Sons Of Apollo (Derek Sherinian)
"Psychotic Symphony". Nessun titolo sarebbe stato più appropriato per esprimere quello che succede quando cinque musicisti come Mike Portnoy, Derek Sherinian, Jeff Scott Soto, Billy Sheenhan e Ron "Bumblefoot" Thal si incontrano e iniziano a suonare...
Articolo a cura di Cristina Cannata - Pubblicata in data: 25/10/17
Ciao Derek, benvenuto su SpazioRock.it! Come stai? Dove ti trovi adesso? 

Ciao! Qui tutto bene, mi trovo a Los Angeles. E' una bellissima giornata piena di sole e la sto trascorrendo nel migliore dei modi facendo interviste per promuovere il nuovo e primo album dei Sons Of Apollo, "Psychotic Symphony", uscito venerdì 20 Ottobre via Inside Out Music. Siamo veramente entusiasti. Io e Mike Portnoy in particolare...sai era da 25 anni che non facevamo qualcosa insieme, da quando eravamo insieme nei Dream Theater. Ed eccoci qui, tantissimi anni dopo con una nuova band, i Sons Of Apollo, con una formazione straordinaria con Billy Sheenhan, Ron "Bumblefoot" Thal e Jeff Scott Soto alla voce. 

E' un progetto maestoso, già solamente a leggere i nomi degli artisti coinvolti. Parliamo subito quindi di "Psychotic Symphony", che tu hai già introdotto. Ci vuoi dare qualche breve anticipazione di quello che ci ritroveremo ad ascoltare? Magari partendo da una singola parola emblematica... 
 
Non posso descrivere questo album con una singola parola, ma posso farlo con due "Psychotic Symphony". Il titolo. La sintesi perfetta di tutti gli elementi coinvolti.  
 
Così però ti piace vincere facile... 

Se dovessi per forza descriverlo con una singola parola direi "esplosivo". Si tratta di musica esplosiva. E' il mix perfetto tra hard rock, rock classico e progressive rock. La cosa affascinante dei Sons Of Apollo è che, nonostante ci siamo presentati come una band progressive metal, abbiamo un pedigree assolutamente rock. Se guardi alla band, agli artisti coinvolti, capisci immediatamente quello di cui sto parlando. E' davvero grandioso perchè c'è l'esperienza più varia e diversa possibile racchiusa e compressa all'interno di una sola band, in maniera più che solida. Ci sono delle personalità grandiose e nel momento in cui si ciamo messi lì a suonare abbiamo subito avvertito come la cosa sarebbe stata davvero esplosiva. Ed è così che è nato questo album. 

E' troppo stupido dirti che sono assolutamente d'accordo con te? Ho trovato l'album davvero potente, solido e massiccio. Un buona carta di presentazione per una band alla prima release, insomma. Siete soddisfatti del vostro lavoro? Ha rispettato le vostre aspettative iniziali? 


Direi che, con questo progetto, io e Mike ci siamo messi in testa un obiettivo ben preciso: spostare in là la famosa asticella. La volontà era quella di andare avanti, di progredire, di fare un salto. Siamo partiti ovviamente dal concetto di progressive metal e dai lavori che abbiamo fatto con i Dream Theater. Abbiamo iniziato a scrivere, e subito Bumblefoot ha iniziato con le iniezioni di hard rock e classic rock. Questo fa sì che se consideri l'album nella sua totalità, ti rendi conto di come questo trascenda ogni singolo genere e dia vita ad una cosa totalmente diversa e unica. E' più di un album rock con influenze prog e virtuosismi. Ed è per questo che io e Mike siamo davvero soddisfatti di quello che ne è uscito fuori. Nelle canzoni trovi la virtuosità, la qualità. Ogni canzone è di qualità: è assolutamente ascoltabile, cantabile. E qui bisogna anche citare il merito di Jeff Scott Soto e della sua voce... 
 
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Era proprio qui che volevo arrivare: i Sons Of Apollo si presentano come una band progressive metal, ma non sono d'accordo totalmente con questa affermazione. Accanto alle chitarre tecniche, ai virtuosismi, agli elementi puramente prog e ad alcuni sprizzi di Dream Theater, ci sono, come hai detto tu, l'hard rock, il rock classico, i Deep Purple, i Led Zeppelin. Tutto ciò produce qualcosa di unico. Qual era la direzione su cui vi siete concentrati in questo senso? Avevate qualcosa di fisso in mente? 

Hai detto bene, la parola d'ordine è unico. Volevamo essere unici. E siamo usciti con questo: un incontro fortunato tra AOR, rock and roll, tecnica e virtuosismo. Abbiamo imparato da noi e tra noi a mettere insieme le cose in maniera intelligente e sensata. Quando abbiamo iniziato a registrare il disco, il gioco delle influenze è diventato cruciale ed ha gestito gli equilibri, li ha cambiati ed era quasi fuori dal nostro controllo. Abbiamo semplicemente lasciato che fosse la musica a manifestarsi, a venire fuori come voleva lei, nel modo più naturale possibile. Non solo io, Mike e Bumblefoot, ma tutti e cinque i membri abbiamo manifestato questo gusto comune, ci siamo fatti trascinare dalle influenze e così questo disco è nato come doveva nascere. Sono davvero molto fiero di come abbiamo lavorato e di cosa abbiamo creato. 

Appunto, visto che siete un supergruppo, ognuno di voi ha portato qualcosa di tipico del suo backgroud e del suo stile, e questo si vede dal fatto che l'album vanta una serie di elementi davvero diversi tra loro che però stanno in piedi nel giusto modo e in un interessantissimo equilibrio. E' stato difficile mettere insieme e organizzare questi elementi e soprattutto queste diverse personalità?

Beh, io e Mike siamo stati anche i produttori dell'album quindi eravamo noi ad essere in qualche modo incaricati di navigare tra queste diverse personalità e queste diverse menti creative, e di creare una direzione verso cui incanalarle. Potrei dire una cosa, in cui credo molto: quando suoni con musicisti come Billy, Bumblefoot e Jeff, se hai un focus preciso e un punto d'arrivo comune, se sai dove vuoi andare, le canzoni è come se si scrivessero da sole. E' tutto lì, devi solo fare in modo che la musica ti attraversi ed esca fuori in qualche modo da noi, in un modo quasi magico. In questo senso è molto importante che gli ingegneri del suono, e in generale coloro che stanno con noi in studio, siano in grado di garantire la giusta attenzione e di catturare ogni cosa che esce fuori dagli strumenti perchè molte delle cose che poi creano una canzone, nascono direttamente in studio, direi la maggior parte. Si parte da una base, ma poi quando entri in studio c'è un mood completamente diverso: prendi le canzoni, le immagini, le abbozzi, le costruisci, le capisci, le metti insieme, le registri, e passi al pezzo successivo. E' un processo delicato ma al contempo molto entusiasmante, nonchè molto difficile perchè devi stare lì con l'attenzione a mille, non potendoti permettere distrazioni, perchè devi essere in grado di catturare il momento, di cogliere l'attimo. 

E dimmi, qual è la cosa principale lega i membri della band? Cosa avete in comune? 

Semplice: l'amore puro e profondo per il rock and roll. 

Naturalmente...

Sì, questo è il fatto, c'è poco da aggiungere. Ed è la verità! 

Com'è stato tornare indietro nel tempo e ritrovarsi di nuovo in studio con Mike Portnoy. Voi siete stati insieme nei Dream Theater, come hai detto...e avete anche una certa esperienza come produttori, il famoso duo dei "The Fulvio Brothers" che ha prodotto questo album. E' stato in qualche modo difficile tornare a lavorare con lui?

No, assolutamente. Anzi, direi che è stato un vero piacere perchè tra di noi c'è sempre stata una particolare e naturale chimica. C'era 25 anni fa e c'è anche adesso, non si è smorzata, anzi. Sai quando incontri quella persona con cui senti di avere un'altissima affinità? Quando ci siamo ritrovati nel 2012, abbiamo parlato e abbiamo subito pensato che in qualche modo dovevamo assolutamente mettere in piedi un progetto nuovo, qualcosa di unico, che fosse rock e che contemplasse musicisti rock. Qualcosa che desse forma a questa chimica tra noi. Dovevamo tornare a suonare insieme, di lavorare, di creare. Ed eccoci adesso, siamo nel 2017 e ci sono i Sons Of Apollo, e tutto sta accadendo adesso.  E penso che abbiamo lavorato davvero bene, sono molto contento. Ovviamente adesso ci sono state delle dinamiche diverse rispetto a quando eravamo nei Dream Theater, ci siamo permessi di essere molto più focalizzati sul flusso creativo rispetto al passato. Il lavoro con Mike è stato grandioso, e con Billy, Jeff e Bumblefoot abbiamo creato un team vincente. Quello che mi entusiasma è che tutto è così fresco, ho delle sensazioni davvero positive, mi immagino delle cose scoppiettanti, con musicisti che convergono in un punto e esplodono con tutta la potenza della loro creatività. E' come se fossero dei supereroi e forse lo sono! Ogni membro della band ha il suo stile, il suo modo di essere...e guarda cosa ne è uscito fuori? Un sound fottutamente fantastico!

E invece dimmi, a livello di composizione e creazione dell'album: avete aperto il vecchio cassetto delle buone idee dei vecchi tempi passati, ne avete scelte alcune e le avete rispolverate o semplicemente vi siete affidati all'impulso creativo del momento? 

Quando abbiamo deciso di iniziare con questo album io e Mike ci siamo ritrovati nel mio studio ed è stato pazzesco, perchè avevamo in mente tante, tantissime idee da cui partire, tante canzoni in testa. La prima cosa che ho proposto a Mike, la prima idea su cui lavorare, era questa canzone di undici minuti chiamata "God of the Sun" e subito, quando ci siamo messi a lavorare, abbiamo pensato che fosse perfetta come primo brano del disco. Ed eccola lì, infatti. Devo dire che tante idee sono venute fuori dal cilindro di Bumblefoot. Ci siamo messi a lavoro i primi di marzo e avevamo già un po' di demo da studiare e implementare. Abbiamo scelto quelle migliori e ci siamo buttati a lavoro, abbiamo scritto, abbiamo cercato di capire come renderle perfette e complete. Sicuramente avevamo dei punti di partenza, delle bozze, degli spunti, degli scheletri che poi abbiamo rimpolpato per renderle come volevamo. 


Prima della pubblicazione avevate reso disponibili due singoli "Signs of the Time" e "Coming Home". Mike Portnoy ha detto che "Coming Home" può certamente essere vista come una "grand entrance" all'album, sei d'accordo con il suo pensiero o pensi che tra tutte le canzoni ce ne sia una capace di presentare l'album meglio?


No direi che sono abbastanza d'accordo con le parole di Mike. Il brano, da quando è stato pubblicato, ha dato degli ottimi risultati, è stato molto apprezzato. Penso che rispecchi benissimo la potenza e il grandioso lavoro che c'è dietro questo album. 
 
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Invece mi chiedevo da dove provenisse il nome della band...

Diciamo che tutto è iniziato da Mike e dal fatto che lui ha buttato giù una lista con circa 200 nomi di band, e non sto scherzando! Ho dato un occhio e ho letto "Apollo". Ho subito pensato fosse un nome molto particolare, forte in termini di significato. Abbiamo iniziato ad affiancarci una serie di parola finchè non è uscita la frase "Sons of Apollo". Ho pensato che fosse un nome davvero originale: Apollo è il dio della musica, è il dio del sole anche. La musica divina, la musica del dio... è forte come concetto, no? 

Decisamente... non so perchè, ma questo mi fa pensare che i Sons Of Apollo non siano solamente un side project...
 
Esattamente. No. Voglio enfatizzare questo: questa è una band a tutti gli effetti, non è neanche lontanamente un side project. Tutti noi sappiamo che i Sons of Apollo sono una band completa e hanno un potenziale enorme come qualsiasi altra band o progetto in cui siamo stati coinvolti nel passato. Perciò crediamo davvero tanto in questo album e nel tour che faremo a supporto, probabilmente all'inizio del 2018. Siamo pronti a portare la nostra musica alle persone. 

E noi aspettiamo di vedervi e sentirvi! D'altronde ascoltando l'album ho subito sentito il vostro sound come vero, un sound da "live". Quindi avete già pianificato un tour mondiale? Ho sentito della vostra partecipazione al "Be Prog! My Friend 2018"...

Sì, ci stiamo lavorando. Ci sono un sacco di cose in ballo. Presto usciranno tutte le informazioni sul nostro sito e sui nostri canali social, Facebook, Twitter e Instagram, che tra l'altro è il modo più semplice e immediato per restare in contatto con i fan. 

Qualche possibilità di vedervi in Italia?
 
Certamente, il tour arriverà il Italia, deve arrivarci! Amo l'Italia, è uno dei paesi in cui mi piace suonare di più in assoluto. Ho tantissimi amici lì, fan meravigliosi e soprattutto è lì che mangio in cibo migliore! E quindi sì, devo accertarmi che ci siano delle date lì! Sai, i tortellini...

Sì, capisco benissimo! Senti, hai appena detto che i Sons Of Apollo non sono assolutamente un side project, ma una band a tutti gli effetti. E' presto per chiederti se avete già in mente altri piani, più o meno definiti, per il vostro futuro? 

Beh, il nostro obiettivo principale per il futuro immediato è lavorare e portare più lontano possibile questo primo disco. Se parliamo del futuro un po' meno immediato, sicuramente la volontà è  quella di crescere. Abbiamo già in mente alcune idee e alcune demo per il secondo album e sono sicuro che ci lavoreremo presto nel migliore dei modi possibile. Attualmente però concentriamoci su "Psychotic Symphony" e sul tour. Siamo davvero entusiasti. 

Benissimo Derek, grazie tante per il tuo tempo. Questa era l'ultima domanda... vuoi lasciare un messaggio ai tuoi fan italiani e ai nostri lettori? 

Sono davvero tanto tanto entusiasta di portare in Italia i Sons of Apollo, non vedo l'ora! Amo il vostro paese, amo tutti voi. Ci vediamo presto! Ciao!
 
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