to Marilena Ferranti

 

Hi Steve and welcome to SpazioRock.it, how are you?


Well, it is a gloomy day here in Los Angeles!


Let's start with our first question then: not many guitar players can flawlessly cross as many musical boundaries as you do. How did you manage to create a unique style that people recognize in every single genre you play?


I think a lot has to do with the fact that in my family, although my dad didn't play any instrument, we shared lot of great records together, everything from jazz to classical to electric... I never looked as being one style. I started playing when I was seven and half and I didn't get an electric guitar till I was 13 so that whole time playing acoustic guitar... I was fond of playing folk music like Joni Mitchell and flamenco. So I think it gave me that kind of outlook of playing guitar having a very broad musical taste and a lot of early guitar heroes were a kind of progressive rock guys like Robert Fripp from King Crimson, Steve Howe from Yes and these were guitar players that played all these different styles in the contest of the band so I think I was just used to this kind of guitar player as opposed to like an Eric Clapton who plays mostly blues based stuff.


You have already anticipated one of my next questions so I am going straight to it: you have been involved in so many different projects and styles but... what is actually you favourite cup of tea? I mean, if you are on your own and you feel like playing, what is the first thing that would come to your mind? Is is a specific style or does it change from time to time?


Well, it may change from time to day to day. Usually I start off with my coffee in the morning and then I sit with my acoustic guitar and usually is to write something, you know, I work enough with people that I only play to write songs and keep a record of it. I rarely pick up a guitar to practice or something like that. Probably I should do it more but I am always trying to write a song. I think the way I approach guitar is: "let me see if I come up with a good idea".


Is the approach to writing a song for another artist's somehow different from writing a song for a soundtrack?


Yes, it is different. I haven't been involved with soundtracks lately but fortunately the ones that I have done have been pretty successful. So it really comes down to a good melody, whether is a singer singing a melody or whether is a guitar player playing a melody. You have to play things that people remember. There are guitar players that play a million notes but if you can't remember what the person has just played I don't see much point in a song. I have always been looking for a good melody, regardless what I am working on.


As you were saying before, you started playing when you were very young. Especially where you were a kid, is there anybody who inspired you to become a musician with this an unbelievable stage charisma, leather outfits and long spiky of yours? I mean, have you ever told yourself anything like: I wanna be like him someday?


(He laughs, Ed.) Yes, Little Richard. I remember when I was a kid he was on a TV talk-show and my parents were being like: "who is this guy? Is he Crazy?! Look at him!" And I went on: "I wanna be that guy!" If I am going to be a musician I don't wanna look like the guy working at the gas station or checking out my food at the grocery. If I am gonna live this life I wanna look like my heroes: Jimi Hendrix, Jimmy Page, Jeff Beck. They are all guys with a very strong image and I don't know how but I feel like that their image is a further extension of their music like... Jimi Hendrix: he looks like the way his music sounds. It may sound strange but... I have always thought I wanna be a rockstar, maybe I am from a different era but to me The Rolling Stones have always looked like how they sound.


Talking about strong images, the bond you share with Billy Idol has remained true after more than 30 years. It doesn't look like a business venture at all. Can you tell us the very first impression you had when you met it?


He was the most charismatic person I have ever met. I was 21 or 22 when I met him and he was almost scary how he was so determined. He was such a rockstar, so driven. He has just moved to New York and everything was about him establishing himself as Billy Idol and the style of music he wanted to make. He was very clear about the direction which made it very easy to me because I had been in many bands with musicians who are always trying to find a direction: "what should we so, how should we look" and he was the guy who knew exactly how music should sound, who the produce was gonna be, or who he didn't want to play with. It was so obvious he was going to be famous, there was no question about it.


That's a very interesting memory. I am sure he must have been magnetic, especially when he was so young.


Yes, for my generation and certainly for the our fans who grew up with Billy in the 80s. He was as close to Elvis as you can ever get. He is really a larger than life character.


During your career, you have played a lot of other famous musicians and the first that comes to my mind is Van Halen whom you supported on tour. How did that particular moment influenced you?


When we supported Van Halen I was with Vince Neil and I have already known Eddie and I had played at the NAMM show together and I think that what we liked about each other is that, although we could appreciate each other style, I was not trying to be a clone of Eddie Van Halen whereas a lot of other L.A. guitar players were trying to be like him. When we did that tour, Vince Neil said: "You have to do a guitar solo during the show" and I said: "OK", then I thought: "well, in about one hour Eddie Van Halen is going to be up there playing "Eruption" which is the ultimate electric guitar solo. What can I do that is gonna be unique to me?" And then is when I stared doing the flamenco guitar solo cos I thought: "this is something is not competing with what Van Halen is doing, something that I am good at that maybe a lot of the others guitar players don't have in their vocabulary". I still do that solo with Billy Idol and I'll be doing it in my solo show. It's kind of my old thing.


How did you ended up playing this flamenco style of yours?


When I started as a kid all the guitar teachers back then, in the late 60s, they were all trying to teach you old standards and shit and I didn't wanna learn that style. I went to a music camp and the guitar teacher there was a flamenco guitar player and I even didn't know what flamenco was but this guy was just unbelievable and he explained how he escaped the Nazi in the World War II. He was a gypsy and his guitar kept him alive and it was the reason he wanted to survive. He had so much passion and such a great story that I fell in love with this style of guitar. Flamenco is a music with such a depth and soul to it.


That's an amazing story because, probably, your teacher's passion influenced your style forever and if he hadn't survived the war you would be playing something totally different.


I believe that if you are gonna pick up an instrument or something, there should be a meaning behind. When you see an artist who is really moving and his life experience really touches you on the emotional level... there's nothing more an artist can do but moving people emotionally.


How your New York background made you different from all those L.A. musicians?


In New York we had a great history of what we consider early punk rockers like Lou Reed. NY was such a breeding ground for different bands and I went to high school in Manhattan and everyday I would go and hang out at the music stores and it was just a great environment, I think, for me. Also, travelling everyday in the goddamned subway... somehow its rhythm got into my soul. It's like this rattling thing I think somehow played a part in it.


Talking of punk rock, we have just celebrated the 40th anniversary of the first punk record release. Punk music was a reaction against a certain kind of establishment. Do you think the social and political situation nowadays may trigger a new movement as well?


Let's hope so! (He laughs, Ed.). Obviously in England the whole punk thing was so politically committed against the Thatcher's regime. In NY, The Ramones weren't as much as political. That thing became very obvious to me working with Billy Idol. I always thought music was music and you can call it whatever you want, we just play rock'n'roll but the truth is that the radio stations wouldn't play the very first Billy Idol single because he had spiky hair. It was like this in America and I thought: "that is ridiculous!" They preferred if you look like Rick Springfield, nothing against him, but they sent the first single without Idol's picture on it and that's when I kind of realized that this kind of punk rock thing it does stand for something and I think the fact that is why Billy and I are still friends after 35 years. People asked me why and he is really really punk rock, he is a punk rock guy and he is very real and he doesn't hide his feelings, he doesn't try to put up a facade about something like big rockstars. We all travel together, we all hang together, there is no separate this and that, that's a punk rock thing and I think that I understand that punk fans were tired of all this bloody rockstars driving around in Rolls Royce at their maisons and weren't in touch with any of their record buying public so I think that what punk rock is really about is being part of your audience, being approachable and being real.


Regarding other important collaborations, you were involved with Billy Gibbons, Slash, Steve Vai. Have you ever considered any of this highly skilled guitar players a sort of benchmark for you on the technical style or your playing has always been more about yourself and your emotions?


I have been fortunate enough to share the stage with Billy Gibbons and probably at the right time. The most important lesson you learn from him is that technique doesn't matter because he plays very few notes but they all sound beautiful. His tone, his approach, is incredible. He is never in competition with other guitar players. I have seen other guitar players on stage with him trying to play a million notes and he does not give a shit how many notes you play. He is just gonna be Billy Gibbons. You know that thing when you play on stage with other skilled guitar players and you are trading solos and you try to challenge each other and it becomes like a gymnastic event when you expect people to show score cards but that's not what music is about and every time you are on stage with Billy Gibbons you remind that you have to stay true to what you are as a guitar player.


And what about your collaboration with Ozzy Osbourne?


Well, the rhythmic guitar for Billy Idol, Billy Morrison, is a close friend with Ozzy and he called me one day and he said: "Hey, man, I'm with Ozzy and we would like you to write some songs. Could we come by one day?" I have a very nice home studio so "of course - I said - come by". We spent about a week working on tunes and I think Ozzy was pleased with it and I've played with him a number of times. It is cool to hang out with Ozzy, I don't care if I am making tea for him, he is such a rock'n'roll god. He is a great character and he has great stories. I love meeting these guys that were part of the early 70s London scene because they were all going to see Led Zeppelin and Jimi Hendrix and Cream, all this kind of stuff of this period cos it was just a great time for rock'n'roll.


Talking about gigs, what was one of the earliest live shows that really struck you the most?


The first big rock show I went to was when I was 14 and I went to see Emerson, Lake and Palmer at the Madison Square Garden for the "Brain Salad Surgery" tour. It blew my fucking mind (he laughs, Ed.) and people can say what they want about them now, that they were funny, but they were like incredible musicians and Keith Emerson... I learnt so much from listening to his music. People they don't realize it but bands like Emerson, Lake and Palmer and Yes were the first bands to develop that technology we take from granted now and we use today on stage for rock'n'roll live shows. It was mind blowing for me as a kid.


Before we say goodbye, is there any message you would like to leave to you Italian fans and to our readers?


First of all, you have the most beautiful country in the world and you gave us the best art, best food and the best women (he laughs, Ed.). I am married to an Italian girl so... (he laughs, Ed.) and her dad is a chef so I have the best of both worlds.


Where does she come from originally in Italy?


She was born in the USA but she - is gonna kill me if I get this wrong - I believe from the northern part of Italy.


Have you ever been to visit her family hometown?


No but we wanted to. Only last year we had the chance to visit Venice and it was fantastic and I have been to the North, to Lake Garda and it's a beautiful country and naturally there was an Italian band called PFM. When I was a kid I was such a huge PFM fan and I bought their records. They were like the Italian King Crimson and I got to meet their guitar player (Franco Mussida, Ed.) in the early 80s. We were in a TV show together and I started naming all of his songs and he went: "how do you know these songs?" and I said: "I was a huge fan!". He was another great guitar player that played classical and flamenco. I was a fan of a lot of these Italian prog rock bands. Thank you for all these great things that you have given the world.


Thank you for this very interesting interview, it was a real pleasure. Looking forward to your show in Bergamo.


My pleasure, thank you.

 




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