Arch Enemy (Sharlee D'Angelo)
Il 31 marzo gli Arch Enemy pubblicheranno il loro nuovo live album, "As The Stage Burns", grazie al quale i loro fan potranno vivere il racconto in presa diretta del loro incredibile show al Wacken Open Air 2016... e non solo!
Articolo a cura di Marta Scamozzi - Pubblicata in data: 28/03/17
Iniziamo parlando di “As The Stage Burns”, la vostra imminente prossima uscita, registrata durante lo scorso Wacken. Perché avete scelto proprio quello show per registrare un live album?
 
È successo dopo che hanno confermato il nostro show a Wacken. Abbiamo ottenuto uno slot abbastanza da headliner: la chiusura dei palcoscenici. Non è una cosa che accade tutti i giorni! Allora abbiamo pensato: perché non investirci un po’ più di energia… e un po’ più di soldi? Avevamo suonato a Wacken diverse volte in precedenza, come già nel 2014, ma questa volta volevamo davvero renderla un’occasione speciale ed immortalare lo show per gli anni che verranno. Inoltre, lo show di Wacken ci sembrava la manifestazione perfetta di tutti i nostri sforzi durante l’ultimo tour, nonché del nostro percorso di crescita dall’uscita del nostro ultimo album, nel 2014. Infine, voleva essere una specie di ringraziamento rivolto a tutte le persone che ci hanno supportato durante l’ultimo tour. 
 
Hai parlato dello show di Wacken del 2014. Fu uno show piuttosto diverso da quello dell’anno scorso: prima di tutto, suonaste nel primo pomeriggio. Inoltre, Alissa era appena entrata nella band. Come sono cambiate le sensazioni che avete provato sul palco di Wacken dopo due anni, anche considerando il consolidamento del rapporto con la nuova cantante?
 
Si è trattato di due situazioni completamente diverse. Nel 2014 eravamo abbastanza preoccupati per lo slot assegnatoci: credevamo che pochissima gente si sarebbe presentata sotto il palco. Pensavamo che la gente stesse ancora dormendo nelle tende distrutta dai festeggiamenti della sera prima. Siamo stati sorpresi, invece, di vedere così tante persone. Fu un concerto talmente soddisfacente che prememmo per ripetere l’esperienza al più presto, e quando ci assegnarono lo show in chiusura dei concerti, abbiamo capito che il risultato sarebbe stato ancora più magnifico dell’ultima volta. Una tra le differenze piú evidenti che ho riscontrato è che, di giorno, puoi vedere i volti della gente mentre di notte, salvo particolari momenti in cui le luci illuminano la folla, questo è impossibile. 
 
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È fondamentale, durante uno show, trovarsi davanti un pubblico entusiasta?
 
Assolutamente: è il fattore che completa uno show, e ne è la parte più importante. Questa è la parte più grande dello show: l’audience. Se non ottieni una risposta attiva da parte del pubblico non c’è nessuno scambio di energie tra la band e la folla. La ricerca di questa connessione è il motivo per cui cerchiamo di mettere il cento per cento di noi stessi in ogni esibizione: da quelle nei piccoli club, a quelle nei grandi festival. Quando sali sul palcoscenico, se dopo un paio di canzoni non ottieni un riscontro positivo da parte del pubblico, cominci a stufarti. Ma anche durante il tour più estenuante, l’energia dei fan ti ravviva. 
 
Penso che tu sia d’accordo se dico che Wacken sia intriso di questa energia positiva.
 
Assolutamente. A volte trovo sconcertante che dopo tre giorni di festeggiamenti le persone abbiano ancora energia per assistere all’ultimo show; invece erano tutti lì a saltare. Non so veramente come ci riescano. Probabilmente è qualcosa che mettono nella birra tedesca.
 
Suonate ormai da più di vent’anni. Negli ultimi due anni la line-up si è modificata improvvisamente, con l’arrivo di Alissa. Questo ha contribuito a dare un’immagine giovane e dinamica alla band ma, d’altro canto, Angela era la vostra cantante storica. Qual è stato il cambiamento più evidente per la band, con lei dietro al microfono?
 
Quando la line up viene modificata, è sempre un grande cambiamento. Si parla sempre di una parte della band che scompare; band che, a quel punto, dev’essere rivitalizzata. A quel punto devi impegnarti come per trovare il pezzo mancante di un puzzle. Ma quando lo troverai sai che non sarà, e non deve essere, esattamente lo stesso perché ogni persona è diversa. Dev’essere qualcuno che possa crescere con il tempo, e che possa portare qualcosa di nuovo all’interno della band. Alissa ha davvero avuto questo ruolo, investendoci con un’incredibile energia.  Ad ogni modo, la differenza cruciale tra Angela ed Alissa è che Angela non voleva più stare con gli Arch Enemy. Questo non vuol dire che non facesse del proprio meglio; semplicemente qualcosa, in lei, se n’era andato. Quando è così, c’è davvero poco da fare. Anche considerando che, l’approccio iniziale di Angela, si basava proprio sull’entusiasmo adolescenziale che la contraddistingueva quando gli Arch Enemy si sono formati. Alissa è piú… una musicista. Ad ogni modo, penso che il cambiamento, per noi, sia stato davvero fortunato. All’inizio pensavamo che la gente avrebbe reagito male ma, fortunatamente, si è rivelato essere l’opposto: Alissa ha dato una nuova immagine alla band. 
 
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Siete spesso considerati una band Death Metal quando, in realtà, le influenze musicali che vi caratterizzano sono molteplici. Tu vieni dai Merciful Fate, Michael dai Carcass e Alissa stessa ha lavorato nel mondo del Power. In che modo queste influenze si amalgamano nella vostra musica?
 
Non ci considero una band death metal. In realtà, lo considero quasi un insulto. Abbiamo diversi elementi provenienti dal death metal, certo, ma se pensi agli elementi di background puoi sentire molto metal classico e rock classico. Ascoltiamo generi talmente diversi e proveniamo da ambienti così diversi che, inevitabilmente, siamo influenzati su molteplici fronti… e tutto finisce dentro quello che facciamo. La nostra immagine è legata al death, ma se provi a pensare a linee vocali clean sopra qualcuna delle nostre canzoni sembra quasi di ascoltare un pezzo power. Parte della nostra forza sta nel fatto che siamo diversi tra noi…
 
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Parlando di influenze: siete svedesi. La Svezia è uno degli stereotipi del metal. Pensi che essere scandinavo ha influenzato il tuo approccio alla musica? 
 
È difficile da dire. Certo, penso che crescere nel nord ci abbia dato la possibilità di entrare in contatto con molte band e una particolare cultura musicale. Però c’è anche la questione del clima che è molto grigio, noioso e scuro. E il cibo: noi non abbiamo una gran varietà di cibo: voi, in Italia, avete più sole e decisamente più cibo. Insomma, considerando tutto ciò… penso che la principale fonte di ispirazione per molte band svedesi e finlandesi siano, semplicemente, le condizioni atmosferiche. Inoltre, non c’è molto da fare quassù: devi inventarti qualcosa.
 
Dopo questo live album... dobbiamo aspettarci un lavoro in studio?
 
Assolutamente. Stiamo registrando ora il nuovo album, che uscirà a settembre. Siamo davvero emozionati al riguardo.
 
Puoi definirlo in una parola?
 
Magnifico!




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